Affrontare una diagnosi di cancro lontano dalla famiglia: come gestire la solitudine durante le cure?

Affrontare una diagnosi di cancro lontano dalla famiglia: come gestire la solitudine durante le cure?
Sono andato a ritirare gli esami da solo, di nuovo
La mia famiglia è a 800 km e io sono qui

Hai costruito la tua vita in una città diversa da quella in cui sei cresciuto/a, magari per studio o per lavoro. E proprio in questa città, lontano dai tuoi affetti d'origine, è arrivata una diagnosi oncologica.

Da quel momento ogni visita, ogni esame, ogni attesa di un referto è diventata qualcosa da affrontare senza qualcuno accanto. Nessuno che ti accompagni in ospedale, nessuno che ti aspetti a casa al ritorno.

In Italia la famiglia è spesso il primo appoggio nei momenti difficili, e sentirla fisicamente lontana proprio ora può far emergere una solitudine molto concreta, diversa da quella puramente emotiva.

È importante sapere che quello che provi è un'esperienza comune a chi si trova nella tua stessa situazione. Non stai sbagliando nulla nel sentirti così.

Le radici della solitudine

Perché la distanza rende tutto più pesante

Non voglio che i miei si preoccupino, così taccio
Faccio tutto da sola e sono esausta

Affrontare una malattia oncologica coinvolge tante emozioni diverse, e la distanza dalla famiglia può renderle ancora più intense. Indagare queste emozioni e il senso di colpa che spesso le accompagna può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio dedicato al tuo benessere in un momento tanto delicato.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base della solitudine che senti mentre affronti le cure lontano dai tuoi affetti.

Il senso di colpa verso chi è lontano

  • Puoi percepire i tuoi genitori come persone da proteggere, non da preoccupare, e questo può spingerti a minimizzare quello che stai vivendo.
  • Il timore di essere un peso per una famiglia magari anziana o con proprie fragilità può portarti a costruire una narrazione rassicurante che, però, ti isola ancora di più.
  • Nascondere la fatica reale della giornata può sembrarti un modo per fare del bene a chi ami, anche se ti lascia solo/a con le tue emozioni.

Il carico pratico che si somma a quello emotivo

  • Gestire da solo/a visite, esami e burocrazia sanitaria richiede energie aggiuntive che si sommano al peso della diagnosi.
  • L'assenza di una figura di riferimento durante l'attesa dei risultati o durante i trattamenti può amplificare la paura e il senso di vulnerabilità.
  • La distanza può rendere più difficile quella condivisione spontanea e quotidiana delle emozioni che di solito passa attraverso piccoli gesti e presenza costante.
Prospettiva clinica
Affrontare una diagnosi così importante lontano da casa può far emergere una solitudine che pesa concretamente, giorno dopo giorno. A volte, per proteggere chi amiamo, finiamo per tenere fuori dalla porta anche il loro affetto, e restiamo soli proprio con ciò che avremmo più bisogno di condividere. Potrebbe essere utile chiedersi: di cosa avrei davvero bisogno, se mi permettessi di dirlo?
Loredana Tetecher
Loredana Tetecher
Psicoterapeuta Unobravo
La solitudine concreta

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Sono tornato dall'ospedale e la casa era vuota
Al telefono dico che va tutto bene, ma non è vero

A volte la solitudine durante le cure non è un'idea astratta, ma prende la forma di momenti molto precisi della giornata. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

I momenti clinici affrontati da soli

  • Recarti da solo/a all'appuntamento in cui ti viene comunicata la diagnosi, senza nessuno che ti aiuti a memorizzare le informazioni o ti offra un sostegno immediato.
  • Organizzare autonomamente il trasporto da e per le sedute di chemioterapia o radioterapia, in giorni in cui il fisico è debilitato dagli effetti collaterali.
  • Aspettare un referto importante senza qualcuno accanto con cui condividere l'ansia nel momento in cui la senti.

La vita quotidiana durante le terapie

  • Vivere la fase post-intervento in un appartamento vuoto, senza qualcuno che prepari i pasti o dia una mano nelle attività più semplici.
  • Rispondere al telefono con toni rassicuranti, nascondendo la stanchezza reale per non far preoccupare chi è lontano.
  • Sentirti escluso/a dalle piccole abitudini familiari del tuo paese d'origine, come i pranzi o le visite, proprio nei momenti in cui ne avresti più bisogno.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come gestire la solitudine durante le cure

Ho chiesto aiuto a un collega e mi ha accompagnato
Parlare con una psicologa mi ha fatto sentire capita
1

Costruire una rete di supporto vicina

Anche se la tua famiglia è lontana, puoi provare a coinvolgere amici, colleghi o vicini di casa disponibili ad accompagnarti in ospedale o a farti compagnia nei momenti più difficili. Non deve essere una rete perfetta o numerosa: anche poche persone di fiducia possono fare la differenza.

2

Rivolgersi ai servizi di psico-oncologia

Molti ospedali e associazioni offrono servizi di psico-oncologia, spesso gratuiti, pensati proprio per chi affronta un percorso oncologico. Potresti trovare in questi spazi un supporto dedicato all'elaborazione delle emozioni legate all'isolamento.

3

Partecipare a gruppi di sostegno

Condividere la tua esperienza con altre persone che vivono situazioni simili, anche attraverso gruppi online, può aiutarti a sentirti meno solo/a. Ritrovarsi in chi comprende davvero quello che stai attraversando può essere di grande conforto.

4

Comunicare i tuoi bisogni concreti a chi è lontano

Anche se temi di preoccupare la tua famiglia, provare a esprimere onestamente ciò di cui hai bisogno può permettere ai tuoi affetti di offrirti aiuto anche a distanza, che sia organizzativo, telefonico o di semplice ascolto. Nascondere la fatica non sempre protegge davvero chi ami, e può lasciarti ancora più solo/a.

5

Informarti sui servizi di assistenza pratica

Esistono servizi di assistenza domiciliare e organizzazioni che offrono accompagnamento pratico alle persone che affrontano una malattia oncologica senza una rete familiare vicina. Informarti su queste risorse può alleggerire il carico quotidiano.

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Prenderti cura anche dei piccoli bisogni quotidiani

Quando ne hai la possibilità, potresti provare a concederti gesti semplici che ti fanno sentire meno solo/a, come una telefonata con una persona cara, un pasto preparato con cura o una passeggiata breve. Anche i piccoli momenti di conforto hanno valore.

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Valutare un percorso di terapia

Un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio prezioso per sentirti capito/a e sostenuto/a mentre affronti la malattia e la distanza dai tuoi affetti. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto: la terapia può essere uno spazio di riflessione e cura di sé fin dai primi momenti.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Un passo alla volta

Non sei costretto/a ad affrontare tutto da solo/a

Ho capito che chiedere aiuto non mi rende più debole
Un passo alla volta, non sono più sola in questo

La solitudine fisica durante le cure oncologiche è un'esperienza concreta e specifica, distinta dall’isolamento emotivo, e merita attenzione e strategie mirate.

Chiedere aiuto a persone vicine geograficamente non sostituisce l'affetto della tua famiglia, ma può alleggerire il peso pratico e quotidiano della malattia. Allo stesso modo, affrontare con onestà il senso di colpa verso chi è lontano può liberarti da un carico che porti in silenzio.

Le risorse psicologiche e associative disponibili sul territorio possono colmare in parte il vuoto lasciato dall'assenza della famiglia. Riconoscere la propria vulnerabilità e accettare il sostegno esterno non è un segno di debolezza, ma una scelta che può aiutarti ad affrontare con più forza questo percorso.

Se senti che la solitudine sta diventando difficile da gestire, prendere in considerazione un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio dedicato a te, dove sentirti finalmente ascoltato/a.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

Affrontare una malattia oncologica coinvolge tante emozioni diverse, e la distanza dalla famiglia può renderle ancora più intense. Gestire da solo visite, esami e burocrazia sanitaria richiede energie aggiuntive che si sommano al peso della diagnosi. L'assenza di una figura di riferimento durante l'attesa dei risultati o durante i trattamenti può amplificare la paura e il senso di vulnerabilità. La distanza può rendere più difficile quella condivisione spontanea e quotidiana delle emozioni che di solito passa attraverso piccoli gesti e presenza costante. In Italia la famiglia è spesso il primo appoggio nei momenti difficili, e sentirla fisicamente lontana proprio ora può far emergere una solitudine molto concreta.

Puoi percepire i tuoi genitori come persone da proteggere, non da preoccupare, e questo può spingerti a minimizzare quello che stai vivendo. Il timore di essere un peso per una famiglia magari anziana o con proprie fragilità può portarti a costruire una narrazione rassicurante che, però, ti isola ancora di più. Nascondere la fatica reale della giornata può sembrarti un modo per fare del bene a chi ami, anche se ti lascia solo con le tue emozioni. Affrontare con onestà il senso di colpa verso chi è lontano può liberarti da un carico che porti in silenzio.

Recarti da solo all'appuntamento in cui ti viene comunicata la diagnosi, senza nessuno che ti aiuti a memorizzare le informazioni o ti offra un sostegno immediato. Organizzare autonomamente il trasporto da e per le sedute di chemioterapia o radioterapia, in giorni in cui il fisico è debilitato dagli effetti collaterali. Aspettare un referto importante senza qualcuno accanto con cui condividere l'ansia. Vivere la fase post-intervento in un appartamento vuoto, senza qualcuno che prepari i pasti o dia una mano nelle attività più semplici, oppure rispondere al telefono con toni rassicuranti nascondendo la stanchezza reale per non far preoccupare chi è lontano.

Anche se la tua famiglia è lontana, puoi provare a coinvolgere amici, colleghi o vicini di casa disponibili ad accompagnarti in ospedale o a farti compagnia nei momenti più difficili. Non deve essere una rete perfetta o numerosa: anche poche persone di fiducia possono fare la differenza. Condividere la tua esperienza con altre persone che vivono situazioni simili, anche attraverso gruppi online, può aiutarti a sentirti meno solo. Esistono inoltre servizi di assistenza domiciliare e organizzazioni che offrono accompagnamento pratico alle persone che affrontano una malattia oncologica senza una rete familiare vicina.

Anche se temi di preoccupare la tua famiglia, provare a esprimere onestamente ciò di cui hai bisogno può permettere ai tuoi affetti di offrirti aiuto anche a distanza, che sia organizzativo, telefonico o di semplice ascolto. Nascondere la fatica non sempre protegge davvero chi ami, e può lasciarti ancora più solo. Potrebbe essere utile chiedersi di cosa avresti davvero bisogno, se ti permettessi di dirlo. Riconoscere la propria vulnerabilità e accettare il sostegno esterno non è un segno di debolezza, ma una scelta che può aiutarti ad affrontare con più forza questo percorso.

Molti ospedali e associazioni offrono servizi di psico-oncologia, spesso gratuiti, pensati proprio per chi affronta un percorso oncologico. Potresti trovare in questi spazi un supporto dedicato all'elaborazione delle emozioni legate all'isolamento. Le risorse psicologiche e associative disponibili sul territorio possono colmare in parte il vuoto lasciato dall'assenza della famiglia. Un percorso con uno psicologo può rappresentare uno spazio prezioso per sentirti capito e sostenuto mentre affronti la malattia e la distanza dai tuoi affetti, fin dai primi momenti, senza bisogno di aspettare che la situazione diventi molto difficile.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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