Tornare al lavoro dopo aver accompagnato una persona cara nella fase finale della malattia: come affrontare il disorientamento?

Tornare al lavoro dopo aver accompagnato una persona cara nella fase finale della malattia: come affrontare il disorientamento?
Pensavo di essere pronto, ma davanti al pc mi blocco
Non so più chi sono senza qualcuno di cui prendermi cura

Hai dedicato mesi, forse anni, ad accompagnare una persona cara nella fase finale della malattia. Ora quella persona non c'è più, e ti ritrovi davanti alla prospettiva di tornare al lavoro con una sensazione di vuoto e disorientamento.

Quello che stai vivendo non è solo il dolore per la perdita. Potrebbe trattarsi anche dello smarrimento di chi si accorge che il ritorno alla vita professionale non chiude il lutto, ma apre una fase nuova, fatta di domande difficili su chi si è diventati.

Quando si riduce o si interrompe la propria attività per fare da caregiver, la perdita che segue può essere doppia: se ne va la persona amata, ma anche il ruolo e la struttura che riempivano le giornate. Il lavoro, che ci si aspettava potesse dare sollievo, a volte amplifica invece la sensazione di non riconoscersi più.

È un passaggio delicato, che intreccia due percorsi di ricostruzione insieme: quello emotivo e quello legato alla propria identità professionale. Vederci più chiaro può aiutare a viverlo con maggiore delicatezza verso te stesso/a.

Comprendere il vuoto

Le radici del disorientamento dopo il caregiving

Mi chiedono cosa ho fatto in questi anni e non so cosa dire
Sento di essere rimasta indietro rispetto a tutti

Prima di tutto, è utile ricordare che il disorientamento che senti ha ragioni profonde e comprensibili. Per attraversare un dolore così stratificato, che unisce il lutto alla perdita del proprio ruolo quotidiano, il supporto di uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio per rielaborare l'esperienza di cura e ritrovare gradualmente un senso di continuità.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo smarrimento nel tornare al lavoro dopo aver assistito una persona cara.

Quando la cura sostituisce l'identità professionale

  • Il ruolo di caregiver può diventare così assorbente da prendere gradualmente il posto dell'identità professionale che avevi prima.
  • Quando l'assistenza finisce, tornare al lavoro può somigliare più a un ricominciare da zero che a un semplice rientro.
  • La quotidianità si era organizzata attorno ai bisogni dell'altro: senza quella struttura, può mancare improvvisamente un punto di riferimento.

Il carico emotivo che riemerge

  • Il dolore vissuto già durante la malattia può lasciare un peso non ancora del tutto elaborato, che riaffiora proprio davanti a nuove richieste esterne.
  • Il vuoto di senso tipico del dopo-caregiving raramente viene colmato dalla ripresa dell'attività lavorativa.
  • Confrontarsi con scadenze e responsabilità mentre si è ancora nel pieno del lutto può risultare molto faticoso.

Il senso di inadeguatezza e la difficoltà a darsi tempo

  • L'assenza prolungata dal mondo del lavoro può creare un vuoto nel curriculum difficile da spiegare, che alimenta un senso di inadeguatezza.
  • Chi è stato caregiver spesso ha imparato a mettere da parte i propri bisogni, e fatica a darsi il permesso di rientrare con gradualità.
  • Il mondo professionale nel frattempo è andato avanti, e questo può accentuare la sensazione di non essere al passo.
Prospettiva clinica
Quando ci si prende cura di qualcuno fino alla fine, spesso si impara a stare in un tempo sospeso, scandito dai bisogni dell'altro più che dai propri. Tornare al lavoro può disorientare anche perché chiede di rientrare in un tempo che corre veloce, mentre dentro di noi ne scorre un altro. Forse, più che chiederti perché fatichi a ripartire, potresti domandarti di quale ritmo hai bisogno adesso.
Loredana Tetecher
Loredana Tetecher
Psicoterapeuta Unobravo
Vissuti quotidiani

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Mi sento in colpa quando penso che ora posso pensare a me
La mia mente torna sempre in quella stanza d'ospedale

Il disorientamento dopo il caregiving può prendere forme diverse nella vita di tutti i giorni. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

La fatica del rientro professionale

  • Hai lasciato un lavoro stabile per assistere un genitore o il/la partner, e ora ti trovi a dover spiegare in un colloquio anni di apparente vuoto lavorativo.
  • Mesi dopo il rientro, ti accorgi di non riconoscerti più nel ruolo che avevi prima, come se qualcosa fosse cambiato nella percezione di te stesso/a.
  • Provi la sensazione di essere rimasto/a indietro rispetto a colleghi e coetanei che, nello stesso periodo, hanno proseguito il loro percorso senza interruzioni.

Quando la mente resta altrove

  • Fatichi a concentrarti sulle prime attività perché il pensiero torna di continuo ai momenti dell'assistenza o ai ricordi della persona che non c'è più.
  • Ti senti insicuro/a riguardo alle tue competenze, quasi dovessi ricostruire da capo la fiducia in te stesso/a come professionista.
  • Anche compiti che un tempo ti sembravano semplici ora richiedono uno sforzo che ti sorprende.

Le emozioni contrastanti

  • Insieme al dolore, provi anche un senso di sollievo o addirittura di libertà nel poter tornare a occuparti di te, e questo ti fa sentire in colpa.
  • Ti capita di desiderare di riprenderti la tua vita e, subito dopo, di sentirti sbagliato/a per questo desiderio.
  • Alterni giornate in cui ti senti pronto/a ad altre in cui vorresti solo fermarti.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'esperienza dolorosa del passato continua a farsi sentire?

Eventi difficili o traumatici possono lasciare tracce che continuano a farsi sentire nel tempo, nel corpo e nelle emozioni. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo.

Il disturbo post traumatico da stress (PTSD): cos’è, sintomi e cura
leggi l'articolo
Il trauma complesso e la frammentazione del sé
leggi l'articolo

Elaborare ciò che è stato è un percorso possibile

Ciò che hai vissuto non deve avere l'ultima parola. Questi articoli possono aiutarti a comprendere gli effetti del trauma e i modi in cui lo si può affrontare.

La Terapia Narrativa nel trattamento degli eventi traumatici
leggi l'articolo
Il ruolo della flessibilità psicologica nel superamento del trauma: l'ACT
leggi l'articolo

Se il passato pesa ancora oggi, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso te stesso

Quando un trauma continua a farsi sentire nella vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può aiutarti a elaborarlo e ad alleggerirne il peso. Ecco come funziona la terapia.

Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
La psicoterapia online funziona?
leggi l'articolo

Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

1
Questionario di 3 min
2
Affidati al professionista giusto
3
Primo incontro gratuito, senza impegno
Valutato Eccellente su Trustpilot
Strategie pratiche

Come affrontare il rientro con delicatezza

Un piccolo passo alla volta è già qualcosa
Parlarne con qualcuno mi ha fatto sentire meno solo
1

Riconoscere che il disorientamento è comprensibile

Quello che provi non è un segnale di fragilità o di incapacità, ma una risposta comprensibile a un'esperienza intensa. Darti il permesso di sentirti così può già alleggerire una parte del carico.

2

Concederti un rientro graduale

Se la tua situazione lo permette, potresti affrontare il ritorno per fasi, senza pretendere di ritrovare subito i ritmi e le sicurezze di prima. Procedere per piccoli passi può rendere il passaggio più sostenibile.

3

Aggiornare con calma le tue competenze

Puoi dedicare un po' di tempo, quando te la senti, a rimetterti in pari con ciò che nel frattempo è cambiato nel tuo settore. Anche piccoli aggiornamenti possono ridurre l'ansia legata alla sensazione di essere rimasto/a indietro.

4

Dare valore all'esperienza di cura

Gli anni dedicati all'assistenza non sono un vuoto da cancellare. Hai sviluppato risorse come pazienza, capacità di gestione e ascolto: provare a raccontare quel periodo come parte del tuo percorso, anche in un colloquio, può aiutarti a viverlo diversamente.

5

Costruire una rete di supporto

Condividere le difficoltà del rientro con persone di fiducia può aiutarti a non sentirti solo/a in questo passaggio. Sapere di poter contare su qualcuno può rendere il cammino meno pesante.

6

Considerare un percorso di terapia

Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio per rielaborare il lutto e integrare l'esperienza di caregiver nella tua identità, invece di viverla come una cancellazione di te stesso/a. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto: sentirsi capiti e guidati in una fase così complessa può fare una grande differenza.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

1
Questionario di 3 min
2
Affidati al professionista giusto
3
Primo incontro gratuito, senza impegno
Inizia il questionario
Valutato Eccellente su Trustpilot
Verso un nuovo equilibrio

Ricostruirsi, un passo alla volta

Sto imparando a darmi il tempo che merito
Quell'esperienza fa parte di me, non la voglio cancellare

Tornare al lavoro dopo aver accompagnato una persona cara non è un semplice ritorno alla vita di prima, ma l'inizio di un percorso di ricostruzione che riguarda tanto le tue giornate quanto la tua identità.

È possibile che il disorientamento continui a convivere per un po' con il lutto ancora in corso, e questo non impedisce di ritrovare gradualmente un equilibrio. Anche le emozioni che sembrano contrastanti, come il dolore per la perdita e il desiderio di riprenderti la tua vita, possono coesistere: fanno parte di un'elaborazione autentica.

Dare valore al tempo dedicato alla cura, invece di viverlo come una parentesi da dimenticare, può aiutarti a riconoscerlo come parte della tua storia e delle risorse che hai maturato.

Questo cammino richiede tempo e pazienza. Quando senti che il peso è troppo, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio prezioso per sentirti sostenuto/a e per distinguere il disorientamento comprensibile di questa fase da eventuali segnali di una sofferenza più persistente. Chiedere aiuto è un modo per prenderti cura di te, proprio come hai fatto con chi amavi.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

Hai ancora dei dubbi? Approfondisci sul blog:

Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Psicologo online: prezzi e tariffe
Psicologo online: prezzi e tariffe
leggi l'articolo
Hai mai pensato alla terapia?

Parla di come ti senti a chi può aiutarti

Non devi affrontare tutto da solo/a: prenota un colloquio gratuito con un professionista per scoprire i benefici della terapia.

+10 milioni

SEDUTE SVOLTE ONLINE

+9.500

psicologi sulla piattaforma

+500.000

persone supportate
Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

Quando si riduce o si interrompe la propria attività per fare da caregiver, la perdita che segue può essere doppia: se ne va la persona amata, ma anche il ruolo e la struttura che riempivano le giornate. Il ruolo di caregiver può diventare così assorbente da prendere gradualmente il posto dell'identità professionale che avevi prima, e quando l'assistenza finisce, tornare al lavoro può somigliare più a un ricominciare da zero che a un semplice rientro. La quotidianità si era organizzata attorno ai bisogni dell'altro: senza quella struttura, può mancare improvvisamente un punto di riferimento. Il lavoro, che ci si aspettava potesse dare sollievo, a volte amplifica invece la sensazione di non riconoscersi più.

Sì, insieme al dolore è possibile provare anche un senso di sollievo o addirittura di libertà nel poter tornare a occuparti di te, e questo può far sentire in colpa. Capita di desiderare di riprendersi la propria vita e, subito dopo, di sentirsi sbagliati per questo desiderio, alternando giornate in cui ci si sente pronti ad altre in cui si vorrebbe solo fermarsi. Quello che si prova non è un segnale di fragilità o di incapacità, ma una risposta comprensibile a un'esperienza intensa. Anche le emozioni che sembrano contrastanti, come il dolore per la perdita e il desiderio di riprendersi la propria vita, possono coesistere e fanno parte di un'elaborazione autentica.

Ci si può accorgere di non riconoscersi più nel ruolo che si aveva prima, come se qualcosa fosse cambiato nella percezione di se stessi, e si può provare la sensazione di essere rimasti indietro rispetto a colleghi e coetanei che hanno proseguito il loro percorso senza interruzioni. Si fatica a concentrarsi sulle prime attività perché il pensiero torna di continuo ai momenti dell'assistenza o ai ricordi della persona che non c'è più. Ci si sente insicuri riguardo alle proprie competenze, quasi si dovesse ricostruire da capo la fiducia in se stessi come professionisti, e anche compiti che un tempo sembravano semplici ora richiedono uno sforzo che sorprende.

Se la situazione lo permette, si può affrontare il ritorno per fasi, senza pretendere di ritrovare subito i ritmi e le sicurezze di prima: procedere per piccoli passi può rendere il passaggio più sostenibile. Si può dedicare un po' di tempo, quando ci si sente pronti, a rimettersi in pari con ciò che nel frattempo è cambiato nel proprio settore, poiché anche piccoli aggiornamenti possono ridurre l'ansia legata alla sensazione di essere rimasti indietro. È utile anche dare valore all'esperienza di cura, provando a raccontare quel periodo come parte del proprio percorso, e condividere le difficoltà del rientro con persone di fiducia per non sentirsi soli in questo passaggio.

L'assenza prolungata dal mondo del lavoro può creare un vuoto nel curriculum difficile da spiegare, che alimenta un senso di inadeguatezza. Chi è stato caregiver spesso ha imparato a mettere da parte i propri bisogni, e fatica a darsi il permesso di rientrare con gradualità, mentre il mondo professionale nel frattempo è andato avanti, e questo può accentuare la sensazione di non essere al passo. Gli anni dedicati all'assistenza non sono però un vuoto da cancellare: durante quel periodo si sviluppano risorse come pazienza, capacità di gestione e ascolto, e provare a raccontarlo come parte del proprio percorso, anche in un colloquio, può aiutare a viverlo diversamente.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

Prenota il primo incontro gratuito
Trova il tuo Unobravo
Valutato Eccellente su Trustpilot