Videochiamate di gruppo con amici o famiglia del partner: come affrontare il senso di estraneità?

Prima di ogni chiamata di gruppo mi sudano le mani
Temo di fare brutta figura davanti ai suoi amici
Hai appena accettato l'invito a una cena virtuale con gli amici storici del/della partner, oppure a una prima presentazione online alla sua famiglia. Il cuore accelera ancora prima che parta la chiamata.
Quando una relazione vive, in tutto o in parte, la distanza, le videochiamate possono diventare il canale principale di vicinanza. Ma quando si allargano al gruppo, qualcosa può cambiare.
Così, il bisogno di sentirsi accettati e il timore di deludere proprio chi ami si possono aggiungere al bisogno di piacere. Il formato digitale, poi, può amplificare le piccole difficoltà dei primi incontri: mancano i segnali del corpo, le voci si sovrappongono e i silenzi sembrano allungarsi.
A tutto questo, si aggiunge il proprio riquadro sullo schermo, che diventa un ulteriore motivo di autoconsapevolezza. Non è il disagio dell'interazione in sé, ma la paura di raccontarti in modo poco fedele davanti alle persone più importanti per il/la partner.
Se ti riconosci in tutto questo, sappi che non c'è nulla di strano in quello che provi: è un'esperienza molto più comune di quanto immagini.
Le radici del disagio
Da dove nasce quel senso di estraneità
Mi sembra sempre di dover dimostrare qualcosa
Loro si conoscono da anni, io sono l'ultima arrivata
Capire perché questi momenti pesano così tanto può aiutarti a guardarli con occhi diversi. Esplorare a fondo il ruolo dell'insicurezza nelle situazioni sociali, però, è un percorso che per molte persone diventa più chiaro con il supporto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per vivere questi incontri con maggiore serenità.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base del disagio nelle videochiamate di gruppo con la cerchia affettiva del/della partner.
La sensazione di dover superare un esame
- Puoi percepire questi momenti come una prova da affrontare davanti a persone che contano molto per chi ami.
- Il desiderio di fare buona impressione può diventare così forte da trasformare un semplice saluto in una fonte di tensione.
- Entri in contatto con un gruppo già consolidato, con le sue abitudini e i suoi ricordi, e questo può accentuare la sensazione di non farne ancora parte.
I limiti del mezzo digitale
- Lo schermo toglie molti riferimenti che di solito aiutano a orientarsi in una conversazione, come la postura, lo sguardo e la vicinanza fisica.
- Nel gruppo può divenire più difficile capire quando è il momento di intervenire, e questo può farti sentire ai margini o quasi invisibile.
- Vedere il tuo riflesso durante la chiamata può aggiungere un livello di autogiudizio che nelle conversazioni dal vivo di solito non si presenta.
Il ruolo dell'ansia prima dell'incontro
- Nelle ore che precedono la chiamata può capitare di immaginare scenari negativi che, nella realtà, raramente si verificano.
- Il confronto implicito con la confidenza che il/la partner ha con i suoi cari può alimentare l'idea di non essere all'altezza.
- La paura di deludere chi ami può rendere più intensa l'attenzione a ogni gesto, generando una pressione che pesa già prima di collegarsi.

Momenti di vita quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Dopo la videochiamata non ho dormito, rimuginavo
Ho tenuto la camera spenta per non farmi vedere teso
A volte, è più facile dare un nome a ciò che proviamo quando lo vediamo descritto in situazioni concrete. Ecco alcune esperienze in cui potresti ritrovarti.
Durante la chiamata
- Resti in silenzio mentre gli amici storici del/della partner scherzano su riferimenti e battute che non conosci, per timore di intrometterti.
- In una presentazione online alla famiglia, ti sorprendi a osservare solo il tuo riquadro, invece di ascoltare davvero gli altri.
- Preferisci tenere la videocamera spenta o cerchi una scusa per lasciare la chiamata prima, pur di non prolungare il disagio.
Dopo che la chiamata è finita
- Ripensi per ore a una frase detta in modo goffo o a un silenzio che ti è sembrato imbarazzante.
- Ti chiedi se il/la partner si sia accorto del tuo nervosismo e se questo possa averlo messo a disagio.
- Fatichi a ricordare i momenti piacevoli, mentre resti concentrato sui dettagli che ti sono sembrati fuori posto.
I piccoli ostacoli che amplificano tutto
- Noti la differenza di confidenza tra il/la partner e i suoi cari e questo ti fa sentire ancora più ai margini.
- Un problema di audio o una connessione instabile aumentano la frustrazione e la sensazione di non essere adeguato.
- Ti capita di preparare mentalmente delle frasi da dire, salvo poi non trovare mai il momento giusto per inserirti.
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Strategie pratiche
Come vivere questi momenti con più serenità
Abbiamo trovato un segnale nostro e mi sento meno sola
In terapia, ho capito da dove nasceva quella paura
Concordare piccoli segnali con il/la partner
Puoi accordarti in anticipo su un gesto o una frase che il/la partner può usare per coinvolgerti e passarti la parola. Sentirsi sostenuto durante la chiamata può alleggerire la pressione e aiutarti a trovare il tuo spazio nella conversazione.
Arrivare con qualche spunto in tasca
Se ti è possibile, puoi chiedere al/alla partner qualche informazione sulle persone che incontrerai: i loro interessi, come si sono conosciuti, di cosa parlano di solito. Avere qualche riferimento può aiutarti a sentirti meno spiazzato e a trovare argomenti di conversazione.
Accogliere silenzi e imprevisti tecnici
I silenzi e le sovrapposizioni di voce sono una caratteristica di molte videochiamate di gruppo, non il segno di un tuo fallimento. Ricordare che capitano a chiunque può aiutarti a non leggerli come una responsabilità personale.
Procedere per piccoli passi
Puoi allenarti con chiamate più brevi o con poche persone, prima di affrontare i gruppi più numerosi. La gradualità permette di familiarizzare con il contesto senza sentirti sopraffatto fin dal primo momento.
Spostare l'attenzione sull'ascolto
Invece di concentrarti su come appari, potresti provare a portare l'attenzione su ciò che le altre persone raccontano. Spostare il focus dal bisogno di piacere al desiderio di conoscere chi è importante per il/la partner può rendere l'incontro più leggero.
Essere gentile con te dopo l'incontro
Quando la chiamata è finita, potresti provare a lasciar andare l'autoanalisi minuziosa e annotare invece un aspetto che è andato bene, anche piccolo. Riconoscere i tuoi progressi può nutrire la fiducia in te, un incontro dopo l'altro.
Considerare un percorso di supporto
Se l'insicurezza in questi contesti ti accompagna da tempo e tocca anche altre situazioni sociali, un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, può rappresentare uno spazio prezioso per comprenderne le radici e sentirti più sicuro. Non è necessario attendere che il disagio diventi molto intenso: rivolgersi a uno/a psicologo/a è una scelta di cura verso te stesso, utile per sentirti capito e guidato.
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Verso più fiducia
L'appartenenza si costruisce un passo alla volta
Ho smesso di pretendere di piacere subito a tutti
Piano piano mi sento un po' più a casa con loro
Il disagio nelle videochiamate di gruppo è una reazione comprensibile a una pressione sociale che il mezzo digitale tende ad amplificare, non il segnale di un tuo limite personale.
Sentirti parte della cerchia del/della partner richiede tempo: è poco realistico pensare di appartenere al gruppo già dal primo collegamento. L'appartenenza si costruisce incontro dopo incontro, con la pazienza di chi si concede di conoscere e farsi conoscere.
Vale la pena ricordare che la qualità del legame con il/la partner conta molto più della perfezione delle interazioni con le persone che gli stanno intorno. Condividere con lui o con lei ciò che provi in questi momenti può alleggerire la tensione e farti sentire meno solo nell'affrontarli.
Se senti che questa insicurezza pesa oltre questi contesti, valutare il supporto di uno/a psicologo/a può aiutarti a guardarti con più gentilezza e a coltivare una fiducia che cresce nel tempo. Riconoscere il tuo disagio è già un primo passo prezioso.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché mi sento a disagio nelle videochiamate di gruppo con gli amici o la famiglia del/della partner?
Questo disagio nasce dal bisogno di sentirsi accettati e dal timore di deludere proprio chi ami, che si aggiungono al bisogno di piacere. Puoi percepire questi momenti come una prova da affrontare davanti a persone che contano molto per chi ami, entrando in contatto con un gruppo già consolidato, con le sue abitudini e i suoi ricordi, e questo può accentuare la sensazione di non farne ancora parte. Non è il disagio dell'interazione in sé, ma la paura di raccontarti in modo poco fedele davanti alle persone più importanti per il/la partner. È un'esperienza molto più comune di quanto immagini.
Perché le videochiamate di gruppo risultano più difficili rispetto a un incontro dal vivo?
Lo schermo toglie molti riferimenti che di solito aiutano a orientarsi in una conversazione, come la postura, lo sguardo e la vicinanza fisica. Nel gruppo può diventare più difficile capire quando è il momento di intervenire, e questo può farti sentire ai margini o quasi invisibile. Mancano i segnali del corpo, le voci si sovrappongono e i silenzi sembrano allungarsi. A tutto questo si aggiunge il proprio riquadro sullo schermo, che diventa un ulteriore motivo di autoconsapevolezza e può aggiungere un livello di autogiudizio che nelle conversazioni dal vivo di solito non si presenta.
Quali sono i segnali che indicano ansia da videochiamata di gruppo?
Durante la chiamata puoi restare in silenzio mentre gli amici storici del/della partner scherzano su riferimenti che non conosci, per timore di intrometterti, oppure osservare solo il tuo riquadro invece di ascoltare davvero gli altri. Puoi preferire tenere la videocamera spenta o cercare una scusa per lasciare la chiamata prima. Dopo che la chiamata è finita, puoi ripensare per ore a una frase detta in modo goffo o a un silenzio imbarazzante, chiederti se il/la partner si sia accorto del tuo nervosismo e faticare a ricordare i momenti piacevoli, restando concentrato sui dettagli che ti sono sembrati fuori posto.
Cosa posso fare per vivere con più serenità le videochiamate con gli amici o la famiglia del/della partner?
Puoi accordarti in anticipo con il/la partner su un gesto o una frase per coinvolgerti e passarti la parola, oppure chiedergli qualche informazione sulle persone che incontrerai per sentirti meno spiazzato. I silenzi e le sovrapposizioni di voce sono una caratteristica di molte videochiamate di gruppo, non il segno di un tuo fallimento. Puoi allenarti con chiamate più brevi o con poche persone prima di affrontare i gruppi più numerosi, e provare a spostare l'attenzione su ciò che le altre persone raccontano invece che su come appari. Dopo l'incontro, prova a lasciar andare l'autoanalisi minuziosa e annotare un aspetto andato bene.
È normale sentirsi ancora ai margini del gruppo di amici del/della partner dopo diverse videochiamate?
Sentirti parte della cerchia del/della partner richiede tempo: è poco realistico pensare di appartenere al gruppo già dal primo collegamento. L'appartenenza si costruisce incontro dopo incontro, con la pazienza di chi si concede di conoscere e farsi conoscere. Il disagio nelle videochiamate di gruppo è una reazione comprensibile a una pressione sociale che il mezzo digitale tende ad amplificare, non il segnale di un tuo limite personale. Vale la pena ricordare che la qualità del legame con il/la partner conta molto più della perfezione delle interazioni con le persone che gli stanno intorno.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
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Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
La terapia di coppia può aiutare in questo caso?
Se il disagio nelle videochiamate con gli amici del/della partner nasce da me, ha senso coinvolgerlo in un percorso di terapia di coppia?
Anche se l'insicurezza che provi ti appartiene, il modo in cui la relazione la accoglie fa la differenza. La terapia di coppia non serve solo a risolvere conflitti, ma può offrirti uno spazio dove imparare insieme a riconoscere i momenti di difficoltà e a costruire segnali di sostegno reciproci. Un percorso individuale può aiutarti a esplorare le radici personali di questa insicurezza, mentre quello di coppia lavora sulla dinamica che vivete insieme in quei momenti. I due percorsi non competono, possono anzi completarsi a seconda di cosa senti di voler approfondire.
Come si lavora in terapia di coppia su qualcosa di apparentemente piccolo come il disagio nelle videochiamate di gruppo?
Partendo da episodi concreti, lo/la psicoterapeuta può aiutarvi a osservare cosa succede realmente tra voi in quei momenti: chi si sente escluso, chi fatica a far spazio all'altro, quali aspettative restano inespresse. Non si tratta di cercare un colpevole, ma di capire insieme come la comunicazione può adattarsi a situazioni che generano tensione. Spesso, bastano piccoli aggiustamenti, come definire insieme segnali o ruoli, per rendere questi momenti più leggeri per entrambi.
Quando è il momento giusto per proporre al/alla partner di iniziare un percorso di coppia, se il disagio sembra riguardare solo me?
Non serve aspettare che la situazione diventi pesante o motivo di scontro. Puoi proporlo quando senti il desiderio di condividere qualcosa che ti riguarda e che però si gioca anche nella relazione, come il modo in cui vi sostenete nei momenti sociali. Presentarlo come uno spazio di crescita condivisa, più che come una soluzione a un problema, può rendere la proposta più naturale e meno spaventosa da accogliere per il/la partner.
Cosa posso aspettarmi dalla prima fase di un percorso di terapia di coppia legato a dinamiche sociali come questa?
Le prime sedute servono solitamente a raccontare insieme allo/alla psicoterapeuta come vivete questi momenti, cosa provate prima, durante e dopo le chiamate o gli incontri con i cari dell'altro/a. Non è richiesto arrivare con risposte già pronte: l'obiettivo iniziale è semplicemente dare parole a qualcosa che spesso si vive in silenzio. Da lì si costruisce gradualmente una maggiore consapevolezza condivisa, che può diventare la base per affrontare insieme anche altre situazioni simili.
E ora?
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