Parlare di una relazione difficile con la propria madre può essere doloroso e liberatorio allo stesso tempo. Se ti riconosci in questa situazione, potresti aver provato confusione, colpa, rabbia o tristezza.
Questo articolo è pensato per aiutarti a comprendere gli effetti di una madre narcisista sui figli adulti e a esplorare possibili strategie di protezione e cura.
Ricorda che le informazioni qui riportate non sostituiscono una valutazione professionale, ma possono orientarti nel percorso di consapevolezza e, se necessario, nella ricerca di un supporto adeguato.
Madre "narcisista": che cosa significa davvero?
Quando si parla di madre narcisista, non si fa riferimento a un’etichetta diagnostica, ma a un insieme di dinamiche relazionali. Questo modo di descrivere la relazione può valere anche in presenza di un genitore con tratti narcisistici (madre o padre).
Il narcisismo non è “tutto o niente”: esiste un continuum. Per questo, tutti possiamo avere qualche tratto narcisistico, mentre solo in alcuni casi questi tratti diventano così rigidi e pervasivi da configurare un disturbo vero e proprio (come il Disturbo Narcisistico di Personalità).
Nel DSM-5-TR, questo disturbo implica un pattern stabile e pervasivo in diversi contesti, presente dall’inizio dell’età adulta e associato a compromissione del funzionamento o sofferenza. Anche per questo, le madri con tratti narcisistici non sono tutte uguali.
Detto ciò, possono ripetersi alcuni modi di stare in relazione, come il bisogno di controllo, la fatica a mettersi nei panni dell’altro (mancanza di empatia), un amore percepito come condizionato (“ti voglio bene se fai come dico”) e un forte bisogno di ammirazione.
In più, alcune ricerche suggeriscono che chi riporta più esperienze traumatiche nell’infanzia tende anche a mostrare più tratti/sintomi narcisistici (Ashiq et al., 2018).
All’interno di queste dinamiche, i figli possono assumere ruoli diversi:
- figlio “perfetto”: chiamato a soddisfare le aspettative del genitore;
- capro espiatorio: oggetto di critiche e svalutazioni;
- figlio confidente/parentificato: si fa carico dei bisogni emotivi del genitore.
Comprendere queste dinamiche è il primo passo per riconoscere l’impatto che possono avere sulla tua vita e per iniziare a costruire confini più sani.

Segnali e domande utili per fare chiarezza
Quando si cerca di comprendere la propria situazione familiare, è naturale cercare strumenti online come il test sulla madre narcisista. Questi strumenti possono offrire spunti di riflessione, ma non sostituiscono una valutazione clinica.
Per orientarti, puoi porti alcune domande: “Mi sento libero di essere me stesso?”, “Posso dire di no senza subire punizioni?”, “Le mie emozioni vengono validate o svalutate?”.
Alcuni segnali ricorrenti sono:
- svalutazione costante
- silenzi punitivi
- triangolazioni tra familiari
- gelosia e competizione
È importante distinguere tra un conflitto familiare episodico e schemi relazionali che si ripetono costantemente nel tempo.
Se sperimenti sofferenza persistente, difficoltà relazionali o sintomi ansiosi o depressivi, può essere utile rivolgerti a un professionista.
Manipolazione affettiva: quando l’amore diventa una trappola
La manipolazione affettiva è un meccanismo relazionale in cui le emozioni vengono utilizzate come strumenti di controllo. In un contesto familiare, può assumere la forma di ricatto emotivo, in cui l’amore e l’approvazione sono condizionati al rispetto di aspettative rigide.
Alcune persone manipolatrici alternano premura e punizione per creare confusione e legare a sé. Questo può rendere difficile fidarsi del proprio sentire e capire “cosa sia giusto” fare.
In questo senso, la figura della madre manipolatrice in posizione vittimistica è paradigmatica: fragilità, malesseri e sacrifici diventano strumenti per generare senso di colpa e senso di debito.
Il gaslighting è una strategia di manipolazione che consiste nel riscrivere i fatti, facendo dubitare la vittima della propria percezione. La triangolazione è un’altra dinamica tossica, in cui fratelli o partner vengono messi l’uno contro l’altro per mantenere il controllo.
Ecco alcune frasi tipiche di una madre manipolatrice, con la loro traduzione emotiva:
- “Dopo tutto quello che ho fatto per te”: senso di debito
- “Mi stai facendo ammalare”: senso di colpa
- “Sei troppo sensibile”: invalidazione emotiva
- “Tuo fratello non mi tratta così”: triangolazione
Queste dinamiche possono avere effetti a lungo termine, come la difficoltà a riconoscere i propri limiti e i propri bisogni.
Quando la famiglia si ricompone: mamma e figliastro
Quando la famiglia si ricompone, come nel caso di mamma e figliastro, i nuovi equilibri possono generare gelosie, alleanze, esclusioni e una competizione per l’attenzione.
Un genitore con tratti narcisistici può trasformare partner e figli in “tifoserie” o schieramenti, alimentando dinamiche tossiche.
In questo contesto, è fondamentale proteggere i figli: evitare che diventino mediatori, messaggeri o giudici; chiarire regole e confini; cercare un adulto terzo affidabile.
Se sei un figliastro, ricorda che i tuoi bisogni sono legittimi e hai il diritto di porre limiti e chiedere supporto.
Effetti emotivi nei figli adulti: cosa può succedere
Crescere con un genitore narcisista può lasciare ferite emotive profonde e invisibili. La vergogna cronica è una delle più dolorose: nasce dal sentirsi costantemente giudicati, “mai abbastanza”, e col tempo può portare ad autocensurarsi e a cercare approvazione in modo disperato.
In queste dinamiche, l’amore sembra legato all’obbedienza e alla performance, mentre la critica è sempre dietro l’angolo.
Non a caso, la ricerca mostra che le esperienze traumatiche nell’infanzia possono incidere molto su come impariamo a vedere noi stessi e il mondo: in uno studio su 300 giovani adulti in Pakistan, chi riportava più traumi infantili tendeva anche ad avere più “schemi” negativi precoci, cioè convinzioni rigide e dolorose su di sé (come “non valgo”, “devo meritarmi l’amore”), misurati con un questionario specifico (Ashiq et al., 2018).
Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che non sei solo.
I figli adulti di genitori narcisisti possono sperimentare:
- Ansia persistente e senso di allerta costante
- Ipervigilanza emotiva: leggere ogni dettaglio per prevenire conflitti
- Blocco decisionale: paura di sbagliare e deludere
- Paura della critica: anche in contesti lavorativi o amicali
- Attacchi di panico: l’imprevedibilità del genitore può aver contribuito a mantenere un allarme interno sempre attivo
- Sintomi depressivi anche quando si continua a “funzionare”, esperienze dissociative, somatizzazioni: il dolore si nasconde dietro maschere di efficienza, distacco o sintomi fisici
Questi segnali non definiscono chi sei, né sono una tua colpa. Possono essere l’esito di un ambiente relazionale complesso e invalidante.
Se interferiscono con il tuo benessere, il lavoro, le relazioni o il sonno, può essere il momento di chiedere aiuto.
Autostima bassa: come si vede nella vita di tutti i giorni
Nella vita di tutti i giorni, la bassa autostima può manifestarsi in modi sottili ma pervasivi: può diventare perfezionismo esasperato, la sensazione di essere “un impostore” anche quando i risultati sono buoni, oppure la paura di esporsi (per esempio chiedere un aumento o candidarsi a un nuovo lavoro).
A volte si traduce anche in un senso di smarrimento, come: “non so cosa voglio davvero”.
In questi casi, la voce autocritica che risuona dentro di noi può essere l’eco delle svalutazioni ricevute, che col tempo si trasformano in convinzioni profonde su chi siamo e su cosa meritiamo.
Lo suggerisce anche uno studio condotto su 315 studenti universitari di Teheran, in cui il legame tra maltrattamento emotivo nell’infanzia e sofferenza psicologica passava attraverso alcuni “schemi” interiori rigidi, cioè idee radicate che guidano il modo in cui ci leggiamo e ci trattiamo: difettosità/vergogna (“c’è qualcosa di sbagliato in me”), vulnerabilità al danno (“prima o poi succederà qualcosa di terribile”), autosacrificio (“devo mettere gli altri prima di me”) e diritto/pretese (“mi spetta, devo ottenerlo”) (Farazmand et al., 2015).
Sul piano lavorativo, tutto questo può portare all’autosabotaggio o, all’opposto, a un’iper-responsabilizzazione: due modi diversi di provare a sentirsi “al sicuro” in un mondo vissuto come ostile.
Relazioni intime: perché fidarsi e lasciarsi andare è difficile
Quando si cresce in un clima familiare fatto di controllo e amore “a condizione” (ti voglio bene se fai come dico io), anche da adulti le relazioni intime possono sembrare un terreno minato.
Ci si può legare in modo insicuro, oscillando tra la paura di essere lasciati e la paura di essere invasi. C’è chi finisce per scegliere partner emotivamente distanti, chi partner molto controllanti, spesso con un bisogno forte di approvazione.
A conferma di quanto il vissuto emotivo conti, un ampio studio online su 916 adulti ha individuato, tra alcune persone con un marcato senso di “mi spetta” nelle relazioni, un gruppo più emotivamente vulnerabile: rispetto ad altri, riportava autostima più bassa, più emozioni negative e instabilità emotiva, maggiore impulsività, tratti più freddi/aggressivi e un maggiore bisogno di apparire “conforme” o “nel giusto”; inoltre raccontava più spesso esperienze di abuso infantile, genitorialità intrusiva e difficoltà di attaccamento (Crowe et al., 2016).
Nella comunicazione emergono segnali come:
- Compiacenza eccessiva
- Paura del conflitto
- Bisogno di rassicurazioni continue
- Difficoltà a dire no
Anche la sessualità o l’intimità emotiva possono risentirne: ansia da prestazione, controllo, distanza.
Si tratta di un possibile pattern di dipendenza relazionale (spesso chiamato “dipendenza affettiva” nel linguaggio comune) che si può affrontare in terapia.
Figli e figlie: ruoli diversi e ferite specifiche
Le ferite lasciate da un genitore narcisista possono essere diverse a seconda del genere del genitore e del figlio o della figlia.
Per le figlie, una madre narcisista può rappresentare un modello di femminilità distorto, basato su controllo, competizione e bisogno di apparire. La figlia può diventare un’estensione narcisistica, oppure un bersaglio di gelosia e svalutazione.
Per i figli maschi, la madre narcisista può essere molto seduttiva sul piano emotivo (per esempio usando charme, confidenze o idealizzazione) e invasiva, fino a creare una relazione simbiotica e confusa. Il figlio può essere idealizzato o svalutato, a seconda della sua capacità di soddisfare i bisogni emotivi della madre.
Anche il padre narcisista può creare danni simili, ma con alcune differenze legate al genere: nei figli maschi può innescare una competizione distruttiva, nelle figlie un senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative di perfezione.
L’enmeshment è la confusione dei confini tra genitore e figlio: la madre narcisista può invadere la vita adulta del figlio, criticando le sue scelte, il partner e la genitorialità.
In questi casi, fantasie o sogni disturbanti possono emergere e riflettere la confusione dei confini e l’inversione di ruolo: non sono di per sé una “prova” di ciò che è accaduto, ma possono essere un segnale che vale la pena portare in terapia, senza allarmismi.
Sto ripetendo gli schemi di mia madre? Come accorgersene
Accorgerti di ripetere alcuni schemi di tua madre non significa “essere come lei”: spesso è il segno che li stai vedendo con più lucidità e che puoi cambiarli.
Del resto, sappiamo che le esperienze dolorose vissute da bambini possono lasciare segni sia in modo diretto sia attraverso “schemi” appresi molto presto (come aspettarsi rifiuto, dover essere perfetti o sentirsi sempre in colpa), che a loro volta possono aumentare la probabilità di sviluppare tratti di personalità più problematici (Ashiq et al., 2018).
Se temi di riprodurre dinamiche narcisistiche, prova a fare attenzione a quattro segnali: bisogno di controllo, svalutazione mascherata da “è per il tuo bene”, vittimismo, ricatti emotivi.
Interrompere la trasmissione generazionale è possibile: riconoscere lo schema, assumersi le proprie responsabilità e riparare (con scuse sincere e cambiamenti concreti, non solo a parole).
E se sei genitore, puoi proteggere i tuoi figli lavorando su di te, anche con un supporto psicologico, senza colpevolizzarti.
Confini e distacco: proteggersi senza sentirsi egoisti
Proteggere il proprio benessere da un genitore narcisista è possibile. Non è egoismo, ma un atto di cura.
Ecco alcune strategie pratiche:
- comunicare in modo breve e diretto, senza dettagli emotivi che possono essere usati contro di te;
- usare la tecnica del grey rock: diventare emotivamente neutri e poco interessanti;
- stabilire limiti chiari su telefonate e visite;
- dichiarare esplicitamente alcuni argomenti off-limits;
- interrompere la conversazione quando scatta l’attacco.
Questi confini possono scatenare reazioni forti: rabbia, vittimismo, silenzio punitivo.
In questi casi, rispondi in modo neutro: “Capisco che sei arrabbiata, ma il mio limite resta questo”; “Mi dispiace che tu ti senta così, ma non posso aiutarti”; “Quando vorrai parlare in modo costruttivo, sarò disponibile”.
Il distacco emotivo può somigliare a un lutto: significa accettare la madre reale, rinunciando a quella ideale. È normale sentire dolore, senso di colpa, vuoto, sollievo.
Anche le fantasie di vendetta sono comprensibili, ma vanno riformulate in termini di protezione: come uscire dall’abuso?
Quando la situazione diventa pericolosa (violenza, minacce, stalking), è fondamentale chiedere aiuto a servizi di supporto, forze dell’ordine e consulenti legali.
Anche la morte della madre può riattivare il bisogno di elaborare emozioni contrastanti.
Se tua madre è anziana: come comportarsi senza annullarti
Avere una madre narcisista anziana può essere particolarmente complesso. Il bisogno di cura, infatti, può amplificare i ricatti emotivi.
È importante distinguere tra assistenza e sottomissione.
Puoi offrire aiuto senza annullarti, coinvolgendo fratelli, servizi territoriali o un caregiver. Fissa limiti chiari su soldi, tempo, spazio e decisioni mediche.
Se tua madre ti dice: “Dopo tutto quello che ho fatto per te”, rispondi: “Ti sono grato, ma ora le mie possibilità sono queste”.
Un nuovo inizio: terapia e autonomia emotiva
La terapia può rappresentare un nuovo inizio. Un percorso psicologico non si limita a “curare” il passato, ma aiuta a costruire autostima e sicurezza interiore.
Lavorare sulla vergogna cronica significa validare il tuo vissuto, rielaborare le ferite e sperimentare autocompassione.
Imparerai strumenti pratici per gestire ansia e panico, come il grounding e la respirazione, e a riconoscere i trigger relazionali.
L’autonomia emotiva nasce dalla chiarezza sui tuoi bisogni, dalla capacità di mettere limiti e dal costruire una rete di sostegno. Chiedere aiuto non è esagerare: è un atto di coraggio verso il proprio benessere.
Se senti che questo è il tuo momento, puoi iniziare il tuo percorso con Unobravo.



