Cerchi supporto per affrontare l'ansia?
Trova il tuo psicologo
Valutato Eccellente su Trustpilot
Blog
/
Ansia
5
minuti di lettura

Ansia anticipatoria: perché arriva e come sbloccarla

Ansia anticipatoria: perché arriva e come sbloccarla
Redazione
Unobravo
Articolo revisionato dalla nostra redazione clinica
Ultimo aggiornamento il
2.2.2026
Ansia anticipatoria: perché arriva e come sbloccarla
Iscriviti alla newsletter
Se ti è piaciuto, condividilo

Senti che l’ansia condiziona la tua vita?

Unobravo è la piattaforma di psicologia online leader in Italia. Compila il questionario per trovare lo psicologo più adatto alle tue esigenze.

Trova il tuo psicologo
  • 100% online, flessibile e sicuro
  • Incontro conoscitivo gratuito
  • Già scelto da oltre 400.000 pazienti
9.000+ psicologi sulla piattaforma

L’ansia anticipatoria è un’esperienza di preoccupazione intensa e persistente per qualcosa che non è ancora accaduto. È un vissuto comune che può presentarsi in molti aspetti della vita quotidiana.

Ad esempio, potresti sentirti agitato giorni prima di un esame, di un colloquio di lavoro o di una visita medica. Anche situazioni positive, come un viaggio atteso o un evento importante, possono generare questa forma di ansia.

A volte si presenta come una vera e propria “paura della paura”: il timore di perdere il controllo, di fare una brutta figura o di stare male durante l’evento temuto. Si tratta di una reazione umana comprensibile di fronte a situazioni percepite come minacciose o stressanti.

Poterne parlare può essere utile  per ridurre il senso di colpa, la confusione e l’isolamento che spesso accompagnano questa esperienza. Sapere di non essere soli  e che anche molte persone si trovano ad affrontare le stesse difficoltà può essere di grande conforto.

Nik Shulianin - Pexels

Perché la mente immagina scenari catastrofici

A volte la nostra mente sembra programmata per scovare ogni possibile minaccia, anche quando non c’è. Questo meccanismo ha radici antiche: ci ha aiutato a sopravvivere, ma oggi può diventare un ostacolo.

Il rimuginio e la catastrofizzazione possono essere dei veri e propri  tentativi per prevenire il peggio. La mente si concentra sui segnali di pericolo, sovrastimando i rischi.

Lo stress cronico e il carico mentale possono amplificare questa tendenza, così come le pressioni sociali legate alla  performance e al confronto costante con gli altri.

Ma cosa succede quando l’incertezza prende il sopravvento e il bisogno di controllo diventa eccessivo? In questi casi, questa forma di ansia può trasformarsi in un vero e proprio blocco.

L’incertezza e il bisogno di controllo

L’intolleranza dell’incertezza è quella sensazione per cui l’attesa può diventare più faticosa dell’evento stesso. Quando non sappiamo come andrà a finire, la mente cerca di calmarsi costruendo un'illusoria sensazione  di controllo, ad esempio: “Se penso a tutto, mi preparo”.

La questione  è che il “forse” può trasformarsi in una prigione mentale.

Non è solo di una percezione soggettiva: in uno studio del 2021 su 118 adulti con sindrome del vomito ciclico, livelli più elevati di intolleranza dell’incertezza risultavano associati a maggiori livelli di ansia e a una qualità della vita più bassa.

Gli autori suggeriscono, inoltre, che interventi non farmacologici come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), orientati a ridurre l’intolleranza dell’incertezza, potrebbero essere utili per alcune persone (Levinthal et al., 2021).

Riconoscere i propri trigger è un  primo passo fondamentale per iniziare ad affrontare questo meccanismo. Alcuni esempi frequenti sono:

  • Attese prolungate prima di un evento importante
  • Decisioni difficili che implicano conseguenze incerte
  • Situazioni nuove che richiedono adattamento
  • Circostanze imprevedibili che sfuggono al controllo

Esperienze passate, stress e perfezionismo

Alcune esperienze del passato possono trasformarsi in una sorta di  “memoria del pericolo”, capace di riattivare l’allarme dell’ansia, anche in assenza di un trauma vero e proprio. Episodi negativi, soprattutto se ripetuti, possono lasciare tracce che rendono la persona più sensibile a situazioni percepite come rischiose. Il perfezionismo, con standard elevati e spesso irraggiungibili, insieme alla  paura di sbagliare può alimentare questa vulnerabilità , così come la sindrome dell’impostore e il timore del giudizio altrui.

Lo stress cronico e la mancanza di adeguati tempi di  recupero tendono ad amplificare questi meccanismi. In alcuni casi, l’ansia finisce per diventare  una strategia di protezione: un modo, seppure costoso, per cercare di prevenire il fallimento, il giudizio o il conflitto.

I sintomi: cosa succede a corpo e pensieri

L’ansia anticipatoria può essere un’esperienza totalizzante, che coinvolge sia la mente sia il corpo.

A livello fisico, il sistema nervoso autonomo attiva una risposta di allerta che può manifestarsi con:

  • tachicardia
  • sudorazione
  • tremori
  • tensione muscolare
  • nodo allo stomaco
  • nausea e disturbi gastrointestinali
  • respiro corto
  • agitazione e irrequietezza
  • stanchezza e irritabilità

A livello psicologico, può presentarsi con:

Questi sintomi possono sembrare eccessivi, soprattutto quando l’evento temuto non è ancora accaduto. Tuttavia, è importante ricordare che corpo e mente stanno rispondendo a una minaccia percepita, non necessariamente reale. È una reazione di difesa, un tentativo di prepararci a un possibile pericolo.

Perché il corpo reagisce come se fosse “adesso”

Quando il nostro sistema nervoso percepisce un pericolo, entra in modalità allarme: la risposta “fight or flight” (combatti o fuggi). È un meccanismo antico, utile per proteggerci, ma se si attiva anche quando non c’è un rischio reale può diventare lui stesso il problema.

Il corpo “si prepara al peggio” e noi possiamo spaventarci di ciò che sentiamo. Più temiamo segnali come cuore che batte forte, fiato corto o sudorazione, più li monitoriamo e più sembrano intensi.

Questo crea un circolo vizioso che può arrivare fino agli attacchi di panico, dove la paura di stare male diventa il nemico principale.

La ricerca mostra che già  prima di una prova stressante possono aumentare i segnali fisici di attivazione (come una maggiore risposta di sudorazione, misurata attraverso la conduttanza cutanea), soprattutto nelle persone che presentano  livelli più elevati  di insonnia (Short & Schmidt, 2018) In questi momenti è importante distinguere l’attivazione ansiosa da una vera emergenza medica. Preoccupazione normale o ansia che blocca?

La preoccupazione può essere un’alleata: ci spinge ad agire, a prepararci, a prevenire problemi. Ma quando si trasforma in ansia anticipatoria, può diventare una gabbia: paralizza, toglie energia, ci fa sentire in trappola.

Come capire la differenza? Ecco una mini-checklist:

  • Intensità: l’ansia è troppo forte rispetto alla situazione?
  • Durata: persiste anche quando il problema sembra risolto?
  • Frequenza: si ripresenta spesso, su tanti fronti diversi?
  • Perdita di controllo: ti sembra di non riuscire a gestirla?
  • Interferenza: limita la tua vita quotidiana?

E’ utile anche fare attenzione  a campanelli d’allarme come evitamento, isolamento, crisi ricorrenti, rinunce importanti. Se l’ansia blocca lavoro, relazioni, studio o salute, può essere il momento di chiedere aiuto.

Sonno, concentrazione e vita quotidiana: l’impatto

L’ansia anticipatoria può interferire con  il sonno, rendendolo più leggero, frammentato o difficile da raggiungere.

In uno studio condotto su 99 studenti universitari, chi riportava magiori  sintomi di insonnia tendeva a sperimentare livelli più elevati di  ansia anticipatoria prima di un compito stressante (tenere un discorso improvvisato), indipendentemente dalla generale tendenza a provare  emozioni negative (Short & Schmidt, 2018).

Questo può innescare  un circolo vizioso: la stanchezza aumenta la vulnerabilità ai pensieri catastrofici, che a loro volta alimentano l’ansia.

Anche concentrazione e memoria possono risentirne: quando gran parte delle risorse mentali è assorbita dalle  preoccupazioni, diventa più difficile restare nel presente e mantenere l’attenzione.

Nel lavoro o nelle relazioni, l’ansia può manifestarsi attraverso  irritabilità, bisogno di controllare e una costante richiesta di rassicurazioni.

Nel tempo, questa pressione continua  può tradursi in un calo della motivazione e in una riduzione  di piacere per attività che in passato risultavano gratificanti, fino a rendere faticoso avviare anche compiti semplici.

Evitamento e procrastinazione: il ciclo che si rinforza

Quando l’ansia anticipatoria è intensa, l’evitamento può sembrare una soluzione. Rimandare o evitare un compito fa sentire meglio, almeno per un po’.

Ma, nel lungo periodo, questa strategia alimenta il problema. Se evito, il messaggio che do a me stesso è che la situazione era davvero pericolosa o ingestibile.

La procrastinazione è un evitamento mascherato: rimando per non sentire l’ansia. Altri comportamenti di sicurezza sono le rassicurazioni continue,  e il bisogno eccessivo di avere tutto sotto controllo.

Questi comportamenti hanno un costo: nel tempo mantengono l’ansia e riducono l’autonomia, entrando in un circolo vizioso che rinforza il problema. Per iniziare a interromperlo, è necessario esporsi in modo graduale, attraverso piccoli passi e obiettivi realistici.

Strategie pratiche per il breve termine

Quando l’ansia anticipatoria è intensa, evitare  può sembrare la soluzione più rapida: rimando, salto l’appuntamento o mi dico “ci penso domani” e, sul momento, provo sollievo.

Anche la procrastinazione rientra spesso in questa logica: non rimando perché “non mi importa”, ma perché voglio allontanare l’ansia. Oltre all’evitamento vero e proprio,  esistono poi  i comportamenti di sicurezza, come chiedere rassicurazioni continue, controllare ripetutamente  o cercare  di tenere tutto sotto controllo.

Queste strategie possono dare un beneficio immediato, ma nel tempo tendono a mantenere il problema e a indebolire la fiducia nelle proprie capacità.

Se ti stai chiedendo “qual è allora la tecnica giusta?”, è interessante notare che in uno studio su circa 140 persone, sottoposte a un compito di esposizione (tenere un discorso improvvisato), strategie diverse come accettare l’ansia, rivalutare i pensieri o distrarsi non hanno mostrato differenze sostanziali nel ridurre l’ansia anticipatoria prima dell’evento.  (Helbig-Lang et al., 2015) Proprio per questo, spesso il passo più efficace non è eliminare l’ansia, ma rompere il circolo con un’esposizione graduale: piccoli passi, ripetuti, con obiettivi realistici, per fare esperienza diretta che è possibile affrontare la situazione anche con un po’ di ansia.

David Garrison - Pexels

Terapia: quali percorsi sono indicati

La psicoterapia può aiutare a capire cosa alimenta l’ansia anticipatoria e a modificare  quelle reazioni che scattano in modo automatico, come il rimuginio, i pensieri catastrofici, l’evitamento o i comportamenti di sicurezza messi in atto per sentirsi al riparo.

Per esempio, in uno studio su 54 persone con disturbo d’ansia sociale (fobia sociale), la preoccupazione anticipatoria (cioè il rimuginio su come andrà una situazione futura) è risultata il fattore che più di tutti prediceva un peggior esito del trattamento, sia in un percorso individuale sia in un trattamento di gruppo intensivo di tre settimane, sia al termine della terapia sia a distanza di un anno  (Mörtberg & Andersson, 2014).

L’ansia anticipatoria può comparire all’interno di diversi disturbi d’ansia (come il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico o il disturbo d’ansia sociale, ma è importante non fare autodiagnosi,  riconoscersi in alcuni sintomi non equivale a ricevere una diagnosi clinica.

Un obiettivo realistico della terapia non è “eliminare del tutto ” l’ansia, ma ridurre l’impatto e tornare a scegliere con più libertà, in modo che le decisioni non siano guidate principalmente dalla paura.

La valutazione clinica di solito comprende colloqui, eventuali strumenti di assessment, e quando indicato, l’esclusione di cause mediche.

I farmaci possono essere utili in alcuni casi, ma solo dopo una valutazione da parte di uno psichiatra e, preferibilmente, all’interno di un progetto di cura integrato. Evitare il fai-da-te e affidarsi a professionisti qualificati è fondamentale.

CBT, EMDR e altri approcci: cosa aspettarsi

Esistono diversi approcci psicoterapeutici in grado di affrontare l’ansia anticipatoria.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT/TCC) si focalizza su pensieri catastrofici, comportamenti di evitamento ed esposizione graduale.

L’EMDR è un trattamento con evidenze consolidate soprattutto per il disturbo da stress post-traumatico e può essere preso in considerazione quando ricordi o esperienze passate riattivano l’allarme.

Gli approcci psicodinamici esplorano il significato del sintomo, i conflitti e i bisogni sottostanti.

La psicoterapia può ridurre l’ansia, migliorare il sonno e l’autonomia; i tempi variano in base alla situazione. La scelta dell’approccio dipende da obiettivi, storia personale, alleanza terapeutica e continuità.

Un nuovo inizio

L’ansia anticipatoria può essere affrontata e trasformata in una risorsa con il giusto supporto. Chiedere aiuto non è una sconfitta, ma un atto di coraggio e cura verso se stessi.

Scegliere una strategia e provarla, o parlarne con qualcuno di fiducia, può essere il primo passo verso un cambiamento significativo.

Se l’ansia limita la tua vita, non esitare a cercare il supporto di un professionista su Unobravo anche online: puoi iniziare da qui cercando il supporto di un professionista.

Come possiamo aiutarti?

Come possiamo aiutarti?

Trovare supporto per la tua salute mentale dovrebbe essere semplice

Valutato Eccellente su Trustpilot
Vorrei...
Iniziare un percorsoEsplorare la terapia onlineLeggere di più sul tema

FAQ

Hai altre domande?
Parlare con un professionista potrebbe aiutarti a risolvere ulteriori dubbi.

Collaboratori

Professionista selezionato dal nostro team clinico
No items found.

Condividi

Se ti è piaciuto, condividilo
Iscriviti alla newsletter
Trova il tuo psicologo

Come capire se si soffre di disturbi d'ansia?

Fare un test psicologico può aiutare ad avere maggiore consapevolezza del proprio benessere.