L'insonnia grave e persistente può incidere sull'umore, sulla concentrazione e sulla capacità di affrontare la giornata. Quando il disturbo raggiunge questa intensità, un medico può valutare la prescrizione del Dalmadorm, uno dei nomi con cui in Italia viene venduto il flurazepam monocloridrato.
In questo articolo troverai cos'è il Dalmadorm, in quali formati è disponibile, come agisce, quali effetti collaterali può comportare e in che modo un percorso psicologico può inserirsi nella cura dell'insonnia.
Cos'è Dalmadorm e come si colloca nel panorama farmacologico
Dalmadorm è un medicinale a base di flurazepam monocloridrato, commercializzato in Italia da Viatris. La scheda tecnica lo indica per il trattamento a breve termine dell'insonnia, precisando che questi farmaci trovano spazio solo quando il disturbo è grave, disabilitante o causa un disagio significativo.
Non è quindi un rimedio per qualsiasi notte difficile. Richiede la ricetta medica ripetibile, non è acquistabile online e non va mai assunto per iniziativa personale. Questo non rende meno reale il disagio di chi non riceve la prescrizione, perché significa soltanto che si tratta di uno strumento pensato per situazioni clinicamente rilevanti.
Il trattamento indicato va da pochi giorni a due settimane, fino a un massimo di quattro settimane compreso il periodo di sospensione graduale.
Dal punto di vista farmacologico il flurazepam rientra tra gli ipnotici e sedativi, più precisamente nel gruppo dei derivati benzodiazepinici. È quindi una benzodiazepina, all'interno della più ampia famiglia dei sonniferi, e ne condivide meccanismo e profilo di rischio.
Le principali linee guida internazionali, dall'American College of Physicians all'aggiornamento europeo del 2023, collocano i farmaci ipnotici come trattamento di seconda linea per l'insonnia e indicano come prima scelta gli approcci non farmacologici (Qaseem et al., 2016; Riemann et al., 2023).

Come funziona Dalmadorm
Il flurazepam potenzia l'effetto del GABA, il principale neurotrasmettitore inibitorio del sistema nervoso centrale, riducendo l'eccitabilità dei circuiti coinvolti nella vigilanza. Ne derivano una facilitazione dell'addormentamento e una maggiore continuità del sonno nel corso della notte.
La caratteristica che distingue Dalmadorm da diversi altri ipnotici in commercio è la lunga durata d'azione. Il flurazepam viene eliminato in poche ore, ma si trasforma in un metabolita attivo la cui emivita si colloca tra le 47 e le 100 ore, con concentrazioni che continuano a salire per i primi sette-dieci giorni di assunzione.
Il farmaco può restare attivo anche dopo il risveglio, con possibili effetti residui diurni come sonnolenza o ridotta reattività, e con un rischio di accumulo che cresce quanto più il trattamento si prolunga.
Dalmadorm è disponibile in capsule rigide da 15 mg e da 30 mg. Le capsule si assumono intere con acqua al momento di coricarsi, e la posologia viene stabilita dal medico.
Effetti terapeutici ed effetti collaterali
Come ogni trattamento farmacologico, Dalmadorm ha effetti attesi e possibili effetti indesiderati, e conoscere gli uni e gli altri aiuta ad affrontare la terapia con maggiore consapevolezza.
Effetti terapeutici
Nel breve termine l'effetto atteso riguarda i due aspetti del sonno su cui il farmaco è stato studiato, cioè l'inizio e il mantenimento. In particolare possono verificarsi:
- una riduzione del tempo necessario per addormentarsi,
- un sonno più continuo, con meno risvegli che interrompono il riposo,
- una percezione soggettiva di riposo meno frammentato.
Questi effetti sono documentati per periodi brevi, che corrispondono peraltro all'unico contesto d'uso per cui il farmaco è indicato. Quando l'insonnia è particolarmente invalidante, il recupero del sonno può riflettersi anche sulla giornata, con meno stanchezza diurna.
Il farmaco agisce sul sintomo e non sui fattori che alimentano l'insonnia. Se il sonno è compromesso da ansia prolungata, da un lutto non elaborato o da difficoltà relazionali, quei fattori richiedono una valutazione e un percorso specifici.
Effetti collaterali
Come tutti i farmaci, Dalmadorm può causare effetti indesiderati, che non si presentano allo stesso modo in tutte le persone e dipendono anche dall'età, dalla dose e dalle condizioni di salute generali.
Tra gli effetti classificati come comuni nella scheda tecnica rientrano:
- sonnolenza diurna e affaticamento,
- riduzione della vigilanza e difficoltà di concentrazione,
- stato confusionale, soprattutto al risveglio,
- cefalea e vertigini,
- debolezza muscolare e atassia, cioè una difficoltà di coordinazione nei movimenti,
- ottundimento emotivo, cioè una sensazione di appiattimento affettivo.
Tra gli effetti indicati come rari o molto rari figurano la riduzione della pressione arteriosa, la depressione respiratoria notturna, i disturbi gastrointestinali, le reazioni cutanee, la ritenzione urinaria, la diplopia, l'alterazione della libido e le variazioni degli enzimi epatici, che richiedono una valutazione medica.
Particolare attenzione va posta alle reazioni paradosse di natura psichiatrica, come irrequietezza, agitazione, irritabilità, aggressività, stati confusionali acuti, incubi o allucinazioni. La scheda tecnica segnala anche la possibile comparsa di ideazione suicidaria. Sono più frequenti nelle persone anziane e vanno riferite subito al medico.
Un altro effetto riportato è l'amnesia anterograda, cioè la difficoltà a formare nuovi ricordi nelle ore successive all'assunzione, che può manifestarsi come la sensazione di avere vuoti nella memoria del mattino dopo.
Con l'uso prolungato può svilupparsi tolleranza, con necessità di dosi crescenti per ottenere lo stesso effetto, e una dipendenza sia fisica sia psicologica. Il rischio cresce con la dose e con la durata del trattamento, ed è più elevato in presenza di una storia di dipendenza da psicofarmaci, di alcol o di altre sostanze.
L'interruzione brusca può provocare una sindrome da astinenza, con nervosismo, irritabilità, confusione mentale e insonnia di rimbalzo, cioè un peggioramento transitorio del sonno rispetto al punto di partenza. Nei casi più gravi possono comparire convulsioni.
Per questo la sospensione va sempre concordata con il medico e realizzata in modo graduale. In caso di sovradosaggio, possono comparire confusione, forte sonnolenza e letargia, fino a difficoltà nella coordinazione dei movimenti, ipotensione e depressione respiratoria. L’associazione con alcol o altri farmaci sedativi può aggravare il quadro. In presenza di un sospetto sovradosaggio è importante chiamare il 112 senza aspettare che compaiano o peggiorino i sintomi.
Interazioni con altri farmaci
La scheda tecnica raccomanda di evitare l’assunzione di alcol per tutta la durata del trattamento, perché l'effetto sedativo può potenziarsi in modo imprevedibile.
Anche diverse categorie di farmaci possono interagire con il flurazepam, in particolare i depressori del sistema nervoso centrale, il cui effetto può sommarsi a quello dell'ipnotico:
- Barbiturici, antipsicotici e altri ipnotici: amplificano la sedazione,
- Ansiolitici, sedativi e antidepressivi: possono aumentare sonnolenza e riduzione della vigilanza,
- Antiepilettici, anestetici e antistaminici sedativi: concorrono allo stesso effetto additivo,
- Antipertensivi, beta-bloccanti e miorilassanti: possono accentuare sedazione e ipotensione,
- Analgesici oppioidi: l'associazione può comportare sedazione profonda, depressione respiratoria e coma.
Un secondo gruppo di interazioni riguarda il metabolismo epatico. Gli inibitori enzimatici come cimetidina, omeprazolo e disulfiram rallentano l'eliminazione del flurazepam e possono favorirne l'accumulo, mentre gli induttori come la rifampicina ne accelerano la clearance e possono ridurne l'efficacia.
Teofillina e aminofillina, utilizzate in ambito respiratorio, possono invece attenuare l'effetto sedativo del farmaco.
Gestire queste combinazioni richiede una valutazione professionale, perché il rischio può dipendere dalla storia clinica, dai dosaggi e da tutti i farmaci o sostanze assunti. Per questo, può essere utile portare al prossimo appuntamento un elenco completo di farmaci, integratori e prodotti da banco, compresi quelli assunti solo occasionalmente. È una precauzione semplice, ma importante per permettere al professionista di valutare meglio possibili interazioni e rischi.
Avvertenze e precauzioni d'uso
Alcune condizioni rendono l'uso di Dalmadorm da escludere. La scheda tecnica indica come controindicazioni:
- l’ipersensibilità al flurazepam o a uno degli eccipienti,
- la miastenia grave,
- una grave insufficienza respiratoria e depressione respiratoria,
- una grave insufficienza epatica,
- la sindrome da apnea notturna,
- gli stati ossessivi o fobici,
- la psicosi cronica.
In altre situazioni il farmaco può essere prescritto, ma richiede una valutazione più attenta del rapporto tra benefici e rischi:
- Gravidanza: l'uso non è raccomandato e, se il farmaco viene assunto nelle ultime settimane, il neonato può presentare difficoltà respiratorie o sintomi da astinenza,
- Allattamento: le benzodiazepine passano nel latte materno, quindi l'assunzione è sconsigliata,
- Guida e uso di macchinari: sedazione, alterazioni della memoria e ridotta concentrazione possono compromettere queste attività anche il giorno successivo,
- Persone anziane o debilitate: la scheda tecnica indica di non superare i 15 mg come dose iniziale, perché aumentano la sensibilità al farmaco e il rischio di cadute e fratture,
- Insufficienza epatica o renale: l'eliminazione è più lenta e la dose va ridotta sotto controllo medico,
- Insufficienza polmonare cronica: può rendere necessaria una riduzione del dosaggio,
- Età pediatrica: Dalmadorm non è indicato al di sotto dei 18 anni.
Il tema della guida merita particolare attenzione nel caso di una benzodiazepina a lunga durata d’azione. L’uso di queste molecole è infatti associato a un aumento del rischio di incidenti stradali (Dassanayake et al., 2011), e con Dalmadorm gli effetti sedativi e la compromissione delle capacità psicomotorie possono persistere anche nelle ore successive all’assunzione, fino al mattino.
Anche nelle persone anziane è necessaria particolare cautela. I criteri di Beers dell’American Geriatrics Society raccomandano di evitare, quando possibile, l’uso delle benzodiazepine nelle persone di età superiore ai 65 anni, soprattutto considerando il maggiore rischio di sedazione, cadute e fratture associato alle molecole a lunga emivita (Wang et al., 2001; American Geriatrics Society, 2023).
Un ultimo aspetto da non trascurare riguarda la durata del trattamento: l’uso delle benzodiazepine dovrebbe essere limitato al periodo più breve possibile e, in generale, non superare le quattro settimane, considerando anche il tempo necessario per la sospensione graduale.
In ogni caso, la decisione di iniziare, modificare, prolungare o interrompere il trattamento deve essere presa insieme al medico, che valuterà la situazione clinica complessiva e i possibili rischi.

Dalmadorm e psicoterapia: due strumenti nel percorso di cura
Farmaco e psicoterapia non sono necessariamente due strade alternative: possono rispondere a bisogni diversi e, in alcuni casi, integrarsi all’interno dello stesso percorso. Il rapporto tra psicofarmaci e psicoterapia può quindi essere di complementarità.
La domanda non è tanto quale dei due “funzioni meglio”, ma di quale tipo di supporto ci sia bisogno in quel momento e di come costruire il percorso più adatto alla persona.
Se stai già assumendo Dalmadorm, un percorso psicologico può affiancare il trattamento farmacologico lavorando sugli aspetti che possono contribuire alle difficoltà del sonno, come lo stress prolungato, l'ansia serale e i pensieri che si fanno più presenti quando arriva il momento di dormire. Può essere anche uno spazio in cui esplorare il timore di sviluppare una dipendenza dal farmaco e comprendere meglio ciò che sta mantenendo la difficoltà nel tempo.
Se invece hai già intrapreso un percorso psicologico e il medico ha valutato l’opportunità di un supporto farmacologico temporaneo, questo non significa che la terapia non stia funzionando. In alcune fasi particolarmente acute, intervenire anche sul sonno può aiutare a ridurre la sofferenza e a creare condizioni più favorevoli per lavorare, nel percorso, sulle difficoltà che stanno alla base del problema.
Tra gli approcci con le evidenze più solide le linee guida indicano come prima linea la terapia cognitivo-comportamentale per l'insonnia, che nelle revisioni sistematiche mostra benefici mantenuti nel tempo sull'insonnia cronica (Trauer et al., 2015). Il percorso lavora su più piani:
- credenze disfunzionali sul sonno, per riconoscere e modificare i pensieri che alimentano l'attivazione notturna,
- controllo degli stimoli, per ricostruire l'associazione tra il letto e il sonno,
- restrizione del sonno, per consolidare il riposo riducendo il tempo trascorso a letto da svegli,
- igiene del sonno, cioè le abitudini e le condizioni ambientali che favoriscono il riposo.
A questi si possono affiancare le tecniche di rilassamento, la mindfulness e la gestione dello stress, strumenti che restano disponibili anche quando il trattamento farmacologico si conclude.
Il percorso psicologico può essere un supporto importante anche durante la sospensione graduale del farmaco, che deve essere stabilita e monitorata dal medico. Quando la dose viene ridotta, può comparire un’insonnia di rimbalzo o possono riemergere alcune difficoltà legate al sonno. Avere già costruito insieme a uno psicologo strategie e strumenti per affrontarle può rendere questa fase più gestibile e aiutarti a viverla con maggiore sicurezza.
Se il sonno è diventato una difficoltà che va oltre la stanchezza, con il questionario di Unobravo puoi iniziare un percorso con un professionista in linea con le tue esigenze e valutare quale supporto fa più al caso tuo.




