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Pandemic fatigue: cos'è lo stress da pandemia

É ormai passato più di un anno dal primo lockdown, a cui si sono sostituite nuove misure di contenimento del virus, nuovi DPCM, nuove restrizioni. Il dibattito su Green Pass e sull’obbligatorietà dei vaccini infiamma l’opinione pubblica e il nostro paese è segnato dall’incertezza. In questa situazione di emergenza prolungata, è possibile provare sensazioni di stanchezza, sfinimento e depressione. Questa condizione fisica e psicologica è stata chiamata dall’OMS Pandemic fatigue o stress da pandemia, ed è una condizione del tutto nuova rispetto ai quadri clinici conosciuti.

La Pandemic fatigue indica uno stress, insieme individuale e comunitario, sospeso e persistente. É uno stress che “non colpisce solo il presente ma dissesta anche il futuro”. I sintomi possono essere molto diversi da persona e persona e includono:

  • agitazione e ansia;
  • irrequietezza e sbalzi di umore;
  • rabbia, tristezza e rassegnazione;
  • voglia di libertà e rifiuto delle norme imposte;
  • negazione del problema;
  • passività agli eventi.

Possono essere presenti anche sintomi ulteriori come tachicardia, insonnia, capogiri, crisi ipertensive, perdita dell'appetito o, al contrario, aumento di peso, caduta dei capelli, coliti. In alcuni casi questa condizione prolungata di stress potrebbe portare anche a una depressione reattiva.


Lo stress è la nuova normalità

Secondo uno studio condotto dal Consiglio Nazionale degli Psicologi, “la nuova normalità è essere stressati”. Attraverso uno strumento definito “stressometro”, è stata condotta un’indagine settimanale per rilevare i livelli di stress nella popolazione italiana. A fine 2020, i risultati rilevavano che i livelli di stress erano di quasi 10 punti percentuali più alti di quelli che venivano registrati prima dell’inizio dell’emergenza.


Inoltre, se all’inizio della pandemia lo stress era legato quasi esclusivamente alla paura del contagio, nel tempo è aumentata l’ansia per le conseguenze economiche e la perdita del lavoro. Non solo, le persone tenute in isolamento o in quarantena sono soggette ad alti livelli di ansia, nonché a rabbia, confusione, stress e a molte altre conseguenze psicologiche.

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Quali sono gli stressor?

La condizione di pandemia può essere considerata come un agente stressante, perché comporta la minaccia invisibile e diffusa di infettarsi e il rischio di sviluppare una malattia con evoluzioni rapide e, in alcuni casi, poco controllabili. I principali stressor sono dunque:

  • l’infodemia, ossia l’eccesso di informazioni date dai media, spesso contraddittori, che provoca la diffusione di informazioni a contenuto soprattutto angosciante e terrorizzante;
  • il lockdown, le successive misure restrittive del Governo per prevenire e limitare il contagio da CoViD-19, l’imposizione del “distanziamento sociale” e il blocco di tutte le attività produttive considerate non fondamentali per la vita di ogni persona, che hanno ridotto drasticamente le occasioni di socialità.


Come affrontare la Pandemic fatigue?

Le reazioni di tristezza, paura, stress e confusione sono del tutto normali di fronte a una crisi. Sono la risposta dell'organismo e della mente per adattarsi ad a uno stato cronico di stress. Possiamo affrontare questo stress mettendo in atto una serie di comportamenti:

  • identificare il problema, riconoscere che lo stato di ansia, stress e affaticamento è dovuto alla situazione d’emergenza in corso;
  • permettersi di sentire le emozioni che ci attraversano, senza giudicarle, e dar loro un nome, diventa fondamentale per iniziare a stare meglio. É importante ritagliarsi degli spazi per stare in ascolto di sé e aumentare la consapevolezza del qui e ora. A questo scopo, possono essere validi aiuti le pratiche meditative o di rilassamento, come lo yoga o le meditazioni guidate, facili da trovare gratuitamente anche sul web;
  • condividere le emozioni con le persone a noi care, amici e famiglia, per uscire dalla sensazione di solitudine e isolamento che spesso ci si trova a vivere in questa emergenza globale; 
  • mantenere i contatti sociali: ci si può ritrovare in presenza quando permesso o, in caso contrario, attraverso telefono e social;
Andrea Piacquadio - Pexels


  • ricordare come abbiamo affrontato le avversità della vita in passato, può essere d’aiuto a ritrovare fiducia nel fronteggiare il momento difficile di questa emergenza;
  • strutturare le proprie giornate con una routine giornaliera può essere molto d’aiuto, soprattutto per chi deve restare a casa;
  • mantenere uno stile di vita sano: una dieta corretta, limitare l’uso di alcol e fumo, mantenere orari di sonno adeguati e fare un po' di esercizio fisico; 
  • trovare del tempo per svolgere attività piacevoli, di nostro interesse;
  • ridurre il tempo di ascolto dei media e di ricerca di informazioni aiuta a limitare la preoccupazione e l’angoscia. É inoltre importante scegliere di informarsi su poche fonti, esclusivamente scientifiche e attendibili, come il sito web dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) o il sito del Ministero della Salute.

Chiedere aiuto

Se dovesse diventare difficile gestire l’ansia e la preoccupazione, o ci si sentisse sopraffatti dall’angoscia, può essere utile rivolgersi ad un professionista, psicologo o psicoterapeuta. Potrebbe essere l’occasione di trasformare insieme un momento di crisi e incertezza in opportunità di crescita personale.

"Il compito a cui dobbiamo lavorare non è di arrivare alla sicurezza, ma di arrivare a tollerare l'insicurezza." Erich Fromm


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