Rientro in ufficio dopo anni di smart working: come gestire il disagio nelle interazioni con i colleghi?

Conosco quell'ufficio da anni, eppure mi sento un ospite.
Prima chiacchieravo con tutti, ora non so più da dove iniziare.
Dopo mesi o anni di lavoro da remoto, varcare di nuovo la porta dell'ufficio può dare una sensazione curiosa: un ambiente che conosci bene, eppure ti senti un po' fuori posto.
Le interazioni spontanee che prima davi per scontate, una battuta in corridoio, una riunione improvvisata, la pausa pranzo in gruppo, adesso possono farti sentire goffo, mentre gli altri sembrano muoversi con naturalezza.
Il disagio è spesso più intenso proprio perché accade sul luogo di lavoro, dove vorresti apparire a tuo agio e competente. Così ogni momento di imbarazzo sembra più visibile.
Non si tratta di timidezza, ma di una confidenza con le dinamiche di gruppo che si è ridotta e che può essere ricostruita gradualmente. Se ti riconosci in tutto questo, sappi che è un'esperienza molto diffusa.
Cosa succede dentro di noi
Le radici di un disagio comprensibile
Mi sembra che tutti siano a loro agio tranne me.
Prima ancora della riunione già immagino di fare brutta figura.
Capire da dove nasce questo disagio può aiutarti a viverlo con più gentilezza verso te stesso. In molti casi, esplorare a fondo l'origine di queste difficoltà sociali può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti su misura per ritrovare serenità nelle relazioni con i colleghi.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base del disagio nel rientro in ufficio.
Una fluidità sociale fuori allenamento
- La riduzione prolungata delle interazioni dal vivo può aver indebolito quella spontaneità che prima sentivi automatica
- Gestire i tempi di una conversazione, i silenzi, gli sguardi richiede una pratica che il lavoro da remoto ha offerto meno
- Dopo tante videochiamate, la presenza fisica delle persone può risultare più intensa da gestire
La paura del giudizio negli spazi condivisi
- Negli ambienti condivisi dell'ufficio può riattivarsi con più forza la sensazione di essere osservati e valutati
- Il confronto con colleghi che sembrano aver mantenuto naturalezza può accentuare un senso di inadeguatezza
- Vedere gli altri a proprio agio può farti pensare di essere l'unico in difficoltà, anche se spesso non è così
L'ansia che anticipa gli eventi
- La mente può immaginare scenari negativi prima ancora che la situazione accada, alimentando la tensione
- La pressione di dover apparire a proprio agio sul lavoro può rendere ogni piccolo imbarazzo più pesante
- Questo circolo, difficile da interrompere da soli, può portare a evitare le occasioni di incontro

Momenti di vita quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Alla macchinetta resto zitta, vorrei dire qualcosa ma non ci riesco.
Prima della riunione il cuore mi batte fortissimo.
Il disagio nel rientro può manifestarsi in tanti piccoli momenti della giornata. Vediamo alcune situazioni concrete in cui forse ti sei ritrovato.
Nelle conversazioni informali
- Trovarti in corridoio con un collega e non sapere cosa dire, sentendoti in imbarazzo per quel vuoto
- Percepire uno sguardo incrociato come un momento di valutazione, più che come un semplice saluto
- Rimandare o evitare di proporti per uno scambio spontaneo, per il timore di apparire goffo
Nei momenti di gruppo
- Evitare la pausa pranzo collettiva per il timore di non saper gestire la conversazione
- Restare in silenzio durante una chiacchierata alla macchinetta del caffè, pur desiderando partecipare
- Sentirti giudicato per gesti che, prima del remoto, ti venivano del tutto naturali
Nelle reazioni del corpo
- Provare tachicardia o sudorazione prima di una riunione in presenza dopo mesi di videochiamate
- Sentire una tensione fisica che cresce man mano che si avvicina un momento sociale percepito come difficile
- Notare che la stanchezza dopo una giornata in ufficio è legata anche allo sforzo di gestire tante interazioni
Ti capita di sentirti "non abbastanza" o di dubitare di te?
Sentirsi insicuri o poco all'altezza è un'esperienza che tocca molte persone, in modi diversi. Questi articoli possono aiutarti a capire cos'è l'autostima e quali fattori possono influenzarla.

Autostima: cos’è e come aumentarla
leggi l'articolo
Principe o ranocchio? L’autostima nelle relazioni interpersonali
leggi l'articoloL'autostima si può coltivare, un passo alla volta
La fiducia in sé non è un dono fisso: si allena. Questi articoli possono darti strumenti concreti per trattarti con più gentilezza e rafforzare il tuo senso di valore.

Come migliorare l'autostima
leggi l'articolo
Self-compassion: che cos'è e come può aiutarti davvero
leggi l'articolo
Autoefficacia percepita: cos'è e perchè può cambiare la tua vita
leggi l'articoloSe l'insicurezza ti frena da tempo, chiedere aiuto è un gesto di cura verso te stesso
Quando il dubbio su di sé condiziona scelte e relazioni, un percorso di psicoterapia può aiutarti a sviluppare un rapporto più sereno con te stesso. Ecco come funziona la terapia.

Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
La psicoterapia online funziona?
leggi l'articoloQuando l'insicurezza pesa sulla tua vita, parliamone
Se sentirti poco all'altezza ti sta togliendo serenità e opportunità, chiedere un supporto può fare la differenza. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.
Strategie pratiche
Ritrovare la propria sicurezza, un passo alla volta
Ho iniziato da un semplice buongiorno, ed è stato un sollievo.
Da quando ne parlo in terapia mi sento meno sola con questo disagio.
Partire da piccole interazioni quotidiane
Puoi iniziare da gesti semplici, come un saluto o una breve battuta, prima di affrontare situazioni più impegnative come la pausa pranzo di gruppo. Affrontare poco per volta ciò che ti mette a disagio può aiutarti a far calare gradualmente la tensione, perché il tuo corpo impara che quella situazione è gestibile.
Usare il respiro per ritrovare calma
Prima di un momento che senti difficile, potresti provare a respirare lentamente, allungando l'espirazione. Quando ci si sente in guardia, rallentare il respiro può aiutare il corpo a percepire meno tensione e a ritrovare un po' di tranquillità.
Dare uno sguardo diverso ai pensieri automatici
Quando ti accorgi di pensare "mi stanno giudicando", puoi fermarti un attimo e chiederti se esiste un'interpretazione più realistica di quella situazione. Spesso i colleghi sono concentrati sulle proprie giornate molto più di quanto immaginiamo.
Annotare le interazioni e i piccoli progressi
Potresti tenere un breve diario in cui annoti le occasioni sociali vissute e come ti sei sentito. Rileggere questi appunti nel tempo può aiutarti a notare i passi avanti, che nel quotidiano rischiano di passare inosservati.
Concederti il tempo di riadattarti
È importante ricordare che ricostruire confidenza con le dinamiche di gruppo richiede tempo. Ogni piccolo gesto di apertura è un mattoncino, e non è utile pretendere da te stesso una naturalezza immediata.
Valutare un percorso con uno/a psicologo/a
Quando il disagio diventa persistente o ti porta a evitare spesso le occasioni di contatto, un percorso di psicoterapia può offrirti uno spazio prezioso per comprendere le radici di questa difficoltà e sentirti sostenuto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto: uno/a psicologo/a può accompagnarti nel ritrovare sicurezza nelle relazioni con i colleghi.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

Un cammino graduale
Ritrovare un senso di appartenenza
Un passo alla volta sto tornando a sentirmi parte del gruppo.
Non devo avere fretta: la mia serenità sta tornando poco a poco.
Il disagio che puoi provare nel rientro in ufficio è una reazione comprensibile e diffusa, non un segno di fragilità personale.
Ricostruire la fluidità nelle relazioni è un processo che richiede pratica costante, più che soluzioni immediate. Riconoscere queste difficoltà e dare loro un nome può aiutarti a ridurre il senso di colpa e la sensazione di essere l'unico a viverle.
I piccoli gesti quotidiani di apertura verso i colleghi possono farti recuperare naturalezza nel tempo, un passo dopo l'altro.
E quando questo disagio risulta persistente o ti limita, chiedere il supporto di uno/a psicologo/a è una scelta costruttiva e un segno di cura verso te stesso. Con pazienza e consapevolezza puoi ritrovare un senso di appartenenza e di serenità nel tuo contesto di lavoro.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
Hai ancora dei dubbi? Approfondisci sul blog:

Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Psicologo online: prezzi e tariffe
leggi l'articoloParla di come ti senti a chi può aiutarti
Non devi affrontare tutto da solo/a: prenota un colloquio gratuito con un professionista per scoprire i benefici della terapia.
FAQ
Domande frequenti
Perché dopo lo smart working mi sento a disagio tornando in ufficio?
La riduzione prolungata delle interazioni dal vivo può aver indebolito quella spontaneità che prima sentivi automatica. Gestire i tempi di una conversazione, i silenzi, gli sguardi richiede una pratica che il lavoro da remoto ha offerto meno, e dopo tante videochiamate la presenza fisica delle persone può risultare più intensa da gestire. Negli ambienti condivisi dell'ufficio può riattivarsi con più forza la sensazione di essere osservati e valutati, e il confronto con colleghi che sembrano aver mantenuto naturalezza può accentuare un senso di inadeguatezza. Non si tratta di timidezza, ma di una confidenza con le dinamiche di gruppo che si è ridotta e che può essere ricostruita gradualmente.
È normale provare disagio con i colleghi dopo anni di lavoro da remoto?
Sì, è un'esperienza molto diffusa. Il disagio che puoi provare nel rientro in ufficio è una reazione comprensibile e diffusa, non un segno di fragilità personale. Il disagio è spesso più intenso proprio perché accade sul luogo di lavoro, dove vorresti apparire a tuo agio e competente, così ogni momento di imbarazzo sembra più visibile. Vedere gli altri a proprio agio può farti pensare di essere l'unico in difficoltà, anche se spesso non è così. Riconoscere queste difficoltà e dare loro un nome può aiutarti a ridurre il senso di colpa e la sensazione di essere l'unico a viverle.
Quali sono i segnali che indicano questo tipo di disagio sociale in ufficio?
Il disagio nel rientro può manifestarsi in tanti piccoli momenti della giornata, come trovarti in corridoio con un collega e non sapere cosa dire, sentendoti in imbarazzo per quel vuoto, oppure percepire uno sguardo incrociato come un momento di valutazione più che come un semplice saluto. Può portarti a evitare la pausa pranzo collettiva per il timore di non saper gestire la conversazione, o a restare in silenzio durante una chiacchierata alla macchinetta del caffè pur desiderando partecipare. Sul piano fisico, puoi provare tachicardia o sudorazione prima di una riunione in presenza, oppure una tensione che cresce man mano che si avvicina un momento sociale percepito come difficile.
Come posso gestire l'ansia prima di una riunione o di un momento sociale in ufficio?
Prima di un momento che senti difficile, potresti provare a respirare lentamente, allungando l'espirazione: quando ci si sente in guardia, rallentare il respiro può aiutare il corpo a percepire meno tensione e a ritrovare un po' di tranquillità. Può aiutare anche partire da piccole interazioni quotidiane, come un saluto o una breve battuta, prima di affrontare situazioni più impegnative, perché affrontare poco per volta ciò che ti mette a disagio permette alla tensione di calare gradualmente, dato che il tuo corpo impara che quella situazione è gestibile.
Come posso capire se i miei pensieri di essere giudicato dai colleghi sono realistici?
La mente può immaginare scenari negativi prima ancora che la situazione accada, alimentando la tensione, e la pressione di dover apparire a proprio agio sul lavoro può rendere ogni piccolo imbarazzo più pesante. Quando ti accorgi di pensare che ti stanno giudicando, puoi fermarti un attimo e chiederti se esiste un'interpretazione più realistica di quella situazione: spesso i colleghi sono concentrati sulle proprie giornate molto più di quanto immaginiamo. Può essere utile anche tenere un breve diario in cui annoti le occasioni sociali vissute e come ti sei sentito, per notare nel tempo i passi avanti che nel quotidiano rischiano di passare inosservati.
Quanto tempo serve per ritrovare naturalezza con i colleghi dopo il rientro in ufficio?
Ricostruire confidenza con le dinamiche di gruppo richiede tempo: ogni piccolo gesto di apertura è un mattoncino, e non è utile pretendere da te stesso una naturalezza immediata. Ricostruire la fluidità nelle relazioni è un processo che richiede pratica costante, più che soluzioni immediate. I piccoli gesti quotidiani di apertura verso i colleghi possono farti recuperare naturalezza nel tempo, un passo dopo l'altro, e con pazienza e consapevolezza puoi ritrovare un senso di appartenenza e di serenità nel tuo contesto di lavoro.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
Continua a esplorare
Vuoi saperne di più? Scopri altri contenuti qui sotto