La febbre è un sintomo che di solito associamo a infezioni come l’influenza o il raffreddore. Dunque, quando la temperatura corporea sale senza una causa apparente, è normale sentirsi confusi, spaventati e incerti. Ma, in alcuni casi, la febbre può insorgere anche dopo un periodo di forte stress.
In queste situazioni, il nostro corpo sembra reagire al disagio emotivo attraverso segnali fisici.
In questo articolo cercheremo di capire insieme cos’è la febbre psicogena, come si manifesta e come distinguere i segnali legati allo stress da quelli che potrebbero indicare un’infezione.
Ricorda che l’obiettivo non è sostituire il parere di un medico, ma orientarti e aiutarti a capire quando è importante rivolgersi a un professionista per una valutazione accurata.
Febbre psicogena: che cos’è davvero?
Con l’espressione febbre psicogena (o, nel linguaggio comune, febbre da stress) si indica un aumento della temperatura corporea che può comparire in concomitanza con periodi di stress o ansia intensa, dopo che un’accurata valutazione medica ha escluso le cause più comuni come infezioni o altre condizioni organiche.
La “febbre psicogena” non è una diagnosi del DSM-5-TR (il manuale diagnostico dei disturbi mentali), ma un’etichetta descrittiva usata in alcuni contesti clinici per indicare sintomi fisici che possono essere influenzati dallo stress o da un intenso carico emotivo.
Talvolta si sente parlare anche di “febbre neurogena”. Tuttavia, in ambito medico, questo termine è più propriamente riservato a febbri legate a condizioni neurologiche specifiche (per esempio in seguito ad un danno cerebrale). Nel caso della cosiddetta febbre psicogena, invece, il riferimento è al possibile ruolo dei meccanismi di risposta allo stress.
In altre parole, non è “tutto nella testa”: l’aumento della temperatura corporea e il malessere possono essere reali, e meritano attenzione e un adeguato inquadramento clinico.
Un esempio famoso di quanto lo stress possa farsi sentire nel corpo è quello di una scuola del Tennessee: nel novembre 1998, dopo che un insegnante riferì di avvertire un odore “simile alla benzina” e iniziò a manifestare sintomi come mal di testa, nausea e vertigini, la scuola venne evacuata. Circa 100 persone tra studenti e personale si recarono al pronto soccorso e 38 persone rimasero ricoverate in osservazione per una notte nonostante non fosse stata identificata alcuna esposizione tossica (Jones et al., 2000).
Questo fenomeno ricorda quanto mente e corpo siano strettamente collegati: a volte le emozioni e il sovraccarico emotivo possono “tradursi” in sintomi fisici, come può accadere nei disturbi da sintomi somatici e disturbi correlati in cui i sintomi fisici e la preoccupazione per la salute diventano una fonte importante di sofferenza e interferiscono con la vita quotidiana.
Non si tratta di una colpa: può essere una risposta automatica dell’organismo quando il carico emotivo supera le capacità di regolazione della persona.
Perché lo stress può far salire la temperatura
Quando viviamo un’esperienza stressante, il nostro corpo si attiva per proteggerci. Ma non tutti gli stress sono uguali: lo stress acuto è un evento improvviso e intenso, che può scatenare una reazione immediata; mentre lo stress cronico è un carico prolungato nel tempo, che ci logora giorno dopo giorno.
Entrambi possono influenzare la nostra salute, ma in modo diverso.
Il nostro organismo dispone di un vero e proprio “termostato” interno, che consente di mantenere relativamente stabile la temperatura corporea: questo processo si chiama termoregolazione.
A regolarlo è soprattutto una piccola ma fondamentale area del cervello, chiamata ipotalamo, che integra i segnali provenienti dal corpo (per esempio la sensazione di caldo o freddo), con informazioni provenienti da altri sistemi, inclusi quelli legati allo stato emotivo e allo stress.
Già in un lavoro medico pubblicato nel 1942, i ricercatori Stewart Wolf e Harold G. Wolff osservavano che lesioni del tronco encefalico o dell’ipotalamo erano “frequentemente” associate alla piressia (cioè la febbre), suggerendo quanto queste strutture siano centrali nei meccanismi che possono far aumentare la temperatura corporea anche in assenza di infezioni (Wolf & Wolff, 1942).
In condizioni di forte stress, ansia o trauma emotivo, l’attivazione del sistema nervoso e dei circuiti coinvolti nella termoregolazione può favorire un aumento della temperatura corporea.
Tuttavia, non sempre si tratta dello stesso meccanismo della febbre “classica” di origine infettiva, mediata da processi infiammatori e immunitari: in alcuni casi è più corretto parlare di una risposta fisiologica allo stress, che può includere anche variazioni della temperatura.
In questo contesto, può instaurarsi un circolo vizioso: più ci si preoccupa per la temperatura, controllando e restando in allerta, più aumenta l’attivazione fisiologica e lo stress, che a loro volta possono contribuire a mantenere o far risalire la temperatura stessa. Ancora una volta, non si tratta di qualcosa che è “tutto nella testa”. Spesso entrano in gioco anche fattori ambientali e relazionali.
Per esempio, in un noto episodio di malessere collettivo la probabilità di riferire sintomi risultava maggiore tra le persone che avevano visto altri stare male, che sapevano di un presunto contagio, che percepivano un odore insolito o che si trovavano in un contesto già carico di allarme (Jones et al., 2000).

Quando lo stress attiva l’“attacco o fuga”: il ruolo del sistema nervoso
Quando ci sentiamo minacciati, il nostro corpo entra in modalità “attacco o fuga”.
Si attiva il sistema nervoso simpatico, come se si accendesse un interruttore di allerta. In questa condizione, il nostro corpo si prepara a reagire: il battito accelera, i muscoli si tendono, la respirazione diventa più veloce. Anche la temperatura corporea aumenta, come se il nostro organismo si stesse preparando a un grande sforzo.
A differenza della febbre causata da un’infezione, la febbre da stress non è provocata da agenti patogeni, ma dall’interazione tra stress, sistema nervoso e regolazione corporea.
Gli ormoni dello stress, come il cortisolo, possono influenzare il funzionamento del sistema immunitario. In particolare, lo stress cronico è associato a una maggiore vulnerabilità fisica e può contribuire a disturbi del sonno, riduzione dell’energia ed ad una aumentata percezione della fatica.
Proprio per questo, è importante non sottovalutare la febbre: anche quando può essere correlata allo stress, resta un segnale clinico che richiede attenzione, perché potrebbe indicare la presenza di un’infezione o di un’altra condizione medica. In caso di dubbio, rivolgersi al medico è sempre la scelta più prudente.
Alterazioni della temperatura: dalla febbricola ai picchi più alti
La febbre psicogena può manifestarsi in due principali modalità.
La prima è la febbricola persistente, generalmente compresa tra i 37 e i 38 °C. Questo quadro è più spesso associato a stress cronico, quando l’organismo rimane a lungo in uno stato di allerta. In questi casi, la persona può sentirsi esausta, con una sensazione di malessere diffuso e prolungato, difficile da collocare e apparentemente senza una fine chiara.
La seconda modalità è rappresentata da picchi improvvisi di temperatura, che possono comparire in seguito a eventi emotivi particolarmente intensi. In questi casi, la temperatura può salire rapidamente, talvolta anche in modo marcato. Proprio per questo motivo, in presenza di febbre alta con caratteristiche insolite è sempre fondamentale escludere cause mediche, come infezioni o altre condizioni organiche.
L’andamento attribuito a questa condizione è spesso intermittente e può essere collegato a momenti di particolare tensione. A differenza della febbre dovuta a un’infezione, possono mancare sintomi tipici come tosse o mal di gola.
Oltre all’aumento della temperatura, possono essere presenti altri sintomi fisici associati, variabili da persona a persona:
- stanchezza,
- malessere generale,
- mal di testa,
- dolori muscolari,
- brividi.
I farmaci antipiretici, come il paracetamolo, possono avere un effetto ridotto o poco stabile visto che l’aumento della temperatura è prevalentemente legato all’attivazione da stress; proprio perché il meccanismo sottostante non è necessariamente di tipo infettivo o infiammatorio.
Per monitorare la situazione, è importante misurare la temperatura in modo corretto (ad esempio, sempre nello stesso punto e alla stessa ora) e tenere un diario in cui annotare l’orario, il contesto e i sintomi associati. Queste informazioni saranno preziose per il medico, che potrà individuare eventuali pattern utili per la diagnosi.
I sintomi emotivi che spesso la accompagnano
La febbre psicogena può essere accompagnata da una serie di sintomi emotivi e fisici che rendono il quadro ancora più complesso da gestire. È importante riconoscere i segnali che possono indicare un sovraccarico emotivo:
- Ansia e senso di allarme: il corpo sembra essere sempre pronto a reagire a una minaccia, anche quando non c’è.
- Irritabilità, agitazione e ruminazione: la mente è in costante movimento, alla ricerca di una soluzione o di una spiegazione.
- Difficoltà di concentrazione e calo della motivazione: lo stress consuma le energie mentali, rendendo difficile focalizzarsi anche su compiti semplici.
- Insonnia o sonno leggero: il riposo non è mai profondo, perché il sistema nervoso rimane in uno stato di iperattivazione.
- Altri sintomi fisici: tachicardia, tensione muscolare, nodo allo stomaco.
Se ti riconosci in questi sintomi, probabilmente, il tuo corpo sta chiedendo una pausa e la possibilità di recuperare.
Come capire se è febbre da stress o da infezione
La febbre psicogena può essere facilmente confusa con quella causata da un’infezione, ma ci sono alcuni segnali che possono aiutare a orientarsi: spesso si manifesta in un periodo di forte stress, può avere un andamento intermittente e variabile e non risponde sempre ai farmaci antipiretici. Inoltre, può essere accompagnata da sintomi emotivi come ansia e irritabilità, più che da sintomi fisici specifici.
Al contrario, alcuni segnali sono più tipici di un’infezione e meritano attenzione:
- tosse persistente,
- mal di gola,
- diarrea o vomito,
- bruciore urinario,
- dolore localizzato,
- secrezioni anomale.
Tuttavia, esistono zone grigie: lo stress non esclude la presenza di un’infezione e può addirittura amplificarne i sintomi. Per questo motivo, è fondamentale evitare l’autodiagnosi. Se la febbre persiste o hai dubbi, è importante rivolgersi a un medico per escludere cause organiche e ricevere una valutazione accurata.

Quanto dura e quando è il caso di preoccuparsi: segnali d’allarme
La febbre psicogena può durare poco (ore o giorni) se è legata a uno stress acuto, ma può persistere per settimane o mesi in caso di stress cronico, soprattutto se nel frattempo sono state escluse adeguatamente altre cause mediche.
In alcuni casi, può ripresentarsi in presenza di trigger emotivi, sovraccarico o mancato recupero.
L’impatto sulla vita quotidiana può essere significativo: stanchezza, difficoltà a lavorare o studiare, assenze e preoccupazione di avere una malattia grave.
Ci sono però alcuni segnali d’allarme che richiedono una valutazione medica rapida:
- febbre molto alta o che dura più giorni senza spiegazione,
- peggioramento rapido,
- fiato corto,
- dolore toracico,
- confusione,
- rigidità del collo,
- rash cutaneo,
- svenimenti,
- dolore intenso o localizzato,
- sintomi neurologici,
- disidratazione o urine molto scarse,
- peggioramento generale.
In alcune situazioni la soglia di attenzione deve essere più bassa come in gravidanza, nelle persone immunodepressione o che presentano patologie croniche.
Cosa puoi fare per aiutare il corpo a calmarsi
Se hai la sensazione che lo stress stia avendo un ruolo significativo, può essere utile lavorare su alcune abitudini che possano favorirne il recupero.
In generale, è utile riposare, idratarsi adeguatamente e seguire un’alimentazione leggera e regolare. È consigliabile anche limitare caffeina e alcol, poiché possono aumentare l’attivazione ansiosa e interferire con la qualità del sonno.
Curare la routine quotidiana è altrettanto importante: cercare di dormire a sufficienza, fare piccole pause durante la giornata, prendere un po’ d’aria e svolgere attività fisica moderata solo se ci si sente in forze. Non si tratta di “fare di più”, ma di regolare meglio le energie disponibili.
Anche il modo in cui si gestiscono gli impegni conta: dosare le attività e concedersi tempi di recupero fa parte della cura, e non dovrebbe essere vissuto come un fallimento o una mancanza di volontà. Se si decide di monitorare la temperatura, è importante farlo con misura:: scegliere orari precisi, osservare l’andamento nel tempo ed evitare controlli ripetuti che rischiano di aumentare la preoccupazione.
Questa indicazione non è arbitraria. In un ampio studio longitudinale durato 16 anni, David Mechanic ha osservato che il malessere soggettivo (“distress generalizzato”) può essere influenzato anche da fattori appresi e dal focus attentivo sui segnali corporei, soprattutto in determinati contesti e fasi della vita (Mechanic, 1979). Quindi, come osserviamo il corpo e quanto lo monitoriamo può contribuire a mantenere o amplificare la sensazione di malessere, anche in assenza di una patologia organica.
Tecniche di rilassamento semplici da provare a casa
Quando lo stress sembra avere un impatto sulla temperatura corporea, è possibile mettere in atto piccole strategie di rilassamento per interrompere il circolo vizioso di ansia e febbre.
Ecco alcune tecniche semplici:
- Respirazione lenta: respira profondamente contando fino a 4 mentre inspiri, trattieni il respiro per 7 secondi, poi espira lentamente in 8 secondi. Ripeti per 2–5 minuti per calmare l’attivazione.
- Rilassamento muscolare progressivo: contrai e poi rilascia i diversi gruppi muscolari, partendo dai piedi e risalendo verso la testa.
- Grounding (mindfulness): interrompi la ruminazione notando 3–5 cose che puoi vedere, sentire, toccare o annusare.
- Movimento dolce: se la febbre e le energie lo consentono, pratica stretching, yoga leggero o una passeggiata consapevole.
Queste indicazioni non sono una bacchetta magica ma, se praticate con costanza, possono favorire un graduale ritorno all’equilibrio.
Un nuovo inizio: ascoltare lo stress e chiedere supporto
A volte il corpo ci parla con segnali forti. La febbre che torna senza motivo apparente può essere un messaggio: “C’è troppo stress, qualcosa si è rotto”. In questi casi, dopo aver escluso cause mediche, la psicoterapia diventa uno strumento prezioso per capire e risanare.
Un terapeuta può aiutarti a gestire l’ansia, regolare le emozioni, costruire strategie di coping e confini più sani. Approcci diversi, dalla terapia cognitivo-comportamentale al lavoro sul trauma, fino a tecniche di regolazione, possono essere adattati alle tue esigenze.
I farmaci, se necessari, andranno valutati solo insieme a un medico o a uno psichiatra come supporto temporaneo.
Ricorda: non sei solo. Parlare con un professionista (anche online) può aiutarti a ritrovare benessere nel corpo e nella mente. Se pensi che sia il momento di iniziare un percorso, puoi affidarti a Unobravo.




