Usare cannabis di nascosto pur essendo un punto di riferimento per gli altri: come gestire questo vissuto?

Mi sento come se recitassi una parte tutto il giorno.
Se sapessero, penserebbero di non potersi più fidare di me.
Ci sono persone che, ogni giorno, rappresentano un punto di riferimento per gli altri.
Chi guida un team, chi insegna, chi si prende cura dei pazienti, chi cresce dei figli: costruisce con costanza un'immagine di solidità, competenza ed equilibrio, che diventa parte integrante della propria identità.
Poi, però, può esserci un lato più privato che sembra non integrarsi con tutto questo. L'uso di cannabis, tenuto nascosto, può frammentare quell'immagine.
E non si tratta solo del comportamento in sé, ma della sensazione di avere due versioni di sé difficili da conciliare.
Questo vissuto può accompagnarsi a una tensione costante, alimentata dal timore che la distanza tra ciò che si mostra e ciò che si fa possa venire alla luce o essere giudicata.
Se ti riconosci in queste parole, sappi che comprendere cosa accade è già un primo passo per cambiare il modo di vivere questi aspetti come parti separate di sé.
Comprendere le cause
Le radici di un conflitto interiore
Ho sempre pensato di essere quella con tutto sotto controllo.
Mi dico che è solo per staccare, ma poi mi sento in colpa.
Capire cosa alimenta questo vissuto non è sempre immediato. In molti casi, esplorare le funzioni che l'uso di cannabis assolve nella tua vita e il senso di contraddizione che ne deriva può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio non giudicante per guardarti con più chiarezza.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base della distanza tra il ruolo che incarni e il comportamento che vivi in privato.
Il bisogno di coerenza con se stessi
- La mente tende a cercare una coerenza tra ciò che pensiamo di essere, ovvero persone affidabili, e ciò che facciamo. Quando i due piani non si integrano, può nascere una tensione che si prova continuamente a ridurre.
- Più il ruolo pubblico è investito di responsabilità e aspettative, più può risultare difficile ammettere, anche solo a se stessi, un comportamento percepito come problematico anche socialmente.
- Questo può portare a minimizzare, giustificare o negare ancora di più l’impatto che ha il consumo nel quotidiano.
Quanto può influire il timore del giudizio
- Attorno all'uso di sostanze esiste ancora molto stigma, che può risultare amplificato quando si occupa un ruolo di guida o di cura verso gli altri.
- La paura di essere giudicati può spingere verso la negazione, che a sua volta può intensificare il senso di isolamento.
- Chi è abituato a essere il punto stabile per gli altri può faticare a mostrarsi vulnerabile, temendo di minare la fiducia che le persone gli hanno riposto.
La distanza dall'immagine di sé
- Vedersi come una persona razionale e in controllo può rendere ancora più difficile accettare un'abitudine che si fatica a spiegare a se stessi.
- Questa distanza può accompagnarsi a ansia, senso di colpa e a un bisogno costante di autogiustificazione.
- Il consumo, in molti casi, può assolvere funzioni precise, come gestire lo stress o concedersi una pausa, che meritano di essere comprese in ambiti specifici.

Vissuti quotidiani
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Do consigli sullo stress e poi la sera fumo di nascosto.
Ho paura che mia figlia possa capire prima o poi.
Ci sono momenti concreti in cui questa contraddizione si fa sentire con più forza. Vediamone alcuni.
Sul lavoro e nei ruoli di responsabilità
- Un insegnante che, dopo le lezioni, usa cannabis per gestire lo stress accumulato, ma vive nel timore che un genitore o un collega possa scoprirlo e mettere in discussione la sua autorevolezza.
- Una team leader che si presenta come esempio di equilibrio e produttività, mentre in privato usa la cannabis per allentare la pressione, sentendosi fuori posto ogni volta che deve dare consigli sulla gestione dello stress.
- Un medico o un operatore sanitario che promuove stili di vita sani ai pazienti e nega il proprio consumo, per paura che venga letto come una contraddizione con il ruolo che incarna.
Nella vita privata e familiare
- Un genitore che si considera un modello di responsabilità per i figli, ma vive con disagio il fatto di dover nascondere il proprio comportamento, temendo di trasmettere un doppio messaggio.
- Un'educatrice combattuta tra il desiderio di essere autentica con le persone che guida e la paura che la trasparenza possa costarle credibilità.
Quando il segreto occupa spazio mentale
- Un professionista che, per evitare di essere scoperto, arriva a organizzare la propria giornata attorno alla necessità di mantenere il segreto, con un dispendio di energie mentali crescente.
- Chi si ritrova a controllare orari, luoghi e dettagli per non lasciare tracce, con una tensione che accompagna anche i momenti di apparente tranquillità.
Un'abitudine o una sostanza hanno preso troppo spazio nella tua vita?
Le dipendenze, con o senza sostanze, sono esperienze complesse, con un significato diverso per ogni persona. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio come funzionano, senza giudizio.

Dipendenze: tipologie e differenze
leggi l'articolo
Dipendenza senza sostanza: le dipendenze comportamentali
leggi l'articoloUscire da una dipendenza è un percorso possibile
Riconoscere il problema è già un passo importante. Questi articoli possono aiutarti a capire i meccanismi che alimentano la dipendenza e a immaginare un cambiamento.

La dipendenza affettiva: come riconoscerla e superarla
leggi l'articolo
Come uscire dalle dipendenze: strategie e supporto
leggi l'articolo
Craving: significato, cause e ruolo nelle dipendenze
leggi l'articoloSe non riesci a interrompere il circolo, potrebbe esserti d'aiuto chiedere supporto
Quando provi a smettere ma ricadi, un percorso può aiutarti a capire cosa nutre la dipendenza e a individuare strategie per affrontarla. Ecco come funziona la terapia.

Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
La psicoterapia online funziona?
leggi l'articoloQuando la dipendenza condiziona la tua vita, parliamone
Se senti di aver perso il controllo e desideri ricostruire il tuo benessere, parlarne con uno psicologo può aiutarti. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.
Passi concreti
Come iniziare a stare meglio
Parlarne con qualcuno mi ha tolto un peso enorme.
Ho capito che non devo essere perfetto per essere affidabile.
Osservare la contraddizione senza giudicarti
La distanza tra immagine pubblica e comportamento privato non è un fallimento personale. Puoi provare a leggerla come un segnale che ti invita a esplorare i bisogni e i significati che l'uso di cannabis assolve nella tua vita, senza trasformarla in una condanna verso te stesso.
Separare il ruolo dal tuo valore complessivo
Il ruolo professionale che incarni è solo una parte di chi sei. Potresti provare a non far dipendere l'intera autostima da un'unica area della tua identità, ricordando che il tuo valore non si esaurisce in ciò che gli altri si aspettano da te.
Interrogarti sulle funzioni del consumo
Puoi chiederti, con onestà, cosa cerchi nel consumo: allentare la tensione, concederti un'evasione, stare in compagnia, o un uso ormai radicato. Capire quale funzione svolge può aiutarti a distinguere un uso occasionale da un comportamento che merita un approfondimento più strutturato.
Concederti momenti di pausa diversi
Quando senti l'impulso di ricorrere alla cannabis per staccare, potresti provare a individuare piccole alternative che ti danno sollievo, come una camminata, una telefonata a una persona cara o qualcosa che ti fa sentire bene. Non si tratta di sostituire tutto subito, ma di ampliare le possibilità a tua disposizione.
Distinguere la privacy dalla segretezza
Non sei tenuto a condividere ogni aspetto della tua vita privata con chi guidi o assisti. La privacy è legittima. Puoi però provare a riconoscere quando quel riserbo si trasforma in una separazione dell’esperienza dal contesto di vita reale vissuta con vergogna e ansia; è proprio quella separazione tra aspetti di vita che non si possono integrare e non possono comunicare a meritare attenzione.
Prendere in considerazione un percorso di supporto
Parlarne con uno/a psicologo/a o rivolgerti a un servizio dedicato alle dipendenze può alleggerire il peso dell’isolamento e offrirti uno spazio in cui sentirti capito e sostenuto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere aiuto: un percorso può rappresentare uno spazio di crescita e di comprensione di sé, prezioso proprio per chi è abituato a essere un riferimento per gli altri.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

Verso più autenticità
Essere un riferimento non significa essere infallibili
Non sono meno affidabile solo perché ho delle fragilità.
Ho smesso di pretendermi perfetta e respiro meglio.
Vivere una distanza tra il ruolo pubblico che incarni e un comportamento privato percepito come incoerente è un'esperienza più comune di quanto si pensi, e non definisce il tuo valore complessivo come persona.
La tensione che ne deriva non va necessariamente eliminata a ogni costo. Può diventare, invece, un'occasione per riflettere sui bisogni che il consumo di cannabis potrebbe mascherare.
Chiedere supporto non equivale a perdere credibilità. Al contrario, il coraggio di guardare le proprie incongruenze rappresenta spesso il primo passo verso relazioni più autentiche con se stessi e con gli altri.
Distinguere una fragilità dal giudizio totale su di sé può aiutarti a ridurre il senso di colpa e a mantenere la lucidità per valutare se e come intervenire.
Se senti che questo vissuto ti sta pesando, un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui essere ascoltato senza giudizio. Essere un punto di riferimento per gli altri, in fondo, non richiede di essere infallibili.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
Hai ancora dei dubbi? Approfondisci sul blog:

Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Psicologo online: prezzi e tariffe
leggi l'articoloParla di come ti senti a chi può aiutarti
Non devi affrontare tutto da solo/a: prenota un colloquio gratuito con un professionista per scoprire i benefici della terapia.
FAQ
Domande frequenti
Perché nascondo l'uso di cannabis agli altri se sono considerato un punto di riferimento?
La mente tende a cercare una coerenza tra ciò che pensiamo di essere, ovvero persone affidabili, e ciò che facciamo. Quando i due piani non si integrano, può nascere una tensione che si prova continuamente a ridurre. Più il ruolo pubblico è investito di responsabilità e aspettative, più può risultare difficile ammettere, anche solo a se stessi, un comportamento percepito come problematico anche socialmente. Questo può portare a minimizzare, giustificare o negare ancora di più l'impatto che ha il consumo nel quotidiano. Attorno all'uso di sostanze esiste ancora molto stigma, che può risultare amplificato quando si occupa un ruolo di guida o di cura verso gli altri.
Che effetto ha il timore del giudizio su chi consuma cannabis di nascosto?
La paura di essere giudicati può spingere verso la negazione, che a sua volta può intensificare il senso di isolamento. Chi è abituato a essere il punto stabile per gli altri può faticare a mostrarsi vulnerabile, temendo di minare la fiducia che le persone gli hanno riposto. Vedersi come una persona razionale e in controllo può rendere ancora più difficile accettare un'abitudine che si fatica a spiegare a se stessi. Questa distanza può accompagnarsi a ansia, senso di colpa e a un bisogno costante di autogiustificazione, mentre il consumo, in molti casi, può assolvere funzioni precise, come gestire lo stress o concedersi una pausa.
In quali situazioni concrete emerge il conflitto tra ruolo pubblico e consumo privato di cannabis?
Un insegnante che, dopo le lezioni, usa cannabis per gestire lo stress accumulato, ma vive nel timore che un genitore o un collega possa scoprirlo e mettere in discussione la sua autorevolezza. Una team leader che si presenta come esempio di equilibrio e produttività, mentre in privato usa la cannabis per allentare la pressione, sentendosi fuori posto ogni volta che deve dare consigli sulla gestione dello stress. Un genitore che si considera un modello di responsabilità per i figli, ma vive con disagio il fatto di dover nascondere il proprio comportamento, temendo di trasmettere un doppio messaggio. Chi si ritrova a controllare orari, luoghi e dettagli per non lasciare tracce vive una tensione che accompagna anche i momenti di apparente tranquillità.
È normale sentirsi in colpa per aver usato cannabis di nascosto pur dando consigli agli altri?
Vivere una distanza tra il ruolo pubblico che incarni e un comportamento privato percepito come incoerente è un'esperienza più comune di quanto si pensi, e non definisce il tuo valore complessivo come persona. La distanza dall'immagine di sé può accompagnarsi a ansia, senso di colpa e a un bisogno costante di autogiustificazione. Distinguere una fragilità dal giudizio totale su di sé può aiutarti a ridurre il senso di colpa e a mantenere la lucidità per valutare se e come intervenire. La tensione che ne deriva non va necessariamente eliminata a ogni costo, ma può diventare un'occasione per riflettere sui bisogni che il consumo di cannabis potrebbe mascherare.
Come posso gestire la contraddizione tra l'immagine che do agli altri e l'uso privato di cannabis?
Puoi provare a leggere questa distanza come un segnale che ti invita a esplorare i bisogni e i significati che l'uso di cannabis assolve nella tua vita, senza trasformarla in una condanna verso te stesso. Il ruolo professionale che incarni è solo una parte di chi sei: potresti provare a non far dipendere l'intera autostima da un'unica area della tua identità. Puoi chiederti con onestà cosa cerchi nel consumo, come allentare la tensione o concederti un'evasione, e quando senti l'impulso di ricorrere alla cannabis per staccare potresti individuare piccole alternative che ti danno sollievo, come una camminata o una telefonata a una persona cara.
Qual è la differenza tra privacy e segretezza quando si nasconde l'uso di cannabis?
Non sei tenuto a condividere ogni aspetto della tua vita privata con chi guidi o assisti: la privacy è legittima. Puoi però provare a riconoscere quando quel riserbo si trasforma in una separazione dell'esperienza dal contesto di vita reale vissuta con vergogna e ansia; è proprio quella separazione tra aspetti di vita che non si possono integrare e non possono comunicare a meritare attenzione. Un professionista che, per evitare di essere scoperto, arriva a organizzare la propria giornata attorno alla necessità di mantenere il segreto vive un dispendio di energie mentali crescente, diverso da una semplice riservatezza personale.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
Continua a esplorare
Vuoi saperne di più? Scopri altri contenuti qui sotto