Trasferirsi in una nuova città: come costruire amicizie oltre i colleghi?
Passo le giornate con i colleghi, ma poi torno a casa e sono solo
Mi sembra di dover ricominciare tutto da capo, ma da sola
Ti sei trasferito/a da poco in una nuova città e ti accorgi che, fuori dall’ufficio, non conosci quasi nessuno. I colleghi sono diventati l’unico punto di contatto umano della tua giornata, e questo può caricare le relazioni professionali di un peso che non sono necessariamente strutturate per sostenere. Ogni pranzo di lavoro che resta semplicemente un pranzo di lavoro, senza trasformarsi in un’occasione di incontro anche fuori dall’ufficio, può essere vissuto come una piccola conferma del proprio isolamento, più che come una normale dinamica lavorativa. È importante, però, non attribuire automaticamente questa difficoltà a un tratto caratteriale come la timidezza. A volte il problema è molto più concreto: manca ancora una rete sociale alternativa e costruirla richiede tempo, occasioni e iniziativa. Creare amicizie autentiche da adulti segue spesso percorsi diversi rispetto a quando la scuola, l’università o il quartiere favorivano spontaneamente gli incontri e la frequentazione quotidiana. Riconoscere che questa fatica è comune e diffusa può aiutare ad alleggerire il senso di colpa e quella sensazione, così frequente, di essere gli unici a non riuscire a sentirsi davvero parte del nuovo contesto.
Perché succede
Le radici di un senso di isolamento
Vorrei proporre qualcosa ai colleghi, ma ho paura di risultare invadente
La sera sono così stanca che rimando sempre tutto al giorno dopo
Trasferirsi in una città nuova significa affrontare un cambiamento profondo, che coinvolge abitudini, punti di riferimento e relazioni. In alcuni casi, esplorare il senso di isolamento che può accompagnare un trasferimento con l’aiuto di uno/a psicologo/a può offrire uno spazio per comprendere ciò che si sta vivendo, ritrovare le proprie risorse e affrontare questa transizione con maggiore consapevolezza e serenità. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base di questa difficoltà a costruire amicizie oltre l'ambiente di lavoro.
Una rete sociale ancora da costruire
- L'assenza di amici storici, familiari o conoscenze di lunga data in città fa sì che ogni nuova relazione debba nascere da zero, con tempi più lunghi e uno sforzo maggiore.
- Senza altri legami a fare da cuscinetto, i colleghi possono diventare l'unico appiglio disponibile, generando aspettative che una relazione professionale difficilmente può soddisfare.
- La perdita dei punti di riferimento che davano stabilità può mettere alla prova l'equilibrio emotivo, soprattutto nelle prime fasi.
Il ruolo della routine e delle energie
- La giornata lavorativa spesso assorbe gran parte delle energie, lasciando poco spazio all'iniziativa di cercare occasioni di incontro fuori dall'ufficio.
- La stanchezza accumulata può rendere più faticoso proporsi o accettare inviti, alimentando la tendenza a rimandare.
- Orientarsi in un ambiente sconosciuto, tra luoghi e ritmi nuovi, può richiedere di per sé molte risorse.
La paura di forzare i legami
- Il timore di sembrare invadenti o di spingere un rapporto professionale verso l'amicizia può frenare i tentativi di approfondire la conoscenza.
- Può insinuarsi la sensazione di essere le uniche persone a sentire questo bisogno, mentre gli altri sembrano avere già le proprie frequentazioni.
- La difficoltà a esporsi al rischio di un rifiuto può portare a chiudersi ulteriormente.
Momenti di vita quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
Il venerdì sera guardo il telefono e non so a chi scrivere
I miei colleghi hanno già i loro amici, io mi sento di troppo
Il senso di isolamento dopo un trasferimento può manifestarsi in modi diversi e non sempre è facile riconoscerlo. Ecco alcune situazioni concrete in cui potresti riconoscere qualcosa della tua esperienza.
Quando il lavoro è l'unica socialità
- Vivere i pranzi in mensa o le pause caffè come gli unici momenti di socialità della giornata, senza che si trasformino mai in inviti fuori dall'orario di lavoro.
- Notare che i colleghi hanno già le proprie reti consolidate, tra partner, vecchi amici e familiari presenti in città, e che quindi possono avere meno bisogno di ampliare le proprie frequentazioni.
- Contare le ore che mancano al lunedì solo per avere di nuovo qualcuno con cui scambiare due parole.
Quando le giornate libere pesano
- Accorgersi di trascorrere le serate e i weekend in solitudine, senza sapere bene come riempirli.
- Chi si trasferisce per motivi di studio può faticare a inserirsi in gruppi già formati tra compagni di corso, sentendosi ai margini di dinamiche nate prima del proprio arrivo.
- Fare fatica a orientarsi tra mezzi pubblici e luoghi di ritrovo sconosciuti, un ostacolo in più che può scoraggiare dall'uscire.
Quando l'isolamento si autoalimenta
- Rimandare di continuo le attività sociali per stanchezza o timore, entrando in un circolo vizioso difficile da interrompere.
- Sentire che ogni nuovo tentativo di uscire diventa più faticoso del precedente.
- Rinunciare a un invito e poi vivere quella scelta con un senso di rammarico.
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Strategie pratiche
Come costruire nuovi legami, un passo alla volta
Mi sono iscritto a un corso e ho conosciuto qualcuno con cui parlare
Parlarne con la mia psicologa mi ha aiutata a sentirmi meno sola
Partire da piccoli passi concreti
Puoi iniziare iscrivendoti a un corso, praticando uno sport o partecipando a un gruppo legato ai tuoi hobby. Condividere già un interesse rende più naturale avvicinarsi a nuove persone e, soprattutto, crea occasioni di incontro che possono ripetersi nel tempo.
Dare tempo al processo di adattamento
Costruire legami autentici richiede tempo e pazienza, e sentirsi spaesati all’inizio è del tutto comprensibile. In questa fase è importante alleggerire le aspettative su te stesso/a: l’adattamento è un percorso graduale, non qualcosa che deve accadere tutto e subito.
Uscire gradualmente dal perimetro lavorativo
Può risultare utile per iniziare a proporre ai colleghi occasioni informali fuori dall’orario d’ufficio, come un aperitivo o una passeggiata, senza aspettarti che la relazione professionale si trasformi subito in amicizia. Non ogni invito porterà a un nuovo legame, e va bene così: anche questi piccoli tentativi possono creare occasioni di incontro e, nel tempo, aiutarti a costruire una rete sociale più ampia.
Cercare occasioni pensate per chi è appena arrivato
App, gruppi online ed eventi locali dedicati a chi si è da poco trasferito possono ampliare le occasioni di incontro oltre l’ambiente di lavoro. Sono contesti in cui molte persone condividono lo stesso desiderio di conoscere gente nuova e possono quindi rendere più semplice fare il primo passo.
Costruire piccole routine quotidiane
Un bar dove fare colazione, un percorso che percorri abitualmente, un luogo che, poco alla volta, diventa familiare: queste abitudini quotidiane possono aiutarti a sentirti più radicato nel nuovo contesto e, nel tempo, diventare anche occasioni spontanee di socialità.
Coltivare i legami con la città di origine
Restare in contatto con gli affetti di sempre può offrirti un importante sostegno emotivo mentre costruisci una nuova rete, senza doverla sostituire. Avere legami significativi altrove non toglie spazio alle relazioni che stai creando nel nuovo contesto: puoi sentirti legato/a a più luoghi e, nel tempo, costruire nuovi punti di riferimento.
Prendere in considerazione un percorso di supporto
Se il senso di solitudine diventa persistente, un percorso con uno/a psicologo/a può offrire uno spazio in cui sentirsi ascoltati, compresi e sostenuti mentre si attraversa questa transizione. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere un supporto: la terapia può essere anche un’occasione per conoscersi meglio, ritrovare le proprie risorse e affrontare con maggiore consapevolezza una fase di cambiamento.
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Uno sguardo in avanti
Un cambiamento che può diventare crescita
Ci ho messo del tempo, ma ora questa città inizia a sentirsi casa
Ho capito che chiedere aiuto è stato il mio primo passo
Sentirsi isolati dopo un trasferimento non significa aver fallito, né essere inadeguati: è una fase comune del processo di adattamento a un cambiamento importante.
I colleghi non hanno colpa se non offrono ciò che una relazione professionale non è strutturata per dare. Ampliare la propria rete sociale richiede, piuttosto, iniziative parallele e diversificate.
Costruire amicizie autentiche da adulti in una città nuova è un percorso graduale, fatto di piccoli passi ripetuti e della disponibilità a uscire, quando ti senti pronto, dalla tua zona di comfort.
Con il tempo, le prime connessioni superficiali possono trasformarsi in legami più profondi, se continui a investire energia e apertura verso gli altri.
Se il senso di isolamento diventa persistente e inizia a interferire con il tuo benessere quotidiano, chiedere il supporto di uno/a psicologo/a può aiutarti ad affrontare più a fondo questo disagio. Ogni trasferimento, per quanto difficile, può diventare anche un'occasione per scoprire risorse interiori inaspettate e una nuova rete di appartenenza.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché dopo un trasferimento i colleghi diventano l'unico punto di riferimento sociale?
Quando manca ancora una rete sociale alternativa, l'assenza di amici storici, familiari o conoscenze di lunga data in città fa sì che ogni nuova relazione debba nascere da zero, con tempi più lunghi e uno sforzo maggiore. Senza altri legami a fare da cuscinetto, i colleghi possono diventare l'unico appiglio disponibile, generando aspettative che una relazione professionale difficilmente può soddisfare. Inoltre, la giornata lavorativa spesso assorbe gran parte delle energie, lasciando poco spazio all'iniziativa di cercare occasioni di incontro fuori dall'ufficio. La stanchezza accumulata può rendere più faticoso proporsi o accettare inviti, alimentando la tendenza a rimandare.
Quali sono i segnali che indicano un senso di isolamento dopo essersi trasferiti?
Alcuni segnali riconoscibili sono vivere i pranzi in mensa o le pause caffè come gli unici momenti di socialità della giornata, senza che si trasformino mai in inviti fuori dall'orario di lavoro, oppure contare le ore che mancano al lunedì solo per avere di nuovo qualcuno con cui scambiare due parole. Ci si può anche accorgere di trascorrere le serate e i weekend in solitudine, senza sapere bene come riempirli. A volte ogni nuovo tentativo di uscire sembra diventare più faticoso del precedente, fino a rinunciare a un invito e poi vivere quella scelta con un senso di rammarico.
È normale sentirsi isolati anche se si hanno colleghi con cui parlare ogni giorno?
Sì, è una dinamica comune e diffusa. Ogni pranzo di lavoro che resta semplicemente un pranzo di lavoro, senza trasformarsi in un'occasione di incontro anche fuori dall'ufficio, può essere vissuto come una piccola conferma del proprio isolamento, più che come una normale dinamica lavorativa. È importante non attribuire automaticamente questa difficoltà a un tratto caratteriale come la timidezza: a volte il problema è molto più concreto, e riconoscere che questa fatica è comune può aiutare ad alleggerire il senso di colpa e quella sensazione, così frequente, di essere gli unici a non riuscire a sentirsi davvero parte del nuovo contesto.
Come si possono costruire amicizie autentiche da adulti in una nuova città?
Un modo per iniziare è iscriversi a un corso, praticare uno sport o partecipare a un gruppo legato ai propri hobby: condividere già un interesse rende più naturale avvicinarsi a nuove persone e crea occasioni di incontro che possono ripetersi nel tempo. Può risultare utile anche proporre ai colleghi occasioni informali fuori dall'orario d'ufficio, come un aperitivo o una passeggiata, senza aspettarsi che la relazione professionale si trasformi subito in amicizia. Anche app, gruppi online ed eventi locali dedicati a chi si è da poco trasferito possono ampliare le occasioni di incontro, così come costruire piccole routine quotidiane che diventano, poco alla volta, occasioni spontanee di socialità.
Quanto tempo serve per sentirsi davvero parte di una nuova città?
Costruire legami autentici richiede tempo e pazienza, e sentirsi spaesati all'inizio è del tutto comprensibile. È importante alleggerire le aspettative su se stessi: l'adattamento è un percorso graduale, non qualcosa che deve accadere tutto e subito. Non ogni invito porterà a un nuovo legame, e va bene così: anche i piccoli tentativi possono creare occasioni di incontro e, nel tempo, aiutare a costruire una rete sociale più ampia. Con il tempo, le prime connessioni superficiali possono trasformarsi in legami più profondi, se si continua a investire energia e apertura verso gli altri.
Cosa fare se il senso di solitudine dopo un trasferimento diventa persistente?
Se il senso di solitudine diventa persistente, un percorso con uno psicologo o una psicologa può offrire uno spazio in cui sentirsi ascoltati, compresi e sostenuti mentre si attraversa questa transizione. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante per chiedere un supporto: la terapia può essere anche un'occasione per conoscersi meglio, ritrovare le proprie risorse e affrontare con maggiore consapevolezza una fase di cambiamento. Sentirsi isolati dopo un trasferimento non significa aver fallito, né essere inadeguati: è una fase comune del processo di adattamento a un cambiamento importante.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
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Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
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Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
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