Cancro e social media: come gestire il senso di esclusione quando la vita degli altri sembra andare avanti come prima?

Cancro e social media: come gestire il senso di esclusione quando la vita degli altri sembra andare avanti come prima?
Apro Instagram e mi sembra di guardare un mondo che non è più il mio
Tutti vanno avanti e io mi sento rimasta indietro

Apri un'app come facevi ogni giorno, ma qualcosa è cambiato. Non nei contenuti, ma nel tuo modo di guardarli.

Da quando hai ricevuto la diagnosi, ogni foto di una serata tra amici, ogni annuncio di un viaggio o di un nuovo lavoro sembra ricordarci quanto la tua vita si sia allontanata da quella degli altri.

I social network hanno trasformato il confronto da qualcosa di occasionale a un'esperienza quotidiana e difficile da evitare. Aprire lo schermo significa imbattersi in matrimoni, viaggi e traguardi dei tuoi coetanei, proprio mentre tu affronti cure, controlli o momenti di stanchezza.

Questa sensazione di sentirsi fuori posto non nasce da un'assenza fisica, ma da una distanza interiore che la malattia può creare rispetto a chi non la sta vivendo.

Se ti ritrovi in queste parole, sappi che quello che provi è un'esperienza comune e comprensibile. Non c'è nulla di cui sentirti in colpa.

Cosa c'è dietro

Le radici del senso di esclusione davanti allo schermo

Mi chiedo se per loro io sia ancora la stessa persona di prima
Ogni foto felice mi ricorda tutto quello che non posso fare

Prima di tutto, è importante ricordare che quello che stai vivendo ha ragioni profonde e comprensibili.

Elaborare la rabbia e il senso di ingiustizia che una diagnosi oncologica porta con sé può essere molto difficile da soli: per molte persone, in questi casi, il supporto di uno/a psicologo/a può fare la differenza, offrendo uno spazio in cui dare voce a queste emozioni.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base di questo senso di esclusione che senti scorrendo i social.

Il confronto costante con la vita degli altri

  • I social trasformano il confronto in un'esperienza quotidiana, esponendoti di continuo ai traguardi dei coetanei mentre tu vivi una fase molto diversa.
  • Vedere ripetutamente immagini di serenità altrui può intensificare la sensazione di essere rimasti indietro rispetto a un percorso di vita che sembrava scontato.
  • Questa esposizione continua può alimentare rabbia, tristezza e un senso di ingiustizia che si somma al carico emotivo già portato dalla diagnosi.

Un cambiamento nel modo di percepirti

  • La malattia può portare un cambiamento importante rispetto alla percezione di sé, che può rendere difficile riconoscersi negli stessi contenuti e nelle stesse dinamiche di prima.
  • Il timore di essere considerati diversi, o di dover spiegare di continuo la propria condizione, può spingerti a ritirarti anche dagli spazi dove un tempo ti sentivi incluso.

Quando la solitudine amplifica ogni segnale

  • La solitudine, sia reale che percepita, può rendere più sensibili ai segnali sociali negativi.
  • Un messaggio che tarda ad arrivare o una chat che si è diradata possono essere letti come conferme di esclusione, anche quando non lo sono.
Prospettiva clinica
Quando la vita degli altri scorre sullo schermo mentre tu attraversi qualcosa di così faticoso, sentirti distante è comprensibile e umano. A volte, dietro il confronto, potrebbe muoversi non solo il desiderio di ciò che gli altri vivono, ma anche il bisogno di sentirti visto proprio in ciò che stai attraversando ora. Cosa ti piacerebbe che gli altri riuscissero davvero a cogliere di te, oltre le immagini?
Roberta Cambi
Roberta Cambi
Psicoterapeuta Unobravo
Vissuti concreti

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho smesso di aprire le chat, mi facevano solo stare peggio
Vedo le loro vacanze e penso a quando toccherà a me

Il senso di esclusione può manifestarsi in tanti momenti diversi della giornata digitale. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

Imbattersi nei traguardi degli altri

  • Scorrere il feed e vedere la foto di un viaggio organizzato da un gruppo di amici a cui non hai potuto partecipare per motivi di salute.
  • Notare annunci di matrimoni, nascite o promozioni di persone della tua età, proprio mentre vivi una fase di cure o convalescenza.
  • Provare un misto di gioia sincera per i traguardi altrui e, allo stesso tempo, un dolore acuto per la tua condizione, senza sapere come conciliare questi sentimenti.

Sentirsi ai margini delle relazioni

  • Accorgerti che le chat di gruppo, un tempo animate, si sono diradate, o che le conversazioni proseguono senza coinvolgerti più direttamente.
  • Sentirti a disagio all'idea di condividere la tua quotidianità fatta di terapie e controlli in uno spazio dove gli altri pubblicano solo momenti spensierati.

Allontanarsi dagli spazi digitali

  • Ridurre a poco a poco l'uso dei social, non per mancanza di interesse, ma per l'affaticamento emotivo di confrontarti ogni giorno con vite che sembrano procedere senza ostacoli.
  • Arrivare a disattivare le notifiche o a chiudere le app per non incontrare più quelle immagini, ritrovandoti però ancora più isolato.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come prenderti cura di te di fronte al confronto

Ho trovato un gruppo online di persone che mi capiscono davvero
Parlarne con la mia psicologa mi ha alleggerito il cuore
1

Ricordare che i social mostrano solo una parte

Le persone tendono a condividere i momenti positivi, non le difficoltà quotidiane. Quello che vedi scorrendo il feed è una selezione, non la realtà completa della vita degli altri. Tenerlo a mente può aiutarti a ridimensionare il confronto.

2

Silenziare i contenuti che fanno più male

Puoi scegliere di mettere temporaneamente in pausa profili o argomenti che in questo momento ti generano più sofferenza che connessione. Non è una fuga, ma un modo per proteggere il tuo spazio emotivo.

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Concederti pause consapevoli dallo schermo

Potresti provare a stabilire momenti della giornata liberi dai social, dedicandoli a qualcosa che ti fa stare bene. Quando senti l'impulso di aprire un'app sapendo che ti farà stare male, prova ad aspettare anche solo qualche minuto: spesso quella spinta cala da sola.

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Cercare spazi di condivisione autentici

Esistono community online pensate per chi vive esperienze simili alla tua. Sono luoghi dove poter raccontare il proprio percorso senza il timore di essere giudicati o fraintesi, e dove il confronto può diventare fonte di sostegno.

5

Dire alle persone care di cosa hai bisogno

Puoi provare a comunicare a chi ti sta vicino il tuo desiderio di inclusione anche in forme diverse, che tengano conto di come ti senti. A volte, chi ci vuole bene non sa come comportarsi e ha bisogno che gli venga indicata una strada.

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Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Quando il senso di esclusione, la rabbia o la tristezza diventano difficili da gestire, un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio prezioso per sentirti capito e sostenuto. Non è necessario aspettare che tutto diventi molto pesante per chiedere un supporto: uno/a psicologo/a può aiutarti a dare senso a ciò che provi e ad affrontare il confronto con più strumenti.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Uno sguardo gentile

Il tuo percorso ha tempi e ritmi che sono solo tuoi

Ho capito che il mio tempo è diverso, e va bene così
Chiedere aiuto è stato il primo passo per stare meglio

Il senso di esclusione che vivi attraverso i social è un'esperienza emotiva legittima e diffusa, che merita di essere riconosciuta senza sensi di colpa.

Prenderti cura del tuo benessere digitale può essere parte della cura di te durante la malattia, tanto quanto la gestione degli aspetti clinici. Scegliere come e quando esporti al confronto è un gesto di rispetto verso te stesso.

Ricorda che il tuo percorso non va misurato sul metro della vita altrui: ogni esperienza ha tempi, ritmi e priorità differenti, e la tua ha una sua profondità che nessuna foto potrà mai raccontare.

Chiedere aiuto, sia alla tua rete affettiva sia a uno/a psicologo/a, può essere un passo importante per non affrontare da solo questo confronto continuo. Se senti che il momento è quello giusto, prenderti cura anche di questa parte di te può fare la differenza.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

I social trasformano il confronto in un'esperienza quotidiana, esponendo di continuo ai traguardi dei coetanei mentre si vive una fase molto diversa. Vedere ripetutamente immagini di serenità altrui può intensificare la sensazione di essere rimasti indietro rispetto a un percorso di vita che sembrava scontato. Questa esposizione continua può alimentare rabbia, tristezza e un senso di ingiustizia che si somma al carico emotivo già portato dalla diagnosi. Inoltre la malattia può portare un cambiamento importante rispetto alla percezione di sé, che può rendere difficile riconoscersi negli stessi contenuti e nelle stesse dinamiche di prima.

Sì, quello che si prova in queste situazioni è un'esperienza comune e comprensibile, e non c'è nulla di cui sentirsi in colpa. Il senso di esclusione che si vive attraverso i social è un'esperienza emotiva legittima e diffusa, che merita di essere riconosciuta senza sensi di colpa. Vedere ripetutamente immagini di serenità altrui può intensificare la sensazione di essere rimasti indietro, alimentando rabbia, tristezza e un senso di ingiustizia che si somma al carico emotivo già portato dalla diagnosi.

Può capitare di scorrere il feed e vedere la foto di un viaggio organizzato da un gruppo di amici a cui non si è potuto partecipare per motivi di salute, o notare annunci di matrimoni, nascite o promozioni di persone della stessa età proprio mentre si vive una fase di cure o convalescenza. Si può provare un misto di gioia sincera per i traguardi altrui e, allo stesso tempo, un dolore acuto per la propria condizione. Altre volte ci si accorge che le chat di gruppo, un tempo animate, si sono diradate, fino ad arrivare a disattivare le notifiche o chiudere le app.

La solitudine, sia reale che percepita, può rendere più sensibili ai segnali sociali negativi. Un messaggio che tarda ad arrivare o una chat che si è diradata possono essere letti come conferme di esclusione, anche quando non lo sono. Il timore di essere considerati diversi, o di dover spiegare di continuo la propria condizione, può inoltre spingere a ritirarsi anche dagli spazi dove un tempo ci si sentiva inclusi, aumentando ulteriormente l'isolamento.

È utile ricordare che le persone tendono a condividere i momenti positivi, non le difficoltà quotidiane: quello che si vede scorrendo il feed è una selezione, non la realtà completa della vita degli altri. Si può scegliere di mettere temporaneamente in pausa profili o argomenti che generano più sofferenza che connessione, stabilire momenti della giornata liberi dai social, e cercare community online pensate per chi vive esperienze simili, dove raccontare il proprio percorso senza timore di essere giudicati. È utile anche dire alle persone care di cosa si ha bisogno, comunicando il proprio desiderio di inclusione.

Quando il senso di esclusione, la rabbia o la tristezza diventano difficili da gestire, un percorso di psicoterapia può offrire uno spazio prezioso per sentirsi capiti e sostenuti. Non è necessario aspettare che tutto diventi molto pesante per chiedere un supporto: uno psicologo può aiutare a dare senso a ciò che si prova e ad affrontare il confronto con più strumenti. Elaborare la rabbia e il senso di ingiustizia che una diagnosi oncologica porta con sé può essere molto difficile da soli, e in questi casi il supporto professionale può fare la differenza.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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