Quando ogni visita oncologica è con un medico diverso: come gestire il possibile senso di discontinuità e solitudine nel percorso di cura?

Quando ogni visita oncologica è con un medico diverso: come gestire il possibile senso di discontinuità e solitudine nel percorso di cura?
Ogni volta un medico nuovo, e devo ripartire da zero
Mi sento sola davanti a decisioni così importanti

Spesso affrontare un percorso oncologico significa confrontarsi con visite, terapie, decisioni importanti e tante emozioni. In un momento così delicato, poter contare su un medico di riferimento, che conosca la propria storia e accompagni nel tempo, può fare una grande differenza. Ma cosa succede quando, a ogni appuntamento, ci si trova davanti a uno specialista diverso? Può capitare di dover raccontare ogni volta la propria storia, ripercorrere i sintomi, spiegare le terapie già affrontate e cercare di chiarire dubbi e preoccupazioni in pochi minuti. Una situazione che, oltre alla stanchezza, può alimentare la sensazione di essere considerati più come un caso clinico che come una persona, con la propria storia, le proprie paure e i propri bisogni. La mancanza di continuità nel rapporto con i curanti può rendere più difficile costruire un legame di fiducia, aumentando il senso di solitudine e di incertezza di fronte alle decisioni che riguardano la propria salute. Comprendere come questa esperienza possa influire sul benessere psicologico è importante per riconoscere i propri bisogni e individuare le risorse che possono aiutare ad affrontare il percorso di cura con maggiore sicurezza e sostegno.

Le radici del vissuto

Da dove nasce questo senso di discontinuità

Nessuno conosce davvero tutta la mia storia
Ogni medico mi dice una cosa un po' diversa

Comprendere l'origine di queste emozioni può aiutarti a dare un significato a ciò che stai vivendo e a riconoscere i tuoi bisogni. Quando la mancanza di continuità nelle cure alimenta incertezza, sfiducia o solitudine, il supporto di uno/a psicologo/a può offrire uno spazio di ascolto e aiutarti ad affrontare il carico emotivo del percorso oncologico, individuando risorse e strategie per gestire con maggiore serenità le difficoltà che possono emergere. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo senso di discontinuità e solitudine nel percorso di cura.

Il ruolo dell'organizzazione sanitaria

  • La frammentazione delle cure deriva spesso da fattori organizzativi del sistema sanitario, come il ricambio del personale e i carichi di lavoro elevati.
  • La mancanza di una figura di coordinamento dedicata, che segua l'intero percorso, può lasciare la persona senza un filo conduttore stabile.
  • Le visite brevi non lasciano spazio a quel tempo che una relazione di fiducia richiede per potersi sviluppare.

Quando la fiducia non trova il tempo per crescere

  • La fiducia reciproca nasce da una conoscenza approfondita che, con interlocutori sempre diversi, fatica a costruirsi.
  • Il carico di dover trasmettere ogni volta la propria storia clinica può aumentare il timore di incomprensioni o di dettagli importanti che vanno persi.
  • L'assenza di comunicazione tra i vari specialisti può generare indicazioni non uniformi, che alimentano il senso di smarrimento.

Perché la solitudine si fa più intensa

  • Sentirsi soli nelle decisioni terapeutiche, senza un interlocutore che conosca l'intero percorso, è una reazione comprensibile.
  • La sensazione di dover diventare i custodi della propria cartella clinica può risultare pesante da sostenere.
  • Durante visite brevi, può essere difficile esprimere il bisogno di essere ascoltati e riconosciuti come persone, al di là della propria condizione clinica.
Prospettiva clinica
Dover ricominciare ogni volta da capo, raccontando la propria storia a un medico diverso, può essere profondamente faticoso. In un percorso segnato da tanti cambiamenti, però, la tua esperienza, i tuoi bisogni e la tua voce meritano di trovare spazio e ascolto. Anche quando non puoi scegliere chi incontrerai durante le visite, puoi cercare di riconoscere ciò di cui hai bisogno per sentirti più sostenuto/a. Forse, allora, la domanda da cui partire non è soltanto di chi poterti fidare, ma anche che cosa potrebbe aiutarti a sentirti meno solo/a e più accompagnato/a in questo momento così delicato. Foto Foto link: Link immagine Foto Alt: Donna seduta in un corridoio d'ospedale con un quaderno aperto sulle ginocchia, sguardo verso le porte degli ambulatori
Federica Salciccia
Federica Salciccia
Psicoterapeuta Unobravo
Esperienze quotidiane

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Vado in ospedale con l'ansia già la sera prima
La mia compagna viene con me per non dimenticare nulla

Queste difficoltà possono manifestarsi in diversi momenti della quotidianità, attraverso situazioni che forse hai vissuto anche tu.

Ricominciare ogni volta da capo

  • Dover raccontare ogni volta la propria storia clinica, ripercorrendo sintomi, terapie e preoccupazioni con ogni nuovo specialista.
  • Sentire di dover tenere personalmente traccia di tutte le informazioni mediche, per garantire continuità tra visite e professionisti diversi.
  • Provare ansia o incertezza prima di ogni appuntamento, senza sapere quale medico incontrerai e se dovrai spiegare nuovamente la tua situazione.

La confusione tra indicazioni diverse

  • Ricevere indicazioni leggermente diverse da specialisti diversi sullo stesso aspetto della terapia, senza sapere a chi dare credito.
  • Affrontare una decisione terapeutica importante senza poter contare su qualcuno che conosca l'intero percorso pregresso.
  • Uscire da una visita con più dubbi di quanti ne avessi entrando, per la mancanza di un riferimento a cui chiedere chiarimenti.

Sentirsi un numero

  • Avere la sensazione di essere uno tra tanti pazienti, durante visite troppo brevi per instaurare un rapporto personale con il medico.
  • Sentire che le tue domande e preoccupazioni più delicate rimangono senza risposta, perché il tempo a disposizione non è sufficiente per affrontarle.
  • Trovare difficile condividere le tue paure più profonde con un professionista che incontri per la prima volta e che potresti non rivedere.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come costruire piccoli ponti di continuità

Da quando tengo un diario mi sento più preparato
Nel gruppo ho capito di non essere l'unica
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Tenere un diario della tua storia clinica

Raccogliere in un documento le informazioni principali sul tuo percorso, come terapie, esami, sintomi e domande da porre, può aiutarti a prepararti alle visite. Avere tutto a portata di mano può rendere più semplice condividere le informazioni essenziali con ogni nuovo specialista, senza dover ricostruire ogni volta la tua storia. Può essere utile anche chiedere una copia aggiornata della documentazione clinica.

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Chiedere se esiste una figura di riferimento

Puoi informarti presso la struttura sanitaria per sapere se è prevista una figura di riferimento, come un infermiere di percorso o un case manager, che possa facilitare il coordinamento tra i diversi professionisti. Sapere a chi rivolgersi per dubbi o chiarimenti può aiutare a sentirsi meno disorientati e a gestire con maggiore sicurezza le diverse fasi delle cure.

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Farti accompagnare agli appuntamenti

Avere accanto un familiare o una persona di fiducia durante le visite, quando consentito, può offrirti un sostegno pratico ed emotivo. Questa persona può aiutarti a ricordare le informazioni ricevute, prendere appunti o porre domande che, in un momento di particolare tensione, potresti dimenticare.

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Chiedere chiarimenti sui controlli successivi

Non esitare a chiedere chi seguirà le prossime fasi del tuo percorso, come verranno condivise le informazioni tra gli specialisti e a chi potrai rivolgerti in caso di necessità. Avere indicazioni chiare sull'organizzazione delle cure può contribuire a ridurre l'incertezza e aiutarti a sentirti maggiormente coinvolto/a nelle decisioni che riguardano la tua salute.

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Dare spazio alle difficoltà nel costruire fiducia

Quando incontri continuamente professionisti diversi, può essere difficile sentirti subito a tuo agio o condividere le tue preoccupazioni più personali. La fiducia richiede tempo e continuità e non sempre è semplice costruirla in pochi minuti. Riconoscere questa difficoltà, senza giudicarti, può aiutarti a comprendere meglio le tue reazioni e a esprimere ciò di cui hai bisogno.

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Cercare occasioni di confronto e condivisione

Le associazioni di pazienti oncologici e i gruppi di supporto possono offrire opportunità preziose per confrontarti con persone che stanno attraversando esperienze simili. Ascoltare altre storie e condividere dubbi, paure e difficoltà può aiutare a sentirsi meno isolati e a scoprire nuove risorse per affrontare il percorso di cura.

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Valutare un supporto psicologico

Se la mancanza di continuità nelle cure alimenta ansia, solitudine o sfiducia, rivolgerti a uno/a psicologo/a, preferibilmente con esperienza in ambito psico-oncologico, può essere utile. Un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia può offrirti uno spazio stabile in cui esprimere le tue emozioni, elaborare le difficoltà e individuare strategie per affrontare i momenti più complessi. Non è necessario attendere che il disagio diventi particolarmente intenso per chiedere aiuto.

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Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

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Uno sguardo d'insieme

Non sei solo, anche se il sistema ti fa sentire così

Ho capito che non è colpa mia se mi fido a fatica
Cerco un sostegno per sentirmi meno solo in tutto questo

Il senso di discontinuità e la solitudine nelle decisioni di cura sono risposte comprensibili a un sistema che, per come è strutturato, fatica a garantire relazioni terapeutiche stabili.

Riconoscere l'origine organizzativa di questa fatica può aiutarti ad alleggerire il senso di colpa che a volte può accompagnarsi a questa esperienza. Non c'è nulla di sbagliato nel modo in cui ti senti.

Essere parte attiva del proprio percorso di cura, attraverso strumenti pratici come un diario clinico o il sostegno di una persona di fiducia, può aiutarti a sentirti più informato e coinvolto nelle decisioni che riguardano la tua salute. Anche chiedere chiarimenti sull'organizzazione delle cure e sulla presenza di figure di riferimento può contribuire a ridurre il senso di incertezza. Quando manca la possibilità di costruire un rapporto continuativo con lo stesso specialista, favorire la comunicazione tra i professionisti e poter contare su una rete di supporto può rendere il percorso meno faticoso. Questo, però, non significa che debba essere tu a farti carico delle difficoltà organizzative dell'assistenza sanitaria. Se la situazione genera ansia, sfiducia o solitudine, il supporto di uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio di ascolto e di continuità, in cui dare voce alle tue emozioni e affrontare le difficoltà del percorso oncologico, sentendoti riconosciuto/a e accolto/a nella tua esperienza personale.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

Parla con uno psicologo di come ti senti

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

La frammentazione delle cure deriva spesso da fattori organizzativi del sistema sanitario, come il ricambio del personale e i carichi di lavoro elevati. La mancanza di una figura di coordinamento dedicata, che segua l'intero percorso, può lasciare la persona senza un filo conduttore stabile. Le visite brevi non lasciano spazio a quel tempo che una relazione di fiducia richiede per potersi sviluppare. La fiducia reciproca nasce da una conoscenza approfondita che, con interlocutori sempre diversi, fatica a costruirsi, mentre l'assenza di comunicazione tra i vari specialisti può generare indicazioni non uniformi, che alimentano il senso di smarrimento.

Sentirsi soli nelle decisioni terapeutiche, senza un interlocutore che conosca l'intero percorso, è una reazione comprensibile. La sensazione di dover diventare i custodi della propria cartella clinica può risultare pesante da sostenere, e durante visite brevi può essere difficile esprimere il bisogno di essere ascoltati e riconosciuti come persone, al di là della propria condizione clinica. Il senso di discontinuità e la solitudine nelle decisioni di cura sono risposte comprensibili a un sistema che, per come è strutturato, fatica a garantire relazioni terapeutiche stabili, quindi non c'è nulla di sbagliato nel modo in cui ci si sente.

Può capitare di dover raccontare ogni volta la propria storia clinica, ripercorrendo sintomi, terapie e preoccupazioni con ogni nuovo specialista, oppure di sentire di dover tenere personalmente traccia di tutte le informazioni mediche per garantire continuità tra visite e professionisti diversi. Si può provare ansia o incertezza prima di ogni appuntamento, senza sapere quale medico si incontrerà, o ricevere indicazioni leggermente diverse da specialisti diversi sullo stesso aspetto della terapia. Si può anche avere la sensazione di essere uno tra tanti pazienti, durante visite troppo brevi per instaurare un rapporto personale con il medico.

Raccogliere in un documento le informazioni principali sul proprio percorso, come terapie, esami, sintomi e domande da porre, può aiutare a prepararsi alle visite. Avere tutto a portata di mano può rendere più semplice condividere le informazioni essenziali con ogni nuovo specialista, senza dover ricostruire ogni volta la propria storia. Può essere utile anche chiedere una copia aggiornata della documentazione clinica. Essere parte attiva del proprio percorso di cura, attraverso strumenti pratici come un diario clinico, può aiutare a sentirsi più informati e coinvolti nelle decisioni che riguardano la propria salute.

Farsi accompagnare agli appuntamenti da un familiare o una persona di fiducia, quando consentito, può offrire un sostegno pratico ed emotivo, aiutando a ricordare le informazioni ricevute o a porre domande che altrimenti si potrebbero dimenticare. Le associazioni di pazienti oncologici e i gruppi di supporto possono offrire opportunità preziose per confrontarsi con persone che stanno attraversando esperienze simili, aiutando a sentirsi meno isolati. È utile anche chiedere se esiste una figura di riferimento, come un infermiere di percorso o un case manager, per sapere a chi rivolgersi in caso di dubbi.

Se la mancanza di continuità nelle cure alimenta ansia, solitudine o sfiducia, rivolgersi a uno psicologo, preferibilmente con esperienza in ambito psico-oncologico, può essere utile. Un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia può offrire uno spazio stabile in cui esprimere le proprie emozioni, elaborare le difficoltà e individuare strategie per affrontare i momenti più complessi. Non è necessario attendere che il disagio diventi particolarmente intenso per chiedere aiuto: lo psicologo può offrire uno spazio di ascolto e di continuità, in cui sentirsi riconosciuti e accolti nella propria esperienza personale.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.

A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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