I capricci come linguaggio: cosa ci vogliono comunicare i bambini?

Non capisco perché reagisce così, mi sento perso
Ogni volta penso di sbagliare qualcosa
Tuo figlio o tua figlia si butta a terra al supermercato, urla perché vuole le scarpe rosse e non le blu, piange quando è ora di lasciare il parco. In quei momenti è facile pensare che lo faccia apposta, che stia cercando di manipolarti o di metterti alla prova. Ma la realtà è diversa, e probabilmente lo senti anche tu.
Quelli che chiamiamo capricci non sono comportamenti provocatori. Sono l'espressione di un sistema emotivo ancora in fase di maturazione: il/la bambino/a non sceglie di reagire in modo così intenso, non riesce a fare diversamente. Il suo cervello, nei primi anni di vita, è dominato dall'amigdala, la parte che gestisce le risposte emotive più immediate, mentre la corteccia prefrontale, quella che ci aiuta a fermarci, riflettere e gestire gli impulsi, è ancora in pieno sviluppo.
A partire dai 18 mesi circa, i bambini entrano in una fase in cui il desiderio di affermare sé stessi e di fare da soli diventa molto forte. Ma si scontrano continuamente con i propri limiti e con la necessità di dipendere dall'adulto. Il risultato? Frustrazione, emozioni travolgenti e reazioni che a noi possono sembrare sproporzionate.
I capricci, in realtà, sono una forma di comunicazione. Attraverso di essi il/la bambino/a può esprimere bisogni, paure, disagi e frustrazioni che non riesce ancora a tradurre in parole. Sono un linguaggio che l'adulto è chiamato a decifrare, con pazienza e senza sensi di colpa.
Le ragioni dei capricci
Perché i bambini fanno i capricci: cosa c'è dietro
Mio figlio urla per cose che mi sembrano piccole
Mi chiedo sempre cosa sto sbagliando
Capire cosa si nasconde dietro una crisi emotiva può aiutarti a viverla con più serenità. In molti casi, indagare queste dinamiche insieme a uno/a psicologo/a può essere prezioso, soprattutto quando le reazioni del/della bambino/a ti lasciano senza strumenti o toccano corde emotive profonde anche in te. Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni dei capricci.
Il bisogno di autonomia e i limiti che incontra
- Il/la bambino/a vuole fare da solo/a, ma le sue capacità non glielo permettono ancora: versarsi l'acqua, vestirsi, scegliere cosa mangiare. La distanza tra ciò che desidera e ciò che riesce a fare può generare una frustrazione intensa.
- Vuole decidere per sé, ma incontra i confini posti dall'adulto. Non si tratta di una sfida intenzionale: sta cercando di capire come funzionano le situazioni e le relazioni intorno a lui/lei.
- Ogni "no" che riceve può sembrare un ostacolo enorme, perché non ha ancora la capacità di mettere le cose in prospettiva.
Stanchezza, fame e sovraccarico
- Quando un/a bambino/a è stanco/a, affamato/a o ha ricevuto troppi stimoli, le sue risorse interne si esauriscono. Anche una piccola frustrazione, che in un altro momento gestirebbe senza difficoltà, può diventare insostenibile.
- Il suo "serbatoio" energetico e affettivo si svuota, e il corpo può diventare l'unica via per esprimere il disagio: piangere, urlare, buttarsi a terra.
- I bambini non possiedono ancora le funzioni esecutive necessarie per fermarsi prima di agire, trovare strategie alternative o modulare l'intensità di ciò che provano. L'emozione arriva totalizzante.
Il bisogno di essere visti
- Dietro molte crisi può nascondersi un bisogno che non è stato riconosciuto o soddisfatto: attenzione, vicinanza, riposo, comprensione.
- A volte il/la bambino/a ha bisogno di sentirsi considerato/a dall'adulto, di sapere che qualcuno vede quello che sta provando.
- Quando questo bisogno resta inascoltato a lungo, il capriccio può diventare l'unico modo che il/la bambino/a conosce per farsi notare e chiedere ciò di cui ha bisogno.
Capricci nella vita di tutti i giorni
Situazioni quotidiane in cui potresti riconoscerti
Al parco è sempre una tragedia andare via
Mi sento stanca di gestire queste crisi
I capricci possono presentarsi in momenti molto concreti della giornata. Ecco alcune situazioni in cui potresti esserti ritrovato o ritrovata.
Al supermercato o nei luoghi pubblici
- Tuo/a figlio/a si butta a terra urlando perché non può avere un dolce. In quel momento potresti sentirti giudicato/a dagli sguardi degli altri, ma quello che il/la bambino/a sta comunicando potrebbe essere stanchezza, noia, fame o un bisogno di attenzione accumulato durante la giornata.
- Quando un/a bambino/a diventa insistente, lamentoso/a o oppositivo/a in un contesto pieno di stimoli, possono essere segnali che il suo serbatoio affettivo si sta svuotando e una crisi potrebbe essere vicina.
Quando è ora di smettere o di andare via
- Una crisi improvvisa al momento di lasciare il parco non è un dispetto: il/la bambino/a non riesce ad accettare la fine di un'attività coinvolgente perché non ha ancora gli strumenti per gestire la delusione e il senso di perdita che ne deriva.
- Un/a bambino/a stanco/a dopo una lunga giornata che si lancia a terra perché il gioco è finito non sta lanciando una sfida: sta vivendo un crollo emotivo dovuto al sovraccarico. In quel momento, la calma dell'adulto è il suo punto di riferimento.
Le richieste che sembrano irragionevoli
- Il pianto inconsolabile per voler le scarpe rosse e non le blu può sembrare assurdo all'adulto. Ma quando è attiva una risposta di stress, il ragionamento non funziona: il/la bambino/a ha bisogno di essere accolto/a, non convinto/a con la logica.
- Un/a bambino/a che non si sente abbastanza considerato/a può ricorrere ai capricci come unico modo per attirare l'attenzione: ha un bisogno profondo di essere visto/a, perché senza lo sguardo dell'adulto può sentirsi disorientato/a e privo/a di punti di riferimento.
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Strategie pratiche per i genitori
Come rispondere ai capricci con presenza e pazienza
Ho provato a descrivere quello che sente e funziona
A volte non so proprio come reagire
Dare un nome a quello che il/la bambino/a sta provando
Quando tuo figlio o tua figlia è nel pieno di una crisi, puoi provare a descrivere quello che vedi: "Vedo che sei molto arrabbiato/a perché dobbiamo andare via". Sentirsi capiti e riconosciuti nelle proprie emozioni può aiutare il/la bambino/a a calmarsi, perché riduce la sensazione di essere solo/a con qualcosa di troppo grande da gestire.
Restare calmi durante la crisi
Il tono della tua voce, la tua vicinanza fisica, la tua presenza tranquilla possono funzionare come un regolatore per il sistema nervoso del/della bambino/a. Quando l'adulto resta calmo, il/la bambino/a riceve il segnale che l'emozione che sta provando è gestibile e che non c'è pericolo. Potresti provare a fare qualche respiro profondo prima di intervenire: aiuta te e, di riflesso, aiuta anche il/la bambino/a.
Offrire due scelte semplici
Proporre al/alla bambino/a due alternative concrete, per esempio "Vuoi mettere prima le scarpe o il cappotto?", può aiutarlo/a a sentirsi parte attiva della situazione. Avere un piccolo margine di decisione può restituire un senso di autonomia e ridurre la frustrazione legata al sentirsi impotente di fronte alle scelte dell'adulto.
Aspettare che la crisi passi prima di parlare
Nel pieno del pianto o della rabbia, il/la bambino/a non è in grado di ascoltare spiegazioni o ragionamenti. Puoi restare vicino, offrire un abbraccio se lo accetta, e aspettare che l'emozione si esaurisca. Solo a crisi conclusa, potresti proporre cosa fare insieme la prossima volta in una situazione simile, sapendo che potranno servire tempo e tante ripetizioni prima che riesca a metterlo in pratica.
Distinguere tra emozioni e comportamenti
Tutte le emozioni sono legittime e meritano di essere accolte: la rabbia, la frustrazione, la tristezza. Il comportamento con cui vengono espresse, invece, può non essere accettabile. Puoi dire qualcosa come: "Capisco che sei arrabbiato/a, ma non puoi lanciare le cose. Possiamo trovare un altro modo per dirlo". Questo aiuta il/la bambino/a a sentirsi accolto/a senza confondere l'accoglienza con l'assenza di confini.
Osservare i segnali prima della crisi
Con il tempo, potresti iniziare a notare i segnali che anticipano una crisi: il/la bambino/a diventa più lamentoso/a, oppositivo/a, cerca più contatto fisico. Riconoscerli può permetterti di intervenire prima, magari proponendo una pausa, uno spuntino o un momento di attenzione dedicata.
Valutare un percorso con uno/a psicologo/a
Se le crisi ti lasciano spesso senza energie, se ti capita di reagire in modi che non vorresti, o se senti che la situazione pesa sulla relazione con il/la bambino/a, un percorso di psicoterapia può essere uno spazio prezioso per te. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per chiedere supporto: uno/a psicologo/a può aiutarti a comprendere meglio le dinamiche in gioco e a trovare le tue risorse, facendoti sentire sostenuto/a e guidato/a nel tuo ruolo di genitore.
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Uno sguardo di insieme
I capricci passano, il legame resta
Sto imparando a guardare oltre il capriccio
Sapere che è una fase mi aiuta a restare calmo
I capricci non sono un segnale che stai sbagliando qualcosa come genitore: sono una parte fisiologica dello sviluppo emotivo del/della bambino/a, destinata a ridursi man mano che maturano le competenze verbali, cognitive e di autoregolazione.
Provare a spostare lo sguardo dal "come si comporta" al "cosa prova e di cosa ha bisogno" può cambiare radicalmente il modo di vivere quei momenti. Non si tratta di giustificare tutto o di rinunciare ai confini, ma di essere presenti con fermezza e calore allo stesso tempo.
Se ti capita di perdere la pazienza durante una crisi, sappi che è un'esperienza molto comune. Quello che conta è poter recuperare la calma e rassicurare il/la bambino/a sulla solidità della vostra relazione: i rapporti si possono riparare, e mostrarlo è già di per sé un insegnamento prezioso.
Un/a bambino/a che sperimenta ripetutamente la vicinanza emotiva di un adulto presente e sintonizzato può imparare, con il tempo, a regolare da solo/a le proprie emozioni. E se senti il bisogno di un supporto in questo percorso, uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio di riflessione e crescita, per te e per la tua famiglia.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché i bambini fanno i capricci? È normale?
I capricci sono una fase fisiologica dello sviluppo emotivo e non un segno che stai sbagliando qualcosa come genitore. A partire dai 18 mesi circa, il desiderio di autonomia diventa molto forte, ma il/la bambino/a si scontra continuamente con i propri limiti e con la necessità di dipendere dall'adulto.
Il suo cervello è ancora in piena maturazione: la parte che gestisce le risposte emotive immediate è molto attiva, mentre quella che aiuta a fermarsi, riflettere e gestire gli impulsi si sta ancora sviluppando. Per questo le reazioni possono sembrare sproporzionate rispetto alla situazione.
Dietro un capriccio possono esserci bisogni concreti come stanchezza, fame, sovraccarico di stimoli, oppure il desiderio di essere visti e considerati. Più che chiederti se è "normale", può essere utile chiederti: cosa sta provando in questo momento e di cosa ha bisogno?
Come calmare un/a bambino/a durante un capriccio?
Nel pieno di una crisi, il/la bambino/a non è in grado di ascoltare spiegazioni o ragionamenti. La cosa più utile che puoi fare è restare presente con calma: il tuo tono di voce, la vicinanza fisica e la tua tranquillità funzionano come un regolatore per il suo sistema nervoso.
Puoi provare a dare un nome a quello che sta provando, per esempio: "Vedo che sei molto arrabbiato/a perché dobbiamo andare via". Sentirsi riconosciuto/a nelle proprie emozioni aiuta il/la bambino/a a calmarsi, perché può ridurre la sensazione di essere solo/a con qualcosa di troppo grande.
Se lo accetta, puoi offrire un abbraccio. Altrimenti puoi restare vicino e aspettare che l'emozione si esaurisca. Qualche respiro profondo prima di intervenire può aiutare te e, di riflesso, anche il/la bambino/a. A crisi conclusa potrete parlare insieme di cosa fare la prossima volta.
I capricci dei bambini sono una forma di manipolazione?
È una domanda che molti genitori possono porsi, ed è comprensibile. Quando tuo figlio o tua figlia urla o si butta a terra, può sembrare che lo faccia apposta. In realtà, i capricci sono una forma di comunicazione: il/la bambino/a può esprimere bisogni, paure e frustrazioni che non riesce ancora a tradurre in parole.
Nei primi anni di vita, le funzioni esecutive necessarie per fermarsi prima di agire, trovare strategie alternative o modulare l'intensità delle emozioni non sono ancora mature. L'emozione può arrivare in modo totalizzante e il/la bambino/a non sceglie di reagire così intensamente: non riesce a fare diversamente.
Dietro una crisi può nascondersi un bisogno di attenzione, vicinanza, riposo o comprensione. Provare a spostare lo sguardo dal comportamento a ciò che il/la bambino/a sta provando può aiutarti a vivere quei momenti con più serenità.
Quando i capricci dei bambini devono preoccupare?
I capricci tendono a ridursi gradualmente man mano che maturano le competenze verbali, cognitive e di autoregolazione. Fanno parte di una fase dello sviluppo e, nella maggior parte dei casi, non sono motivo di preoccupazione.
Tuttavia, se le crisi sono molto frequenti, molto intense o si prolungano ben oltre l'età prescolare, oppure se noti che il/la bambino/a fa fatica a calmarsi anche con il tuo supporto, può essere utile confrontarti con uno/a psicologo/a. Questo non significa che ci sia qualcosa che non va, ma che potresti beneficiare di uno sguardo esterno per comprendere meglio le dinamiche in gioco.
Anche quando le crisi ti lasciano spesso senza energie o ti capita di reagire in modi che non vorresti, un percorso di supporto può essere uno spazio di riflessione e crescita per te e per la tua famiglia.
Come posso prevenire i capricci di mio figlio o mia figlia?
Non è possibile eliminare del tutto i capricci, perché fanno parte dello sviluppo emotivo. Ma con il tempo puoi imparare a riconoscere i segnali che anticipano una crisi: il/la bambino/a diventa più lamentoso/a, oppositivo/a o cerca più contatto fisico.
Notare questi segnali può permetterti di intervenire prima, magari proponendo una pausa, uno spuntino o un momento di attenzione dedicata. Anche offrire due scelte, come "Vuoi mettere prima le scarpe o il cappotto?", può aiutare il/la bambino/a a sentirsi parte attiva della situazione, riducendo la frustrazione legata al sentirsi impotente.
È importante anche distinguere tra emozioni e comportamenti: tutte le emozioni sono legittime e meritano accoglienza, ma il modo in cui vengono espresse può avere dei confini. Puoi dire qualcosa come: "Capisco che sei arrabbiato/a, ma possiamo trovare un altro modo per dirlo". Questo insegna al/alla bambino/a che le sue emozioni contano, senza confondere l'accoglienza con l'assenza di regole.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
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