Diagnosi di cancro e crisi delle proprie certezze: come orientarsi quando cambiano i propri punti di riferimento?

Credevo di avere delle risposte, ora non ne ho più
Le mie certezze non mi bastano più come prima

Fino a poco tempo fa, forse, avevi un modo di dare senso alle cose. Una fede, una filosofia di vita, un insieme di valori a cui appoggiarti quando le domande si facevano grandi.

Poi è arrivata una diagnosi di cancro, e all'improvviso quella cornice che ti ha sempre sostenuto sembra vacillare o restare in silenzio, proprio nel momento in cui ne avresti più bisogno.

Una diagnosi oncologica non è soltanto un evento medico. È qualcosa che tocca il corpo, la mente e il senso stesso di chi siamo, e può far tremare le convinzioni su cui avevi costruito la tua visione del mondo.

Se ti riconosci in questo smarrimento, sappi che non sei solo o sola e ciò che provi ha molto senso. In questo articolo proviamo a capire insieme perché può accadere e come iniziare a orientarti.

Le radici dello smarrimento

Perché le certezze vacillano proprio ora

Pensavo che la mia fede mi avrebbe dato pace
Nessuno capisce quanto mi senta persa in tutto questo

Capire perché le tue convinzioni sembrano non reggere più è un percorso complesso. In molti casi, indagare il senso di questa crisi interiore può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio in cui dare voce a domande così grandi senza sentirti solo o sola.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo vacillare dei punti di riferimento dopo una diagnosi di cancro.

Il confronto diretto con la finitezza

  • La malattia può mettere di fronte alla propria fragilità in modo concreto, non più teorico.
  • Le certezze pensate in astratto possono faticare a reggere quando diventano esperienza vissuta.
  • Il corpo, prima dato per scontato, ora si trasforma e chiede ascolto in prima persona.

Convinzioni mai messe alla prova

  • Molte credenze si costruiscono in periodi di stabilità e non sono mai state scosse da un evento così destabilizzante.
  • Per questo, di fronte alla malattia, possono rivelarsi più fragili di quanto si pensasse.
  • Lo scarto tra ciò in cui credevi e ciò che stai vivendo può generare un senso di disorientamento profondo.

Una ricerca di senso più solitaria

  • Quando gli strumenti che ti orientavano non rispondono più, può emergere un forte senso di solitudine.
  • La ricerca di significato diventa urgente proprio quando manca la bussola abituale.
  • Intorno a te, a volte, ci si aspetta risposte rapide o un ritorno alle vecchie sicurezze, e questo può pesare.
Prospettiva clinica
I momenti difficili sembrano assorbire tutte le nostre energie, ma le sfide e i problemi non definiscono il nostro valore personale. Darsi tempo per conoscere meglio le proprie risorse, senza cercare una soluzione immediata, e chiedere aiuto a un professionista quando serve, sono i primi passi verso il cambiamento positivo.
Quando i riferimenti tacciono

Situazioni in cui potresti riconoscerti

A volte scherzo, un attimo dopo mi sento crollare
Non mi riconosco più, dentro e fuori

Il modo in cui questo smarrimento può manifestarsi è diverso per ognuno. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti esserti ritrovato.

Quando le vecchie risposte non bastano più

  • Hai sempre trovato conforto in una fede religiosa e ora ti interroghi sul senso della sofferenza senza ricevere le risposte che ti aspettavi.
  • Ti affidavi a una visione razionale e filosofica della vita, ma scopri che la logica non basta a placare l'angoscia legata alla malattia.
  • Avverti un senso di vuoto quando ti accorgi che i valori che ti guidavano non offrono più punti fermi.

Il senso di non riconoscersi

  • Ti guardi allo specchio e fatichi a riconoscerti, sia nel corpo trasformato sia nei tuoi riferimenti interiori.
  • Cerchi di dare un nuovo significato a ciò che stai vivendo, ma è un processo silenzioso che non riesci a condividere.
  • Momenti in cui provi a riderci su convivono con altri in cui le vecchie sicurezze sembrano crollare.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Piccoli passi possibili

Come orientarti quando manca la bussola

Parlarne con qualcuno mi ha tolto un po' di solitudine
Ho capito che non devo avere subito tutte le risposte
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Accogliere il vacillare delle certezze

Sentire che le tue convinzioni non reggono più può essere una reazione molto comprensibile a un'esperienza così intensa, non un fallimento personale né una perdita di fede definitiva. Riconoscerlo può alleggerire il senso di colpa che a volte si accompagna a questo momento.

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Dare voce alla tua esperienza

Puoi provare a lasciare spazio a ciò che senti davvero, senza sforzarti di far combaciare l'esperienza della malattia con schemi di significato che ora non funzionano più. Scrivere ciò che provi, senza filtri, può aiutarti a metterlo a fuoco.

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Concederti il tempo del dubbio

Non è necessario trovare risposte immediate alle grandi domande che stai attraversando. Attraversare il dubbio richiede tempo, e darti il permesso di non avere subito una nuova cornice di senso è già un modo per rispettare ciò che stai vivendo.

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Cercare un dialogo autentico

Puoi provare a cercare un confronto sincero con figure di riferimento spirituale o filosofico, oppure con altre persone che hanno vissuto uno smarrimento simile, magari in gruppi di sostegno per chi affronta una malattia oncologica. Non restare soli nella ricerca di senso può fare la differenza.

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Costruire un significato nuovo, anche provvisorio

Quando te la senti, potresti provare a dare all'esperienza della malattia un significato personale, anche parziale o incompleto. Non si tratta di negare o combattere ciò che stai vivendo, ma di integrarlo poco a poco nella tua storia.

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Valutare un percorso di psicoterapia

Un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio in cui sentirti capito/a e sostenuto/a mentre attraversi questa crisi di senso. Non è necessario aspettare che lo smarrimento diventi molto pesante per chiedere un supporto: la terapia può rappresentare uno spazio di ascolto e riflessione in cui esplorare le domande più profonde senza sentirti solo o sola.

Parla di come ti senti a uno psicologo online

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Verso un senso più autentico

Ritrovarsi in una versione nuova di sé

Sto imparando a conoscere una parte nuova di me
Chiedere aiuto è stato il primo passo per ritrovarmi

Vedere le proprie certezze crollare di fronte a una diagnosi di cancro è un'esperienza diffusa e molto comprensibile, non un segno di debolezza.

La malattia oncologica non si riduce mai a un evento clinico: diventa una storia personale che chiede, con il tempo, una nuova attribuzione di senso. E questo processo è unico per ognuno, non segue tempi né modalità uguali per tutti.

Attraversare la crisi dei tuoi punti di riferimento può, poco a poco, aprire a una visione di te e del mondo forse diversa da quella di prima, ma più vicina a ciò che senti davvero.

Chiedere ascolto e sostegno, invece di affrontare da solo o sola questo smarrimento, può essere un passo prezioso per orientarti in questa fase della tua vita.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

La malattia può mettere di fronte alla propria fragilità in modo concreto, non più teorico, e le certezze pensate in astratto possono faticare a reggere quando diventano esperienza vissuta. Molte credenze si costruiscono in periodi di stabilità e non sono mai state scosse da un evento così destabilizzante, per questo di fronte alla malattia possono rivelarsi più fragili di quanto si pensasse. Lo scarto tra ciò in cui si credeva e ciò che si sta vivendo può generare un senso di disorientamento profondo. Quando gli strumenti che orientavano non rispondono più, può emergere un forte senso di solitudine, proprio quando manca la bussola abituale.

Sì, il modo in cui questo smarrimento si manifesta è diverso per ognuno. Ci si può guardare allo specchio e faticare a riconoscersi, sia nel corpo trasformato sia nei propri riferimenti interiori, cercando di dare un nuovo significato a ciò che si sta vivendo attraverso un processo silenzioso che non si riesce a condividere. Momenti in cui si prova a riderci su convivono con altri in cui le vecchie sicurezze sembrano crollare. Sentire che le proprie convinzioni non reggono più può essere una reazione molto comprensibile a un'esperienza così intensa, non un fallimento personale né una perdita di fede definitiva.

Ci si può essere sempre affidati a una fede religiosa e ora interrogarsi sul senso della sofferenza senza ricevere le risposte che ci si aspettava, oppure ci si affidava a una visione razionale e filosofica della vita e si scopre che la logica non basta a placare l'angoscia legata alla malattia. Si può avvertire un senso di vuoto quando ci si accorge che i valori che guidavano non offrono più punti fermi. Il corpo, prima dato per scontato, ora si trasforma e chiede ascolto in prima persona, contribuendo a questo smarrimento.

Si può provare a lasciare spazio a ciò che si sente davvero, senza sforzarsi di far combaciare l'esperienza della malattia con schemi di significato che ora non funzionano più, magari scrivendo ciò che si prova senza filtri per aiutarsi a metterlo a fuoco. Non è necessario trovare risposte immediate alle grandi domande che si stanno attraversando: darsi il permesso di non avere subito una nuova cornice di senso è già un modo per rispettare ciò che si vive. Si può inoltre cercare un confronto sincero con figure di riferimento spirituale o filosofico, o con altre persone che hanno vissuto uno smarrimento simile.

Non è necessario aspettare che lo smarrimento diventi molto pesante per chiedere un supporto: un percorso con uno psicologo o una psicologa può offrire uno spazio in cui sentirsi capiti e sostenuti mentre si attraversa questa crisi di senso. Indagare il senso di questa crisi interiore può essere più semplice con questo aiuto, che offre uno spazio in cui dare voce a domande così grandi senza sentirsi soli. La terapia può rappresentare uno spazio di ascolto e riflessione in cui esplorare le domande più profonde senza sentirsi solo o sola.

Vedere le proprie certezze crollare di fronte a una diagnosi di cancro è un'esperienza diffusa e molto comprensibile, non un segno di debolezza: la malattia oncologica diventa una storia personale che chiede, con il tempo, una nuova attribuzione di senso, un processo unico per ognuno che non segue tempi né modalità uguali per tutti. Quando ci si sente pronti, si può provare a dare all'esperienza della malattia un significato personale, anche parziale o incompleto, senza negare o combattere ciò che si vive ma integrandolo poco a poco nella propria storia, aprendo a una visione di sé forse diversa ma più vicina a ciò che si sente davvero.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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