Ti capita di mangiarti le unghie anche se sei adulto?
Non sei solo.
L’onicofagia non è solo una questione di volontà o una “brutta abitudine” da bambini: è un comportamento complesso, spesso legato a momenti di stress o ansia, che può presentarsie anche in età adulta.
Per capire quanto sia diffusa, può aiutare sapere che una pubblicazione del 2018 che riassume i risultati di diverse ricerche descrive l’onicofagiacome un problema comune, che può riguardare circa il 6–45% delle persone e che è più frequente nei bambini (Winebrake et al., 2018).
In questo articolo esploreremo quali sono le cause dell’onicofagia e ti forniremo strategie pratiche per affrontarla. Vedremo perché, nonostante i tentativi, può essere così difficile smettere e come sia possibile trovare un nuovo equilibrio.
Onicofagia: che cos’è e perché si verifica anche negli a adulti
L’onicofagia è l’abitudine di mordersi o mangiarsi le unghie. Spesso è un gesto automatico, fatto quasi senza accorgersene, che può dare un sollievo momentaneo quando ci sentiamo sotto stress o in tensione.
L’esordio è molto precoce, attestandosi intorno ai : 5 anni (con un intervallo tra 1 e 13 anni) (Winebrake et al., 2018). Proprio perché può diventare un “modo” appreso per gestire le emozioni, l’onicofagia può continuare anche in età adulta: non è soltanto una questione di forza di volontà, ma un meccanismo complesso che può radicarsi nel tempo.
È importante distinguere tra episodi occasionali e comportamenti ripetitivi. Se ti capita di mangiare le unghie sporadicamente, in situazioni di particolare stress, probabilmente non si tratta di un problema significativo.
Se invece l’onicofagia è frequente, difficile da controllare e ti causa disagio, potrebbe essere il momento di chiedere aiuto.

Quando diventa un problema e come capirne la gravità
Anche se, come abbiamo detto, mangiarsi le unghie è un comportamento molto comune , è importante capire quando diventa un problema serio.
In ambito clinico, quando il comportamento è caratterizzato da episodi ricorrenti,si sono verificati ripetuti tentativi di ridurlo o interromperlo con esito negativo ed è causa di sofferenza o compromissione (per esempio nelle relazioni o al lavoro), può rientrare tra i comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo (BFRB), che nel DSM-5-TR vengono inquadrati nell’area dei disturbi ossessivo-compulsivi e correlati.
L’onicofagia può avere conseguenze fisiche e psicologiche: dalle ferite alle dita (dolore, sanguinamento, infiammazione) fino, nei casi più intensi, al danneggiamento dei tessuti sotto l’unghia.
Sul piano emotivo, segnali da non sottovalutare sono la sensazione di perdita di controllo e l’impatto sulla vita sociale o lavorativa . Quando questa abitudine diventa fonte di vergogna o preoccupazione costante, può influire anche su autostima e qualità della vita. Ecco alcuni indicatori di gravità:
- Dolore, sanguinamento, infiammazione delle unghie
- Perdita di controllo sul comportamento
- Impatto negativo su vita sociale, lavorativa e autostima
- Stress e ansia che tendono ad aumentare attorno al comportamento
Se ti riconosci in questi segnali, è importante sapere che esistono strategie e percorsi terapeutici efficaci per affrontare l’onicofagia.
Da dove nasce l’impulso di mordersi le unghie?
L’onicofagia non è solo un automatismo: può essere una strategia per gestire emozioni difficili o momenti di noia. A volte, mangiarsi le unghie significa trovare un modo per scaricare la tensione, calmarsi o “tenere impegnate” le mani e la mente quando l’attivazione emotiva è alta.
Questo ciclo è semplice ma potente:
- tensione
- gesto
- sollievo
- vergogna/colpa nuova tensione.
L’onicofagia può intrecciarsi con aspetti come difficoltà nella gestione della rabbia o della frustrazione, bisogno di controllo o perfezionismo. Tuttavia, non esiste una causa unica.
Spesso è il risultato di una combinazione personale di fattori.
Un aspetto spesso trascurato è l’“effetto invisibile” dell’onicofagia. La vergogna per l’aspetto delle mani può portare al ritiro sociale e all’ansia in situazioni come strette di mano, riunioni o appuntamenti.
Il senso di colpa che segue un episodio può trasformarsi in autocritica. Parlare dell’onicofagia con partner o amici può essere difficile, ma può aiutare farlo con chiarezza e senza difese. Puoi spiegare che si tratta di un automatismo, chiedere supporto pratico o concordare un segnale gentile per aiutarti a interrompere il ciclo.
Stress, ansia e noia: i momenti in cui scatta
Lo stress, l’ansia e la noia sono tra i principali fattori scatenanti dell’onicofagia. Ad esempio, scadenze lavorative, conflitti interpersonali, attese prolungate, ma anche attività passive come guardare la TV o scorrere il telefono possono innescare questo comportamento.
La guida o il tempo trascorso sui mezzi pubblici sono altri contesti tipici. I segnali precoci includono l’ispezione delle unghie e la ricerca di pellicine o imperfezioni.
In questi momenti, tre strategie immediate possono aiutare:
- fare una pausa breve per interrompere l’automatismo,
- praticare la respirazione consapevole per ridurre l’ansia,
- cambiare contesto o tenere le mani occupate con un oggetto.
Se ti capita di pensare “mangio le unghie quando sono stressato”, può essere utile iniziare a mappare i fattori scatenanti con un mini-diario o con delle note sul telefono, annotando situazione, emozione e intensità.

Cosa rischiano unghie, mani, denti e stomaco
L’onicofagia può avere conseguenze rilevanti su mani, bocca e stomaco. In particolare, nel tempo può coinvolgere unghie, pelle e cuticole, denti e gengive e, più raramente, l’apparato digerente.
Ecco i principali rischi fisici legati al mangiarsi le unghie in età adulta:
- Unghie: l’onicofagia può causare alterazioni della lamina ungueale (fragilità e ricrescita irregolare) che, se il comportamento è intenso e prolungato, possono anche diventare persistenti. L’unghia può apparire più corta, sottile e vulnerabile alle infezioni.
- Pelle e cuticole: il gesto ripetuto può provocare ferite, cicatrici, irritazioni o callosità intorno alle unghie.
- Denti e gengive: mordere le unghie può portare a usura degli incisivi, microlesioni gengivali, carie o malocclusioni.
- Igiene e stomaco: l’onicofagia può favorire l’ingestione di frammenti di unghie e il trasferimento di germi dalla superficie ungueale alla bocca, con potenziali rischi per l’apparato digerente.
Dermatofagia: quando si mordono anche pellicine e pelle
La dermatofagia è un comportamento che consiste nel mordere o mangiare le pellicine e la pelle delle dita, soprattutto intorno alle unghie. Si differenzia dall’onicofagia perché l’attenzione non è rivolta alle unghie, ma alla pelle e alle cuticole.
Tuttavia, i due comportamenti possono coesistere: la ricerca di “imperfezioni” da eliminare e lo stress possono portare a spostare l’attenzione da un’area all’altra.
In ambito clinico, quando è ricorrente, difficile da controllare e causa lesioni, disagio o compromissione, può essere considerata un comportamento ripetitivo focalizzato sul corpo; se invece il comportamento è soprattutto di “stuzzicare” la pelle fino a procurare lesioni, può avvicinarsi al quadro del disturbo da escoriazione.
Come smettere di mangiarsi le unghie nella vita vera
Per interrompere questa abitudine è necessario interrompere l’automatismo e sostituire il gesto.
Può, ad esempio, essere utile rendere il gesto più difficile per spezzare la routine: barriere fisiche come guanti, cerotti o smalti amari possono essere utili, così come modificare l’ambiente per ridurre i fattori scatenanti.
Sostituire il gesto con alternative che occupano mani o bocca (palline antistress, chewing gum) può aiutare a canalizzare l’impulso. Anche la cura estetica delle unghie può essere una motivazione in più: manicure regolari, unghie corte e curate, ricostruzione con gel possono ridurre il desiderio di mordere.
Anche un piano personalizzato può fare la differenza: identifica i tuoi fattori scatenanti principali, i momenti critici della giornata e prepara strategie di emergenza.
In questo modo, saprai come proteggere le unghie anche nelle situazioni più difficili.
Quando la psicoterapia può fare la differenza
Se senti un disagio intenso, ti accorgi che succede quasi ogni giorno, ti fai spesso male alle dita o hai già provato tanti rimedi senza risultati, un percorso di psicoterapia può fare davvero la differenza, per acquisire consapevolezza di quali sono i fattori scatenanti e lavorare sui pensieri che li alimentano.
In questo ambito, uno degli approcci più usati è l’Habit Reversal Training (HRT) (allenamento all’inversione dell’abitudine), che include l’aumento della consapevolezza (accorgersi quando sta per partire l’automatismo) e l’allenamento a sostituire il gesto con un’azione alternativa.
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