Paura di commettere errori in un lavoro ad alta responsabilità: come gestire questa ansia?
Anche a cena continuo a ripensare a quello che ho fatto oggi.
Non riesco a spegnere la testa quando esco dall'ufficio.
Ci sono lavori in cui un errore può avere conseguenze concrete sulla vita di altre persone.
Pensiamo a chi opera in ambito sanitario, legale, educativo o ingegneristico. In questi contesti controllare e ricontrollare sembra semplicemente fare bene il proprio lavoro.
Proprio per questo, il confine tra una prudenza professionale utile e un pensiero che torna in modo continuo e involontario può diventare molto sottile.
Capita così che il timore di sbagliare si trasformi in un pensiero che occupa la mente anche fuori dagli orari di lavoro, la sera, nei momenti di riposo.
Se ti riconosci in questa descrizione, sappi che non sei la sola persona a viverlo, e che comprendere la natura di questi pensieri può essere un primo passo per intervenire senza intaccare la qualità di ciò che fai.
Da dove nasce l'ansia
Le radici del timore di commettere errori
Ho paura che una mia distrazione possa danneggiare qualcuno.
Vorrei essere sicura al cento per cento di ogni cosa che faccio.
Interrogarsi sul perché il timore di sbagliare diventi così presente è comprensibile, e non sempre è facile trovare risposte da soli.
In molti casi, esplorare le radici di questi pensieri può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per capire quando la prudenza smette di esserti utile.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base della paura di commettere errori in un lavoro ad alta responsabilità.
Un forte senso di responsabilità
- Un elevato senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri può portare a sovrastimare la probabilità e la gravità di un possibile errore
- La paura che i pensieri invadenti siano segnali reali di un pericolo imminente può rafforzarsi proprio nei contesti dove sbagliare ha conseguenze tangibili
Il ruolo del perfezionismo
- Il perfezionismo e la difficoltà a tollerare l'incertezza possono spingere a cercare un controllo assoluto sulla propria performance, che però è irraggiungibile
- Il sollievo temporaneo ottenuto controllando più volte può rinforzare quel comportamento, creando un circolo difficile da interrompere
Il peso dei periodi di stress
- Periodi di forte stress prolungato possono abbassare la soglia di tolleranza all'incertezza
- Questo può amplificare la frequenza e l'intensità dei pensieri legati al timore di sbagliare
Esperienze concrete
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Ho ricontrollato quel referto cinque volte, eppure non basta.
Appena finisco un compito, penso subito a cosa potrei aver sbagliato.
A volte è più facile riconoscere una dinamica quando la vediamo descritta in situazioni concrete.
Ecco alcuni esempi in cui potresti ritrovarti, se convivi con questo timore.
Il controllo che si ripete
- Un professionista sanitario che rilegge più volte una cartella clinica già controllata, temendo un errore che potrebbe danneggiare il paziente
- Un avvocato che rilegge un documento legale già inviato, cercando conferme che non contenga sviste
- La necessità di chiedere continue rassicurazioni a colleghi o superiori sulla correttezza del proprio operato, anche quando il lavoro è già stato verificato
I pensieri che non si spengono
- Un insegnante che, tornato a casa, continua a ripensare a una valutazione data, temendo di essere stato ingiusto
- La difficoltà a staccare mentalmente dal lavoro la sera, con pensieri ricorrenti su possibili dimenticanze
- L'impossibilità di provare soddisfazione per un compito concluso, perché la mente è già proiettata sul prossimo possibile errore da evitare
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Strategie pratiche
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Aspettare qualche minuto prima di ricontrollare mi ha stupita.
Parlarne con la mia psicologa mi ha fatto sentire finalmente capito.
Distinguere il controllo utile dalla verifica infinita
Puoi provare a notare la differenza tra un controllo mirato e limitato nel tempo e una verifica che si ripete senza portarti mai a un reale senso di sicurezza. Riconoscere questo confine può essere un primo passo per non farti trascinare.
Osservare il pensiero senza combatterlo
Quando affiora il timore di aver sbagliato, potresti provare a osservarlo come un pensiero che passa, senza doverlo subito neutralizzare con un controllo. Un pensiero, anche molto insistente, non è necessariamente un segnale che qualcosa è andato davvero storto.
Dedicare un tempo limitato alle preoccupazioni
Potresti provare a riservare un breve momento della giornata alle preoccupazioni lavorative, così da evitare che si espandano su tutte le ore. Quando un pensiero torna fuori orario, puoi provare ad annotarlo e rimandarlo a quel momento.
Rimandare l'impulso di controllare
Il bisogno di ricontrollare è spesso legato a una sensazione di pericolo. Quando senti l'impulso, potresti provare ad aspettare anche solo dieci minuti prima di agire: spesso questa sensazione tende a calare da sola, e riesci a valutare la situazione con più lucidità.
Restare nel momento presente
Praticare esercizi di respirazione o di attenzione al momento presente può aiutarti a ridurre l'identificazione automatica con i pensieri legati all'ansia. Bastano pochi minuti al giorno per iniziare ad allenare questa abitudine.
Prendere in considerazione un percorso di terapia
Rivolgersi a uno/a psicologo/a, in particolare con un percorso di terapia cognitivo-comportamentale, può offrire uno spazio prezioso per lavorare sulle credenze legate a responsabilità e controllo. Affrontare questi pensieri non indebolisce il tuo giudizio professionale; al contrario, può liberare l'attenzione che consumano ogni giorno. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto difficile per chiedere un supporto e sentirsi capiti e guidati.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

Un passo alla volta
Tornare a vivere il lavoro con più leggerezza
Vorrei tornare a chiudere la giornata senza quel peso costante.
Ho capito che chiedere aiuto è stata una scelta di consapevolezza.
La paura di sbagliare in un lavoro ad alta responsabilità è un'esperienza comune e comprensibile, soprattutto quando ciò che fai ha un impatto concreto sulla vita di altre persone.
Quando però questi pensieri diventano molto presenti e ti seguono anche fuori dall'orario di lavoro, possono meritare attenzione.
Affrontarli non significa abbassare la guardia, ma liberare l'energia mentale che quel timore tende a consumare.
Riconoscere il confine tra una prudenza utile e un controllo che si ripete senza sosta può aiutarti a proteggere sia il tuo benessere sia la qualità del tuo lavoro.
Un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a ritrovare fiducia nelle tue capacità, senza il bisogno di una certezza assoluta che, in fondo, è irraggiungibile.
Chiedere supporto non è un segno di debolezza, ma una scelta consapevole per continuare a svolgere una professione impegnativa con maggiore serenità.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché ho così paura di sbagliare sul lavoro?
Un elevato senso di responsabilità verso se stessi e verso gli altri può portare a sovrastimare la probabilità e la gravità di un possibile errore. La paura che i pensieri invadenti siano segnali reali di un pericolo imminente può rafforzarsi proprio nei contesti dove sbagliare ha conseguenze tangibili. Anche il perfezionismo e la difficoltà a tollerare l'incertezza possono spingere a cercare un controllo assoluto sulla propria performance, che però è irraggiungibile. Inoltre periodi di forte stress prolungato possono abbassare la soglia di tolleranza all'incertezza, amplificando la frequenza e l'intensità dei pensieri legati al timore di sbagliare.
Come faccio a capire se il mio controllo sul lavoro è eccessivo?
Puoi provare a notare la differenza tra un controllo mirato e limitato nel tempo e una verifica che si ripete senza portarti mai a un reale senso di sicurezza. Riconoscere questo confine può essere un primo passo per non farti trascinare. In molti contesti ad alta responsabilità controllare e ricontrollare sembra semplicemente fare bene il proprio lavoro, ma il confine tra una prudenza professionale utile e un pensiero che torna in modo continuo e involontario può diventare molto sottile, soprattutto quando la necessità di chiedere continue rassicurazioni persiste anche quando il lavoro è già stato verificato.
È normale continuare a pensare al lavoro anche a casa?
La paura di sbagliare in un lavoro ad alta responsabilità è un'esperienza comune e comprensibile, soprattutto quando ciò che fai ha un impatto concreto sulla vita di altre persone. Capita che questo timore si trasformi in un pensiero che occupa la mente anche fuori dagli orari di lavoro, la sera, nei momenti di riposo, con la difficoltà a staccare mentalmente con pensieri ricorrenti su possibili dimenticanze. Quando però questi pensieri diventano molto presenti e ti seguono anche fuori dall'orario di lavoro, possono meritare attenzione, senza che questo significhi abbassare la guardia.
Quali sono i segnali concreti della paura di commettere errori sul lavoro?
Alcuni esempi in cui potresti riconoscerti riguardano il controllo che si ripete, come rileggere più volte un documento già controllato temendo un errore, o chiedere continue rassicurazioni a colleghi e superiori sulla correttezza del proprio operato anche quando il lavoro è già stato verificato. Ci sono poi i pensieri che non si spengono, come continuare a ripensare a una valutazione data temendo di essere stati ingiusti, oppure l'impossibilità di provare soddisfazione per un compito concluso, perché la mente è già proiettata sul prossimo possibile errore da evitare.
Cosa posso fare quando sento l'impulso di ricontrollare tutto?
Il bisogno di ricontrollare è spesso legato a una sensazione di pericolo. Quando senti l'impulso, potresti provare ad aspettare anche solo dieci minuti prima di agire: spesso questa sensazione tende a calare da sola, e riesci a valutare la situazione con più lucidità. Puoi anche provare a osservare il timore di aver sbagliato come un pensiero che passa, senza doverlo subito neutralizzare con un controllo, ricordando che un pensiero, anche molto insistente, non è necessariamente un segnale che qualcosa è andato davvero storto. Praticare esercizi di respirazione o di attenzione al momento presente può aiutare a ridurre l'identificazione automatica con questi pensieri.
Affrontare questa paura può compromettere la qualità del mio lavoro?
Affrontare questi pensieri non indebolisce il tuo giudizio professionale; al contrario, può liberare l'attenzione che consumano ogni giorno. Riconoscere il confine tra una prudenza utile e un controllo che si ripete senza sosta può aiutarti a proteggere sia il tuo benessere sia la qualità del tuo lavoro. Un percorso con uno psicologo o una psicologa, in particolare con un percorso di terapia cognitivo-comportamentale, può offrire uno spazio prezioso per lavorare sulle credenze legate a responsabilità e controllo, aiutandoti a ritrovare fiducia nelle tue capacità senza il bisogno di una certezza assoluta che, in fondo, è irraggiungibile.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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