Tornare alla vita dopo il cancro: come fare il punto su come ci si percepisce quando ci si sente cambiati?

Tornare alla vita dopo il cancro: come fare il punto su come ci si percepisce quando ci si sente cambiati?
Tutti mi dicono che dovrei essere felice, ma non lo sono
Mi guardo allo specchio e non so più chi sono

Le terapie sono finite, i controlli si diradano e tutti intorno a te sembrano aspettarsi di vederti finalmente come la persona di prima. Eppure, proprio in questo momento, potresti sentirti più spaesato che mai.

Quello che per gli altri è un traguardo di gioia, dentro di te può aprire un vuoto inatteso. È venuto meno l'obiettivo quotidiano che dava una struttura alle tue giornate, e ora ti ritrovi a chiederti chi sei diventato.

Magari eviti di guardarti allo specchio, ti ritrovi a scegliere abiti che nascondono il corpo, o senti che le priorità che avevano guidato la tua vita ora ti appaiono distanti. Le relazioni, il lavoro e alcuni impegni sembrano rimescolati.

Se ti riconosci in queste sensazioni, sappi che non c'è nulla di strano in te. Sentirsi cambiati dopo un'esperienza così profonda è una risposta comprensibile, e trovare uno spazio per capirlo può fare la differenza.

Le radici del cambiamento

Perché ci si sente una persona diversa dopo il cancro

Non so più cosa conta davvero per me
Il mio corpo mi sembra quello di un'altra persona

Sentirsi trasformati dopo un percorso oncologico non è un capriccio della mente, ma una risposta a qualcosa che ha toccato il corpo, i valori e la percezione di sé. Comprendere a fondo queste radici può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio per rielaborare ciò che hai vissuto senza sentirti solo.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo senso di estraneità da sé dopo la malattia.

Quando viene meno l'obiettivo di sopravvivere

  • Durante le cure gran parte delle energie può essere concentrata sull'affrontare la malattia e i trattamenti. Quando questa fase si conclude, può emergere un senso di vuoto o di disorientamento legato alla necessità di ridefinire la propria quotidianità.
  • La fine dei trattamenti può modificare una routine scandita da visite e controlli ravvicinati. In questa fase alcune persone possono avvertire un senso di maggiore vulnerabilità proprio quando chi le circonda si aspetta soprattutto sollievo.
  • Senza una tappa terapeutica a cui aggrapparsi giorno per giorno, ritrovare piacere nelle piccole cose può diventare più difficile.

Il corpo che è cambiato

  • I cambiamenti visibili, come cicatrici, perdita di capelli o interventi chirurgici, possono modificare il modo in cui ti vedi.
  • Anche i cambiamenti invisibili, come stanchezza, dolore persistente o alterazioni ormonali, possono influire sulla percezione di sé.
  • Il rapporto con il proprio corpo può sentirsi fragile, e questo può rendere disagevoli anche momenti di vicinanza e intimità.

Una scala di valori che si è rimescolata

  • L'esperienza della malattia può spingerti a rivedere le priorità in modo così profondo da entrare in conflitto con i ruoli e gli obiettivi precedenti.
  • Chi aveva costruito la propria identità quasi interamente sul lavoro può ritrovarsi a chiedersi chi è, al di fuori di ciò che produce.
  • La riscoperta del valore delle cose semplici può generare incomprensioni con chi non ha vissuto la stessa esperienza.
Prospettiva clinica
Sentire di non riconoscersi più, dopo un'esperienza che ha toccato così a fondo, è un vissuto comprensibile e degno di ascolto. A volte immaginiamo che "tornare" significhi ritrovare esattamente chi eravamo, ma forse quel senso di estraneità racconta anche che qualcosa di importante si sta muovendo dentro di te. Cosa accadrebbe se, invece di cercare la versione di prima, provassi a conoscere piano chi stai diventando?
Marialetizia Proia
Marialetizia Proia
Psicoterapeuta Unobravo
Vissuti concreti dopo la malattia

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Pensavo di essere felice e invece mi sento vuoto
Al lavoro si aspettano il me di prima, ma non c'è più

A volte è più facile riconoscere ciò che si prova quando lo si vede descritto in situazioni concrete. Ecco alcuni vissuti in cui potresti ritrovarti.

Il rapporto con il corpo cambiato

  • C'è chi, dopo un intervento al seno, evita lo specchio o sceglie abiti scuri e informi per non vedere il proprio corpo trasformato.
  • Alcune persone, dopo una mastectomia, scelgono di non ricostruire il seno, vivendo questa decisione non come una rinuncia ma come un atto di libertà.
  • Il rapporto con i capelli dopo la chemioterapia: c'è chi desidera tornare esattamente come prima e chi sceglie un nuovo taglio come segno di trasformazione.

Il vuoto dopo il traguardo

  • Terminata la chemioterapia, ti aspettavi di sentirti finalmente sollevata, e invece ti ritrovi triste e spaesata, incapace di goderti le piccole cose.
  • Chi ti sta intorno festeggia la guarigione, mentre dentro di te si apre un senso di solitudine difficile persino da spiegare.
  • La giornata, prima scandita da visite e terapie, ora sembra improvvisamente vuota di riferimenti.

Il ritorno alla vita di prima

  • Chi aveva sempre definito se stesso attraverso il lavoro si ritrova a dover rispondere alla domanda 'chi sono' senza più il proprio ruolo professionale come riferimento.
  • Il rientro in un contesto dove colleghi e familiari si aspettano lo stesso ritmo e le stesse responsabilità di prima, può generare un senso di incomprensione.
  • La riscoperta di interessi come la scrittura, l'arte o la fotografia, come modi per ritrovare un nuovo senso di sé.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

Una condizione di salute che dura nel tempo può coinvolgere, oltre al corpo, umore, identità e relazioni. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio questo intreccio tra corpo e mente.

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

Accanto alle cure mediche, anche il benessere psicologico conta. Questi articoli possono darti strumenti per attraversare le difficoltà con più risorse ed equilibrio.

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie con delicatezza

Come ritrovarsi un passo alla volta

Ho iniziato a dire come sto davvero e mi sento più leggero
Da sola non ci riuscivo, chiedere aiuto mi ha fatto bene
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Accogliere i cambiamenti senza giudicarti

Riconoscere ciò che è cambiato nel corpo e nelle emozioni, senza etichettarlo come giusto o sbagliato, può essere un primo passo. Trattarti con la stessa gentilezza che riserveresti a una persona cara può aiutarti a fare pace con te stesso.

2

Spostare piano il focus dalla malattia al benessere

Quando ti senti pronto, potresti provare a dedicare spazio a ciò che ti fa stare bene come il movimento, gli affetti, un interesse che avevi accantonato. Non si tratta di dimenticare, ma di riabitare la tua vita a piccoli passi.

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Darti obiettivi piccoli e raggiungibili

Puoi provare a ricostruire fiducia partendo da traguardi modesti, senza confrontarli con i risultati di 'prima'. Riconoscere anche i piccoli progressi può aiutarti a percepire nuovamente le tue risorse e a ritrovare gradualmente fiducia nelle tue possibilità.

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Confrontarti con chi ha vissuto la stessa esperienza

Parlare con altre persone che hanno affrontato un percorso oncologico può ridurre il senso di solitudine, soprattutto nelle prime fasi. È utile, però, ricordare che il confronto con gli altri può assumere significati diversi nel tempo e accompagnare, insieme ad altre risorse, la costruzione di una nuova quotidianità.

5

Comunicare i tuoi bisogni a chi ti sta vicino

Potresti provare a dire con parole semplici come ti senti e di cosa hai bisogno in questo momento. Aprirti con il/la partner, i familiari o i colleghi può favorire una comprensione reciproca e alleggerire la sensazione di non essere capito.

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Dare spazio all'intimità e al corpo

La dimensione dell'intimità è spesso trascurata, eppure può essere parte importante della riappropriazione di sé. Riavvicinarti al tuo corpo e al/la partner con i tuoi tempi, senza forzature, può aiutarti a ritrovare vicinanza.

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Considerare un percorso con uno/a psicologo/a

Quando il senso di estraneità da te, la tristezza o l'ansia persistono, rivolgerti a uno/a psicologo/a o a uno/a psiconcologo/a può offrirti uno spazio in cui sentirti capito e sostenuto. Non è necessario attendere che tutto diventi molto pesante: la terapia, individuale o di coppia se le difficoltà toccano anche la relazione, può rappresentare uno spazio di riflessione e crescita in cui ricostruire una storia di te che abbia di nuovo un filo.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Un percorso personale

Verso una nuova versione di te

Non sono più quello di prima, ma sto imparando a stare bene
Piano piano sto trovando la mia nuova strada

Concludere le cure non significa necessariamente tornare a sentirsi esattamente come prima. Può iniziare invece un processo graduale di integrazione dei cambiamenti vissuti e di ridefinizione del modo in cui percepisci te stesso. Questa trasformazione è un processo graduale e non lineare, che richiede pazienza verso te stesso.

Il senso di estraneità che provi non è un segno di debolezza, ma una risposta comprensibile a un'esperienza che ha toccato nel profondo il tuo corpo, i tuoi valori e le tue priorità.

Costruire una nuova quotidianità può voler dire integrare ciò che hai vissuto nella tua storia, senza negarlo e senza lasciare che diventi l'unica lente attraverso cui guardarti.

Ogni persona ha il diritto di scegliere la propria strada verso una vita dopo la malattia che senta autenticamente sua. E in questo cammino, il supporto di uno/a psicologo/a può essere un aiuto prezioso, quando senti che è il momento giusto per te.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Psicologo online: prezzi e tariffe
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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

Sentirsi trasformati dopo un percorso oncologico non è un capriccio della mente, ma una risposta a qualcosa che ha toccato il corpo, i valori e la percezione di sé. Quando viene meno l'obiettivo di sopravvivere, durante le cure gran parte delle energie può essere concentrata sull'affrontare la malattia e i trattamenti, e quando questa fase si conclude può emergere un senso di vuoto o di disorientamento legato alla necessità di ridefinire la propria quotidianità. Il senso di estraneità che si prova non è un segno di debolezza, ma una risposta comprensibile a un'esperienza che ha toccato nel profondo il corpo, i valori e le priorità.

Sì, è comprensibile. Quello che per gli altri è un traguardo di gioia, dentro di te può aprire un vuoto inatteso: è venuto meno l'obiettivo quotidiano che dava una struttura alle tue giornate, e ora ti ritrovi a chiederti chi sei diventato. In questa fase alcune persone possono avvertire un senso di maggiore vulnerabilità proprio quando chi le circonda si aspetta soprattutto sollievo. Senza una tappa terapeutica a cui aggrapparsi giorno per giorno, ritrovare piacere nelle piccole cose può diventare più difficile. Non c'è nulla di strano in questo: sentirsi cambiati dopo un'esperienza così profonda è una risposta comprensibile.

I cambiamenti visibili, come cicatrici, perdita di capelli o interventi chirurgici, possono modificare il modo in cui ti vedi. Anche i cambiamenti invisibili, come stanchezza, dolore persistente o alterazioni ormonali, possono influire sulla percezione di sé. Il rapporto con il proprio corpo può sentirsi fragile, e questo può rendere disagevoli anche momenti di vicinanza e intimità. C'è chi, dopo un intervento, evita lo specchio o sceglie abiti che nascondono il corpo trasformato, mentre altre persone vivono le proprie scelte non come una rinuncia ma come un atto di libertà.

L'esperienza della malattia può spingerti a rivedere le priorità in modo così profondo da entrare in conflitto con i ruoli e gli obiettivi precedenti. Chi aveva costruito la propria identità quasi interamente sul lavoro può ritrovarsi a chiedersi chi è, al di fuori di ciò che produce. La riscoperta del valore delle cose semplici può generare incomprensioni con chi non ha vissuto la stessa esperienza. Anche il rientro in un contesto dove colleghi e familiari si aspettano lo stesso ritmo e le stesse responsabilità di prima può generare un senso di incomprensione.

Riconoscere ciò che è cambiato nel corpo e nelle emozioni, senza etichettarlo come giusto o sbagliato, può essere un primo passo, trattandoti con la stessa gentilezza che riserveresti a una persona cara. Quando ti senti pronto, potresti dedicare spazio a ciò che ti fa stare bene come il movimento, gli affetti, un interesse che avevi accantonato, riabitando la tua vita a piccoli passi. Puoi provare a ricostruire fiducia partendo da traguardi modesti, e parlare con altre persone che hanno affrontato un percorso oncologico può ridurre il senso di solitudine. Anche comunicare i propri bisogni a chi si ha vicino può alleggerire la sensazione di non essere capiti.

Quando il senso di estraneità da te, la tristezza o l'ansia persistono, rivolgerti a uno/a psicologo/a o a uno/a psiconcologo/a può offrirti uno spazio in cui sentirti capito e sostenuto. Non è necessario attendere che tutto diventi molto pesante: la terapia può rappresentare uno spazio di riflessione e crescita in cui ricostruire una storia di te che abbia di nuovo un filo. Comprendere a fondo le radici di questo cambiamento può essere più semplice con l'aiuto di un professionista, che può offrirti uno spazio per rielaborare ciò che hai vissuto senza sentirti solo.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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