Vivere all'estero nascondendo le proprie fragilità al lavoro e in famiglia: come gestire la solitudine?

"Al lavoro devo sempre sembrare all'altezza."
"Con i miei mostro solo il lato bello di tutto questo."
Vivere all'estero, a volte, può portare a dover indossare due maschere diverse.
Da un lato c'è quella del professionista competente e autonomo, che al lavoro non può permettersi di mostrare stanchezza o incertezza.
Dall’altro lato c’è quella della persona realizzata, che nelle chiamate con la famiglia lontana condivide soprattutto foto di città nuove, traguardi raggiunti e aggiornamenti positivi.
Eppure, dietro queste due immagini può nascondersi una solitudine particolare: quella di non avere un luogo, né nella vita professionale né in quella familiare, in cui sentirsi davvero liberi di essere ascoltati per ciò che si è.
Se ti riconosci in questa sensazione, sappi che non sei solo/a. È un’esperienza più comune di quanto si possa pensare, e trovare uno spazio in cui poterla raccontare senza dover dimostrare nulla può essere già un primo passo per sentirsi un po’ meno soli.
Perché ci si sente soli
Le radici di un doppio silenzio
"Ho paura che al lavoro mi vedano fragile."
"Non voglio deludere chi ha creduto in questa scelta."
Comprendere da dove nasce questa forma di solitudine può aiutare a guardarla con più chiarezza. In molti casi, esplorare le radici di questo senso di isolamento vissuto all'estero può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrire uno spazio in cui deporre le maschere e sentirsi finalmente compresi.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che possono essere alla base di questa fatica di mostrarsi sempre forti al lavoro e felici in famiglia.
Le aspettative degli ambienti competitivi
- In contesti come startup, consulenza o mondo tech, l'autonomia e la capacità di reggere la pressione sono molto valorizzate. Ammettere un disagio può essere vissuto come segnale di inadeguatezza.
- Chi vive all'estero può sentire il bisogno di dimostrare di valere il doppio rispetto ai colleghi locali, alimentando l'idea di dover essere sempre performante.
- Il timore che mostrare una difficoltà possa intaccare la propria credibilità professionale può scoraggiare la richiesta di aiuto.
La distanza che filtra le parole
- La lontananza dalla famiglia riduce spesso la comunicazione a momenti brevi e sporadici, in cui è più naturale raccontare le cose che vanno bene.
- Chi sta a casa non vive direttamente il contesto estero e può faticare a cogliere le difficoltà quotidiane, vedendo soprattutto il lato affascinante del trasferimento.
- Si finisce così per selezionare cosa condividere, lasciando fuori le serate vuote e i momenti di sconforto.
Il senso di colpa per aver scelto di partire
- Pensieri come "me lo sono cercato" o "dovrei essere felice" possono portare a minimizzare il proprio malessere invece di comunicarlo.
- Il timore di sembrare ingrati verso l'opportunità ricevuta può frenare dall'esprimere la fatica.
- La mancanza di una rete di supporto radicata può rendere più difficile trovare qualcuno con cui confidarsi senza timore di essere giudicati.

Momenti di solitudine quotidiana
Situazioni in cui potresti riconoscerti
"Chiudo la chiamata e la casa torna silenziosa."
"Tutti mi invidiano, ma io mi sento sola."
A volte è proprio nelle situazioni più semplici della quotidianità che questa solitudine si fa sentire più forte. Ecco alcuni momenti in cui potresti riconoscerti.
La sera dopo il lavoro
- Torni a casa dopo una giornata sotto pressione e non hai nessuno con cui condividere lo stress accumulato, perché in ufficio senti di dover apparire sempre all'altezza.
- Vivi un momento di forte stress, o persino un episodio di malattia, in solitudine, nascondendolo ai colleghi per non perdere credibilità e alla famiglia per non allarmarla.
- Eviti di delegare o chiedere supporto ai colleghi, temendo che venga letto come incapacità di gestire il tuo ruolo.
Le chiamate con la famiglia
- Durante le videochiamate parli solo dei progressi di carriera o dei luoghi visitati nel weekend, mai delle serate passate in solitudine o dell'ansia da prestazione.
- Senti di dover giustificare costantemente la scelta di essere partito, evitando di menzionare i momenti di sconforto per non sembrare ingrato.
- Chiudi la chiamata con un sorriso e poi ti ritrovi nel silenzio della casa, con la sensazione di non aver detto ciò che avresti voluto.
Il divario tra immagine e realtà
- Confronti la tua immagine sui social, fatta di città nuove e traguardi professionali, con la realtà di serate vuote trascorse senza nessuno con cui parlare.
- Ricevi complimenti per la tua vita "da sogno" all'estero, mentre dentro di te senti un vuoto che non riesci a nominare.
- Ti accorgi che la versione di te che gli altri conoscono non coincide con quella che vivi ogni giorno.
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Quando nostalgia, solitudine o senso di sradicamento diventano difficili da portare, parlare con uno psicologo può offrirti uno spazio per comprenderli e affrontarli. Ecco come funziona la terapia.

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Strategie per la solitudine
Ritrovare spazi di ascolto autentico
"Con un altro expat riesco a essere me stesso."
"Scrivere la sera mi aiuta a sentirmi meno sola."
Riconoscere che quella fatica è legittima
Reggere su due fronti diversi, il lavoro e la famiglia, comporta un carico emotivo reale. Riconoscerlo come qualcosa di comprensibile, e non come una debolezza da nascondere, può essere un primo passo verso il sollievo.
Individuare almeno una persona con cui essere onesti
Può essere utile individuare una persona con cui sentirti libero/a di essere sincero/a anche sulle difficoltà, magari qualcuno che sta vivendo un’esperienza simile alla tua. Avere uno spazio in cui poter raccontare ciò che provi senza dover mostrare solo la parte positiva può aiutarti a sentirti meno solo/a.
Introdurre gradualmente le difficoltà nelle chiamate
Nelle conversazioni con la famiglia, puoi provare a condividere non solo i successi, ma anche qualche momento di fatica. Anche una piccola apertura può aiutare a mostrare una parte più autentica di te e lasciare spazio a una relazione in cui non devi sentirti sempre quello/a che sta bene e ha tutto sotto controllo.
Cogliere piccoli segnali di apertura al lavoro
Nei contesti professionali, potresti cercare una persona con cui ti senti più a tuo agio, ad esempio un collega con cui poter condividere almeno una parte dello stress che stai vivendo. Non è necessario raccontare tutto subito: anche aprirti un passo alla volta può aiutarti a non sentirti solo/a nel dover gestire tutto.
Coltivare relazioni fuori dal lavoro e dalla famiglia
Gruppi di expat, attività locali o hobby condivisi possono offrire uno spazio neutro in cui conoscere persone nuove e sentirti libero/a di essere te stesso/a, senza dover mantenere una facciata. Fare amicizia da adulti, soprattutto quando si vive all’estero, richiede tempo e pazienza, ma può diventare una risorsa preziosa per sentirti più parte del luogo in cui vivi.
Dedicare tempo a rituali personali
La scrittura, la riflessione o l’attività fisica possono offrire uno spazio per dare forma alle emozioni che fai fatica a condividere con gli altri. Anche trovare un modo per esprimerle può aiutarti a non sentirle tutte dentro e a rendere un po’ più leggero ciò che stai vivendo.
Prendere in considerazione un percorso di terapia
Un percorso con uno/a psicologo/a può offrire uno spazio in cui deporre entrambe le maschere e sentirsi finalmente capiti e sostenuti. Non è necessario aspettare che la solitudine diventi molto pesante per chiedere un supporto: la terapia può essere uno spazio di crescita e riflessione anche quando, dall'esterno, tutto sembra funzionare.
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Verso relazioni più autentiche
Deporre la doppia maschera, un passo alla volta
"Ho capito che mostrarmi vero non mi rende debole."
"Chiedere aiuto è stato un modo per prendermi cura di me."
La solitudine di chi vive all'estero nascondendo le proprie fragilità può nascere da un doppio isolamento, professionale e familiare, alimentato dalle aspettative di forza e successo.
Non esiste una versione "da mostrare" di sé: sia il lato dei traguardi sia quello delle difficoltà fanno parte della stessa esperienza di vita lontano da casa.
Dare voce al disagio, anche solo in piccola parte, può essere il primo passo per ritrovare autenticità nelle relazioni e sentirsi meno soli.
Chiedere supporto, che sia a un amico fidato, ad altri expat o a uno/a psicologo/a, non è un segno di fallimento, ma un modo per prendersi cura di sé.
Se senti che questo peso ti accompagna da tempo, un percorso di terapia può rappresentare uno spazio prezioso in cui essere ascoltato/a per davvero, senza dover reggere alcuna facciata.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
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FAQ
Domande frequenti
Perché chi vive all'estero nasconde le proprie difficoltà sia al lavoro che in famiglia?
In contesti come startup, consulenza o mondo tech, l'autonomia e la capacità di reggere la pressione sono molto valorizzate, e ammettere un disagio può essere vissuto come segnale di inadeguatezza. Chi vive all'estero può sentire il bisogno di dimostrare di valere il doppio rispetto ai colleghi locali. Con la famiglia, invece, la lontananza riduce spesso la comunicazione a momenti brevi e sporadici, in cui è più naturale raccontare le cose che vanno bene. Si aggiunge poi il senso di colpa per aver scelto di partire: pensieri come 'me lo sono cercato' o 'dovrei essere felice' possono portare a minimizzare il proprio malessere invece di comunicarlo.
Quali sono i momenti quotidiani in cui questa solitudine si fa sentire di più?
Questa solitudine si fa sentire soprattutto la sera dopo il lavoro, quando torni a casa dopo una giornata sotto pressione e non hai nessuno con cui condividere lo stress accumulato. Emerge anche durante le chiamate con la famiglia, quando parli solo dei progressi di carriera o dei luoghi visitati, mai delle serate passate in solitudine o dell'ansia da prestazione, per poi ritrovarti nel silenzio della casa. Infine si manifesta nel divario tra immagine e realtà, quando confronti la tua immagine sui social, fatta di città nuove e traguardi, con la realtà di serate vuote trascorse senza nessuno con cui parlare.
È normale sentirsi soli anche se dall'esterno la propria vita all'estero sembra piena di successi?
Sì, dietro l'immagine del professionista competente e della persona realizzata può nascondersi una solitudine particolare: quella di non avere un luogo, né nella vita professionale né in quella familiare, in cui sentirsi davvero liberi di essere ascoltati per ciò che si è. È un'esperienza più comune di quanto si possa pensare. Ricevere complimenti per una vita 'da sogno' all'estero, mentre dentro si sente un vuoto che non si riesce a nominare, può accompagnarsi alla sensazione che la versione di sé che gli altri conoscono non coincida con quella vissuta ogni giorno.
Cosa si può fare per iniziare a condividere le proprie difficoltà con la famiglia lontana?
Può essere utile introdurre gradualmente le difficoltà nelle chiamate: nelle conversazioni con la famiglia si può provare a condividere non solo i successi, ma anche qualche momento di fatica. Anche una piccola apertura può aiutare a mostrare una parte più autentica di sé e lasciare spazio a una relazione in cui non ci si deve sentire sempre quello che sta bene e ha tutto sotto controllo. È importante anche individuare almeno una persona con cui essere onesti, magari qualcuno che sta vivendo un'esperienza simile, per avere uno spazio in cui raccontare ciò che si prova senza mostrare solo la parte positiva.
Come si può affrontare lo stress lavorativo senza dover sempre apparire forti e all'altezza?
Si possono cogliere piccoli segnali di apertura al lavoro, cercando una persona con cui ci si sente più a proprio agio, ad esempio un collega con cui condividere almeno una parte dello stress che si sta vivendo, senza il bisogno di raccontare tutto subito: anche aprirsi un passo alla volta può aiutare a non sentirsi soli nel dover gestire tutto. È utile anche riconoscere che quella fatica è legittima: reggere su due fronti diversi comporta un carico emotivo reale, e riconoscerlo come qualcosa di comprensibile, e non come una debolezza da nascondere, può essere un primo passo verso il sollievo.
Quali attività possono aiutare a sentirsi meno soli quando si vive lontano da casa?
Coltivare relazioni fuori dal lavoro e dalla famiglia può fare la differenza: gruppi di expat, attività locali o hobby condivisi possono offrire uno spazio neutro in cui conoscere persone nuove e sentirsi liberi di essere se stessi, senza dover mantenere una facciata. Fare amicizia da adulti richiede tempo e pazienza, ma può diventare una risorsa preziosa. Anche dedicare tempo a rituali personali come la scrittura, la riflessione o l'attività fisica può offrire uno spazio per dare forma alle emozioni che si fa fatica a condividere con gli altri, rendendo un po' più leggero ciò che si sta vivendo.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
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