Caregiver di un genitore malato, diviso tra lavoro e famiglia: come affrontare il peso delle decisioni di cura prendendosi cura anche di sé?

Faccio tutto, ma non basta mai per nessuno
Non ricordo l'ultima volta che ho pensato a me

Quando una diagnosi impegnativa arriva nel pieno della vita adulta, spesso tra i 35 e i 55 anni, il tempo per informarsi, confrontarsi e decidere con consapevolezza sembra sparire, eroso da lavoro, figli e responsabilità di ogni giorno.

Se stai leggendo queste righe, forse ti riconosci in questa condizione: sei diventato/a il punto di riferimento per le cure di un genitore malato, mentre cerchi di tenere in piedi il tuo lavoro e la tua famiglia.

È una situazione di doppio carico che raramente viene riconosciuta da chi ti sta intorno. Le decisioni più delicate finiscono per essere prese di corsa, magari in solitudine, con la sensazione di non avere mai abbastanza informazioni.

La sensazione di essere sopraffatti non nasce tanto dalla cura in sé, quanto dal peso di ruoli diversi che chiedono energie, presenza e lucidità nello stesso momento della giornata. Sappi che quello che provi è comprensibile e che non sei l'unico/a a viverlo.

Capire da dove nasce la fatica

Le ragioni dietro un carico così pesante

Devo decidere io, non c'è nessun altro
Ho paura di sbagliare una scelta importante

Accogliere il peso delle decisioni di cura e la malattia di un genitore può diventare un percorso più sostenibile. In molti casi, affrontare la complessità di queste scelte può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio di ascolto per ritrovare il tuo benessere.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questa sensazione di essere sopraffatti dalle scelte di cura.

La responsabilità che sembra non delegabile

  • La sensazione che le scelte di cura del genitore siano una responsabilità tutta tua può portarti a un forte coinvolgimento, lasciando poco spazio a un reale confronto con altri familiari.
  • Possono mancare gli strumenti pratici, il tempo e le informazioni per comprendere a fondo i dati medici necessari a decidere con calma, alimentando un senso di inadeguatezza.

Il conflitto tra ruoli diversi

  • La sovrapposizione tra tempo lavorativo, familiare e assistenziale può creare un conflitto continuo, in cui ogni scelta sembra togliere risorse a un altro ambito della tua vita.
  • Il senso di colpa per non riuscire a essere presente ovunque e per tutti può spingerti a caricarti di ulteriori compiti, alimentando un circolo di stanchezza e isolamento.

Una rete di supporto spesso fragile

  • La mancanza di una rete di supporto reale, sia familiare che sociale, può lasciarti solo/a a gestire scelte che invece richiederebbero una condivisione delle responsabilità.
  • Quando il confronto manca, ogni decisione può sembrare più pesante di quanto già sia, aumentando la sensazione di solitudine.
Prospettiva clinica
I momenti difficili sembrano assorbire tutte le nostre energie, ma le sfide e i problemi non definiscono il nostro valore personale. Darsi tempo per conoscere meglio le proprie risorse, senza cercare una soluzione immediata, e chiedere aiuto a un professionista quando serve, sono i primi passi verso il cambiamento positivo.
Momenti di vita quotidiana

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho deciso il ricovero di mia madre in pausa pranzo
Chi mi sta accanto non capisce quanto sono stanca

A volte, ritrovarsi in situazioni concrete aiuta a sentirsi meno soli. Ecco alcuni momenti che chi vive questa condizione può riconoscere.

Decidere di corsa, tra un impegno e l'altro

  • Ti capita di valutare un cambio di terapia o un ricovero del genitore durante la pausa pranzo, tra una riunione e l'altra, senza il tempo per elaborare la decisione.
  • Ti trovi a dover scegliere, magari in un fine settimana e da solo/a, se accettare un trattamento più aggressivo o un percorso di cure palliative, senza tempo per chiedere un secondo parere.

Incastri impossibili tra famiglia e lavoro

  • Provi a conciliare le visite mediche del genitore con gli orari scolastici dei figli, con la sensazione di dover rinunciare ogni giorno su entrambi i fronti.
  • Ti ritrovi a chiederti se accettare una promozione o una nuova opportunità, sapendo che ridurrebbe la disponibilità per accompagnare il genitore alle terapie.

Quando lo spazio per sé svanisce

  • Ti accorgi che le tue notti sono spezzate tra il pensiero del lavoro del giorno dopo e la preoccupazione per le condizioni del genitore.
  • Provi a ritagliarti mezz'ora per te, ma viene costantemente interrotta da una telefonata legata alla gestione delle cure.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie concrete e alla portata

Piccoli passi per alleggerire il carico

Chiedere aiuto mi ha tolto un peso enorme
Ho imparato a dividere i compiti con mio fratello
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Costruire un piano condiviso con i familiari

Quando è possibile, potresti provare a distribuire i compiti pratici e decisionali con altri familiari, così da non essere l'unico riferimento nelle scelte di cura. Anche una divisione parziale può fare la differenza.

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Informarti sulle risorse disponibili

Puoi informarti in anticipo su permessi lavorativi, congedi e servizi di assistenza domiciliare. Conoscere questi strumenti può alleggerire il carico organizzativo e regalarti più tempo per riflettere sulle decisioni importanti.

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Individuare un riferimento sanitario di fiducia

Potresti cercare un professionista sanitario con cui dialogare con calma sulle diverse opzioni di cura. Avere un punto di riferimento stabile può aiutarti a non decidere sempre sotto pressione e in solitudine.

4

Ritagliarti piccole pause mentali

Anche pochi minuti dedicati a qualcosa che ti fa stare bene possono aiutarti a non arrivare esausto/a al momento delle scelte importanti. Non è tempo tolto al genitore malato, ma una risorsa per affrontare tutto con più lucidità.

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Dare voce alla tua stanchezza

Parlare apertamente di come ti senti con le persone della tua famiglia può aiutarti a non tenere tutto dentro. Condividere il peso, anche solo raccontandolo, può ridurre la sensazione di isolamento.

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Prendere in considerazione un supporto psicologico

Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio per accogliere le tue emozioni invece di reprimerle per continuare a reggere il ritmo. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere aiuto: la terapia può rappresentare uno spazio in cui sentirti capito/a e sostenuto/a mentre affronti scelte tanto delicate.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Un equilibrio possibile

Prendersi cura di sé per esserci nel tempo

Occuparmi di me mi rende un figlio migliore
Non devo per forza reggere tutto da sola

Le decisioni di cura più difficili non dovrebbero essere prese in totale solitudine. Cercare un confronto, anche parziale, può ridurre il peso che senti e aiutarti a scegliere con più serenità.

Riconoscere il tuo limite di tempo ed energia non è una mancanza di amore verso il genitore malato, ma una condizione che ti permette di continuare a essere presente nel lungo periodo.

Il conflitto tra lavoro, famiglia e cura non si risolve eliminando uno di questi ambiti, ma imparando a ridistribuire le responsabilità e ad accettare che non tutto può essere gestito da soli.

Prendersi cura di sé, anche con piccoli spazi quotidiani, non è tempo sottratto a chi ami, ma ciò che ti permette di affrontare le decisioni con più lucidità e meno angoscia.

Se senti che il carico sta diventando troppo pesante, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio prezioso in cui sentirti sostenuto/a e ritrovare un po' di respiro. Non devi affrontare tutto questo da solo/a.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

La sensazione di essere sopraffatti non nasce tanto dalla cura in sé, quanto dal peso di ruoli diversi che chiedono energie, presenza e lucidità nello stesso momento della giornata. La sensazione che le scelte di cura del genitore siano una responsabilità tutta tua può portarti a un forte coinvolgimento, lasciando poco spazio a un reale confronto con altri familiari. Possono mancare gli strumenti pratici, il tempo e le informazioni per comprendere a fondo i dati medici necessari a decidere con calma, alimentando un senso di inadeguatezza. La sovrapposizione tra tempo lavorativo, familiare e assistenziale può creare un conflitto continuo, in cui ogni scelta sembra togliere risorse a un altro ambito della tua vita.

Potresti riconoscerti se ti capita di valutare un cambio di terapia o un ricovero del genitore durante la pausa pranzo, tra una riunione e l'altra, senza il tempo per elaborare la decisione, oppure se ti trovi a dover scegliere, magari in un fine settimana e da solo/a, un percorso di cure senza tempo per chiedere un secondo parere. Provi a conciliare le visite mediche del genitore con gli orari scolastici dei figli, con la sensazione di dover rinunciare ogni giorno su entrambi i fronti. Le tue notti sono spezzate tra il pensiero del lavoro del giorno dopo e la preoccupazione per le condizioni del genitore, e anche una mezz'ora ritagliata per te viene costantemente interrotta da una telefonata legata alla gestione delle cure.

Il senso di colpa per non riuscire a essere presente ovunque e per tutti può spingerti a caricarti di ulteriori compiti, alimentando un circolo di stanchezza e isolamento. La mancanza di una rete di supporto reale, sia familiare che sociale, può lasciarti solo/a a gestire scelte che invece richiederebbero una condivisione delle responsabilità, e quando il confronto manca, ogni decisione può sembrare più pesante di quanto già sia, aumentando la sensazione di solitudine. Riconoscere il tuo limite di tempo ed energia non è però una mancanza di amore verso il genitore malato, ma una condizione che ti permette di continuare a essere presente nel lungo periodo.

Quando è possibile, potresti provare a distribuire i compiti pratici e decisionali con altri familiari, così da non essere l'unico riferimento nelle scelte di cura, anche una divisione parziale può fare la differenza. Puoi informarti in anticipo su permessi lavorativi, congedi e servizi di assistenza domiciliare, conoscere questi strumenti può alleggerire il carico organizzativo. Potresti cercare un professionista sanitario con cui dialogare con calma sulle diverse opzioni di cura, per non decidere sempre sotto pressione e in solitudine. Anche pochi minuti dedicati a qualcosa che ti fa stare bene possono aiutarti a non arrivare esausto/a al momento delle scelte importanti.

Prendersi cura di sé, anche con piccoli spazi quotidiani, non è tempo sottratto a chi ami, ma ciò che ti permette di affrontare le decisioni con più lucidità e meno angoscia. Non è tempo tolto al genitore malato, ma una risorsa per affrontare tutto con più lucidità. Riconoscere il tuo limite di tempo ed energia non è una mancanza di amore verso il genitore malato, ma una condizione che ti permette di continuare a essere presente nel lungo periodo. Parlare apertamente di come ti senti con le persone della tua famiglia può aiutarti a non tenere tutto dentro, condividere il peso, anche solo raccontandolo, può ridurre la sensazione di isolamento.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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