Mettere fine a una situationship con un collega: come gestire il dopo sul lavoro?

Non eravamo insieme, ma adesso mi sento perso
Lo vedo ogni giorno e non so come comportarmi

Chiudere una situationship non è mai semplice, ma quando l'altra persona è un/a collega la situazione può complicarsi ulteriormente. Non puoi prendere le distanze come faresti in altri contesti, perché continuerete a vedervi ogni giorno, nello stesso ufficio, negli stessi spazi.

La natura ambigua della situationship può rendere tutto ancora più confuso: non siete mai stati ufficialmente insieme, eppure c'è stato un coinvolgimento reale. Sentimenti, intimità, abitudini condivise tra una riunione e una pausa caffè. E adesso che è finita, manca un quadro chiaro di cosa si sta chiudendo e di come comportarsi.

Il fatto che non ci fosse un'etichetta non cancella ciò che hai provato. Molte persone, però, rimandano la decisione di chiudere proprio perché temono le conseguenze sul piano professionale: l'imbarazzo negli spazi comuni, il rischio che qualcuno noti qualcosa, la paura di rendere l'ambiente di lavoro molto difficile da vivere.

Se ti ritrovi in questa situazione, sappi che quello che senti è del tutto legittimo, e che ci sono modi per attraversare questo momento con più consapevolezza.

Le ragioni della difficoltà

Perché è così difficile andare avanti quando lavorate insieme

Non posso soffrire per qualcosa che non esisteva
Ho paura di rovinare tutto anche al lavoro

Capire cosa rende questa situazione con il/la collega così faticosa può aiutarti a guardarla con più chiarezza. In molti casi, indagare le emozioni legate alla fine di un legame vissuto in un contesto lavorativo può essere più semplice con il supporto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio sicuro in cui fare ordine. Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questa difficoltà.

L'alternarsi di vicinanza e distacco

  • La vicinanza quotidiana dell'ufficio può creare un'alternanza continua tra momenti di complicità e momenti di distacco professionale, e questo può rendere molto difficile staccarsi davvero.
  • Ogni giorno si oscilla tra il ricordo di ciò che c'è stato e la necessità di comportarsi come se nulla fosse, generando frustrazione e confusione.
  • Il confine tra vita personale e lavorativa può assottigliarsi quando la persona con cui hai condiviso intimità è la stessa con cui devi collaborare, e ogni interazione si può caricare di significati non detti.

La sensazione di non poter soffrire

  • Non aver mai dato un nome alla relazione può portare spesso a non sentirsi legittimati a soffrire per la sua fine.
  • In un contesto lavorativo si può tendere a minimizzare quello che è successo per non apparire vulnerabili davanti ai colleghi, e questo può far sentire ancora più soli.
  • La mancanza di riconoscimento, anche da parte propria, può rendere più difficile elaborare la chiusura e andare avanti.

La paura di compromettere l'equilibrio professionale

  • Spesso si può restare nella situationship più a lungo del necessario perché si teme che un chiarimento possa creare tensioni nel team o compromettere progetti condivisi.
  • Si può confondere la pazienza con l'attesa passiva: si aspetta che la situazione si risolva da sola, ma nel frattempo la convivenza lavorativa amplifica l'ansia e l'incertezza.
Prospettiva clinica
Le relazioni sono fondamentali per la nostra salute biopsicosociale. Ma i legami tra le persone non sono statici: si evolvono e, a volte, si incrinano. Prevenire e risolvere problemi relazionali passa attraverso una chiara comunicazione dei propri bisogni emotivi. Imparare a parlare con gli altri in modo autentico è il primo passo per un equilibrio duraturo.
Scenari quotidiani al lavoro

Situazioni in cui potresti riconoscerti ogni giorno in ufficio

Cambio strada in ufficio per non incontrarlo
Devo fare finta di niente e mi pesa tantissimo

Dopo la chiusura di una situationship con un/a collega, ci sono momenti che possono risultare particolarmente difficili da gestire. Ecco alcune situazioni in cui potresti riconoscerti.

Evitare gli spazi comuni

  • Evitare la sala caffè, la mensa o altri spazi condivisi per non incrociare l'altra persona, finendo per isolarsi dal resto del team.
  • Cambiare abitudini e orari per ridurre al minimo le occasioni di incontro, con il risultato di attirare involontariamente l'attenzione dei colleghi su qualcosa che vorresti tenere riservato.

Interpretare ogni segnale

  • Leggere ogni interazione lavorativa come un messaggio nascosto: un'email più formale del solito, un tono diverso in riunione, una battuta con altri colleghi che sembra rivolta a te.
  • Perdere concentrazione e lucidità professionale perché una parte della mente è costantemente impegnata a decifrare il comportamento dell'altra persona.
  • Continuare a scambiarsi messaggi personali durante l'orario di lavoro anche dopo aver deciso di chiudere, perché la prossimità fisica e le abitudini consolidate rendono difficile tracciare un confine netto.

Dover fare come se nulla fosse

  • Sentirsi in dovere di comportarsi con disinvoltura per proteggere la propria immagine in ufficio, trattenendo emozioni che poi possono emergere in modi inaspettati, come irritabilità o cali di motivazione.
  • Scoprire che l'altra persona ha iniziato a frequentare un altro o un’altra collega e dover gestire la gelosia e il disagio in un ambiente dal quale non ci si può allontanare.
  • Trovarsi a dover collaborare su un progetto importante subito dopo la chiusura, dovendo separare il piano emotivo da quello professionale senza alcuna preparazione.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Quando le relazioni pesano sul tuo benessere, parliamone

Se le difficoltà con le persone a cui tieni condizionano la tua serenità, uno psicologo può aiutarti a orientarti. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Piccoli passi concreti per ritrovare il tuo equilibrio

Ho provato a parlarle e mi sento più leggero
Mi sto riprendendo i miei spazi, un po' alla volta
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Affrontare la conversazione fuori dall'ufficio

Se non l'hai ancora fatto, potresti cercare un momento privato e lontano dal contesto lavorativo per parlare con chiarezza. Non servono discorsi lunghi: puoi dire con calma che la situazione ti sta creando confusione e che preferisci interrompere la dimensione personale per tutelare entrambi. Farlo di persona, e non via messaggio, può aiutare a ridurre i fraintendimenti.

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Concordare insieme un atteggiamento in ufficio

Dopo la conversazione, potresti proporre di trovare insieme un modo di comportarvi al lavoro che sia rispettoso e sostenibile per entrambi. Non si tratta di fingere, ma di evitare sia l'eccessiva freddezza che la finta complicità, così da non creare dinamiche scomode anche per il resto del team.

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Concederti il tempo di sentirti a disagio

È del tutto naturale provare disagio nel rivedere quella persona ogni giorno. Non devi pretendere di sentirti subito a tuo agio. Riconoscere quello che provi, anche solo dentro di te, è già un modo per evitare che quell'emozione condizioni le tue scelte lavorative senza che te ne accorga.

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Rimandare l'impulso di cercare l'altra persona

Se senti il bisogno di scrivere un messaggio personale o di cercare un pretesto per parlare, puoi provare ad aspettare anche solo dieci minuti. Spesso quel bisogno può nascere da un'abitudine più che da una reale necessità, e dargli un po' di tempo può aiutarti a capire se è davvero quello che vuoi fare.

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Spostare l'energia verso ciò che ti fa stare bene

Potresti dedicare più tempo ad amicizie fuori dal lavoro, interessi personali o obiettivi professionali che ti motivano. In questo modo l'ufficio può tornare gradualmente a essere uno spazio in cui ti definisci per le tue competenze, non per quella dinamica.

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Parlare di come ti senti con qualcuno di cui ti fidi

Condividere quello che stai vivendo con una persona amica, anche solo per sfogarti, può aiutarti a sentirti meno solo o sola in questa fase. A volte basta dire le cose ad alta voce per vederle con più chiarezza.

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Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Se il disagio persiste e inizia a pesare sul tuo rendimento o sul tuo benessere, un percorso di supporto psicologico può essere uno spazio prezioso in cui ritrovare lucidità, rafforzare i tuoi confini e separare il valore che dai a te stesso/a dal comportamento dell'altra persona. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: è uno spazio di crescita e riflessione che può fare la differenza anche nelle fasi iniziali.

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Guardare avanti

Ridefinire il rapporto è un atto di rispetto verso te stesso

Sto imparando a volermi bene anche al lavoro
Non era niente di ufficiale, ma mi ha cambiata

Chiudere una situationship con un/a collega significa anche ridefinire il modo in cui stai in un ambiente che condividi ogni giorno. Richiede consapevolezza, rispetto reciproco e molta onestà con te stesso/a.

I sentimenti che hai provato erano reali, e meritano di essere riconosciuti, non liquidati con un'alzata di spalle solo perché formalmente non eravate una coppia. Chiedere chiarezza e porre dei limiti non è un segno di debolezza: al contrario, è un gesto di rispetto verso di te che nel tempo può proteggere anche la qualità della collaborazione lavorativa.

La vera sfida non è far finta che non sia successo nulla, ma imparare a coesistere accettando che il rapporto è cambiato. La domanda più utile che puoi porti non è come tornare a com'era prima, ma come vuoi stare d'ora in avanti.

Se senti che questa fase ti sta mettendo in difficoltà, uno/a psicologo/a può aiutarti a trovare il tuo modo di attraversarla, con i tuoi tempi e nel rispetto di ciò che senti.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Psicologo online: prezzi e tariffe
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FAQ

Domande frequenti

Quello che hai provato era reale, e meriti di riconoscerlo. Il fatto che non ci fosse un'etichetta non cancella i sentimenti, l'intimità e le abitudini che avete condiviso. Molte persone faticano a darsi il permesso di soffrire per la fine di qualcosa che "ufficialmente" non esisteva, ma questo può rendere l'elaborazione ancora più difficile.

A volte, chiedersi se ciò che si prova sia "normale" può diventare un modo per sminuire le proprie emozioni. Potrebbe essere più utile chiederti: cosa sto provando davvero? Di cosa ho bisogno in questo momento? Partire da lì, senza giudicarti, è già un primo passo importante.

Non esiste un'unica regola valida per tutti, ma ci sono alcuni accorgimenti che possono aiutarti. Se possibile, puoi cercare un momento lontano dal contesto lavorativo per parlare con chiarezza e concordare insieme un atteggiamento che sia rispettoso e sostenibile per entrambi.

L'obiettivo non è fingere che non sia successo nulla, né comportarsi con eccessiva freddezza. Si tratta piuttosto di trovare un equilibrio in cui possiate collaborare senza che ogni interazione diventi fonte di ansia. È naturale che ci sia un periodo di disagio: puoi concederti il tempo di attraversarlo senza pretendere di sentirti subito a tuo agio.

Quando hai condiviso intimità con una persona che vedi ogni giorno, è frequente che la mente cerchi di decifrare ogni suo comportamento: un tono diverso in riunione, un'email più formale, una battuta con altri colleghi. Questo può accadere perché la prossimità fisica mantiene attiva l'attenzione emotiva, anche quando hai deciso di chiudere.

Questa tendenza può togliere concentrazione e lucidità professionale. Un primo passo può essere notare quando stai interpretando e ricordarti che, nella maggior parte dei casi, il comportamento dell'altra persona riguarda il lavoro e non la vostra dinamica personale. Con il tempo, e magari con il supporto di uno/a psicoterapeuta, può diventare più facile separare i due piani.

Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare un percorso psicologico. Se noti che il disagio sta influenzando il tuo rendimento lavorativo, il tuo umore o la qualità delle tue giornate, parlarne con uno/a psicologo/a può fare la differenza.

Un percorso di supporto è uno spazio di crescita e riflessione in cui puoi ritrovare lucidità, rafforzare i tuoi confini e separare il valore che dai a te stesso/a dal comportamento dell'altra persona. Può aiutarti anche a capire schemi che si ripetono nelle tue relazioni e a costruire strumenti per gestire meglio situazioni simili in futuro.

La prossimità fisica e le abitudini consolidate possono rendere difficile tracciare un confine netto, soprattutto nelle prime settimane. Se senti l'impulso di scrivere un messaggio personale o di cercare un pretesto per parlare, puoi provare ad aspettare anche solo dieci minuti. Spesso quel bisogno può nascere più dall'abitudine che da una reale necessità.

Può essere utile anche spostare la tua energia verso ciò che ti fa stare bene: coltivare amicizie fuori dal lavoro, dedicarti a interessi personali o concentrarti su obiettivi professionali che ti motivano. In questo modo, giorno dopo giorno, l'ufficio può tornare a essere uno spazio in cui ti definisci per le tue competenze e i tuoi risultati, non per quella dinamica.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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