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Psicologia dell’adolescenza
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Rapporto con la madre in adolescenza: come affrontarlo?

Rapporto con la madre in adolescenza: come affrontarlo?
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
25.2.2026
Rapporto con la madre in adolescenza: come affrontarlo?
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“Mio figlio mi odia”. Quando un genitore si trova a pensare questa frase, spesso la casa è piena di porte sbattute, silenzi e frasi taglienti.

In questi momenti è facile sentirsi sopraffatti da una tempesta di emozioni: paura, vergogna, senso di fallimento. L’adolescenza è una fase ad alta intensità emotiva e conflittuale.

I cambiamenti che i ragazzi attraversano possono portare a chiusure improvvise e a una comunicazione apparentemente ostile. Tuttavia, questi segnali non definiscono per sempre il legame genitore-figlio.

In questo articolo proveremo a capire insieme come interpretare questi comportamenti, come proteggersi emotivamente e come ricostruire il dialogo. Inoltre, ti forniremo indicazioni su quando è il momento di chiedere aiuto a un professionista.

Quando “ti odio” non è davvero odio

Quando un figlio adolescente dice “ti odio”, non sempre sta esprimendo un sentimento reale o duraturo. L’adolescenza è una fase caratterizzata da una grande ambivalenza emotiva: i ragazzi possono provare rabbia e bisogno di vicinanza nello stesso momento.

Gli attacchi verbali possono essere tentativi maldestri di affermare la propria autonomia e di separarsi dai genitori. Per questo, dopo un’esplosione di rabbia, è possibile che il figlio torni a comportarsi come se nulla fosse, cercando di nuovo il contatto e la normalità.

Questo comportamento può lasciare il genitore confuso e ferito. È importante ricordare che sentirsi “distrutti” o messi alla prova è comprensibile e non significa aver sbagliato.

In alcuni casi, la ricerca di informazioni online può portare a chiedersi quale sia, in psicologia, il significato dell’espressione “odio verso la madre”: è utile ricordare che non si tratta di una categoria diagnostica del DSM-5-TR, ma di un’espressione colloquiale (spesso estrema) usata per descrivere conflitti  e emozioni difficili da gestire.

Kindelmedia. -Pexels

Perché la madre è il "capro espiatorio"

La figura materna, per la sua presenza costante e rassicurante, può diventare una figura su cui il conflitto viene espresso con maggiore intensità.

Nel caso di un rapporto conflittuale tra madre e figlio maschio, l’adolescente potrebbe sentirsi spinto a distanziarsi, a volte anche con modalità dure, nel tentativo di definire la propria identità e la propria autonomia. In questa fase, un adolescente può essere particolarmente sensibile nel percepire la pressione genitoriale.

L’iperprotezione, l’invasione della privacy o la presenza di regole incoerenti possono esasperare il conflitto. Anche l’ansia del genitore può essere interpretata come un tentativo di controllo.

In questi casi, il figlio può percepire che il genitore non si fida di lui e che non lo considera in grado di affrontare le sfide della vita. In queste situazioni, la relazione può essere caratterizzata da un’alternanza di distanza e ricerca di vicinanza, di rabbia e bisogno di rassicurazione.

Ribellione o disagio? Come fare chiarezza

A volte può essere difficile distinguere la ribellione fisiologica, tipica dell’adolescenza, da segnali di disagio emotivo che richiedono maggiore attenzione.

La ribellione fisiologica si manifesta attraverso comportamenti come:

  • opposizione alle regole
  • umore variabile
  • chiusura in camera
  • bisogno di privacy

Questi segnali sono normali e fanno parte del processo di crescita.

A volte, però, dietro a “mi odia” o a litigi continui può esserci un disagio emotivo più profondo: vale la pena prestare attenzione soprattutto se noti uno o più di questi segnali (specie se durano settimane o peggiorano).

In particolare, l’autolesionismo non va mai minimizzato: una Research Letter su JAMA Pediatrics ha osservato che, la presenza di comportamenti di autolesionismo intenzionale in età evolutiva si associa più frequentemente a difficoltà di adattamento psicologico (per esempio più fatica a stare bene emotivamente e a gestire lo stress) (Willoughby et al., 2022)

  • isolamento marcato
  • apatia
  • calo drastico del rendimento scolastico
  • autolesionismo
  • abuso di sostanze
  • rabbia esplosiva e difficile da contenere, soprattutto se porta a comportamenti pericolosi o fuori controllo

In questi casi, è importante intervenire tempestivamente per offrire supporto e protezione. Inoltre, la fatica a regolarsi e il ruolo dei contesti possono influire sulla capacità di gestire le emozioni.

Per osservare senza spiare, è importante notare i cambiamenti, fare domande aperte, offrire ascolto e cercare alleanze educative con altre figure di riferimento.

Quando la mancanza di rispetto diventa violenza

In adolescenza un po’ di rabbia e opposizione sono normali e, in un certo senso, fanno parte della crescita. Però quando si supera il confine e compaiono insulti ripetuti, minacce, umiliazioni, controllo e intimidazioni verso la madre, non siamo più davanti a “litigi” tipici: sono segnali di una escalation che va presa sul serio.

Anche perché l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una guida internazionale del 2022 dedicata alla violenza contro i minori e basata sulle evidenze disponibili, ricorda che ricorda che l’esposizione alla violenza in età evolutiva è associata a un aumento del rischio di difficoltà di salute mentale e fisica, con possibili ripercussioni a lungo termine (World Health Organization [WHO], 2022).

Ecco alcuni segnali di escalation:

  • Insulti sistematici
  • Minacce
  • Umiliazioni
  • Controllo
  • Intimidazioni

In situazioni di emergenza, è fondamentale mettere in pratica alcune strategie per la sicurezza immediata:

  • Interrompere la discussione
  • Allontanarsi
  • Chiamare un adulto di riferimento
  • Non restare soli se c’è rischio

Se la situazione ti sembra sfuggire di mano, è importante chiedere supporto a un professionista (psicologo, neuropsichiatra infantile, consultorio o servizi territoriali): sono figure che possono aiutare a capire cosa sta succedendo e a trovare strategie più sicure per tutti.

Anche i servizi sanitari stanno dando sempre più attenzione al tema della violenza: in un documento dell’Istituto Superiore di Sanità pensato per chi lavora in sanità, vengono proposte indicazioni pratiche per formare il personale a prevenire la violenza contro le donne e la “violenza assistita” (cioè quando i minori assistono alla violenza), usando un approccio basato su casi reali e problemi concreti, così da sviluppare competenze utili nella pratica (Dalla Torre et al., 2025)-

Dallo scontro al dialogo: restare calmi e parlare dopo una lite

Quando i figli ti feriscono, sembra che il dolore sia insopportabile. Frasi come “mio figlio mi sta distruggendo” sono l’eco di un dolore profondo, che si fa strada nell’anima di un genitore.

Spesso, dietro le parole-arma che ci colpiscono, si nascondono bisogni reali: autonomia, ascolto, rispetto. In questi casi, la dinamica provocazione-risposta-escalation può innescarsi rapidamente.

Ecco una mini-procedura in tre passi per spezzare questa catena:

  1. Prenditi una pausa fisica e concentrati sulla respirazione.
  2. Dichiara un time-out, dicendo: “Ne riparliamo tra un po’”.
  3. Scegli un momento più calmo per riprendere il dialogo.

Ci sono frasi che possono peggiorare la situazione, come:

  • “Hai visto tuo fratello/sorella come si comporta?”
  • “Sei sempre il solito!”
  • “Non capisci mai niente!”
  • “Mi deludi ogni volta.”

Al loro posto, puoi provare alternative più autorevoli e validate:

  • “Capisco che sei arrabbiato, ma non accetto insulti.”
  • “So che non è facile, ma possiamo parlarne.”
  • “Anche se hai sbagliato, ti voglio bene.”
  • “Possiamo trovare una soluzione insieme.”

Il concetto di riparazione è fondamentale: se hai urlato, puoi fare scuse adulte, senza ribaltare le responsabilità. Puoi ristabilire il confine, dicendo: “Ho sbagliato a urlare, ma non è giusto che tu mi manchi di rispetto.”

I micro-accordi sono piccoli obiettivi concreti che potete definire insieme, come orari, compiti o uso del telefono. Non si tratta di cambiare tuo figlio in una conversazione, ma di costruire insieme nuove regole di convivenza.

Regole, confini, autonomia e privacy: fermezza che protegge

Stabilire regole chiare e coerenti può essere un dono che offri a tuo figlio, anche se in questo momento sembra odiarti per questo. L’autorevolezza si fonda sulla coerenza, non sulla rigidità.

Puoi essere una guida ferma e presente, non un controllore. Il ruolo della madre in adolescenza è proprio questo: essere un adulto di riferimento, capace di dire “no” senza umiliare, di spiegare le regole e le conseguenze senza urlare.

Ecco alcuni esempi di regola e conseguenza:

  • Se non rispetti l’orario di rientro, la prossima volta dovrai rientrare prima.
  • Se usi il telefono oltre il tempo concordato, dovrai fare una giornata di stop.
  • Se non ti prendi cura dei tuoi compiti in casa, perderai un privilegio (uscita, videogiochi, ecc.).

La privacy è un diritto che va spiegato e rispettato: bussa prima di entrare in camera, evita di leggere il diario e non controllare il telefono, a meno che non ci siano segnali concreti di rischio (per esempio minacce, autolesionismo, contatti pericolosi o cambiamenti improvvisi e preoccupanti).

È possibile dirlo con chiarezza: “Non ti controllerò, ma se penso che ci sia un pericolo per la tua sicurezza, interverrò”. Questo è ancora più importante oggi, perché per molti adolescenti lo smartphone non è solo “svago”.

Un report europeo del progetto ySKILLS, che raccoglie anche il punto di vista di esperti su come i ragazzi vivono il digitale, riporta l’osservazione di un educatore finlandese secondo cui molti adulti non vedono videogiochi, socializzazione online o video come opportunità di apprendimento, mentre in realtà proprio lì i ragazzi esercitano e sviluppano competenze digitali (Livingstone et al., 2023)

Non tutto è negoziabile: sicurezza, rispetto e legalità sono confini non trattabili. E’ importante esplicitare: “Capisco che ti senti invaso, ma il mio compito è proteggerti. Su questo non posso cedere”.

Cottonbro - Pexels

Se sembra amare solo l’altro genitore

A volte, durante l’adolescenza, tuo figlio può sembrare distante e ostile con te, mentre cerca conforto e complicità nell’altro genitore.

Questa dinamica non è un verdetto definitivo sul vostro legame, ma un segnale di bisogni profondi: ricerca di alleanza, bisogno di libertà, regole diverse, conflitti preesistenti.

Le triangolazioni sono alleanze che mettono un genitore contro l’altro e possono aggravare i conflitti. Per evitarle, è importante non parlare male dell’altro genitore, cercare coerenza nelle regole e creare piccoli momenti di contatto non invasivi.

Ad esempio, potresti proporre un’attività condivisa o mostrarti interessato a una sua passione, senza forzature o interrogatori. Così, potrai proteggere il vostro legame senza entrare in una gara per essere il genitore più amato.

Ricominciare dal legame, anche con un aiuto

Arriva un momento in cui il pensiero “non ce la faccio più” può diventare molto intenso per un genitore.

Chiedere aiuto non è un fallimento, ma un atto di cura nei confronti di sé stessi e della propria famiglia. Le risorse disponibili sono molteplici e possono prevedere un sostegno alla genitorialità, una terapia familiare o un percorso individuale per l’adolescente. La scelta dell’opzione più adatta dipende dalla situazione specifica e può essere guidata da un professionista.

In ogni caso, l’obiettivo è dotare la famiglia di strumenti pratici per la gestione dei conflitti, la comunicazione efficace, la definizione di confini sani e la regolazione emotiva.

Cercare risposte online può offrire conforto, ma anche amplificare paure e senso di isolamento. Ricorda che il legame con tuo figlio può evolvere e ricostruirsi in modo più maturo e sicuro.

Se i conflitti sono persistenti o ingestibili, valutare un supporto psicologico, anche online, può essere un passo importante per il benessere di tutta la famiglia. Con Unobravo puoi iniziare il tuo percorso direttamente dalla nostra piattaforma.

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