Sparire dai social durante un cambiamento: come gestire la vergogna di non sentirsi all’altezza dei propri risultati?

Sparire dai social durante un cambiamento: come gestire la vergogna di non sentirsi all’altezza dei propri risultati?
Non pubblico niente da mesi e mi sento invisibile
Mi vergogno di non avere nulla da raccontare

Stai attraversando un periodo di cambiamento. Forse hai lasciato un lavoro, hai deciso di tornare a studiare o ti trovi a ricominciare da una situazione diversa da quella che avevi immaginato. In momenti come questi, anche il rapporto con i social network può cambiare. Quello che prima era uno spazio di condivisione e leggerezza può diventare una fonte di confronto e insicurezza, soprattutto quando i successi degli altri sembrano mettere in evidenza ciò che senti di non aver ancora raggiunto. Potresti provare vergogna o senso di inadeguatezza, come se non avessi nulla di interessante da raccontare finché non avrai raggiunto un nuovo obiettivo. Anche pubblicare qualcosa di semplice può diventare difficile, perché temi il giudizio degli altri o le domande sulla tua situazione attuale. Così, potresti scegliere di non condividere più nulla, alimentando la sensazione di essere rimasto/a indietro rispetto agli altri. Eppure, non avere risultati da mostrare non significa essere fermi, così come attraversare una fase di incertezza non rende meno significativo il percorso che stai facendo. Se ti riconosci in questa esperienza, in questo articolo esploreremo perché i periodi di cambiamento possono rendere più difficile esporsi sui social e come affrontare il timore del giudizio, per tornare a condividere ciò che si desidera senza sentirsi obbligati a dimostrare qualcosa.

Le radici della vergogna

Da dove nasce questo senso di inadeguatezza

Mi sembra di valere solo se mostro un traguardo
Il feed degli altri mi fa sentire indietro

Comprendere perché senti il bisogno di mostrare i tuoi progressi online può aiutarti a riconoscere le aspettative e le insicurezze che alimentano il disagio. Se il confronto con gli altri e la paura di non essere all'altezza influenzano il modo in cui percepisci te stesso/a, un percorso psicologico può aiutarti ad affrontare questi vissuti e a sviluppare un rapporto più sereno con i tuoi tempi, senza sentirti costantemente in dovere di dimostrare qualcosa. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questo disagio.

La vergogna come emozione sociale

  • La vergogna è un'emozione che si attiva facilmente quando ci si sente osservati e valutati, anche solo potenzialmente, da un pubblico.
  • Riguarda più il come si è che il cosa si è fatto: per questo, in una fase senza risultati visibili, puoi finire per giudicare in modo severo tutta la tua identità, non solo la situazione del momento.
  • La paura del giudizio può generare la sensazione di una minaccia alla propria immagine, spingendo a ritirarsi per proteggersi da un possibile insuccesso agli occhi altrui.

Il confronto con le vite degli altri

  • Sui social vengono condivisi soprattutto successi e momenti significativi, offrendo una rappresentazione parziale della vita degli altri, che spesso non riflette le difficoltà e le incertezze quotidiane.
  • Confrontare continuamente la propria situazione con queste rappresentazioni può alimentare insoddisfazione e senso di inadeguatezza, facendo percepire i propri progressi come insufficienti.
  • Vedere frequentemente annunci di nuovi lavori, successi e traguardi personali può far apparire una fase di cambiamento o incertezza come un'eccezione, anziché come una parte naturale del percorso di vita.

Gli standard che ci portiamo dentro

  • Chi è cresciuto con aspettative molto elevate rispetto ai propri risultati può vivere i periodi di incertezza con un maggiore senso di vergogna o inadeguatezza.
  • Quando si tende a misurare il proprio valore attraverso i successi raggiunti, non ottenere risultati immediati può essere interpretato come un fallimento personale, anche quando si sta attraversando una normale fase di cambiamento.
  • Le esperienze passate in cui ci si è sentiti apprezzati soprattutto per i propri risultati possono influenzare il modo in cui si vive oggi la presenza sui social, alimentando il bisogno di mostrare i propri progressi per sentirsi riconosciuti.
Prospettiva clinica
Durante un periodo di cambiamento, il silenzio sui social può diventare qualcosa che senti di dover giustificare. Ma forse a pesare non è tanto la mancanza di risultati da condividere, quanto la sensazione che i tuoi progressi abbiano valore solo quando vengono riconosciuti dagli altri. E se provassi a chiederti per chi senti davvero il bisogno di dimostrare qualcosa? Cosa cambierebbe se iniziassi a vivere questo momento seguendo i tuoi tempi, senza sentire il bisogno di rendere conto a qualcuno?
Federica Salciccia
Federica Salciccia
Psicoterapeuta Unobravo
Vita quotidiana e social

Situazioni in cui potresti riconoscerti

Ho disattivato tutto e mi sono sentita peggio
Temo la domanda: allora, che fai adesso?

Riconoscere ciò che provi non è sempre immediato. Alcune situazioni quotidiane possono aiutarti a comprendere meglio come la vergogna e il confronto con gli altri influenzano il tuo rapporto con i social.

Il rimandare la condivisione

  • Hai lasciato un lavoro stabile per un nuovo percorso e rimandi ogni aggiornamento finché non avrai qualcosa di concreto da mostrare.
  • Sei tornato/a a studiare in età adulta e provi disagio nel vedere ex compagni o coetanei condividere promozioni e successi.
  • Pur di non sparire del tutto, a volte pubblichi contenuti superficiali, che non raccontano la tua reale incertezza, e questo ti lascia una sensazione di falsità verso te stesso/a.

Il ritiro e il senso di colpa

  • Hai deciso di disattivare temporaneamente i tuoi profili social, ma anziché provare sollievo ti sei sentito/a ancora più a disagio, come se allontanarti fosse un modo per nascondere le tue difficoltà.
  • Quando scorri il feed, provi senso di colpa per non pubblicare nulla, come se il tuo silenzio fosse la prova di non avere progressi o esperienze significative da condividere.
  • Eviti persino di aprire le app, perché vedere i successi e gli aggiornamenti degli altri accentua la sensazione di essere rimasto indietro rispetto agli obiettivi che vorresti raggiungere.

Il timore delle domande

  • Ti senti a disagio quando qualcuno ti chiede come stai, perché temi che la conversazione possa spostarsi sulla tua situazione attuale.
  • Fatichi a raccontare che stai attraversando una fase di cambiamento, soprattutto quando non hai ancora risultati concreti o progetti definiti da condividere.
  • Tendi a evitare incontri o conversazioni in cui potrebbero emergere domande sul lavoro, sugli studi o sui progetti futuri, per non dover spiegare a che punto sei del tuo percorso.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Ti capita di sentirti "non abbastanza" o di dubitare di te?

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Quando l'insicurezza pesa sulla tua vita, parliamone

Se sentirti poco all'altezza ti sta togliendo serenità e opportunità, chiedere un supporto può fare la differenza. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come ritrovare un rapporto più sereno con il cambiamento

Da quando ne parlo in terapia mi giudico meno
Ho smesso di misurarmi solo dai miei post
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Ricordare che i social mostrano solo una parte della realtà

Quando ti ritrovi a confrontare la tua vita con quella degli altri, prova a ricordare che sui social vengono condivisi soprattutto successi, traguardi e momenti significativi. Le difficoltà, i dubbi e i periodi di incertezza spesso rimangono fuori da ciò che viene pubblicato. Tenere presente questa differenza può aiutarti a ridimensionare il confronto e a guardare alla tua situazione con maggiore equilibrio.

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Separare i risultati dal valore personale

Non aver ancora raggiunto un obiettivo non significa essere inadeguati. Quando attraversi una fase di cambiamento, potresti tendere a valutare te stesso/a soltanto in base a ciò che riesci a ottenere. Prova a distinguere quello che stai facendo da ciò che sei: i risultati possono cambiare nel tempo, ma non definiscono il tuo valore come persona.

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Scegliere consapevolmente quando prenderti una pausa

Se utilizzare i social ti provoca disagio, puoi valutare di ridurre il tempo che trascorri online o di concederti una pausa. L'importante è provare a riconoscere cosa ti spinge a farlo: prenderti uno spazio per te stesso/a è diverso dall'evitare qualcosa per paura del confronto. Una pausa può essere utile, purché non diventi l'unico modo per gestire le emozioni che provi.

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Dedicare più tempo a ciò che ti fa stare bene

Quando il confronto online occupa troppo spazio nei tuoi pensieri, può essere utile recuperare attività che ti permettano di concentrarti sul presente. Una passeggiata, un hobby o un momento trascorso con una persona cara possono aiutarti a ritrovare soddisfazione anche nelle piccole esperienze quotidiane, senza sentire il bisogno di trasformarle in qualcosa da mostrare agli altri.

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Condividere ciò che desideri, anche senza un traguardo da raccontare

Non devi aspettare di aver raggiunto un risultato importante per tornare a pubblicare qualcosa. Se ne hai voglia, puoi iniziare condividendo un momento della tua giornata, un interesse o un'esperienza che per te ha significato. Allo stesso tempo, non sei obbligato/a a raccontare le tue difficoltà o a rendere pubblica ogni fase del tuo percorso. L'obiettivo è sentirsi liberi di scegliere cosa condividere, senza dover dimostrare continuamente qualcosa.

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Imparare a trattarti con maggiore comprensione

Presta attenzione a come ti rivolgi a te stesso/a quando pensi ai risultati che non hai ancora raggiunto. Ti critichi per le scelte fatte? Ti rimproveri di essere rimasto/a indietro? Prova a riconoscere questi pensieri senza considerarli necessariamente delle verità. Sviluppare un atteggiamento meno giudicante verso se stessi può aiutare ad affrontare l'incertezza senza trasformare ogni difficoltà in una valutazione negativa della propria persona.

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Valutare un percorso di psicoterapia

Se la vergogna, il confronto con gli altri o la sensazione di essere inadeguato iniziano a condizionare le tue scelte e le tue relazioni, un percorso psicologico può aiutarti a comprendere i pensieri e i comportamenti che alimentano questo disagio. Attraverso la psicoterapia è possibile lavorare sul bisogno di approvazione, sulla paura del giudizio e sulle modalità con cui affronti i cambiamenti, per sviluppare un rapporto più sereno con te stesso/a e con i tuoi tempi di crescita.

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Uno sguardo più gentile

Il tuo percorso non si misura dalla sua visibilità

Sto imparando a rispettare i miei tempi
Il mio valore non dipende da un post

La vergogna che puoi provare in un periodo di cambiamento senza risultati visibili è un'emozione comune e comprensibile. Non è il segnale di un reale fallimento personale.

Allontanarti dai social, in questa fase, può essere una scelta di protezione, a patto che non si trasformi in un ulteriore motivo di autocritica.

Il valore di ciò che stai attraversando non si misura da quanto lo rendi visibile online, ma dalla coerenza con i tuoi obiettivi e dal rispetto dei tuoi tempi.

I percorsi di cambiamento hanno fasi non lineari, fatte anche di silenzio e apparente immobilità: riconoscerlo può aiutarti a vivere l'assenza di contenuti da condividere senza colpa. Se questo disagio inizia a influenzare il modo in cui vivi te stesso/a e le tue scelte, rivolgerti a uno/a psicologo/a può aiutarti a comprendere ciò che alimenta le tue insicurezze e ad affrontare questa fase di cambiamento con maggiore fiducia, rispettando i tuoi tempi e senza sentirti costantemente in dovere di dimostrare qualcosa.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Il riscoprirmi
Il riscoprirmi È stato bello ritrovare me stessa e di nuovo la fiducia in me. In alcuni momenti mi ha sconvolto, ma poi mi rendevo conto di avere tutti gli strumenti per affrontare le situazioni. Ho notato anche più rispetto e considerazione dalle persone e questo ha aumentato la mia autostima. Grazie Unobravo!
— Valentina
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
Il mio percorso ad ostacoli, con un alleato prezioso
La mia terapista è sempre molto dolce, disponibile ed attenta. Mi aiuta a sviscerare ogni mia emozione ed ogni mio pensiero, in modo autonomo e personale. Mi ha insegnato a gestire molti miei stati d'animo che prima non ero in grado neanche di riconoscere. MI sta aiutando a ricostruire la mia autostima, dopo anni di sofferenze emotive per me provanti.
— Claudia
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

La vergogna è un'emozione che si attiva facilmente quando ci si sente osservati e valutati, anche solo potenzialmente, da un pubblico. Riguarda più il come si è che il cosa si è fatto: per questo, in una fase senza risultati visibili, si può finire per giudicare in modo severo tutta la propria identità, non solo la situazione del momento. La paura del giudizio può generare la sensazione di una minaccia alla propria immagine, spingendo a ritirarsi per proteggersi da un possibile insuccesso agli occhi altrui. Chi è cresciuto con aspettative molto elevate rispetto ai propri risultati può vivere i periodi di incertezza con un maggiore senso di vergogna o inadeguatezza.

Sui social vengono condivisi soprattutto successi e momenti significativi, offrendo una rappresentazione parziale della vita degli altri, che spesso non riflette le difficoltà e le incertezze quotidiane. Confrontare continuamente la propria situazione con queste rappresentazioni può alimentare insoddisfazione e senso di inadeguatezza, facendo percepire i propri progressi come insufficienti. Vedere frequentemente annunci di nuovi lavori, successi e traguardi personali può far apparire una fase di cambiamento o incertezza come un'eccezione, anziché come una parte naturale del percorso di vita.

Alcuni segnali includono il rimandare ogni aggiornamento finché non si ha qualcosa di concreto da mostrare, oppure pubblicare contenuti superficiali che non raccontano la reale incertezza, lasciando una sensazione di falsità verso se stessi. Si può provare senso di colpa per non pubblicare nulla, come se il silenzio fosse la prova di non avere progressi da condividere, oppure evitare di aprire le app perché vedere i successi altrui accentua la sensazione di essere rimasti indietro. Un altro segnale è il disagio quando qualcuno chiede come stai, per il timore che la conversazione si sposti sulla situazione attuale.

Sì, può succedere di decidere di disattivare temporaneamente i propri profili social e anziché provare sollievo sentirsi ancora più a disagio, come se allontanarsi fosse un modo per nascondere le proprie difficoltà. Allontanarsi dai social, in questa fase, può essere una scelta di protezione, a patto che non si trasformi in un ulteriore motivo di autocritica. L'importante è riconoscere cosa spinge a farlo: prendersi uno spazio per se stessi è diverso dall'evitare qualcosa per paura del confronto. Una pausa può essere utile, purché non diventi l'unico modo per gestire le emozioni che si provano.

Non aver ancora raggiunto un obiettivo non significa essere inadeguati. Quando si attraversa una fase di cambiamento, si può tendere a valutare se stessi soltanto in base a ciò che si riesce a ottenere, ma è utile provare a distinguere quello che si sta facendo da ciò che si è: i risultati possono cambiare nel tempo, ma non definiscono il proprio valore come persona. Può aiutare anche prestare attenzione a come ci si rivolge a se stessi quando si pensa ai risultati non ancora raggiunti, provando a riconoscere i pensieri critici senza considerarli necessariamente delle verità.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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