Solitudine nel primo anno all'estero: come affrontare il senso di isolamento e costruire nuove connessioni?

Sono qui da mesi, ma è come se la vita vera fosse altrove.
Dovrei essere felice, invece mi sento sola ogni giorno.
Ti eri immaginato questa esperienza come una delle più belle della tua vita. Nuove strade da esplorare, incontri, scoperte.
Eppure, adesso che sei arrivato, capita che le giornate scorrano lente e silenziose. Guardi la vita del nuovo Paese muoversi fuori dalla finestra, ma varcare quella soglia sembra più difficile del previsto, perché manca ancora qualcuno con cui condividerla.
Se ti riconosci in tutto questo, è utile sapere che sentirsi soli nel primo periodo all'estero è un'esperienza comune e comprensibile. Può accompagnare una fase di cambiamento profondo, in cui vengono meno molti punti di riferimento legati al contesto, alla lingua e alle abitudini.
A volte è utile distinguere tra isolamento sociale, cioè la mancanza concreta di contatti, e solitudine, la sensazione di non avere relazioni che ci nutrono davvero. Si può essere circondati da persone e sentirsi comunque soli.
Spesso il vissuto più pesante non è nemmeno la nostalgia di casa, ma la sensazione di sprecare un'occasione che si era immaginata come irripetibile. Riconoscere e dare un nome a ciò che stai vivendo può aiutarti a guardare questa esperienza con meno giudizio verso te stesso/a.
Possibili ragioni
Le radici di un senso di isolamento nel nuovo Paese
Con i colleghi parlo inglese tutto il giorno e la sera sono svuotato.
Ho lasciato tutti i miei amici e qui ricomincio da zero.
Comprendere da dove nasce questa solitudine può aiutare a viverla con meno giudizio verso se stessi. In molti casi, esplorare le emozioni legate a un trasferimento così importante può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per prenderti cura del tuo benessere in questa fase di transizione.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base del senso di isolamento nel primo anno all'estero.
La perdita dei punti di riferimento affettivi
- Il trasferimento comporta un allontanamento dalle relazioni che avevi costruito negli anni, quelle che ti facevano sentire al sicuro e a casa.
- Costruire da adulti una nuova rete di legami può richiedere tempo e risorse emotive, soprattutto quando vengono meno relazioni e abitudini consolidate.
- Aspettative molto elevate rispetto alla nuova esperienza possono rendere più evidente la distanza tra ciò che avevi immaginato e la realtà quotidiana che stai incontrando.
La difficoltà di fare amicizia da adulti
- Fare nuove conoscenze in età adulta può essere più complesso, perché alcune occasioni spontanee di incontro tipiche di altre fasi della vita possono essere meno presenti.
- Le occasioni di incontro vanno create attivamente, e questo richiede un'energia che non sempre è facile trovare.
- Chi si è trasferito senza un lavoro che preveda contatti quotidiani, ad esempio per seguire il/la partner, può avere meno occasioni spontanee di incontro e dover costruire più attivamente una nuova rete sociale.
Il carico dell'adattamento culturale e linguistico
- Vivere e comunicare ogni giorno in una lingua straniera può richiedere un maggiore impegno mentale, soprattutto nelle prime fasi dell'adattamento, e rendere più faticose anche le interazioni sociali.
- Lo shock culturale, cioè il disorientamento che può emergere nell'incontro con abitudini e codici diversi, può rendere più difficile sentirsi a proprio agio e partecipare alla vita sociale del nuovo contesto.
- La tendenza a minimizzare il proprio disagio con pensieri come 'dovrei essere felice, è quello che ho sempre voluto' può aumentare il senso di colpa e spingere a nascondere la solitudine invece di affrontarla.

Vita quotidiana da expat
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Passo le serate a videochiamare casa invece di uscire.
In mezzo alla gente mi sento comunque un'estranea.
La solitudine nel primo anno all'estero prende forme concrete, che spesso si somigliano da una persona all'altra. Ecco alcune situazioni in cui potresti ritrovarti.
Quando la città resta un'osservatrice silenziosa
- Trascorrere le giornate guardando la vita del nuovo Paese scorrere fuori dalla finestra, senza riuscire a uscire di casa perché manca qualcuno con cui condividere l'esperienza.
- Sentirsi fuori posto anche in mezzo alla folla o durante un evento locale, percependo una distanza culturale e linguistica che impedisce di sentirsi parte del gruppo.
- Rinunciare a partecipare a un'iniziativa per la fatica di comunicare in una lingua non ancora padroneggiata, rafforzando così, senza volerlo, il proprio isolamento.
Quando i legami di casa diventano l'unico rifugio
- Passare molte ore in videochiamata con gli amici e la famiglia rimasti a casa, come unica fonte di connessione, rimandando il momento di aprirsi a nuove relazioni sul posto.
- Ritrovarti a pensare spesso di tornare indietro, chiedendoti se questo desiderio esprima davvero la volontà di rientrare o la fatica che stai vivendo in questo momento.
- Per chi si è trasferito per il/la partner e non lavora, avere meno occasioni quotidiane di incontro e sentire il bisogno di costruire una rete sociale propria, oltre a quella del/la partner.
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Quando nostalgia, solitudine o senso di sradicamento diventano difficili da portare, parlare con uno psicologo può offrirti uno spazio per comprenderli e affrontarli. Ecco come funziona la terapia.

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Strategie pratiche
Piccoli passi per costruire nuove connessioni
Da quando faccio un corso di ceramica non mi sento più solo.
Parlarne con la mia psicologa mi ha alleggerita tanto.
Riconoscere e dare un nome alla solitudine
Prima di tutto, potresti provare a non negare ciò che senti né a vergognartene. Scriverne in un diario, dirlo ad alta voce o confidarti con qualcuno può essere un modo per riconoscere ciò che stai vivendo e iniziare a comprenderne meglio il significato per te.
Dare priorità ad attività di gruppo continuative
Puoi provare a preferire attività che si ripetono nel tempo, come corsi di lingua, laboratori, sport o volontariato, rispetto a eventi occasionali. La regolarità può aumentare le occasioni di incontrare più volte le stesse persone e permettere alle conoscenze di svilupparsi gradualmente.
Cercare sia la comunità expat sia le persone del posto
Potresti individuare connessioni con altre persone che vivono la stessa esperienza di trasferimento e comprendono le sue difficoltà, ma anche con chi è del posto. In questo modo puoi bilanciare il senso di appartenenza e una reale integrazione locale.
Non pretendere troppo, troppo in fretta
È importante ricordare che un'amicizia si costruisce con il tempo e attraverso momenti condivisi ripetuti. Le prime conoscenze non diventano subito relazioni profonde, e va bene così: dare tempo ai rapporti è parte del percorso.
Coltivare i legami di casa senza farne un rifugio esclusivo
Mantenere vive le relazioni importanti lasciate a casa può darti conforto. Allo stesso tempo, può essere utile fare in modo che non diventino l'unico spazio relazionale, così da lasciare aperta la porta ai nuovi legami nel Paese in cui vivi ora.
Prendersi cura di sé con piccoli rituali quotidiani
Puoi provare a introdurre nella giornata qualche gesto che ti fa stare bene: una passeggiata in un quartiere nuovo, un caffè in un posto che ti piace, un momento per te. Questi piccoli rituali possono aiutarti a costruire maggiore familiarità con i luoghi e con la tua nuova quotidianità.
Prendere in considerazione un percorso di terapia
Un percorso con uno/a psicologo/a, magari specializzato in mobilità internazionale, può offrirti uno spazio prezioso per elaborare le emozioni legate all'adattamento e sentirti capito e sostenuto. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere supporto: può essere una risorsa di crescita fin dai primi mesi.
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Uno sguardo in avanti
Trasformare la distanza in una scoperta graduale
Dopo un anno il nuovo Paese ha iniziato a sembrarmi casa.
Ho smesso di pretendere tutto subito e sto meglio così.
Sentirsi soli nel primo anno all'estero non significa necessariamente aver fatto una scelta sbagliata. La solitudine può accompagnare il processo di adattamento a un nuovo Paese, e riconoscerla può aiutarti a guardare ciò che stai vivendo con meno senso di colpa.
Costruire nuove connessioni può richiedere un ruolo attivo, soprattutto quando mancano occasioni spontanee di incontro. Piccoli passi ripetuti con costanza possono creare nel tempo maggiori possibilità di conoscenza e condivisione.
Il tempo può contribuire a rendere più familiari luoghi, abitudini e relazioni, anche se ogni percorso di adattamento ha tempi e modalità differenti.
Accogliere le proprie emozioni, comprese la tristezza e la frustrazione, senza reprimerle, può rivelarsi più utile che fingere che vada tutto bene per corrispondere alle aspettative. Trasformare il senso di spreco in una scoperta graduale può aiutarti a vivere l'esperienza in modo più sostenibile, senza la pressione di doverla vivere subito al massimo.
E se senti di averne bisogno, chiedere supporto a uno/a psicologo/a non è un segno di debolezza, ma una risorsa concreta per rendere questa esperienza più autentica e serena.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché ci si sente soli durante il primo anno all'estero?
Sentirsi soli nel primo periodo all'estero è un'esperienza comune e comprensibile. Può accompagnare una fase di cambiamento profondo, in cui vengono meno molti punti di riferimento legati al contesto, alla lingua e alle abitudini. Il trasferimento comporta un allontanamento dalle relazioni che avevi costruito negli anni, quelle che ti facevano sentire al sicuro e a casa, e costruire da adulti una nuova rete di legami può richiedere tempo e risorse emotive. Anche aspettative molto elevate rispetto alla nuova esperienza possono rendere più evidente la distanza tra ciò che avevi immaginato e la realtà quotidiana che stai incontrando.
Qual è la differenza tra isolamento sociale e solitudine?
È utile distinguere tra isolamento sociale, cioè la mancanza concreta di contatti, e solitudine, la sensazione di non avere relazioni che ci nutrono davvero. Si può essere circondati da persone e sentirsi comunque soli. Spesso il vissuto più pesante non è nemmeno la nostalgia di casa, ma la sensazione di sprecare un'occasione che si era immaginata come irripetibile. Riconoscere e dare un nome a ciò che si sta vivendo può aiutare a guardare questa esperienza con meno giudizio verso se stessi.
Perché è difficile fare amicizia da adulti in un nuovo Paese?
Fare nuove conoscenze in età adulta può essere più complesso, perché alcune occasioni spontanee di incontro tipiche di altre fasi della vita possono essere meno presenti. Le occasioni di incontro vanno create attivamente, e questo richiede un'energia che non sempre è facile trovare. Chi si è trasferito senza un lavoro che preveda contatti quotidiani, ad esempio per seguire il/la partner, può avere meno occasioni spontanee di incontro e dover costruire più attivamente una nuova rete sociale. Anche vivere e comunicare ogni giorno in una lingua straniera può richiedere un maggiore impegno mentale e rendere più faticose le interazioni sociali.
Quali sono i segnali che indicano che ci si sta isolando all'estero?
Tra i segnali ci sono trascorrere le giornate guardando la vita del nuovo Paese scorrere fuori dalla finestra senza riuscire a uscire di casa, sentirsi fuori posto anche in mezzo alla folla o durante un evento locale, e rinunciare a partecipare a un'iniziativa per la fatica di comunicare in una lingua non ancora padroneggiata. Un altro segnale è passare molte ore in videochiamata con gli amici e la famiglia rimasti a casa come unica fonte di connessione, rimandando il momento di aprirsi a nuove relazioni sul posto, oppure pensare spesso di tornare indietro.
Come si può affrontare la solitudine e costruire nuove connessioni all'estero?
Si può provare a non negare ciò che si sente né a vergognarsene, scrivendone in un diario o confidandosi con qualcuno. È utile dare priorità ad attività di gruppo continuative, come corsi di lingua, laboratori, sport o volontariato, perché la regolarità può aumentare le occasioni di incontrare più volte le stesse persone. Si possono cercare sia connessioni con la comunità expat sia con le persone del posto, per bilanciare appartenenza e integrazione locale. È importante ricordare che un'amicizia si costruisce con il tempo e attraverso momenti condivisi ripetuti, senza pretendere troppo, troppo in fretta.
Quando ha senso rivolgersi a uno psicologo per la solitudine da expat?
Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere supporto: può essere una risorsa di crescita fin dai primi mesi. Un percorso con uno/a psicologo/a, magari specializzato in mobilità internazionale, può offrirti uno spazio prezioso per elaborare le emozioni legate all'adattamento e sentirti capito e sostenuto. Chiedere supporto a uno/a psicologo/a non è un segno di debolezza, ma una risorsa concreta per rendere questa esperienza più autentica e serena.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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