Capricci del bambino durante lo smartworking: come costruire un equilibrio?

Non riesco a fare bene né il padre né il lavoratore
Mi sento in colpa comunque vada la giornata

Stai cercando di rispondere a un'email importante e, proprio in quel momento, tuo/a figlio/a inizia a piangere, a tirarti per la manica, a chiedere attenzione con tutta la voce che ha. Ti suona familiare?

Lavorare da casa con i bambini presenti è una sfida quotidiana che può mettere a dura prova la concentrazione e la pazienza. E spesso può portare con sé un senso di inadeguatezza difficile da gestire: la sensazione di non riuscire a fare bene né il proprio lavoro, né il proprio ruolo di genitore.

I capricci durante lo smartworking non sono semplici dispetti. Sono il modo in cui il/la bambino/a comunica un bisogno che non riesce a esprimere diversamente, spesso legato alla difficoltà di capire perché il genitore è lì, fisicamente presente, ma con la testa altrove.

Non esiste una ricetta magica valida per tutti: ogni famiglia ha le proprie dinamiche, risorse e vincoli. Pensare di poter lavorare in modo ottimale con un/a bambino/a piccolo/a accanto è un'aspettativa poco realistica, e riconoscerlo è già un primo passo per abbassare la pressione su sé stessi.

Le ragioni dei capricci

Cosa c'è dietro i capricci durante le ore di lavoro

È qui con me ma non capisce che sto lavorando
Più sono stanco, più perdo la pazienza con lei

Capire perché i capricci possono intensificarsi proprio durante lo smartworking può aiutare a viverli con meno frustrazione. In molti casi, indagare queste dinamiche con il supporto di uno/a psicologo/a permette di trovare strategie su misura per la propria famiglia e di sentirsi meno soli nella gestione di questa fase. Intanto, proviamo a esplorare insieme alcune possibili ragioni di questi comportamenti.

La confusione tra presenza e disponibilità

  • Il/la bambino/a percepisce che il genitore è lì ma non può interagire con lui/lei, e questa ambiguità può generare frustrazione.
  • Non capisce perché la mamma o il papà siano in casa ma non possano giocare, e i capricci possono diventare un modo per richiamare l'attenzione.
  • Per un/a bambino/a piccolo/a, la differenza tra "sono a casa" e "sono disponibile" è un concetto molto difficile da afferrare.

Le capacità del/della bambino/a e il bisogno di routine

  • I bambini piccoli hanno tempi di attenzione molto brevi e un bisogno costante di interazione e movimento: restare tranquilli a lungo è una richiesta che va oltre le loro capacità.
  • L'assenza di una routine chiara e prevedibile durante le giornate di lavoro da casa può alimentare l'insicurezza del/della bambino/a, che reagisce con irrequietezza.
  • Senza sapere cosa aspettarsi dalla giornata, il/la piccolo/a può sentirsi disorientato/a e cercare punti di riferimento attraverso il conflitto.

Il circolo vizioso tra stanchezza e reazioni incoerenti

  • Il senso di colpa di chi lavora da casa può portare a risposte altalenanti: a volte si cede per evitare il conflitto, altre volte si reagisce con troppa rigidità, e questa alternanza può confondere il/la bambino/a.
  • La stanchezza accumulata nel tentativo di gestire tutto insieme può ridurre la capacità di rispondere con calma.
  • Quando l'irritazione dell'adulto cresce, anche l'agitazione del/della bambino/a tende ad aumentare, creando un circolo vizioso difficile da interrompere.
Prospettiva clinica
Le relazioni sono fondamentali per la nostra salute biopsicosociale. Ma i legami tra le persone non sono statici: si evolvono e, a volte, si incrinano. Prevenire e risolvere problemi relazionali passa attraverso una chiara comunicazione dei propri bisogni emotivi. Imparare a parlare con gli altri in modo autentico è il primo passo per un equilibrio duraturo.
Scene di vita quotidiana

Situazioni in cui potresti esserti riconosciuto

Ogni riunione è un'incognita con mio figlio in casa
Mi alterno con il mio compagno ma non basta mai

Ecco alcune situazioni comuni in cui molti genitori che lavorano da casa possono essersi ritrovati almeno una volta.

Quando il lavoro e il/la bambino/a chiedono attenzione nello stesso momento

  • Sei in una videochiamata di lavoro e il/la bambino/a inizia a chiamarti, a fare rumore, a entrare nell'inquadratura. Ogni call diventa una fonte di ansia anticipatoria, perché sai che potrebbe succedere di nuovo.
  • Stai provando a rispondere a un'email urgente e il/la bambino/a inizia a piangere, a tirarti per la manica. La sensazione è quella di non riuscire a fare bene né una cosa né l'altra, e la frustrazione cresce su entrambi i fronti.
  • Provi a lavorare durante il sonnellino, ma il/la piccolo/a si sveglia prima del previsto. Il lavoro resta a metà e si accumula, alimentando la sensazione di non avere mai abbastanza tempo.

Quando il confronto con altre situazioni fa sentire inadeguati

  • Il/la bambino/a si comporta in modo collaborativo al nido o con altre figure di riferimento, ma a casa durante lo smartworking diventa oppositivo/a. Questo può far sentire il genitore confuso e inadeguato, come se stesse facendo qualcosa di sbagliato.
  • Durante la pausa pranzo, anziché ricaricarsi, ci si ritrova a gestire capricci legati al cibo o al gioco, arrivando al pomeriggio già esausti e senza aver avuto un momento di vero riposo.

Quando la conciliazione diventa un incastro continuo

  • Chi lavora come freelance racconta di alternare le proprie ferie con quelle del/della partner per coprire i periodi senza asilo, senza mai riuscire a fare una vacanza insieme come famiglia.
  • La conciliazione tra lavoro e famiglia può diventare un puzzle quotidiano fatto di turni, incastri e compromessi, e la sensazione è quella di vivere sempre in modalità organizzativa, senza mai davvero rilassarsi.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

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Se le difficoltà nelle relazioni si ripetono, puoi farti aiutare

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Quando le relazioni pesano sul tuo benessere, parliamone

Se le difficoltà con le persone a cui tieni condizionano la tua serenità, un professionista può aiutarti a orientarti. Per trovare lo psicologo più adatto a te bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Piccoli passi per vivere lo smartworking con più serenità

Ho iniziato a prepararle i giochi prima della call
Cinque minuti insieme prima di lavorare cambiano tutto
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Costruire una routine visibile e prevedibile

Creare una routine quotidiana chiara, con momenti dedicati al lavoro e momenti dedicati al/alla bambino/a, può aiutare il/la piccolo/a a sapere quando il genitore sarà disponibile. Potresti usare un calendario illustrato con simboli colorati o immagini semplici, così che anche i più piccoli possano orientarsi nella giornata.

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Preparare attività a portata di mano

Avere pronte delle attività autonome e stimolanti, organizzate per varietà e facilmente accessibili, può aiutare il/la bambino/a a intrattenersi da solo/a per brevi periodi. Giochi suddivisi per tipologia e già pronti all'uso possono ridurre le richieste continue e favorire l'indipendenza.

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Dedicare un piccolo rituale di connessione prima di iniziare a lavorare

Anche solo cinque minuti di gioco insieme o un abbraccio, accompagnati da una promessa concreta di tempo condiviso dopo il lavoro, possono aiutare il/la bambino/a a sentirsi visto/a. Quando il bisogno di attenzione viene accolto, anche brevemente, la spinta a richiamarla con i capricci tende a diminuire.

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Spiegare con parole semplici il tempo del lavoro

Puoi provare a dire al/alla bambino/a che il tempo del lavoro è come il tempo che il genitore trascorre in ufficio, e che al termine ci sarà uno spazio dedicato interamente a lui/lei. Quando il/la bambino/a rispetta questi momenti, potresti riconoscerlo con un sorriso o un complimento, rinforzando il comportamento.

5

Rimandare la reazione di qualche minuto quando possibile

Quando senti che la frustrazione sale, potresti provare ad aspettare anche solo qualche minuto prima di reagire. Spesso l'impulso di intervenire subito è legato a una sensazione di urgenza che, col passare dei minuti, tende a ridursi, lasciando spazio a una risposta più serena.

6

Chiedere aiuto senza sentirsi in difetto

Se è possibile, coinvolgere il/la partner, un familiare o un servizio esterno non è un segno di debolezza, ma una scelta consapevole per tutelare sia la qualità del lavoro che il benessere di tutta la famiglia. Anche una o due ore di supporto possono fare una grande differenza nella giornata.

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Valutare un percorso con uno/a psicologo/a

Se la gestione del lavoro da casa e dei bisogni del/della bambino/a genera un malessere costante, un percorso con uno/a psicologo/a può essere uno spazio prezioso per sentirsi capiti e trovare strumenti concreti. Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare: può essere utile anche per esplorare nuove strategie e alleggerire il carico emotivo di questa fase.

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Verso una convivenza più serena

Un equilibrio possibile, anche se imperfetto

Sto imparando che fatto è meglio che perfetto
Ho capito che non devo farcela sempre da sola

I capricci durante lo smartworking non sono un fallimento educativo: sono una risposta del/della bambino/a a una situazione che può confonderlo/a, in cui il genitore c'è ma non è disponibile. Il/la piccolo/a cerca di colmare questa distanza nell'unico modo che conosce.

Costruire un equilibrio tra lavoro da casa e genitorialità è un processo in continua evoluzione. Ciò che funziona in una fase dello sviluppo del/della bambino/a potrebbe non funzionare più qualche mese dopo, e questo può richiedere flessibilità e capacità di adattamento.

Abbassare le aspettative su sé stessi non significa rinunciare alla qualità. Significa accettare che in questa fase della vita fare del proprio meglio in condizioni imperfette è già un risultato significativo. La coerenza e la prevedibilità restano i migliori alleati: quando il/la bambino/a comprende che esistono regole chiare e momenti certi di attenzione dedicata, la sua inquietudine tende a diminuire.

Se ti senti costantemente sopraffatto/a e il clima familiare durante lo smartworking diventa fonte di sofferenza, sappi che rivolgersi a uno/a psicologo/a è un atto di cura verso te stesso e verso il/la tuo/a bambino/a.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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FAQ

Domande frequenti

Quando lavori da casa, il/la tuo/a bambino/a ti vede fisicamente presente ma percepisce che non sei disponibile per lui/lei. Questa ambiguità tra presenza e disponibilità può essere molto difficile da comprendere per un/a bambino/a piccolo/a, che non riesce a distinguere tra "sono a casa" e "sono occupato/a".

I capricci, in questo contesto, non sono dispetti o provocazioni. Sono il modo in cui il/la bambino/a comunica un bisogno che non sa esprimere a parole: vuole la tua attenzione e non capisce perché non può averla, visto che sei proprio lì.

A questo può aggiungersi che i bambini piccoli hanno tempi di attenzione molto brevi e un bisogno costante di interazione e movimento. Chiedergli di restare tranquilli a lungo va oltre le loro capacità in questa fase dello sviluppo.

Capire queste dinamiche può aiutarti a vivere quei momenti con meno frustrazione e a rispondere con maggiore serenità, senza sentirti in colpa per qualcosa che ha una spiegazione del tutto comprensibile.

Quella sensazione di non riuscire a fare bene né il lavoro né il ruolo di genitore è molto comune tra chi lavora da casa con i bambini. Non sei l'unica persona a provarla.

Pensare di poter lavorare in modo ottimale con un/a bambino/a piccolo/a accanto è un'aspettativa poco realistica, e riconoscerlo può essere già un primo passo importante. In questa fase, fare del proprio meglio in condizioni imperfette è già un risultato significativo.

A volte, più che chiederti se quello che provi è "normale", può essere utile chiederti: cosa sto provando davvero? Di cosa ho bisogno in questo momento? Questo spostamento di prospettiva può permetterti di ascoltarti con più gentilezza, anziché misurarti su standard difficili da raggiungere.

Se il senso di inadeguatezza diventa costante e pesa sulla tua quotidianità, parlarne con uno/a psicologo/a può offrirti uno spazio per sentirti capito/a e alleggerire il carico emotivo.

Alcune strategie pratiche possono aiutarti a creare un contesto più sereno per entrambi.

Costruire una routine quotidiana chiara e prevedibile può essere uno dei passi più efficaci: quando il/la bambino/a sa cosa aspettarsi dalla giornata, si sente più sicuro/a. Puoi usare un calendario illustrato con immagini semplici per aiutarlo/a a orientarsi nei diversi momenti.

Prima di iniziare a lavorare, puoi provare a dedicare anche solo cinque minuti di connessione: un gioco insieme, un abbraccio, una promessa concreta di tempo condiviso dopo il lavoro. Quando il bisogno di attenzione viene accolto, anche brevemente, la spinta a richiamarla con i capricci tende a diminuire.

Avere pronte delle attività autonome e stimolanti, già organizzate e facilmente accessibili, può aiutare il/la bambino/a a intrattenersi da solo/a per brevi periodi. Infine, spiegare con parole semplici che il "tempo del lavoro" finirà e che poi ci sarà uno spazio tutto per lui/lei può fare una grande differenza.

No, questo comportamento è in realtà molto frequente e ha una spiegazione comprensibile. Al nido o con altre figure di riferimento, il/la bambino/a si trova in un contesto con regole chiare e una routine definita, dove non c'è l'ambiguità della presenza del genitore.

A casa durante lo smartworking, invece, il/la bambino/a può vivere una situazione confusa: il genitore è lì, ma non può interagire con lui/lei. Questa frustrazione può esprimersi proprio con chi il/la bambino/a si sente più al sicuro, cioè con te. È, paradossalmente, un segno di fiducia.

A volte il senso di colpa può portare a risposte altalenanti: cedere per evitare il conflitto in alcuni momenti, reagire con troppa rigidità in altri. Questa alternanza può confondere ulteriormente il/la bambino/a. Cercare di mantenere coerenza e prevedibilità nelle risposte, anche quando è difficile, può aiutare il/la piccolo/a a orientarsi meglio.

Se questa dinamica ti pesa, sappi che non è un tuo fallimento: è una situazione complessa che molte famiglie vivono.

Non bisogna aspettare che le cose diventino molto difficili per iniziare un percorso psicologico. Se la gestione quotidiana del lavoro da casa e dei bisogni del/della bambino/a genera un malessere costante, se ti senti sopraffatto/a o se il clima familiare durante lo smartworking diventa fonte di sofferenza, parlarne con uno/a psicologo/a può essere molto utile.

Un percorso psicologico è uno spazio di crescita e riflessione: può aiutarti a esplorare le dinamiche familiari, a trovare strategie su misura per la tua situazione e a sentirti meno solo/a nella gestione di questa fase.

Può essere prezioso anche quando le cose non sono "gravissime" ma senti il bisogno di alleggerire il carico emotivo, di capire meglio le reazioni del/della tuo/a bambino/a o di lavorare sul senso di colpa che spesso può accompagnare chi cerca di conciliare lavoro e genitorialità.

Rivolgersi a uno/a psicologo/a è un atto di cura verso te stesso/a e verso tutta la tua famiglia.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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