Sentirsi inadeguati in un nuovo ambiente di lavoro: come orientarsi in questo vissuto?

Tutti sembrano sapere cosa fare, tranne me.
Ho paura che scoprano che non valgo abbastanza.

Iniziare un nuovo lavoro può significare confrontarsi ogni giorno con colleghi che sembrano già perfettamente calati nel ruolo.

Loro appaiono sicuri, competenti, a proprio agio, e tu ti chiedi se prima o poi qualcuno si accorgerà che, in fondo, non sei all'altezza.

Questo disagio non dipende necessariamente dall'essere fisicamente soli. Può emergere anche da un confronto frequente con gli altri: in riunione, durante la pausa pranzo, nei discorsi informali lungo il corridoio.

È un vissuto che può presentarsi quando ci si trova a entrare in un ambiente professionale ancora poco conosciuto, indipendentemente dall'età o dall'esperienza accumulata.

Sentirsi inadeguati in un contesto ancora sconosciuto non corrisponde necessariamente a una reale incapacità, ma può avere a che fare con la percezione di sé rispetto a un ambiente che non si conosce ancora bene.

Le radici di questo vissuto

Perché ci si sente fuori posto in un ambiente nuovo

Mi sembra di essere l'unico a non capire le battute.
Guardo i miei colleghi e mi sento subito da meno.

Comprendere da dove nasce questa sensazione può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrire uno spazio in cui esplorare il modo in cui percepisci te stesso e il nuovo contesto professionale.

Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono contribuire al senso di inadeguatezza in un nuovo ambiente di lavoro.

Il salto improvviso di esposizione

  • L'ingresso in un contesto nuovo può aumentare il livello di esposizione e di giudizio percepito e far emergere insicurezze anche in persone con esperienza e competenze consolidate.
  • La mancanza di punti di riferimento condivisi, come valori, linguaggio e stile relazionale, può rendere più difficile sentirsi parte del gruppo fin da subito.
  • Alcuni ambienti fortemente orientati alla performance, o con un'identità di gruppo molto marcata, possono amplificare la percezione delle differenze e rendere più complesso il processo di inserimento.

Il ruolo dell'autocritica personale

  • Il perfezionismo e una forte tendenza all'autocritica possono contribuire a vivere con maggiore intensità la sensazione di non essere all'altezza.
  • L'abitudine a fissare standard molto elevati può portare a interpretare anche una piccola incertezza come una conferma della propria inadeguatezza.

Il confronto distorto con i colleghi

  • Può capitare di sopravvalutare le competenze altrui e, allo stesso tempo, di non considerare lo sforzo e il tempo che possono esserci dietro i risultati dei colleghi.
  • Osservare chi ha più esperienza senza considerare il percorso che ha alle spalle può alimentare un confronto poco equilibrato, in cui si mettono sullo stesso piano momenti professionali differenti.
Prospettiva clinica
L’autostima può essere sintetizzata come la percezione del nostro valore personale, che può cambiare nell’arco di vita e in base alle nostre esperienze. Paragoni con altre persone, critiche distruttive, aspettative troppo rigide, possono portarci a pensarci inadeguati. Imparare a guardare in modo bilanciato ai nostri pregi e ai nostri limiti può aiutarci a costruire un rapporto più rispettoso e sereno con noi stessi.
Momenti concreti di disagio

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Se mi fanno un complimento, penso sia solo cortesia.
Preferisco tacere piuttosto che fare una domanda banale.

Questa sensazione può manifestarsi in diversi momenti della giornata lavorativa. Vediamone alcuni in cui potresti riconoscerti.

Durante riunioni e momenti condivisi

  • Partecipare a una riunione e percepire che tutti condividono riferimenti, battute o modi di lavorare che non conosci ancora, sentendoti improvvisamente fuori sincrono.
  • Vivere la pausa pranzo o i momenti informali come un ulteriore banco di prova sociale, oltre che professionale.
  • Osservare un collega esperto e sentirti automaticamente meno capace, senza considerare gli anni di pratica che vi separano.

Nel rapporto con i compiti assegnati

  • Ricevere un incarico e provare ansia, arrivando a prepararti molto oppure a rimandare per timore di non farcela.
  • Evitare di fare domande o chiedere chiarimenti, per paura che questo possa confermare agli occhi degli altri una presunta inadeguatezza.

Nel modo di leggere i propri risultati

  • Minimizzare un risultato positivo ottenuto nelle prime settimane, attribuendolo al caso o alla gentilezza di chi ti ha affidato il compito.
  • Faticare a riconoscere i tuoi meriti, anche di fronte a un feedback favorevole ricevuto da un responsabile.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Ti capita di sentirti "non abbastanza" o di dubitare di te?

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Quando il dubbio su di sé condiziona scelte e relazioni, un percorso di psicoterapia può aiutarti a sviluppare un rapporto più sereno con te stesso. Ecco come funziona la terapia.

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Quando l'insicurezza pesa sulla tua vita, parliamone

Se sentirti poco all'altezza ti sta togliendo serenità e opportunità, chiedere un supporto può fare la differenza. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come orientarsi in questo vissuto

Ho iniziato a segnare le cose che mi riescono bene.
Parlarne con qualcuno mi ha fatto sentire meno solo.
1

Concederti un tempo di adattamento

Entrare in sintonia con un nuovo contesto può richiedere tempo, e non esiste una scadenza uguale per tutti. Considerare l'inserimento come un processo graduale, e non come un esame da superare subito, può aiutarti ad alleggerire la pressione che senti.

2

Distinguere i fatti dalle interpretazioni

Quando ti senti inadeguato, puoi provare a osservare gli elementi concreti a tua disposizione: i risultati che hai ottenuto, i feedback che hai ricevuto e ciò che stai progressivamente imparando. Confrontarli con i pensieri che emergono nei momenti di insicurezza può aiutarti a distinguere ciò che sta accadendo dalle interpretazioni che ne dai.

3

Tenere traccia dei piccoli progressi

Annotare i piccoli progressi quotidiani, anche quelli che sembrano minimi, può aiutarti a riconoscere aspetti del tuo percorso che rischieresti di trascurare. Rileggerli nei momenti di dubbio può offrirti una prospettiva più ampia su ciò che stai costruendo.

4

Parlarne con qualcuno di fiducia

Condividere il tuo vissuto con un collega o una persona che stimi può offrirti un punto di vista diverso e aiutarti a non affrontare da solo questa fase di adattamento.

5

Spostare l'attenzione dall'essere perfetto all'imparare

Puoi provare a spostare l'attenzione dalla perfezione immediata all'apprendimento graduale, considerando anche gli errori e le incertezze come occasioni per acquisire maggiore familiarità con il nuovo ruolo, anziché come prove della tua inadeguatezza.

6

Considerare un percorso con uno/a psicologo/a

Quando il senso di inadeguatezza diventa persistente, incide sul tuo benessere o condiziona significativamente il modo in cui vivi il lavoro, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio di esplorazione in cui comprendere meglio ciò che alimenta questo vissuto e il peso che assume il giudizio esterno. Non è necessario aspettare che il disagio diventi molto intenso per prendere in considerazione un supporto psicologico.

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Uno sguardo più sereno

Un passaggio che si può attraversare

Piano piano mi sto sentendo più al mio posto.
Non devo dimostrare tutto subito: ho tempo.

Il senso di inadeguatezza può emergere quando si entra in un nuovo ambiente di lavoro e non rappresenta necessariamente una misura del proprio valore professionale.

Il confronto quotidiano con chi conosce già il contesto può essere poco equilibrato, perché rischia di non tenere conto del tempo, dell'esperienza e del percorso che ciascuno ha alle spalle.

Con il tempo e una maggiore consapevolezza di ciò che alimenta questo vissuto, può diventare possibile costruire maggiore familiarità con il nuovo ambiente e riconoscere più chiaramente le proprie risorse.

Considerare l'ingresso in un nuovo ambiente come un processo, e non come una prova immediata da superare, può aiutarti a vivere questa fase con minore pressione.

Se il senso di inadeguatezza persiste o condiziona significativamente il tuo benessere, chiedere supporto, anche attraverso un percorso con uno/a psicologo/a, può offrire uno spazio per comprendere ciò che stai vivendo e affrontarlo con maggiore consapevolezza.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Il riscoprirmi
Il riscoprirmi È stato bello ritrovare me stessa e di nuovo la fiducia in me. In alcuni momenti mi ha sconvolto, ma poi mi rendevo conto di avere tutti gli strumenti per affrontare le situazioni. Ho notato anche più rispetto e considerazione dalle persone e questo ha aumentato la mia autostima. Grazie Unobravo!
— Valentina
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Il mio percorso ad ostacoli, con un alleato prezioso
La mia terapista è sempre molto dolce, disponibile ed attenta. Mi aiuta a sviscerare ogni mia emozione ed ogni mio pensiero, in modo autonomo e personale. Mi ha insegnato a gestire molti miei stati d'animo che prima non ero in grado neanche di riconoscere. MI sta aiutando a ricostruire la mia autostima, dopo anni di sofferenze emotive per me provanti.
— Claudia
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FAQ

Domande frequenti

Il senso di inadeguatezza può nascere dal salto improvviso di esposizione: entrare in un contesto nuovo può aumentare il livello di esposizione e di giudizio percepito e far emergere insicurezze anche in persone con esperienza e competenze consolidate. Anche la mancanza di punti di riferimento condivisi, come valori, linguaggio e stile relazionale, può rendere più difficile sentirsi parte del gruppo fin da subito. Alcuni ambienti fortemente orientati alla performance, o con un'identità di gruppo molto marcata, possono amplificare la percezione delle differenze e rendere più complesso il processo di inserimento. Questo vissuto non corrisponde necessariamente a una reale incapacità, ma può avere a che fare con la percezione di sé rispetto a un ambiente che non si conosce ancora bene.

Il perfezionismo e una forte tendenza all'autocritica possono contribuire a vivere con maggiore intensità la sensazione di non essere all'altezza. L'abitudine a fissare standard molto elevati può portare a interpretare anche una piccola incertezza come una conferma della propria inadeguatezza. A questo si aggiunge spesso un confronto distorto con i colleghi: può capitare di sopravvalutare le competenze altrui e, allo stesso tempo, di non considerare lo sforzo e il tempo che possono esserci dietro i loro risultati. Osservare chi ha più esperienza senza considerare il percorso che ha alle spalle può alimentare un confronto poco equilibrato, in cui si mettono sullo stesso piano momenti professionali differenti.

Questa sensazione può manifestarsi in diversi momenti della giornata lavorativa. Durante le riunioni può capitare di percepire che tutti condividono riferimenti, battute o modi di lavorare che non conosci ancora, sentendoti improvvisamente fuori sincrono, e anche la pausa pranzo o i momenti informali possono diventare un ulteriore banco di prova sociale, oltre che professionale. Ricevere un incarico può generare ansia, portando a prepararsi molto oppure a rimandare per timore di non farcela, oppure a evitare di fare domande per paura che questo confermi agli occhi degli altri una presunta inadeguatezza. Anche un risultato positivo può essere minimizzato, attribuendolo al caso o alla gentilezza di chi ha affidato il compito.

Considerare l'inserimento come un processo graduale, e non come un esame da superare subito, può aiutare ad alleggerire la pressione. Può essere utile osservare gli elementi concreti a disposizione, come i risultati ottenuti e i feedback ricevuti, confrontandoli con i pensieri che emergono nei momenti di insicurezza, per distinguere ciò che sta accadendo dalle interpretazioni che se ne danno. Annotare i piccoli progressi quotidiani, anche quelli che sembrano minimi, può offrire una prospettiva più ampia su ciò che si sta costruendo. Condividere il proprio vissuto con un collega o una persona di fiducia può offrire un punto di vista diverso, così come spostare l'attenzione dalla perfezione immediata all'apprendimento graduale.

Sì, è un vissuto molto diffuso che può presentarsi quando ci si trova a entrare in un ambiente professionale ancora poco conosciuto, indipendentemente dall'età o dall'esperienza accumulata. Il senso di inadeguatezza può emergere quando si entra in un nuovo ambiente di lavoro e non rappresenta necessariamente una misura del proprio valore professionale. Il confronto quotidiano con chi conosce già il contesto può essere poco equilibrato, perché rischia di non tenere conto del tempo, dell'esperienza e del percorso che ciascuno ha alle spalle. Con il tempo e una maggiore consapevolezza di ciò che alimenta questo vissuto, può diventare possibile costruire maggiore familiarità con il nuovo ambiente.

Quando il senso di inadeguatezza diventa persistente, incide sul benessere o condiziona significativamente il modo in cui si vive il lavoro, un percorso con uno/a psicologo/a può rappresentare uno spazio di esplorazione in cui comprendere meglio ciò che alimenta questo vissuto e il peso che assume il giudizio esterno. Non è necessario aspettare che il disagio diventi molto intenso per prendere in considerazione un supporto psicologico. Uno/a psicologo/a può offrire uno spazio in cui esplorare il modo in cui si percepisce se stessi e il nuovo contesto professionale, aiutando ad affrontare questa fase con maggiore consapevolezza.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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