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Disforia post-coitale: pianto e tristezza dopo il sesso

Disforia post-coitale: pianto e tristezza dopo il sesso
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
18.2.2026
Disforia post-coitale: pianto e tristezza dopo il sesso
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Dopo un rapporto sessuale desiderato e piacevole, può accadere di sperimentare tristezza, pianto o irritabilità.

Si tratta di reazioni che possono spiazzare e confondere, ma che non rendono “sbagliati” o “difettosi”.

Comprendere la disforia post-coitale permette di leggerla come un vissuto complesso e umano, e di individuare strategie utili per affrontarla.

Disforia post coitale: che cos'è e quanto è comune

La disforia post-coitale (PCD), talvolta indicata in modo colloquiale come “sex blues”, è un’esperienza in cui, dopo un rapporto sessuale consenziente e anche vissuto come soddisfacente, possono comparire emozioni spiacevoli come tristezza, irritabilità o ansia.

È utile chiarire che la disforia post-coitale non è una diagnosi presente nel DSM-5-TR: può essere un vissuto transitorio oppure, se ricorrente e invalidante, un segnale di un disagio che merita attenzione. In genere, la durata di questi episodi è breve e varia da 5 minuti a 2 ore.

Per capire quanto possa essere diffusa, basta pensare che in uno studio online su circa 300 persone adulte (299, tra donne e uomini) una percentuale elevata delle persone coinvolte ha riferito di aver sperimentato almeno una volta nella vita un vissuto emotivo spiacevole nel periodo post-coitale da quando è sessualmente attivo (dato che descrive la presenza di “sintomi” in senso ampio, non necessariamente una PCD clinicamente significativa) (Burri & Hilpert, 2020)

Questi vissuti possono emergere anche dopo la masturbazione: in uno studio, quasi una persona su due (46,6%) ha riferito che i sintomi postcoitali comparivano anche in questo caso (Burri & Hilpert, 2020)

Tuttavia, è importante distinguere tra un episodio isolato e una ricorrenza che può richiedere attenzione clinica.

Ecco alcuni segnali che possono indicare la necessità di un approfondimento:

  • frequenza elevata degli episodi;
  • intensità tale da compromettere il benessere emotivo;
  • impatto negativo sulla relazione di coppia o sull’autostima.
Rdne - Pexels

Pianto dopo il sesso: perché può succedere anche se è bello

Piangere dopo il sesso, o dopo l’orgasmo: sono espressioni che descrivono un fenomeno che può sembrare paradossale. Il sesso è un’esperienza intima, che può generare piacere e connessione e proprio per questo, però, può anche attivare emozioni intense e ambivalenti.

Piacere e tristezza possono coesistere, così come possono coesistere soddisfazione e vulnerabilità. Le lacrime, in questo contesto, possono essere un modo per scaricare la tensione o per rispondere a un’ondata emotiva troppo forte.

Non è sempre facile capire perché piangiamo dopo il sesso, ma ci sono alcune possibili spiegazioni non patologizzanti:

  • scarico di stress accumulato;
  • commozione per l’intensità dell’esperienza;
  • senso di esposizione e vulnerabilità.

Se ti è capitato di piangere dopo un rapporto, non sei solo, è una reazione umana che non ti definisce né ti sminuisce.

Se però questa esperienza ti spaventa o ti fa sentire inadeguato, merita ascolto e comprensione.

Sintomi: come riconoscerla e distinguerla dalla stanchezza

La disforia post-coitale si manifesta con una comparsa improvvisa di emozioni negative: tristezza o malinconia, ansia, irritabilità, agitazione, bisogno di piangere o tendenza alla chiusura emotiva.

Il segnale tipico è la comparsa improvvisa subito dopo il sesso o l’orgasmo, spesso senza un motivo chiaro.

Per distinguere la PCD dalla semplice stanchezza o dal rilassamento post-sesso, puoi osservare alcuni segnali:

  • intensità emotiva: le emozioni sono forti e travolgenti, non un semplice calo di energia;
  • pensieri negativi o vergogna: compaiono giudizi su di sé o sull’esperienza;
  • bisogno di allontanarsi: si cerca la solitudine per gestire il malessere;
  • difficoltà a ricevere contatto: il conforto del partner può non risultare efficace e, in alcuni casi, aumentare il disagio.

La PCD può avere un impatto importante sulla relazione: la paura di ferire il partner, l’evitamento del sesso e le tensioni nel “dopo” possono creare distanza e incomprensioni.

Ansia, irritabilità e “vuoto” dopo l'orgasmo

La disforia post-coitale può manifestarsi con vissuti di ansia, irritabilità e senso di vuoto. L’ansia dopo il sesso può esprimersi come ipervigilanza, bisogno di controllare la situazione o di prendere le distanze.

L’irritabilità può tradursi in tensioni relazionali e risposte brusche che non dipendono dal partner, ma possono riflettere una difficoltà momentanea nella regolazione emotiva.

Il senso di vuoto dopo il picco di piacere può essere percepito come un improvviso calo o svuotamento emotivo.

In alcuni casi, piangere dopo l’orgasmo può essere un modo per scaricare il sovraccarico emotivo.

È importante leggere questi segnali come qualcosa da ascoltare con attenzione, soprattutto se ricorrenti o molto intensi, non come un giudizio sulla relazione.

Cause emotive e fisiche della disforia post-coitale

La disforia post-coitale non ha un’unica causa, ma è il risultato di diversi fattori che interagiscono tra loro.

Corpo, mente, storia personale e dinamiche relazionali possono contribuire a generare questa reazione emotiva.

Non è sempre collegata alla qualità del rapporto sessuale o all’intensità del legame affettivo con il partner; a volte può emergere anche in situazioni di apparente benessere.

Alcuni fattori di rischio includono:

  • Stress eccessivo o prolungato
  • Periodi di particolare fragilità emotiva
  • Difficoltà nella regolazione delle emozioni
  • Disturbi d’ansia o disturbi dell’umore preesistenti
  • Sonno insufficiente o di scarsa qualità

Comprendere quali elementi siano presenti nella propria esperienza può aiutare a individuare strategie di coping efficaci e a valutare la necessità di un supporto psicologico.

Ormoni, attaccamento, stress e aspettative

La disforia post-coitale può essere letta anche alla luce di possibili componenti fisiologiche: dopo il picco di eccitazione o l’orgasmo, possono verificarsi variazioni nei sistemi neurobiologici coinvolti nel piacere, nella ricompensa e nel legame (ad esempio dopamina e ossitocina).

Per alcune persone, questo “ritorno alla normalità” può essere percepito come un calo emotivo improvviso.

A questa componente si aggiunge il tema dell’attaccamento: nel “dopo” può attivarsi la paura del distacco o dell’abbandono, aumentando il bisogno di rassicurazione.

È qui che entra in gioco il concetto di aftercare o pillow talk, ovvero quei momenti di intimità e vicinanza che seguono il rapporto sessuale e che possono includere coccole, parole dolci, contatto fisico o semplicemente il restare vicini in silenzio.

Infine, le aspettative rispetto alla prestazione e il confronto con l’immaginario collettivo o con le esperienze passate possono generare delusione, autocritica e timore di non essere stati all’altezza.

Questo può essere ancora più vero nel caso di rapporti occasionali, quando il sesso non è in linea con i propri valori o desideri più profondi.

Traumi, vergogna e sensi di colpa legati al sesso

Il sesso può essere un territorio complesso e delicato, soprattutto se nella nostra storia ci sono ferite profonde come traumi o abusi.

In questi casi, anche un rapporto oggi consenziente può riattivare nel corpo memorie antiche: un odore, un gesto, una sensazione possono essere fattori scatenanti capaci di provocare ricordi intrusivi, dissociazione o un senso di vulnerabilità intensa.

Allo stesso modo, un’educazione sessuale colpevolizzante può farci interiorizzare l’idea che il sesso sia sporco o sbagliato, generando colpa e disgusto verso noi stessi dopo un rapporto.

Anche l’immagine corporea gioca un ruolo importante: vergogna e paura del giudizio possono emergere con forza durante o dopo l’intimità.

Se il rapporto non è stato pienamente consenziente, la priorità è la tua sicurezza: è importante cercare protezione, supporto e aiuto professionale qualificato.

Disforia post-coitale negli uomini

La disforia post-coitale non riguarda solo le donne: può interessare persone di qualsiasi genere, a prescindere dall’orientamento sessuale o dal tipo di relazione.

È un’esperienza riportata da molte persone almeno una volta nella vita, mentre gli episodi ripetuti nel tempo sono meno frequenti.

Può presentarsi in modi diversi, per esempio con pianto, chiusura, irritabilità, vergogna o bisogno di distanza.

In uno studio, tra i sintomi più comuni dopo il rapporto le donne hanno riportato soprattutto sbalzi d’umore e tristezza , mentre gli uomini più spesso infelicità e bassa energia (Burri & Hilpert, 2020)

Anche ricerche frequenti come “piangere dopo un rapporto” ci ricordano che questa esperienza non “definisce” un genere: è un vissuto umano, e merita ascolto senza giudizio.

Come dirlo al partner senza sentirti sbagliato

Parlare di disforia post-coitale con il partner può sembrare difficile, ma è un passo importante per costruire intimità e comprensione reciproca.

Scegli un momento tranquillo, lontano dalla camera da letto, e usa frasi in prima persona per depersonalizzare l’esperienza: “A volte mi capita di sentirmi triste dopo il sesso, non dipende da te”.

Puoi esprimere bisogni concreti: coccole, spazio, un bicchiere d’acqua, parole rassicuranti. Se il partner si spaventa, può essere utile rassicurarlo: non è un rifiuto né un giudizio sul rapporto.

L’aftercare può diventare un rituale di chiusura condiviso: una doccia insieme, una chiacchierata, un abbraccio.

Olly - Pexels

Strategie pratiche per gestire la tristezza post-sessuale

La tristezza che può seguire un rapporto sessuale può essere gestita attraverso strategie pratiche e semplici.

Alcune strategie pratiche possono aiutare a gestire questo vissuto, anche nei casi in cui si manifesti con pianto dopo il sesso:

  1. Respirazione lenta: concentrati sul respiro, rendilo più profondo e lento, per calmare il sistema nervoso.
  2. Grounding: riporta la tua attenzione al qui e ora. Puoi provare l’esercizio delle 5 cose: cerca 5 cose che vedi, 4 che senti, 3 che tocchi, 2 che annusi, 1 che assapori.
  3. Musica o silenzio: scegli consapevolmente se ascoltare una melodia che ti rilassi o immergerti nel silenzio.
  4. Doccia o bagno caldo: il calore dell’acqua rilassa il corpo e aiuta a “lavare via” le emozioni intense.
  5. Rituale di cura: crea un piccolo rito di self-care dopo il sesso: una tisana, una luce soffusa, una coperta, qualche riga di journaling.
  6. Dare un nome all’emozione: etichettare ciò che provi e praticare auto-compassione riduce la vergogna.
  7. Fattori scatenanti (trigger): se capisci che ci sono fattori scatenanti, segnalali al partner, definisci confini, rallenta e cerca di aumentare il tuo senso di sicurezza.

Se questa esperienza si ripete spesso, può aiutare monitorare alcuni aspetti: contesto, stress, qualità del sonno, eventuali conflitti relazionali, pensieri ricorrenti.

Un nuovo inizio: la terapia e quando chiedere aiuto

Un percorso terapeutico può rappresentare uno spazio sicuro e utile per affrontare la disforia post-coitale.

In particolare, può essere utile quando gli episodi sono ricorrenti, la sofferenza è intensa o si verificano dinamiche di evitamento della sessualità, conflitti di coppia o una vergogna crescente.

Gli obiettivi della terapia possono essere molteplici, tra cui lavorare su colpa, vergogna, traumi, attaccamento, ansia, comunicazione e desideri.

Esistono diverse opzioni terapeutiche: la psicoterapia individuale, la terapia di coppia e la consulenza sessuologica.

È importante chiedere aiuto subito in presenza di segnali come rapporti non consenzienti, ricordi intrusivi, pensieri autolesivi o un umore depresso che persiste oltre il momento post-coitale.

Se ti riconosci in queste situazioni, valuta la possibilità di intraprendere un percorso di terapia, anche online con Unobravo, per ritrovare benessere e serenità.

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