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Salute mentale
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Aripiprazolo: come funziona, a cosa serve ed effetti collaterali

Aripiprazolo: come funziona, a cosa serve ed effetti collaterali
Redazione
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Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
31.7.2026
Aripiprazolo: come funziona, a cosa serve ed effetti collaterali
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L'aripiprazolo è un antipsicotico atipico di terza generazione, il principio attivo commercializzato in Italia come Abilify e in diverse versioni generiche. Si distingue dagli altri antipsicotici per un meccanismo particolare, definito agonismo parziale della dopamina, che modula l'attività di questo neurotrasmettitore invece di bloccarla del tutto.

Che tu ne abbia ricevuto una prescrizione, stia accompagnando una persona cara o voglia semplicemente capirne di più, in questa pagina vediamo di che classe fa parte l'aripiprazolo, come agisce e per quali disturbi è indicato, quali controindicazioni ed effetti indesiderati può avere e in che modo la psicoterapia può affiancare il trattamento.

Di che classe fa parte e con quali nomi è in commercio

L'aripiprazolo appartiene alla classe degli antipsicotici e, più precisamente, al gruppo di terza generazione, noti anche come agonisti parziali della dopamina. A differenza degli antipsicotici più tradizionali, che bloccano i recettori dopaminergici, questi farmaci modulano l'attività della dopamina invece di sopprimerla del tutto.

Lo stesso principio attivo è in commercio con nomi diversi, tutti dispensabili solo su prescrizione medica. Il più noto è Abilify, affiancato da diverse formulazioni generiche. Cambia il nome sulla confezione, ma la molecola è la stessa, e mentre questa pagina fa da riferimento sulla molecola, quella del singolo marchio ne approfondisce gli aspetti più pratici.

Le forme farmaceutiche disponibili sono diverse:

  • compresse,
  • compresse orodispersibili, che si sciolgono in bocca,
  • soluzione orale,
  • soluzione iniettabile per uso intramuscolare.

Questa varietà permette di adattare la somministrazione alle esigenze di ogni persona, ma la scelta spetta sempre al medico o allo psichiatra di riferimento.

Come funziona e per cosa si usa Aripiprazolo

Per capire come agisce l'aripiprazolo può essere utile pensare al sistema dopaminergico come a un termostato da mantenere in equilibrio. Quando i livelli di dopamina, un neurotrasmettitore legato a umore, motivazione e percezione della realtà, sono troppo bassi il farmaco ne potenzia l'effetto, mentre quando sono troppo alti lo riduce.

Questo meccanismo, definito agonismo parziale, è ciò che distingue l'aripiprazolo da molti altri farmaci della stessa categoria.

Le alterazioni del sistema dopaminergico rappresentano uno dei fattori associati ad alcuni sintomi psichiatrici, ma non ne costituiscono l'unica causa. Il funzionamento del cervello dipende dall'interazione di molteplici fattori biologici, psicologici e ambientali.

L'aripiprazolo agisce anche sul sistema serotoninergico, contribuendo a una stabilizzazione dell'umore più ampia, e interagisce con altri sistemi neurotrasmettitoriali. È questa azione più ampia a spiegare in parte il profilo degli effetti indesiderati che alcune persone possono sperimentare.

Le indicazioni terapeutiche approvate in Europa da EMA e AIFA sono:

  • la schizofrenia negli adulti e negli adolescenti a partire dai 15 anni,
  • gli episodi maniacali da moderati a gravi nel disturbo bipolare di tipo I negli adulti e negli adolescenti dai 13 anni, per un massimo di 12 settimane,
  • la prevenzione di nuovi episodi maniacali negli adulti che hanno già risposto al trattamento.

In altri Paesi, come gli Stati Uniti, il farmaco è approvato anche come trattamento aggiuntivo nella depressione resistente e per l'irritabilità associata al disturbo dello spettro autistico in età pediatrica. Per ogni impiego in età evolutiva il riferimento resta comunque il neuropsichiatra infantile.

L'effetto non è immediato. I primi miglioramenti possono comparire entro 1-2 settimane, ma l'efficacia piena si raggiunge generalmente dopo 4-6 settimane, con una variabilità individuale che il medico saprà valutare. Per questo è importante non interrompere il trattamento di propria iniziativa, anche quando i risultati sembrano lenti ad arrivare.

Liza Summer - Pexels

Controindicazioni, avvertenze e precauzioni

L'aripiprazolo è generalmente ben tollerato, ma come ogni farmaco presenta controindicazioni e precauzioni importanti da conoscere prima di iniziare il trattamento.

La controindicazione assoluta riguarda l'ipersensibilità accertata all'aripiprazolo o a uno degli eccipienti della formulazione. Il farmaco non è inoltre indicato nelle psicosi correlate a demenza negli anziani, perché può aumentare il rischio di eventi cerebrovascolari, ed è richiesta particolare cautela in chi ha una storia di convulsioni.

Le precauzioni da tenere a mente sono diverse:

  • Gravidanza: l'uso è preso in considerazione solo quando il beneficio per la madre giustifica il rischio per il feto. Uno studio su oltre 800 gravidanze non ha evidenziato un aumento significativo del rischio di malformazioni maggiori nei bambini esposti nel primo trimestre (Freeman et al., 2021), pur restando necessaria cautela, soprattutto nel terzo trimestre,
  • Allattamento: il principio attivo passa nel latte materno, quindi la scelta va condivisa con il medico,
  • Guida e uso di macchinari: sonnolenza e capogiri sono possibili, soprattutto all'inizio, perciò è prudente evitare attività rischiose finché non si conosce la propria risposta al farmaco,
  • Anziani: possono essere più sensibili agli effetti e richiedere un monitoraggio più frequente,
  • Insufficienza epatica o renale: possono rendere necessari adattamenti da valutare con il medico.

Durante il trattamento è utile tenere sotto controllo alcuni parametri metabolici, come peso, glicemia, colesterolo e trigliceridi. Alcune persone possono inoltre sperimentare comportamenti impulsivi insoliti, come un aumento del gioco d'azzardo o spese eccessive, che è bene segnalare subito al medico.

Nelle prime settimane il medico presta attenzione anche all'ideazione suicidaria. Il comportamento suicidario può essere già presente in chi soffre di disturbi psicotici o dell'umore, e in alcuni casi è stato osservato subito dopo l'inizio o il cambio di terapia, perciò è raccomandata una supervisione attenta nelle persone più a rischio.

L'alcol è da evitare per tutta la durata della terapia, perché può potenziare sedazione e capogiri. Qualsiasi modifica al trattamento, che si tratti di ridurre la dose, sospenderlo o cambiare farmaco, deve avvenire sempre sotto supervisione medica.

Effetti indesiderati

Come tutti i farmaci, l'aripiprazolo può causare effetti indesiderati, anche se non tutte le persone li manifestano. Conoscerli in anticipo non serve ad allarmarsi, ma a essere più consapevoli di ciò che il corpo potrebbe segnalare durante il trattamento.

Gli effetti indesiderati si classificano in base alla frequenza con cui si presentano.

  • Comuni (possono riguardare fino a 1 persona su 10): acatisia, cioè una sensazione di irrequietezza motoria, mal di testa, sonnolenza, insonnia, ansia, agitazione, nausea, vomito, stipsi, tremore, capogiri, visione offuscata, stanchezza, aumento di peso, tachicardia e ipotensione ortostatica, cioè l'abbassamento della pressione quando ci si alza in piedi,
  • Non comuni (possono riguardare fino a 1 persona su 100): iperglicemia, aumento di colesterolo e trigliceridi, depressione e iperprolattinemia, ovvero l'aumento dell'ormone prolattina,
  • Rari o non noti: sindrome neurolettica maligna, caratterizzata da febbre alta, rigidità muscolare e alterazioni della coscienza e che rappresenta un'emergenza medica, discinesia tardiva, convulsioni, tromboembolismo venoso e rabdomiolisi.

Tra gli effetti più frequenti, l'acatisia merita un'attenzione particolare, perché può essere una delle sensazioni più fastidiose da gestire. Nelle prime settimane può essere transitoria e attenuarsi da sola, ma se persiste è importante segnalarlo al medico, che potrà rivalutare il dosaggio o proporre strategie di gestione dell'acatisia specifiche.

L'aumento di peso, quando si verifica, è generalmente più contenuto rispetto ad altri farmaci della stessa categoria, come mostrano le analisi comparative sugli antipsicotici (Leucht et al., 2013). Mantenere uno stile di vita attivo e un'alimentazione equilibrata può fare la differenza, e in caso di variazioni significative è bene parlarne con il medico.

Anche la sonnolenza tende a migliorare con il tempo, man mano che il corpo si adatta al farmaco. Se risulta particolarmente intensa o interferisce con le attività quotidiane, il medico può valutare un aggiustamento dell'orario di assunzione o del dosaggio.

Alcune persone riferiscono una sensazione di appiattimento emotivo, come se le emozioni fossero ovattate. È importante parlarne con il medico, perché non sempre è facile distinguere se si tratta di un effetto del farmaco o di una caratteristica del quadro clinico in trattamento, e solo una valutazione attenta può fare chiarezza.

Un aspetto che spesso genera preoccupazione riguarda la dipendenza. Gli antipsicotici come l'aripiprazolo non sono associati al craving né alla ricerca compulsiva della sostanza, i comportamenti tipici delle sostanze d'abuso, e non causano dipendenza.

Questo non significa però che si possa interrompere il farmaco autonomamente, perché una sospensione non guidata può favorire la ricomparsa dei sintomi. Si parla in questi casi di sintomi da discontinuazione, un processo da pianificare insieme al medico e da gestire con gradualità.

Se noti effetti persistenti, particolarmente intensi o inattesi, contatta il medico senza aspettare la visita successiva, perché segnalare per tempo è sempre la scelta giusta.

Attenzione

Le informazioni contenute in questo articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico. Ogni persona risponde ai farmaci in modo individuale, inclusa la comparsa di eventuali effetti indesiderati. In caso di dubbi o incertezze sul trattamento, è necessario confrontarsi con il proprio medico e consultare il foglietto illustrativo del farmaco.

Interazioni con altri farmaci e sovradosaggio

La prima regola, quando si assume un farmaco come l'aripiprazolo, è semplice ma essenziale: informare sempre il medico di tutti i farmaci, gli integratori e i prodotti fitoterapici che si stanno assumendo. Anche sostanze di uso comune possono interferire con il modo in cui l'organismo metabolizza il farmaco, influenzando l'efficacia e la sicurezza.

Alcune combinazioni possono aumentare la concentrazione del farmaco nel sangue e amplificarne gli effetti, perché rallentano il lavoro degli enzimi del fegato che normalmente lo metabolizzano. Tra queste ci sono:

  • alcuni antidepressivi come fluoxetina e paroxetina,
  • antifungini come ketoconazolo e itraconazolo,
  • gli inibitori della proteasi usati nella terapia dell'HIV.

In questi casi il medico può valutare una riduzione del dosaggio. Al contrario, alcuni farmaci accelerano l'attività di questi enzimi e possono ridurre la concentrazione dell'aripiprazolo, rendendolo meno efficace. Tra questi:

  • carbamazepina, fenitoina e fenobarbital, usati nell'epilessia,
  • la rifampicina, un antibiotico,
  • l'erba di San Giovanni, un fitoterapico usato per il tono dell'umore.

Altre interazioni meritano attenzione particolare. L'associazione con farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale, come benzodiazepine, altri antipsicotici o analgesici oppioidi, può aumentare la sedazione, mentre alcuni farmaci che allungano l'intervallo QT, un parametro cardiaco, richiedono un monitoraggio specifico da parte del medico.

Un'altra combinazione da conoscere è quella con antidepressivi della classe SSRI o SNRI, che può aumentare il rischio di sindrome serotoninergica, una condizione che si può manifestare con agitazione, confusione, tremori e febbre e che richiede una valutazione medica immediata.

L'assunzione di più farmaci contemporaneamente può essere del tutto appropriata, ma solo se pianificata e monitorata dal medico, perciò è bene non modificare mai da soli i dosaggi.

Sovradosaggio

In caso di assunzione di una quantità eccessiva di aripiprazolo, i sintomi possono includere sonnolenza intensa, letargia, tachicardia, nausea, vomito e alterazioni della pressione arteriosa. Nei casi più gravi può comparire uno stato di coma transitorio.

In questa situazione è necessario chiamare subito il 112 o recarsi al pronto soccorso più vicino, senza tentare rimedi autonomi e portando con sé la confezione del medicinale. Nei bambini il sovradosaggio può manifestarsi con sintomi più severi anche a dosi ridotte, per questo è fondamentale conservare il farmaco fuori dalla loro portata.

Un soggiorno contemporaneo con un divano beige, cuscini colorati e vasi riflettenti su un tavolo di vetro.
Max Vakhtbovych – Pexels

Aripiprazolo e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura

L'aripiprazolo e la psicoterapia non sono percorsi in competizione, e non esiste una gerarchia tra i due. Sono strumenti diversi che possono lavorare insieme, ciascuno con il proprio contributo.

Se stai già assumendo aripiprazolo, un percorso psicoterapeutico può offrirti qualcosa che il farmaco da solo non può dare, come uno spazio per comprendere le radici del disagio ed elaborare l'impatto emotivo della diagnosi. Il farmaco, dal canto suo, può creare le condizioni perché questo lavoro sia possibile, attenuando i sintomi più acuti.

Se invece stai già seguendo una psicoterapia, in alcune fasi più acute il medico potrebbe valutare l'opportunità di affiancare un supporto farmacologico. Non si tratta di un fallimento della terapia, ma di una scelta clinica che tiene conto della persona nella sua complessità.

Tra gli approcci che più spesso si integrano con il trattamento farmacologico c'è la terapia cognitivo-comportamentale, accanto a quello supportivo, familiare e psicoeducativo.

C'è poi un tema che merita spazio, la paura di sentirsi spenti o diversi da sé durante il trattamento. È una preoccupazione legittima, che molte persone portano con sé in silenzio, e la psicoterapia può essere il luogo giusto per esplorarla senza giudizio, continuando a riconoscersi anche mentre si cambia.

Ogni scelta va comunque condivisa con i professionisti che ti seguono. Con il questionario di Unobravo puoi trovare un professionista in linea con le tue esigenze e valutare insieme quale supporto fa più al caso tuo.

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