Rimandare il progetto di maternità dopo un tumore: come orientarsi tra il proprio desiderio, le indicazioni mediche e i desideri della coppia?

Rimandare il progetto di maternità dopo un tumore: come orientarsi tra il proprio desiderio, le indicazioni mediche e i desideri della coppia?
Volevamo un figlio e ora devo solo aspettare.
Il mio corpo ha i suoi tempi, ma io no.

Prima della diagnosi, forse tu e il/la partner stavate già immaginando la vostra famiglia. Poi il tumore è arrivato e ha sospeso non solo la tua salute, ma anche un progetto che vi stava a cuore.

Ora ti ritrovi in una situazione difficile: il tuo desiderio di diventare genitore non è cambiato, ma i tempi medici impongono attese, controlli e cautele. Il tuo corpo ha bisogno di riprendersi, mentre il desiderio non aspetta.

È possibile che tu senta un disallineamento tra chi, nella coppia, si sente pronto a proseguire e chi deve necessariamente rimandare. E che accanto a tutto questo ci sia anche un senso di colpa verso chi ami.

Proiettarsi in un futuro a lungo termine, proprio adesso, può risultare particolarmente faticoso. Se ti riconosci in queste sensazioni, sappi che non sei sola o solo in questo passaggio.

Le radici del blocco

Perché rimandare la maternità dopo il cancro può far così male

Ho paura che il tumore torni proprio ora.
Non so più cosa sia sicuro per me.

Il rinvio di un progetto di famiglia dopo un tumore tocca corde profonde. Non riguarda solo un calcolo di tempi, ma il significato che diamo alla vita, al corpo e alla relazione.

Esplorare a fondo queste emozioni può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti uno spazio per accogliere l'incertezza e il senso di colpa senza sentirti in difetto. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo blocco sul futuro.

Quando il corpo e il desiderio hanno tempi diversi

  • I trattamenti oncologici, come chemioterapia, radioterapia o terapia ormonale, possono influire sulla fertilità, rendendo necessario un periodo di attesa prima di poter pensare a una gravidanza in sicurezza.
  • Chi ti segue potrebbe raccomandare un intervallo di osservazione dopo la fine delle cure, per verificare la stabilità della situazione e ridurre i rischi legati a una gravidanza troppo ravvicinata.
  • Il corpo che ha bisogno di tempo per recuperare può entrare in conflitto con un desiderio urgente e con la percezione dell'età biologica che avanza.

Quando la paura del futuro pesa sulle scelte

  • La paura della recidiva e l'incertezza sul domani possono amplificare i sentimenti contrastanti verso il progetto di maternità.
  • Può nascere un senso di colpa verso il/la partner che si sente pronto ad andare avanti, mentre tu devi frenare.
  • La difficoltà di immaginarti in un futuro concreto può rendere ogni decisione più pesante del solito.

Quando manca chiarezza sulle informazioni

  • Non sapere con precisione cosa sia realmente sicuro e cosa no può alimentare ansia e sensazione di blocco.
  • La confusione può riguardare non solo te, ma anche il/la partner, che magari fatica a comprendere il perché di certe attese.
Prospettiva clinica
Sentire il proprio corpo e il proprio desiderio muoversi a velocità diverse può creare una sensazione di frattura interna difficile da sostenere. A volte percepiamo l'attesa come un vuoto, un tempo che ci viene sottratto. Eppure potrebbe valere la pena chiedersi: oltre alla fretta, questo desiderio che cosa sta cercando di dirci su ciò che per noi significa davvero costruire una famiglia?
Manuela Di Iorio
Manuela Di Iorio
Psicoterapeuta Unobravo
Vissuti concreti

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho congelato gli ovociti senza sapere se servirà.
La mia compagna non capisce perché aspetto.

Ogni percorso è diverso, ma alcune esperienze tornano spesso in chi affronta questo momento. Leggerle può aiutarti a sentirti meno solo o sola in ciò che provi.

Il rinvio vissuto come una doppia perdita

  • Avevi già pianificato una gravidanza con il/la partner e ti ritrovi a dover rimandare tutto per iniziare le cure, vivendo il rinvio come la perdita della salute e insieme del progetto di vita.
  • Dopo la fine dei trattamenti, il desiderio di provare subito una gravidanza per sentirti di nuovo in salute si scontra con l'indicazione di attendere ancora, generando frustrazione e la sensazione di tempo perso.

Le tensioni non dette nella coppia

  • Il/la partner, desideroso di diventare genitore, fatica a comprendere l'urgenza medica di attendere, e questo può creare tensioni che restano silenziose.
  • Vi trovate a rinegoziare i vostri piani, passando da un'idea di maternità immediata a un percorso fatto di controlli, attese e, a volte, tecniche di procreazione assistita.

Le decisioni cariche di emozione

  • La scelta di congelare ovociti o tessuto ovarico prima di iniziare le cure diventa un momento di grande carico emotivo, vissuto come un investimento in un futuro incerto.
  • Il timore di trasmettere una mutazione genetica, come quella del gene BRCA, può pesare sulla decisione, anche quando dal punto di vista medico i rischi risultano contenuti.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Convivere con una malattia mette alla prova anche la mente?

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Prendersi cura di sé, oltre che della malattia, è possibile

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Se il peso della malattia influenza la tua vita, parlare con un professionista potrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente

Quando la malattia mette alla prova il tuo equilibrio emotivo, parlare con uno psicologo può aiutarti ad affrontare queste sfide con consapevolezza e supporto. Ecco come funziona la terapia.

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Quando la malattia condiziona il tuo benessere, parlarne può aiutare

Se convivere con la malattia sta diventando troppo difficile, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Piccoli passi possibili

Come orientarti tra desiderio, medicina e coppia

Parlarne con chi amo mi ha tolto un peso enorme.
Chiedere aiuto è stata la mia risorsa.
1

Parlare apertamente con chi ti cura

Potresti chiedere all'equipe curante, come oncologo, ginecologo e specialista della fertilità, informazioni chiare sui tempi di sicurezza e sulle opzioni realmente disponibili. Avere risposte concrete può ridurre l'incertezza che spesso nasce dalla confusione.

2

Coinvolgere il/la partner nelle informazioni

Puoi provare a condividere con il/la partner non solo le paure, ma anche i dati medici e i tempi. Sentirsi parte delle stesse decisioni può aiutare a evitare che il rinvio venga vissuto come una colpa personale.

3

Prendere in considerazione la preservazione della fertilità

Dove indicato, potresti valutare con gli specialisti le tecniche di preservazione della fertilità, come il congelamento di ovociti, embrioni o tessuto ovarico. Rappresentano un modo per mantenere aperta una possibilità futura, senza dover decidere tutto subito.

4

Concederti di non recuperare il tempo perso

La fase di attesa può essere vissuta non solo come sospensione, ma come uno spazio di ricostruzione di te e della relazione. È importante non aggiungere la pressione di dover rincorrere ciò che sembra rimandato.

5

Ridefinire l'idea di famiglia

Potresti immaginare il progetto di famiglia come un percorso che include tempi diversi da quelli previsti. Prendere in considerazione strade come l'adozione o l'ovodonazione non significa fallire, ma ampliare le possibilità.

6

Valutare un percorso di supporto psicologico

Un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può offrire uno spazio prezioso per accogliere le emozioni contrastanti legate al rinvio e per dare un nuovo significato a questo tempo di attesa. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere aiuto: uno/a psicologo/a può aiutarti a sentirti capita e sostenuta mentre attraversi scelte così delicate.

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Uno sguardo al futuro

L'attesa come tempo di cura di sé e della coppia

Ho capito che aspettare non vuol dire rinunciare.
Questo tempo è diventato anche un tempo per noi.

Rimandare la maternità dopo un tumore non significa rinunciarvi. In molti casi, una gravidanza successiva alle cure può essere sicura, sia per la madre sia per il bambino, come possono confermarti gli specialisti che ti seguono.

Il disallineamento tra i tuoi tempi, quelli medici e quelli del/della partner è una condizione comprensibile e comune, non un segnale di fallimento della coppia o di te stessa.

Una comunicazione onesta con chi ami e con chi ti cura può trasformare l'attesa in un percorso condiviso, invece che in un peso solitario. Il desiderio di un figlio può convivere con l'incertezza, senza diventare un bisogno che cancella il valore del presente.

Chiedere supporto psicologico in questa fase può essere una risorsa concreta per attraversare con più consapevolezza le tue scelte. Il tempo dell'attesa, per quanto difficile, può diventare anche uno spazio per prenderti cura di te e della relazione, ridefinendo cosa significhi davvero costruire una famiglia dopo aver attraversato la malattia.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Auguro a tutti questo percorso
Dopo un anno di psicoterapia con la dottoressa Antonella Maria Rita Martino, sono diventata un'altra persona. Soffrivo d'ansia in modo cronico e invalidante, nemmeno mi rendevo conto di quanto fosse pesante, e ora posso dire che va davvero meglio, l'ansia viene ogni tanto e ho gli strumenti per gestirla e annientarla in poche ore o addirittura minuti, come ormai so gestire meglio ogni crisi che mi possa capitare. Penso che non smetterò mai con le mie sedute perché c'è tanto da imparare, tanto da crescere, per non parlare di quanto si possa definire quest'esperienza una coccola per sé stessi. Grazie Mille Maria Rita per avermi cambiato l'esistenza.
— Francesca Piras
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Incontri speciali!
Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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La mia salvezza
Grazie ad unobravo ho potuto fare la psicoterapia che mi serviva senza dover affrontare traffico, ritardi, semplicemente dal divano di casa!
— GIUSY
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FAQ

Domande frequenti

I trattamenti oncologici, come chemioterapia, radioterapia o terapia ormonale, possono influire sulla fertilità, rendendo necessario un periodo di attesa prima di poter pensare a una gravidanza in sicurezza. Chi segue la persona potrebbe raccomandare un intervallo di osservazione dopo la fine delle cure, per verificare la stabilità della situazione e ridurre i rischi legati a una gravidanza troppo ravvicinata. Il corpo che ha bisogno di tempo per recuperare può entrare in conflitto con un desiderio urgente e con la percezione dell'età biologica che avanza, generando una frattura interna difficile da sostenere.

Sì, può nascere un senso di colpa verso il partner che si sente pronto ad andare avanti, mentre l'altra persona deve necessariamente frenare. Il disallineamento tra i propri tempi, quelli medici e quelli del partner è una condizione comprensibile e comune, non un segnale di fallimento della coppia o di sé stessi. Condividere con il partner non solo le paure ma anche i dati medici e i tempi può aiutare a evitare che il rinvio venga vissuto come una colpa personale.

Dove indicato, è possibile valutare con gli specialisti le tecniche di preservazione della fertilità, come il congelamento di ovociti, embrioni o tessuto ovarico. Rappresentano un modo per mantenere aperta una possibilità futura, senza dover decidere tutto subito. La scelta di congelare ovociti o tessuto ovarico prima di iniziare le cure diventa comunque un momento di grande carico emotivo, vissuto come un investimento in un futuro incerto, e il timore di trasmettere una mutazione genetica può pesare sulla decisione anche quando i rischi medici risultano contenuti.

Sì, la paura della recidiva e l'incertezza sul domani possono amplificare i sentimenti contrastanti verso il progetto di maternità. La difficoltà di immaginarsi in un futuro concreto può rendere ogni decisione più pesante del solito. Non sapere con precisione cosa sia realmente sicuro e cosa no può alimentare ansia e sensazione di blocco, una confusione che può riguardare anche il partner, il quale magari fatica a comprendere il perché di certe attese.

Rimandare la maternità dopo un tumore non significa rinunciarvi. In molti casi, una gravidanza successiva alle cure può essere sicura, sia per la madre sia per il bambino, come possono confermare gli specialisti che seguono il percorso. Il desiderio di un figlio può convivere con l'incertezza, senza diventare un bisogno che cancella il valore del presente, e il tempo dell'attesa, per quanto difficile, può diventare anche uno spazio per prendersi cura di sé e della relazione.

No, è possibile immaginare il progetto di famiglia come un percorso che include tempi diversi da quelli previsti. Prendere in considerazione strade come l'adozione o l'ovodonazione non significa fallire, ma ampliare le possibilità. La fase di attesa può essere vissuta non solo come sospensione, ma come uno spazio di ricostruzione di sé e della relazione, senza aggiungere la pressione di dover rincorrere ciò che sembra rimandato.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.

Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.

Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

La terapia di coppia può aiutare in questo caso?

Può offrire uno spazio in cui entrambi esprimete ciò che provate senza timore di ferire l'altro. Chi ha vissuto la malattia porta con sé paure legate al corpo e alla sicurezza, mentre il/la partner può sentire frustrazione o impotenza di fronte a un'attesa che non può controllare. Parlarne con una guida esterna aiuta a riconoscere che entrambe le prospettive sono legittime, anche quando sembrano in contraddizione. Non serve che la relazione sia in difficoltà per iniziare: può essere utile proprio per costruire insieme un linguaggio condiviso su un tema così delicato.

Il senso di colpa spesso nasce dal pensare di "far aspettare" chi ami, come se la responsabilità del rinvio fosse solo tua. In un percorso di coppia potete esplorare insieme questo vissuto, distinguendo tra ciò che dipende dalla situazione medica e ciò che invece riguarda paure più profonde. Lo/la psicoterapeuta può aiutarvi a comunicare bisogni e timori senza che diventino accuse reciproche. Questo lavoro condiviso può alleggerire il peso individuale e rafforzare la sensazione di affrontare la situazione come squadra.

Non sono percorsi in competizione: spesso si completano a vicenda. Un percorso individuale può aiutarti a elaborare vissuti personali legati al corpo, alla malattia e alla paura della recidiva. Quello di coppia, invece, si concentra sulla relazione, su come comunicate le decisioni e su come vi sostenete a vicenda nell'attesa. Molte persone scelgono di iniziare entrambi i percorsi in momenti diversi, oppure di intraprenderli in parallelo, a seconda di cosa sentono più urgente in quel momento.

Puoi partire dal riconoscere che questo momento coinvolge entrambi, anche se in modi diversi. Proporre la terapia non significa segnalare un problema nella relazione, ma cercare uno spazio protetto dove condividere pensieri che magari non trovano le parole giuste nella quotidianità. Potresti dire che vorresti affrontare insieme le decisioni sul futuro con più chiarezza e meno peso individuale. Presentarla come un'opportunità di crescita condivisa, piuttosto che come una necessità, può rendere più naturale l'apertura del/della partner.

Non esiste un momento "corretto" univoco: può essere utile durante le cure, subito dopo, oppure quando emergono le prime decisioni sulla fertilità. Alcune coppie scelgono di iniziare quando notano incomprensioni ricorrenti sui tempi di attesa, altre semplicemente per avere uno spazio dedicato a un tema così carico emotivamente. Non è necessario aspettare un conflitto per considerarla: può accompagnarvi fin dall'inizio come risorsa per attraversare insieme scelte complesse legate al desiderio di famiglia.

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