Diete ripetutamente abbandonate: come comprendere la difficoltà a riprendere senza scoraggiarsi?

Ogni volta penso: fallirò di nuovo, come sempre.
Non è la dieta il problema, sono io che non ci riesco.
Hai iniziato tante diete e, per un motivo o per l'altro, le hai interrotte. Ora, ogni volta che pensi di ricominciare, una vocina ti sussurra che tanto non ce la farai nemmeno stavolta.
Se ti riconosci in questa sensazione, sappi che non sei una persona senza forza di volontà. Quello che stai vivendo è molto più comune di quanto immagini.
Dopo diversi tentativi interrotti, spesso il vero ostacolo non è più cosa mangiare o quale piano seguire, ma qualcosa di più profondo come la fiducia nella tua capacità di riuscire.
Ogni nuovo inizio porta con sé un peso invisibile, costruito tentativo dopo tentativo: la convinzione di non essere in grado di farcela. Ed è proprio questo attrito emotivo, più delle regole alimentari, a rendere tutto più difficile.
Riconoscere che il blocco è emotivo, e non solo pratico, è già un primo passo importante per affrontare la questione in modo diverso.
Cosa succede dentro di noi
Le radici della difficoltà a ricominciare
Mi basta uno sgarro per pensare di aver rovinato tutto.
Ho paura di illudermi e poi deludermi ancora una volta.
Comprendere perché ricominciare sembra così faticoso può aiutarti a guardare la tua storia con occhi più gentili. Esplorare le radici di questa sfiducia in sé stessi può essere più semplice con l'aiuto di uno/a psicologo/a, che può offrirti strumenti per ricostruire un rapporto più sereno con te stesso e con il cibo.
Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che sono alla base della difficoltà a riprendere un percorso alimentare dopo più tentativi interrotti.
Quando gli insuccessi si accumulano
- Le esperienze di insuccesso ripetute nel tempo possono sommarsi e ridurre gradualmente la fiducia nelle proprie capacità.
- Quando un obiettivo non viene raggiunto, si tende ad attribuire la responsabilità ad una mancanza personale stabile, invece che a fattori specifici e modificabili di quel singolo tentativo.
- Questo può far pensare di essere incapaci a prescindere, quando in realtà ogni tentativo ha una storia a sé.
Il ruolo dell'autocritica
- L'autocritica intensa dopo ogni abbandono può amplificare la percezione di non farcela.
- Questo sguardo severo su di sé rischia di oscurare i piccoli progressi realmente ottenuti nei percorsi precedenti.
- Concentrarsi solo su ciò che non ha funzionato può rendere invisibile tutto ciò che, invece, è andato bene.
La paura di fallire ancora
- Il timore di deludersi di nuovo può generare ansia anticipatoria che riduce la voglia di riprovare
- Può crearsi così un circolo vizioso difficile da interrompere, tra scarsa fiducia e rinuncia
- Obiettivi troppo ambiziosi nei tentativi passati possono aver reso l'abbandono quasi inevitabile, rinforzando l'idea errata di non esserne capaci

Momenti di vita reale
Situazioni in cui potresti riconoscerti
La mia compagna dimagrisce subito, io mi sento un fallito.
Guardo la bilancia e mi crolla tutta la motivazione.
A volte, leggere situazioni concrete aiuta a dare un nome a ciò che si prova. Ecco alcuni momenti in cui potresti ritrovarti.
Il dialogo con sé stessi
- Iniziare un nuovo tentativo pensando di fallire nuovamente, prima ancora di aver davvero cominciato
- Dopo uno strappo alimentare, abbandonare l'intero percorso, invece di considerarlo un episodio isolato e recuperabile
- Interpretare un periodo di stress o stanchezza intensa come prova della propria scarsa forza di volontà, quando si tratta di fluttuazioni naturali
Il confronto e le pressioni esterne
- Confrontarsi con amici o familiari che sembrano raggiungere facilmente i risultati sperati, sentendosi così inadeguati
- Ricevere commenti critici o pressioni sui propri tentativi, che possono minare una fiducia già fragile
- Sentirsi osservati o giudicati per ciò che si mangia, fino a evitare di parlarne con chi sta intorno
Gli obiettivi difficili da raggiungere
- Partire da un traguardo generico come 'perdere peso', senza tappe intermedie, e scoraggiarsi in fretta per l'assenza di riscontri concreti
- Fissarsi solo sul numero della bilancia, vivendo ogni oscillazione come una conferma del proprio insuccesso
- Pretendere da sé cambiamenti immediati e drastici, per poi sentirsi sopraffatti dopo pochi giorni
Il tuo rapporto con il cibo e con il corpo a volte ti pesa?
Il legame tra emozioni, cibo e immagine di sé è profondo e più comune di quanto sembri. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio come questi aspetti siano spesso intrecciati.

Identità, cibo ed emozioni
leggi l'articolo
Corpo e identità: qual è la relazione?
leggi l'articolo
Emotional eating: cos’è la fame nervosa e come smettere di sfogarsi sul cibo
leggi l'articoloCostruire un rapporto più sereno con il cibo è possibile
Non si tratta di regole o diete, ma di ascoltarsi. Questi articoli possono darti strumenti per riconoscere le tue emozioni e prenderti cura di te con più gentilezza.

“Comfort food” e alimentazione consapevole
leggi l'articolo
Perché siamo sempre a dieta?
leggi l'articolo
Piacersi: 5 modi per amare finalmente il tuo corpo
leggi l'articoloSe il rapporto con il cibo ti fa soffrire, chiedere aiuto può fare la differenza
Quando i pensieri su cibo e corpo occupano molto spazio, parlare con uno psicologo può aiutarti a dare un significato. Ecco come funziona la terapia, spiegata senza giudizio.

Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
La psicoterapia online funziona?
leggi l'articoloQuando il rapporto con il cibo condiziona le tue giornate, parliamone
Se il legame con cibo e corpo impatta sul tuo benessere, uno psicologo può accompagnarti. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.
Piccoli gesti concreti
Come ritrovare fiducia, un passo alla volta
Ho iniziato a segnare i piccoli passi, mi aiuta molto.
Parlarne con qualcuno mi ha fatto sentire meno sola.
Fissare obiettivi piccoli e raggiungibili
Potresti provare a definire traguardi specifici e alla tua portata nel breve termine. Ogni piccolo obiettivo raggiunto può diventare una nuova esperienza positiva su cui costruire, invece di una montagna da scalare in un colpo solo.
Suddividere il percorso in passi semplici
Spezzettare il cammino in tappe più piccole può aiutarti a rendere ogni progresso una prova concreta della tua capacità di riuscire. In questo modo la strada sembra meno faticosa e più vicina.
Rileggere gli abbandoni come informazioni
Invece di vedere i tentativi passati come dimostrazioni di incapacità, puoi provare a guardarli come fonti di informazioni utili. Cosa ha reso quel percorso difficile? Cosa potresti fare diversamente stavolta? Ogni interruzione racconta qualcosa che può aiutarti.
Tenere traccia dei piccoli progressi
Annotare i cambiamenti, anche quelli non legati al peso, può allenare lo sguardo a notare i risultati positivi. Più energia, un sonno migliore, una scelta consapevole a tavola: sono tutti segnali che contano.
Circondarsi di un supporto incoraggiante
Quando ti senti pronto, potresti scegliere di condividere il tuo percorso con persone capaci di offrirti incoraggiamento costruttivo. Sentirsi sostenuti, invece che giudicati, può alleggerire il senso di fallimento.
Rimandare il giudizio dopo uno strappo
Dopo un episodio fuori programma, l'impulso è spesso quello di mollare tutto. Potresti provare, invece, ad aspettare prima di decidere: un singolo strappo non cancella tutto ciò che hai fatto, ed è recuperabile.
Considerare un percorso di terapia
Quando il blocco nel ricominciare sembra legato più alla sfiducia in te stesso che a questioni pratiche di alimentazione, un percorso con uno/a psicologo/a può essere uno spazio prezioso per ricostruire un rapporto più sereno con te e con il cibo. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante: la terapia può aiutarti a sentirti capito e sostenuto in un momento in cui ne hai bisogno.
Parla di come ti senti a uno psicologo online
Trova il professionista più adatto a te con il nostro questionario riservato, ci aiuterà a comprendere meglio i tuoi bisogni.

Uno sguardo più gentile
Ricominciare non significa ripartire da zero
Non riparto da zero, riparto da ciò che so.
Sto imparando a essere meno duro con me stesso.
La difficoltà a riprendere una dieta dopo vari abbandoni non riflette una reale incapacità, ma uno schema psicologico che può essere modificato nel tempo.
Ogni tentativo precedente, anche se interrotto, ti ha lasciato qualcosa come piccole informazioni preziose che possono rendere il prossimo percorso più consapevole. Non stai ripartendo da zero, stai ripartendo da tutto ciò che hai già imparato.
Ricostruire la fiducia in sé stessi passa più dai piccoli successi ripetuti che dai grandi cambiamenti immediati. E il risultato di un singolo tentativo non definisce il tuo valore, né ciò di cui sarai capace domani.
Prenderti cura del rapporto con te stesso, prima ancora delle regole a tavola, può essere ciò che ti aiuta a interrompere il ciclo degli abbandoni. Chiedere supporto, che sia alle persone care o a uno/a psicologo/a, non è un segno di debolezza: è una scelta di cura verso di te.
Il passo successivo, se ti senti pronto/a
La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.
Hai ancora dei dubbi? Approfondisci sul blog:

Prima seduta dallo psicologo: cosa dire e cosa aspettarsi
leggi l'articolo
Come funziona la psicoterapia: guida alla psicoterapia e al suo percorso
leggi l'articolo
Psicologo online: prezzi e tariffe
leggi l'articoloParla di come ti senti a chi può aiutarti
Non devi affrontare tutto da solo/a: prenota un colloquio gratuito con un professionista per scoprire i benefici della terapia.
FAQ
Domande frequenti
Perché è così difficile ricominciare una dieta dopo averla abbandonata più volte?
Dopo diversi tentativi interrotti, spesso il vero ostacolo non è più cosa mangiare o quale piano seguire, ma qualcosa di più profondo come la fiducia nella tua capacità di riuscire. Ogni nuovo inizio porta con sé un peso invisibile, costruito tentativo dopo tentativo: la convinzione di non essere in grado di farcela. Ed è proprio questo attrito emotivo, più delle regole alimentari, a rendere tutto più difficile. Le esperienze di insuccesso ripetute nel tempo possono sommarsi e ridurre gradualmente la fiducia nelle proprie capacità, portando a pensare di essere incapaci a prescindere, quando in realtà ogni tentativo ha una storia a sé.
Che ruolo ha l'autocritica quando si abbandona una dieta?
L'autocritica intensa dopo ogni abbandono può amplificare la percezione di non farcela. Questo sguardo severo su di sé rischia di oscurare i piccoli progressi realmente ottenuti nei percorsi precedenti. Concentrarsi solo su ciò che non ha funzionato può rendere invisibile tutto ciò che, invece, è andato bene. C'è anche il timore di deludersi di nuovo, che può generare ansia anticipatoria e riduce la voglia di riprovare, creando un circolo vizioso difficile da interrompere tra scarsa fiducia e rinuncia.
È normale sentirsi inadeguati quando altri raggiungono facilmente i risultati sperati?
È una situazione comune: confrontarsi con amici o familiari che sembrano raggiungere facilmente i risultati sperati può far sentire inadeguati. Anche ricevere commenti critici o pressioni sui propri tentativi può minare una fiducia già fragile, fino a portare a sentirsi osservati o giudicati per ciò che si mangia, tanto da evitare di parlarne con chi sta intorno. Fissarsi solo sul numero della bilancia, vivendo ogni oscillazione come una conferma del proprio insuccesso, è un altro momento in cui ci si può riconoscere.
Come si può ricostruire la fiducia in sé stessi dopo tanti tentativi falliti?
Si può provare a definire traguardi specifici e alla portata nel breve termine: ogni piccolo obiettivo raggiunto può diventare una nuova esperienza positiva su cui costruire, invece di una montagna da scalare in un colpo solo. Spezzettare il cammino in tappe più piccole rende ogni progresso una prova concreta della propria capacità di riuscire. È utile anche rileggere gli abbandoni come fonti di informazioni utili, invece che come dimostrazioni di incapacità, e annotare i piccoli progressi, anche quelli non legati al peso, per allenare lo sguardo a notare i risultati positivi.
Cosa fare dopo uno strappo alimentare per non abbandonare tutto il percorso?
Dopo un episodio fuori programma, l'impulso è spesso quello di mollare tutto. Si può provare, invece, ad aspettare prima di decidere: un singolo strappo non cancella tutto ciò che si è fatto, ed è recuperabile. Abbandonare l'intero percorso invece di considerarlo un episodio isolato e recuperabile è uno degli schemi in cui ci si può riconoscere. Il risultato di un singolo tentativo non definisce il proprio valore, né ciò di cui si sarà capaci domani, quindi rimandare il giudizio dopo uno strappo aiuta a interrompere il ciclo degli abbandoni.
Quando conviene chiedere un supporto psicologico per il rapporto con la dieta e il cibo?
Quando il blocco nel ricominciare sembra legato più alla sfiducia in sé stessi che a questioni pratiche di alimentazione, un percorso con uno psicologo può essere uno spazio prezioso per ricostruire un rapporto più sereno con sé e con il cibo. Non è necessario aspettare che la situazione diventi molto pesante: la terapia può aiutare a sentirsi capiti e sostenuti in un momento di bisogno. Chiedere supporto, che sia alle persone care o a uno psicologo, non è un segno di debolezza, ma una scelta di cura verso sé stessi.
Domande frequenti sulla terapia
Quanti tipi di terapia ci sono in Unobravo?
Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.
Cos'è e in cosa consiste la terapia individuale con Unobravo?
Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.
Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.
Terapia online: perché sceglierla?
Con uno psicologo online Unobravo puoi prenderti cura di te ovunque tu sia. Potrai utilizzare l'app o la Web App per fissare i tuoi appuntamenti, svolgere le sedute, chattare con il tuo psicologo ed effettuare pagamenti sicuri.
Tutto comodamente online, utilizzando qualsiasi dispositivo e collegandoti dove e quando vuoi.
Quali sono i prezzi della terapia individuale?
Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.
Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.
Per connetterti con il tuo benessere psicologico ti basterà solo un click.
Quanto dura un percorso di terapia individuale?
A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.
Come faccio a sapere se ho bisogno di fare terapia?
Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.
È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.
E ora?
Continua a esplorare
Vuoi saperne di più? Scopri altri contenuti qui sotto