Senso di vuoto post-laurea quando il gruppo universitario si disperde: come affrontare questa transizione?

Senso di vuoto post-laurea quando il gruppo universitario si disperde: come affrontare questa transizione?
Ho la laurea, ma mi sento più smarrita di prima.
Senza il gruppo non so più bene chi sono.

Hai concluso il percorso universitario, hai la tua laurea in mano, eppure invece della soddisfazione che ti aspettavi provi una sensazione strana, quasi di spaesamento.

Se ti riconosci in questo, sappi che non è affatto insolito. La fine dell'università non è soltanto un traguardo accademico: è anche la perdita improvvisa di una comunità quotidiana che hai costruito in anni di condivisione.

Il gruppo universitario rappresenta spesso la prima rete sociale che hai scelto in autonomia, diversa da quella familiare o scolastica che ti era stata in qualche modo data dal contesto.

Con la laurea si dissolve non solo un gruppo di amici, ma anche una struttura di riferimento fatta di orari, luoghi fissi e obiettivi condivisi. È comprensibile, allora, che il vuoto che senti riguardi non solo la nostalgia per le persone, ma anche una parte di te che si era costruita attorno a quel contesto.

Perché accade

Le ragioni dietro questo senso di smarrimento

Tutti sembrano già sistemati, tranne me.
Mi manca avere un posto dove sentirmi a casa.

Attraversare questa fase e capire cosa si muove dentro di te può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per ritrovare un senso di appartenenza e riscoprire chi sei al di là del ruolo di studente.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo senso di vuoto dopo la laurea.

La mancanza di un nuovo contesto di appartenenza

  • Dopo la laurea può mancare un ambiente che, come l'università, favorisca in modo naturale nuovi legami profondi
  • La vita post-laurea è spesso frammentata da lavori precari, orari irregolari e a volte trasferimenti in città diverse, che rendono più difficile costruire relazioni stabili
  • Costruire amicizie significative da adulti richiede uno sforzo attivo e intenzionale, per cui mancano sia contesti dedicati sia modelli di riferimento chiari

Il confronto con gli altri e la percezione di sé

  • Vedere ex compagni che sembrano già 'sistemati', in un lavoro, in una relazione o in una nuova città, può amplificare la sensazione di essere rimasti indietro
  • La perdita di una routine condivisa toglie non solo la socialità, ma anche i punti di riferimento quotidiani che davano struttura al tempo
  • Quando viene meno il ruolo di studente, può capitare di sentirsi disorientati rispetto alla propria identità e a ciò che ci definisce
Prospettiva clinica
Quando un contesto così strutturato viene meno, può sorprenderci quanto della nostra identità si fosse appoggiata a quel "noi" quotidiano. Forse ciò che senti non è solo la mancanza del gruppo, ma anche una domanda che finora non aveva avuto spazio: chi sei tu, al di là dei ruoli e delle appartenenze che ti definivano? È una domanda scomoda, ma può aprire una scoperta.
Martina Truppo
Martina Truppo
Psicoterapeuta Unobravo
Situazioni concrete

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Apro la chat del gruppo e ormai è silenziosa.
Il sabato sera non so più cosa fare di me.

A volte è più facile dare un nome a ciò che proviamo attraverso immagini di vita quotidiana. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti ritrovarti.

Quando i legami si allentano

  • Il gruppo di studio che si vedeva ogni giorno in biblioteca si disperde in città diverse, e i messaggi nella chat comune diventano sempre più sporadici
  • Tornare nei luoghi frequentati durante gli anni universitari e non incontrare più nessuno dei volti familiari di un tempo
  • Provare imbarazzo o fatica nel ricominciare da zero conversazioni superficiali con persone appena conosciute, dopo anni di confidenza consolidata

Quando il tempo e il confronto pesano

  • Scorrere i social e vedere ex compagni pubblicare foto di nuovi lavori, nuove città o nuove cerchie di amici, mentre ti senti ancora in una fase di stallo
  • Rendersi conto che le serate libere non hanno più un piano automatico, perché prima erano scandite dagli impegni condivisi con il gruppo
  • Sentirti disorientato di fronte a domande come 'chi sono io ora', quando viene a mancare il contesto che ti definiva
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Se sentirti poco all'altezza ti sta togliendo serenità e opportunità, chiedere un supporto può fare la differenza. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come affrontare questa transizione, un passo alla volta

Ho iniziato un corso e mi sento un po' meno solo.
Parlarne con qualcuno mi ha aiutata a capirmi.
1

Accogliere ciò che senti senza giudicarti

Riconoscere che questo senso di vuoto è una reazione naturale a una transizione importante, e non un segnale di inadeguatezza, può già alleggerire una parte del peso. Attraversare un cambiamento così grande porta spesso con sé emozioni intense, ed è comprensibile che sia così.

2

Cercare nuovi contesti di aggregazione

Puoi provare a investire un po' di tempo ed energie in ambienti dove incontrare persone nuove: un corso, un gruppo di interesse, un'attività sportiva o di volontariato. Non serve trovare subito un'amicizia profonda, quanto piuttosto ricreare occasioni regolari di incontro.

3

Coltivare i legami più importanti, anche a distanza

Alcune amicizie nate all'università possono mantenersi vive, ma spesso richiedono cura. Potresti scegliere di scrivere per primo, proporre una videochiamata o organizzare un incontro ogni tanto, senza aspettarti che i rapporti si conservino da soli.

4

Dare tempo alle nuove amicizie

Le relazioni che si costruiscono da adulti hanno spesso ritmi più lenti e meno spontanei rispetto a quelle universitarie. Ricordare questo può aiutarti a non scoraggiarti se un nuovo legame impiega più tempo a diventare significativo.

5

Prendere le distanze dal confronto sui social

Quando ti accorgi che scorrere i profili altrui ti lascia un senso di inadeguatezza, potresti concederti delle pause dai social. Ciò che vedi online è solo una parte selezionata della vita degli altri, non la fotografia completa della loro realtà.

6

Ricostruire piccole abitudini che danno struttura

In assenza degli orari condivisi di prima, può essere utile darti dei punti di riferimento nuovi: un momento fisso per te, una passeggiata ricorrente, un progetto personale. Piccole routine possono restituire un senso di continuità al tempo.

7

Considerare un percorso di supporto psicologico

Se il senso di smarrimento diventa persistente e fatica a diradarsi, un percorso con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio prezioso per sentirti accolto e per riscoprire la tua identità oltre al ruolo di studente. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile: la terapia può essere uno spazio di crescita e riflessione anche in una fase di transizione come questa.

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Verso una nuova appartenenza

Un passaggio da attraversare, non un fallimento

Piano piano sto costruendo qualcosa di nuovo.
Non sono indietro, sto solo cambiando strada.

Il vuoto che si prova dopo la laurea è una fase di passaggio comune, non un'eccezione riservata a chi non riesce a inserirsi.

La fine di un contesto strutturato non significa la fine della possibilità di costruire relazioni significative: rappresenta piuttosto l'inizio di un percorso diverso, con tempi e forme nuove.

Dare a te stesso il tempo di elaborare questo cambiamento è importante quanto attivarti per creare nuove connessioni. Anche la capacità di stare con l'incertezza di questa fase può diventare, col tempo, un'occasione di crescita e di rafforzamento di chi sei.

Con il tempo, nuove reti di appartenenza possono nascere anche fuori dal contesto universitario, spesso in forme diverse ma altrettanto autentiche.

E se il senso di smarrimento dovesse pesare a lungo, chiedere un supporto, anche professionale, può essere un gesto di cura verso te stesso.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Il riscoprirmi
Il riscoprirmi È stato bello ritrovare me stessa e di nuovo la fiducia in me. In alcuni momenti mi ha sconvolto, ma poi mi rendevo conto di avere tutti gli strumenti per affrontare le situazioni. Ho notato anche più rispetto e considerazione dalle persone e questo ha aumentato la mia autostima. Grazie Unobravo!
— Valentina
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
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Il mio percorso ad ostacoli, con un alleato prezioso
La mia terapista è sempre molto dolce, disponibile ed attenta. Mi aiuta a sviscerare ogni mia emozione ed ogni mio pensiero, in modo autonomo e personale. Mi ha insegnato a gestire molti miei stati d'animo che prima non ero in grado neanche di riconoscere. MI sta aiutando a ricostruire la mia autostima, dopo anni di sofferenze emotive per me provanti.
— Claudia
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FAQ

Domande frequenti

La fine dell'università non è soltanto un traguardo accademico: è anche la perdita improvvisa di una comunità quotidiana che hai costruito in anni di condivisione. Con la laurea si dissolve non solo un gruppo di amici, ma anche una struttura di riferimento fatta di orari, luoghi fissi e obiettivi condivisi. Dopo la laurea può mancare un ambiente che, come l'università, favorisca in modo naturale nuovi legami profondi, e la vita post-laurea è spesso frammentata da lavori precari, orari irregolari e a volte trasferimenti in città diverse, che rendono più difficile costruire relazioni stabili.

Sì, non è affatto insolito. Il vuoto che si prova dopo la laurea è una fase di passaggio comune, non un'eccezione riservata a chi non riesce a inserirsi. Riconoscere che questo senso di vuoto è una reazione naturale a una transizione importante, e non un segnale di inadeguatezza, può già alleggerire una parte del peso. Attraversare un cambiamento così grande porta spesso con sé emozioni intense, ed è comprensibile che sia così.

Vedere ex compagni che sembrano già 'sistemati', in un lavoro, in una relazione o in una nuova città, può amplificare la sensazione di essere rimasti indietro. Scorrere i social e vedere ex compagni pubblicare foto di nuovi lavori, nuove città o nuove cerchie di amici, mentre ci si sente ancora in una fase di stallo, non aiuta. Ciò che vedi online è solo una parte selezionata della vita degli altri, non la fotografia completa della loro realtà, quindi quando scorrere i profili altrui lascia un senso di inadeguatezza può essere utile concedersi delle pause dai social.

Si può provare a investire un po' di tempo ed energie in ambienti dove incontrare persone nuove: un corso, un gruppo di interesse, un'attività sportiva o di volontariato. Non serve trovare subito un'amicizia profonda, quanto piuttosto ricreare occasioni regolari di incontro. Le relazioni che si costruiscono da adulti hanno spesso ritmi più lenti e meno spontanei rispetto a quelle universitarie, per cui è utile non scoraggiarsi se un nuovo legame impiega più tempo a diventare significativo. Anche coltivare i legami più importanti nati all'università, scrivendo per primi o proponendo una videochiamata, può aiutare.

Quando viene meno il ruolo di studente, può capitare di sentirsi disorientati rispetto alla propria identità e a ciò che ci definisce. La perdita di una routine condivisa toglie non solo la socialità, ma anche i punti di riferimento quotidiani che davano struttura al tempo. Quando un contesto così strutturato viene meno, può sorprendere quanto della nostra identità si fosse appoggiata a quel 'noi' quotidiano, aprendo una domanda su chi si sia al di là dei ruoli e delle appartenenze che ci definivano.

Se il senso di smarrimento diventa persistente e fatica a diradarsi, un percorso con uno/a psicologo/a può offrire uno spazio prezioso per sentirsi accolti e per riscoprire la propria identità oltre al ruolo di studente. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile: la terapia può essere uno spazio di crescita e riflessione anche in una fase di transizione come questa. Se il senso di smarrimento dovesse pesare a lungo, chiedere un supporto, anche professionale, può essere un gesto di cura verso se stessi.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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