Lavoro
Vita lavorativa e difficoltà lavoro-correlate

Soddisfazione lavorativa e stress

Soddisfazione lavorativa e stress
Soddisfazione lavorativa e stresslogo-unobravo
Francesca Casarella
Redazione
Psicoterapeuta ad orientamento Cognitivo-Interpersonale
Unobravo
Pubblicato il


Stanchezza eccessiva o stress percepiti a lavoro? Potrebbe essere un problema di soddisfazione lavorativa! Citando Locke, la soddisfazione: “È un sentimento di piacevolezza derivante dalla percezione che l’attività professionale svolta consente di soddisfare importanti valori personali connessi al lavoro”. Cosa succede quando ciò non accade?

La soddisfazione sul lavoro è spesso connessa alla soddisfazione nella vita.
È la spillover hypothesis, che indica che un campo si riversi sull’altro: i lavoratori soddisfatti nel contesto lavorativo saranno soddisfatti anche nella vita privata e viceversa.  Lo stesso vale anche per l’insoddisfazione. Allo stesso modo, la compensazione potrebbe essere un meccanismo automatico secondo il quale chi non riceve soddisfazione in uno dei due ambiti lo cerca nell’altro.


Cosa cambia tra uomini e donne?

Esiste una correlazione tra soddisfazione lavorativa e caratteristiche individuali e identità di genere. Donne e uomini hanno diverse aspettative rispetto al lavoro, con conseguenti risposte emozionali differenziate:

  • gli uomini danno maggiore importanza alle ricompense estrinseche come la paga, la sicurezza, le promozioni;
  • le donne danno maggior importanza alle ricompense sociali quali una buona relazione con i colleghi o i superiori. Dalle ultime ricerche, inoltre, emerge che le donne siano più appagate degli uomini.
Artem Podrez - Pexels


Quando e perché mi sento stressato?

Lo stress è, per usare le parole dello psicoanalista Masud Khan, “uno stato emozionale di sgradevolezza, derivante dalla percezione che la richiesta dell’ambiente o della situazione che un individuo avverte eccede la capacità dell’individuo stesso”. Uno stress prolungato può condurre il lavoratore alla sindrome di burnout.

Uno dei processi più comuni è la richiesta ai lavoratori di mostrare più flessibilità. La flessibilità però è collegata a più ambiguità su cosa fare e come farlo. Questo potrebbe generare un basso controllo delle situazioni e conseguente:

  • scarsa possibilità di modificare elementi negativi del lavoro;
  • presa di decisioni meno efficaci.

Se il lavoratore, invece, percepisce che la propria organizzazione agisce verso i dipendenti in modo imparziale e etico, facendo esprimere le proprie opinioni sulle decisioni, vuol dire che viene rispettata una giustizia procedurale. Poca giustizia procedurale, infatti, è un rischio per il benessere organizzativo, misurato esso stesso attraverso:

  • l’autovalutazione dello stato di salute;
  • la presenza di disturbi psichici minori;
  • il numero di assenza per malattia.
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Come migliorare la qualità della vita lavorativa?

L’attività lavorativa è collegata al grado di controllo che le persone percepiscono di poter avere sulla situazione, per cui i primi passi potrebbero essere:

  • pianificare il lavoro;
  • fissare un tempo per svolgerlo; 
  • stabilire gli obiettivi da raggiungere;
  • pensare al risultato finale.

Successivamente, gli indicatori del benessere saranno:

  • voglia di andare al lavoro;
  • sensazione di far parte di un team;
  • elevato coinvolgimento.

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