La menzogna può diventare un comportamento che genera confusione, senso di colpa e disagio emotivo, soprattutto quando diventa una modalità automatica e ricorrente.
Se ti sei mai chiesto perché ti capita di mentire anche quando non è strettamente necessario, potresti aver sperimentato emozioni come la paura di essere giudicato o la confusione rispetto alle tue stesse azioni.
È importante sapere che mentire può capitare a tutti, ma quando diventa frequente e automatico può creare sofferenza e difficoltà nelle relazioni.
In questo articolo approfondiremo il tema della mitomania, esplorando le possibili cause e alcuni spunti utili per affrontare questa sfida.
Mitomania: una definizione
La mitomania, (talvolta indicata come pseudologia fantastica), descrive una tendenza ricorrente a raccontare bugie o versioni distorte dei fatti. Non è una diagnosi formale del DSM-5-TR, ma un termine descrittivo usato per indicare un pattern comportamentale.
Queste bugie sono spesso ben costruite e mantenute nel tempo, tanto da sembrare credibili anche a chi le ascolta.
A differenza di ciò che si potrebbe pensare, la mitomania non coincide necessariamente con la malizia o con una manipolazione consapevole. Può essere una strategia nata per gestire emozioni come ansia, vergogna o bisogno di accettazione.
Per chiarire la differenza tra bugie occasionali, bugie difficili da inibire (uso colloquiale) e mitomania, ecco uno schema sintetico:
- Bugie occasionali o “bugie bianche”: si verificano in contesti specifici e hanno un’intenzione chiara, come proteggere i sentimenti di qualcuno.
- Bugie compulsive (cioè difficili da inibire): diventano un automatismo, con scarso tornaconto per chi le dice, e offrono un sollievo immediato.
- Mitomania (talvolta chiamata, in modo non tecnico, “bugia patologica”): è più pervasiva e stabile nel tempo, e può essere difficile da interrompere anche quando se ne riconoscono i danni.
Nel tempo può instaurarsi una progressione: le bugie possono passare da abitudine a bisogno, con costi emotivi e relazionali crescenti.
Affrontare questo tipo di difficoltà da soli può essere complicato, soprattutto quando la menzogna diventa automatica e pervasiva.

Perché mentire anche quando non è necessario
La bugia può diventare una risposta automatica, una scorciatoia per sfuggire a emozioni scomode come l’ansia, l’imbarazzo o la paura del confronto.
In questi casi, mentire sembra l’unica via per mettersi al sicuro, allontanando la sensazione di essere giudicati o messi in discussione.
Altre volte, la menzogna serve a costruire un’immagine migliore di sé: più interessante, forte, competente o semplicemente “a posto”.
Mentire può anche essere un modo per evitare responsabilità, conflitti, critiche o la sensazione di essere “sbagliati”.
Se una bugia porta attenzione, approvazione o evita un problema, può diventare più probabile ripeterla: è un meccanismo di rinforzo. Dietro l’impulso a mentire possono esserci fattori come bassa autostima, vergogna o esperienze passate: comprenderli aiuta a ridurre il peso del comportamento e ad aprire alternative più funzionali.
Autostima, bisogno di approvazione e vergogna
La menzogna può essere un riflesso di insicurezza e bassa autostima, dunque una via per ottenere attenzione e approvazione. In questi casi, la menzogna può trasformarsi in un racconto costruito per ottenere ammirazione, stima o compassione.
La vergogna è un’emozione centrale: mentire diventa uno scudo per proteggere la propria identità dal giudizio degli altri.
Il perfezionismo esaspera il problema: aspettative troppo alte, personali o familiari, alimentano la paura di deludere.
Un esempio? Un piccolo abbellimento su un risultato lavorativo può nascere dalla vergogna di non sentirsi all’altezza.
Traumi, infanzia e paura delle critiche
A volte la menzogna può diventare una strategia di adattamento emotivo.
Alcune esperienze, come la trascuratezza emotiva, l’abbandono, le umiliazioni e la crescita in ambienti molto giudicanti, possono rendere la bugia un modo per proteggersi.
Da bambini, mentire può servire a evitare punizioni o rifiuti, e questo schema può persistere anche in età adulta.
In questi casi, la bugia diventa una protezione contro l’intolleranza alle critiche e l’ipersensibilità al fallimento.
Mentire può diventare un modo per evitare una destabilizzazione emotiva intensa di fronte a situazioni che potrebbero attivare ansia intensa, tristezza o senso di vuoto.
Come riconoscerla: segnali che puoi notare
Riconoscere una tendenza persistente alla menzogna in se stessi può essere complesso.
Ecco alcuni segnali che possono aiutarti a identificare questo comportamento:
- Frequenza e automatismo: racconti bugie anche su dettagli piccoli, senza pensarci troppo.
- Storie elaborate e convincenti: nel tempo possono emergere incongruenze o contraddizioni.
- Effetto valanga: ti capita di dover inventare nuove bugie per coprire quelle precedenti, sentendoti intrappolato.
- Negazione o minimizzazione: pensi che non sia grave o che lo facciano tutti, ma dentro di te percepisci il peso della situazione.
- Ciclo emotivo: provi ansia prima o durante la menzogna, sollievo subito dopo, ma poi sensi di colpa o paura di essere scoperto.
Riconoscere questi schemi non implica un giudizio sul tuo valore come persona: significa individuare un comportamento che può essere compreso e modificato con il supporto adeguato.
Cosa succede nelle relazioni e quando vengo scoperto
La mitomania può avere un impatto molto pesante sulle relazioni.
La fiducia, pilastro di ogni legame significativo, può incrinarsi, lasciando un senso di insicurezza e sospetto.
Amici, familiari e partner possono sentirsi traditi, confusi e impotenti di fronte a bugie continue e spesso ingiustificate.
La stanchezza emotiva, i litigi e le rotture possono diventare frequenti, mentre il senso di colpa e la vergogna possono isolare ulteriormente chi mente.
Quando la verità viene a galla, le reazioni possono essere intense:
- Negazione: “Non è vero, ti sbagli.”
- Difensività: “L’ho fatto per proteggerti.”
- Rabbia: “Perché mi stai accusando?”
- Attacco: “Anche tu hai i tuoi segreti.”
In alcune dinamiche di coppia, la gelosia, il tradimento e la manipolazione possono, in alcuni casi, assumere caratteristiche di gaslighting, termine con cui si indica una dinamica in cui l’altra persona viene portata a dubitare della propria percezione o dei propri ricordi.
Ricostruire la fiducia è possibile, ma richiede responsabilità e continuità: riconoscere le bugie, riparare quando si è ferito l’altro e mantenere coerenza tra parole e azioni sono passaggi fondamentali..
Strategie pratiche per fermarti prima di mentire
Ti sei mai chiesto se è possibile interrompere il ciclo delle bugie?
Alcune strategie pratiche possono aiutare a fermarsi prima di mentire. Ecco sei passi concreti:
- Individua i fattori scatenanti: domande, sensazioni di vergogna, contesti sociali o situazioni di conflitto possono essere campanelli d’allarme. Riconoscerli è il primo passo per anticipare la tentazione di mentire.
- Prenditi una pausa: concediti 10 secondi per respirare profondamente e calmare l’ansia.
- Usa frasi-ponte: rimanda la risposta con espressioni come “ci penso e ti dico” o “preferisco risponderti dopo”.
- Scegli una verità sostenibile: dire meno è meglio che inventare. Proteggi i tuoi confini e la tua privacy.
- Fai un controllo dei fatti: metti per iscritto ciò che è accaduto e tienilo separato da interpretazioni o ipotesi.
- Stabilisci micro-obiettivi: monitora i tuoi progressi, per esempio riuscire a condurre una conversazione al giorno senza abbellire la realtà. In caso di ricadute, impara a gestirle: scusati, correggi e ripara senza colpevolizzarti eccessivamente.

Terapia e disturbi collegati: quando chiedere aiuto
Quando le bugie diventano un fardello insostenibile, può essere il momento di chiedere aiuto.
Se senti che la tua sofferenza è significativa, che le bugie sono fuori controllo e hanno conseguenze sul lavoro o in famiglia, o se vivi nell’isolamento o nella paura costante di essere scoperto, non sei solo.
La psicoterapia può aiutare a lavorare su autostima, vergogna, bisogno di approvazione, regolazione emotiva e capacità di tollerare la verità.
Approcci come la CBT e i percorsi psicodinamici possono aiutare a riconoscere i meccanismi che ti portano a mentire, a comunicare in modo più autentico e a costruire relazioni più stabili.
In alcuni casi, se sono presenti ansia, depressione o altre difficoltà associate, può essere utile anche un supporto psichiatrico.
Ricorda che il supporto può essere disponibile anche online, in modo semplice e accessibile.
Narcisismo e altri tratti: senza etichette
Mentire in modo ricorrente può, in alcuni casi, associarsi a tratti di personalità descritti in letteratura clinica. Tuttavia, le etichette non spiegano da sole il comportamento: è più utile capire funzioni, contesto e costi della menzogna.
Anche caratteristiche come l’egocentrismo o la difficoltà empatica possono favorire la menzogna, ma non definiscono l’intera persona.
Per questo motivo, la diagnosi differenziale e la comprensione del contesto sono fondamentali: etichettarsi o etichettare qualcuno può essere fuorviante e stigmatizzante.
L’aspetto centrale resta il funzionamento: cosa ti spinge a mentire e quali sono i costi emotivi e relazionali delle bugie.
Ricominciare da sé, un passo alla volta
La mitomania non definisce l’identità di una persona né ne esaurisce il funzionamento psicologico.
La sincerità non è un talento innato, ma una competenza che si può allenare con pazienza.
Un primo intervento utile può essere parlarne con un professionista (anche online) e definire insieme un obiettivo piccolo e concreto per la settimana.
Potresti scoprire che le relazioni possono diventare più leggere, l’ansia meno pressante e il contatto con te stesso più autentico.
Cambiare è possibile, soprattutto quando si riceve un supporto adeguato.
Se senti che è il momento di farti accompagnare, su Unobravo puoi trovare un terapeuta che ti accompagni in questo percorso.



