Avere il cancro a vent'anni: come orientarsi rispetto alla propria identità quando la malattia cambia un momento importante del proprio percorso di vita?

Non so più chi sarei diventata senza tutto questo
Sto costruendo me stesso mentre la malattia mi cambia
Tra i venti e i trentacinque anni la propria identità è ancora in costruzione. La carriera, le relazioni affettive, il progetto di vita sono domande aperte, non certezze già scritte.
Quando in questa fase arriva una diagnosi oncologica, può intrecciarsi con un'identità ancora in evoluzione, influenzando il processo di scoperta di chi si è e di chi si vorrebbe diventare.
Così può diventare difficile distinguere chi si sarebbe stati da chi si sta diventando anche a causa della malattia. È come sentirsi sospesi tra un prima e un dopo che non hanno confini netti.
Se stai vivendo qualcosa di simile, sappi che questa sensazione di trovarti né del tutto nella vita di prima né pienamente in quella nuova è un'esperienza comprensibile. E hai tutto il diritto di sentirti disorientato.
Le radici del disorientamento
Perché la malattia in giovane età tocca così da vicino l'identità
Volevo scegliere la mia vita, non subirla
Mi sento un numero, non una persona
Ci sono diverse ragioni per cui una diagnosi in questa fase di vita può scuotere così profondamente il senso di sé. Comprendere a fondo cosa si muove dentro di te può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio per orientarti tra emozioni tanto intense.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo senso di smarrimento rispetto a chi sei.
Una fase in cui tutto è ancora in movimento
- Tra i venti e i trentacinque anni si stanno costruendo l'autonomia, l'identità professionale e le prime relazioni stabili: la malattia arriva proprio mentre queste basi si stanno formando
- Potresti sentire di non avere ancora riferimenti stabili rispetto alla tua identità, oppure percepire che la malattia abbia modificato aspetti di te che consideravi già consolidati
- Le domande su chi si è erano già aperte, e la diagnosi si aggiunge a un terreno ancora incerto
L'interruzione di un percorso appena avviato
- La diagnosi improvvisa può spezzare la continuità con cui immaginavi il tuo futuro
- Può imporre una riorganizzazione dolorosa dei tuoi progetti, in un momento in cui li stavi ancora definendo
- Il senso di controllo che senti di avere sulla tua condizione può influenzare quanto ti risulta faticoso adattarti
Il rapporto con il mondo della cura
- Il confronto con un sistema medico spesso concentrato sugli aspetti clinici può farti sentire visto più come un caso che come una persona
- Questo può essere vissuto come una minaccia all'indipendenza e all'identità che stavi costruendo
- Dipendere da controlli e terapie può stridere con il bisogno di sentirti protagonista delle tue scelte

Vissuti quotidiani
Situazioni in cui potresti riconoscerti
I miei amici vanno avanti e io mi sento ferma
Non so mai quando dirlo a chi conosco
Il disorientamento rispetto a chi si è può prendere forme molto concrete nella vita di tutti i giorni. Ecco alcune situazioni in cui forse ti ritrovi.
Sentirsi diverso dai coetanei
- Percepirti etichettato o guardato come 'diverso' proprio quando desideri più che mai sentirti integrato tra le persone della tua età
- Avere la sensazione di essere stato messo in pausa, mentre chi ti sta intorno costruisce carriera, relazioni e autonomia
- Sentire un forte isolamento, come se nessuno, tra amici o partner, potesse davvero capire cosa significhi vivere questa esperienza
Tra il nascondere e il condividere
- Vivere la tensione tra il bisogno di non parlare della malattia al lavoro, con nuove amicizie o in una relazione appena nata
- E, allo stesso tempo, la necessità di affrontarla apertamente in ambito privato o con chi ti cura
- Chiederti quanto raccontare di te quando conosci qualcuno, senza sapere come verrà accolto
Priorità che entrano in conflitto
- Sentire lo scontro tra i controlli medici da rispettare e il desiderio di portare avanti una relazione, uno studio o un progetto di lavoro
- Dover imparare a gestire una condizione complessa proprio mentre stavi ancora imparando a gestire la tua autonomia in generale
- Rimandare scelte importanti perché il calendario delle cure sembra avere sempre la precedenza
Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?
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Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.
Strategie pratiche
Come orientarti nella tua identità, un passo alla volta
Parlarne con chi ci è passato mi fa sentire capito
Ho ricominciato a coltivare le mie passioni
Accogliere l'idea che l'identità possa integrare la malattia
La tua identità non deve necessariamente riprendere da dove si era interrotta. Puoi provare a riconoscere l'esperienza della malattia come una parte della tua storia, senza sentirti obbligato a considerarla un'occasione di crescita o a lasciarti definire soltanto da essa.
Cercare il confronto con chi vive un'esperienza simile
Parlare con altre persone che stanno attraversando o hanno attraversato qualcosa di simile può aiutarti a sentirti meno solo. Il gruppo dei tuoi pari può diventare una risorsa preziosa per dare un senso condiviso a ciò che stai vivendo.
Chiedere un ascolto più centrato su di te
Puoi provare a coltivare una comunicazione aperta con chi ti cura, chiedendo un approccio attento non solo ai risultati clinici, ma anche alla persona che sei. Sentirti ascoltato nella tua interezza può cambiare il modo in cui vivi il percorso di cura.
Alternare gestione pratica e spazio alle emozioni
Ci saranno momenti in cui potrai concentrarti sugli aspetti concreti della malattia e altri in cui avrai bisogno di dare spazio a ciò che senti. Entrambe le cose hanno valore: non c'è un modo unico di reagire, e puoi lasciare che si alternino.
Mantenere spazi di quotidianità e progettualità
Per quanto possibile, potresti provare a tenere vivi i tuoi interessi, le relazioni e qualche piccolo obiettivo. Questi spazi possono funzionare come un ancoraggio parallelo al percorso di cura, che ti ricorda chi sei anche al di là della malattia.
Concederti di rallentare senza colpa
Se senti di avere bisogno di rallentare rispetto ai ritmi dei tuoi coetanei, puoi darti il permesso di farlo. I tempi che stai vivendo sono i tuoi, e non devono coincidere con quelli di nessun altro.
Valutare un percorso di supporto psicologico
Un percorso con uno/a psicologo/a, anche nell'ambito di un servizio di psiconcologia, può offrirti uno spazio di ascolto e sostegno per esplorare i cambiamenti nel modo in cui percepisci te stesso e il tuo futuro. Non è necessario aspettare che il disagio diventi particolarmente intenso per chiedere aiuto: il supporto psicologico può accompagnarti nelle diverse fasi della malattia e del percorso di cura.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

Ritrovare un equilibrio
Un nuovo capitolo, non una rottura definitiva
Sto imparando a vedermi in un modo nuovo
Questa esperienza fa parte di me, ma non mi definisce
Affrontare il cancro in giovane età può influenzare profondamente il modo in cui costruisci e percepisci la tua identità. Per alcune persone la malattia diventa una parte significativa della propria storia, mentre altre preferiscono non attribuirle un ruolo centrale. Non esiste un unico modo corretto di vivere questa esperienza.
La sensazione di trovarti sospeso tra la vita di prima e quella nuova può essere un equilibrio dinamico, che si trasforma nel tempo, più che uno stallo permanente. E l'identità che stai costruendo attraverso questa esperienza non è per forza più fragile: può includere nuove consapevolezze, risorse e priorità.
Avere accanto persone capaci di comprenderti, senza giudicarti né iperproteggerti, può fare una grande differenza. Confrontarti con altre persone, se lo desideri, può aiutarti a sentirti meno solo e a trovare un tuo modo di dare spazio a questa esperienza, senza doverle necessariamente attribuire un significato positivo.
Se senti di averne bisogno, valutare un percorso con uno/a psicologo/a può darti uno spazio in cui essere ascoltato e sostenuto mentre ritrovi te stesso.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché una diagnosi di cancro a vent'anni influisce così tanto sull'identità?
Tra i venti e i trentacinque anni si stanno costruendo l'autonomia, l'identità professionale e le prime relazioni stabili, e la malattia arriva proprio mentre queste basi si stanno formando. Le domande su chi si è erano già aperte, e la diagnosi si aggiunge a un terreno ancora incerto. Si può sentire di non avere ancora riferimenti stabili rispetto alla propria identità, oppure percepire che la malattia abbia modificato aspetti di sé che si consideravano già consolidati. La diagnosi improvvisa può inoltre spezzare la continuità con cui si immaginava il proprio futuro, imponendo una riorganizzazione dolorosa dei progetti in un momento in cui li si stava ancora definendo.
È normale sentirsi diversi dai coetanei quando si affronta una malattia oncologica da giovani?
Sì, è un'esperienza comprensibile. Si può percepire di essere etichettati o guardati come 'diversi' proprio quando si desidera più che mai sentirsi integrati tra le persone della propria età. Può emergere la sensazione di essere stati messi in pausa, mentre chi sta intorno costruisce carriera, relazioni e autonomia. Si può anche sentire un forte isolamento, come se nessuno, tra amici o partner, potesse davvero capire cosa significhi vivere questa esperienza. Questa sensazione di trovarsi né del tutto nella vita di prima né pienamente in quella nuova è comprensibile, e si ha tutto il diritto di sentirsi disorientati.
Come si può gestire il confronto con medici e terapie senza perdere il proprio senso di identità?
Il confronto con un sistema medico spesso concentrato sugli aspetti clinici può far sentire visti più come un caso che come una persona, e questo può essere vissuto come una minaccia all'indipendenza e all'identità che si stava costruendo. Dipendere da controlli e terapie può stridere con il bisogno di sentirsi protagonisti delle proprie scelte. Si può provare a coltivare una comunicazione aperta con chi cura, chiedendo un approccio attento non solo ai risultati clinici, ma anche alla persona che si è. Sentirsi ascoltati nella propria interezza può cambiare il modo in cui si vive il percorso di cura.
Quando e a chi conviene raccontare della propria malattia, ad esempio al lavoro o in una nuova relazione?
Si può vivere la tensione tra il bisogno di non parlare della malattia al lavoro, con nuove amicizie o in una relazione appena nata, e allo stesso tempo la necessità di affrontarla apertamente in ambito privato o con chi cura. Ci si può chiedere quanto raccontare di sé quando si conosce qualcuno, senza sapere come verrà accolto. Non esiste un unico modo corretto di vivere questa esperienza: confrontarsi con altre persone che stanno attraversando o hanno attraversato qualcosa di simile può aiutare a sentirsi meno soli e a dare un senso condiviso a ciò che si sta vivendo.
Come si può ritrovare un equilibrio nella propria identità dopo una diagnosi oncologica in giovane età?
Si può provare a riconoscere l'esperienza della malattia come una parte della propria storia, senza sentirsi obbligati a considerarla un'occasione di crescita o a lasciarsi definire soltanto da essa. Per quanto possibile, si può tenere vivi i propri interessi, le relazioni e qualche piccolo obiettivo, come un ancoraggio parallelo al percorso di cura che ricorda chi si è anche al di là della malattia. La sensazione di trovarsi sospesi tra la vita di prima e quella nuova può essere un equilibrio dinamico che si trasforma nel tempo, più che uno stallo permanente, e l'identità che si sta costruendo può includere nuove consapevolezze, risorse e priorità.
Ci si deve sentire in colpa se si ha bisogno di rallentare rispetto ai propri coetanei?
No, non c'è bisogno di sentirsi in colpa. Se si sente di avere bisogno di rallentare rispetto ai ritmi dei propri coetanei, ci si può dare il permesso di farlo: i tempi che si stanno vivendo sono i propri, e non devono coincidere con quelli di nessun altro. Ci saranno momenti in cui ci si potrà concentrare sugli aspetti concreti della malattia e altri in cui si avrà bisogno di dare spazio a ciò che si sente, ed entrambe le cose hanno valore perché non c'è un modo unico di reagire.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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