Quando responsabilità e ruolo lavorativo non lasciano spazio per elaborare il lutto: come orientarsi?

Quando responsabilità e ruolo lavorativo non lasciano spazio per elaborare il lutto: come orientarsi?
Sono tornato in ufficio come se nulla fosse
Dentro di me è rimasto tutto in sospeso

Hai perso una persona cara, ma dopo pochi giorni sei già tornato/a al lavoro, tra email a cui rispondere, riunioni da gestire e decisioni da prendere. La quotidianità sembra essere ripresa, mentre dentro di te senti di non aver ancora trovato il tempo e lo spazio per affrontare ciò che è successo. Quando si ricopre un ruolo di responsabilità o coordinamento, vivere un lutto può diventare ancora più complesso. Potresti sentire di non poterti fermare, perché colleghi, collaboratori o interi progetti sembrano dipendere dalla tua presenza. A volte, però, questa pressione non nasce da richieste esplicite, ma dalle aspettative che rivolgi a te stesso/a: l'idea di dover essere sempre disponibile, efficiente e capace di gestire tutto, anche in un momento di profondo dolore. Tornare rapidamente al lavoro può offrire un senso di stabilità e continuità, ma può anche diventare un modo per tenere a distanza emozioni difficili da affrontare. Il dolore, infatti, non segue i tempi e le scadenze della vita professionale e può continuare a farsi sentire, anche quando all'esterno sembra che tutto sia tornato alla normalità. Se ti riconosci in questa situazione, è importante sapere che non esiste un unico modo di vivere il lutto e che concedersi spazio per elaborare la perdita non significa venir meno alle proprie responsabilità.

Le radici della difficoltà

Perché sembra impossibile fermarsi a sentire il dolore

Ho pensato: ora non posso permettermi di crollare
Temevo che il mio team mi vedesse diversa

Riconoscere quanto il senso di responsabilità possa influenzare il modo in cui vivi il lutto è un primo passo per comprendere le tue difficoltà e concederti spazio per affrontarle. Il supporto di uno/a psicologo/a può aiutarti a esplorare queste dinamiche, dare voce alle emozioni che hai faticato a esprimere e trovare un equilibrio tra gli impegni professionali e il bisogno di prenderti cura di te. Proviamo, intanto, a esplorare insieme alcune possibili ragioni che rendono così difficile concedersi di attraversare il lutto quando si hanno responsabilità professionali.

Una cultura che premia la resistenza

  • La cultura lavorativa, in molti contesti, associa il valore professionale alla resistenza e alla continuità operativa.
  • La sofferenza emotiva viene percepita come qualcosa da gestire in privato, mai da mostrare in ufficio.
  • Il ritorno rapido alla produttività appare come un segnale di affidabilità, quasi un dovere implicito.

La paura di mostrarsi fragili

  • Chi ricopre un ruolo di responsabilità può temere che mostrare la propria vulnerabilità venga interpretato come un segno di debolezza o come un'incapacità di gestire le difficoltà.
  • Può emergere la paura che esprimere il proprio dolore comprometta la fiducia e la stima di collaboratori o superiori.
  • Il desiderio di non gravare emotivamente sul gruppo di lavoro può portare a nascondere la propria sofferenza, anche ai colleghi con cui si ha un rapporto più stretto.

Il bisogno di mantenere il controllo

  • La necessità di prendere decisioni e mantenere la concentrazione può rendere difficile trovare momenti in cui ascoltare ed esprimere le proprie emozioni.
  • Continuare a seguire la routine lavorativa e cercare di mantenere tutto sotto controllo può offrire un senso di stabilità, ma anche portare a rimandare continuamente il confronto con il dolore.
  • Emozioni come tristezza, rabbia e incredulità possono emergere in momenti diversi e richiedere tempo per essere riconosciute e affrontate. Il lutto, infatti, non segue necessariamente fasi prestabilite né tempi uguali per tutti.
Prospettiva clinica
Continuare a essere lucidi ed efficienti mentre si affronta una perdita può sembrare l'unico modo per mantenere tutto sotto controllo. Ma chi ci chiede davvero di non fermarci? A volte, più che dalle aspettative degli altri, questa pressione nasce da ciò che pretendiamo da noi stessi. Riconoscerlo può aiutarci a comprendere che concedersi spazio per il dolore non significa perdere il controllo o venir meno alle proprie responsabilità. E se, invece di chiederci quanto ancora possiamo resistere, provassimo a domandarci di cosa abbiamo bisogno per affrontare questo momento?
Federica Salciccia
Federica Salciccia
Psicoterapeuta Unobravo
Il lutto sotto la superficie

Situazioni in cui potresti riconoscerti

A casa ero assente, ma continuavo a fingere
Solo dopo mesi ho capito da dove veniva quella stanchezza

A volte, riconoscere come una difficoltà si manifesta nella vita quotidiana può aiutarti a comprenderla meglio. Ecco alcune situazioni in cui potresti riconoscerti se stai affrontando un lutto mentre ricopri un ruolo di responsabilità sul lavoro.

La maschera in ufficio

  • Il giorno dopo il funerale sei già tornato/a a gestire riunioni e rispondere alle email, cercando di mantenere la consueta professionalità. Ma appena hai un momento libero, ti senti svuotato/a e distante da ciò che ti circonda.
  • Ti senti in colpa all'idea di assentarti dal lavoro più a lungo del previsto, perché temi di essere considerato/a meno affidabile o di lasciare troppe responsabilità ai colleghi.
  • Continui a rimandare il momento di fermarti, ripetendoti che prima devi concludere un progetto o rispettare una scadenza. Con il passare dei mesi, però, ti rendi conto di non esserti ancora concesso/a lo spazio per affrontare la perdita.

Quando il dolore parla attraverso altri segnali

  • Ti accorgi di essere più irritabile del solito con colleghi e collaboratori, reagendo con impazienza anche a situazioni che prima riuscivi a gestire con tranquillità.
  • Fatichi a mantenere la concentrazione durante le riunioni o a prendere decisioni importanti, e ti capita di dimenticare informazioni o impegni che normalmente ricorderesti senza difficoltà.
  • Anche a distanza di mesi dalla perdita, inizi a sperimentare difficoltà nel sonno o una stanchezza persistente, senza considerare che questi segnali potrebbero essere legati anche al dolore che stai attraversando.

La doppia vita tra lavoro e casa

  • Al lavoro riesci a mantenere la concentrazione e a gestire le tue responsabilità, ma quando torni a casa ti senti emotivamente distante, come se non avessi più energie da dedicare a te stesso/a e alle persone care.
  • Anche in famiglia cerchi di mostrarti forte e di nascondere ciò che provi, per paura di preoccupare o appesantire emotivamente le persone a cui vuoi bene.
  • All'esterno continui a svolgere le tue attività quotidiane e sembra che tutto proceda normalmente, ma dentro di te senti un dolore a cui non riesci a trovare spazio, perché c'è sempre qualcosa di più urgente di cui occuparti.
Un momento per fermarsi
Ti riconosci in una di queste situazioni?

Un'esperienza dolorosa del passato continua a farsi sentire?

Eventi difficili o traumatici possono lasciare tracce che continuano a farsi sentire nel tempo, nel corpo e nelle emozioni. Questi articoli possono aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo.

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Elaborare ciò che è stato è un percorso possibile

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Se il passato pesa ancora oggi, chiedere aiuto può essere un gesto di cura verso te stesso

Quando un trauma continua a farsi sentire nella vita quotidiana, un percorso di psicoterapia può aiutarti a elaborarlo e ad alleggerirne il peso. Ecco come funziona la terapia.

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Quando ciò che hai vissuto condiziona il presente, parlarne può aiutare

Se il peso di un'esperienza dolorosa del passato influenza la tua vita, non devi affrontarlo per forza da solo. Trova lo psicologo adatto a te: bastano pochi minuti.

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Strategie pratiche

Come orientarsi, un passo alla volta

Mi bastavano dieci minuti al giorno per me
Con la terapia ho smesso di dover fingere sempre
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Riconoscere che fermarsi non significa essere meno responsabili

Concederti una pausa dal lavoro non significa trascurare i tuoi doveri o dimostrarti meno capace. Anche quando ricopri un ruolo di responsabilità, hai bisogno di tempo per affrontare una perdita. Rispettare i tuoi limiti e prenderti cura del tuo benessere emotivo può aiutarti a gestire gli impegni professionali in modo più sostenibile, senza pretendere di essere sempre efficiente.

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Ritagliarti piccoli momenti per te

Tra un impegno e l'altro, prova a trovare uno spazio in cui fermarti e prestare attenzione a ciò che stai vivendo. Può essere una passeggiata, un momento di tranquillità o qualche minuto per mettere per iscritto i tuoi pensieri. Non devi necessariamente condividere quello che provi con i colleghi: l'importante è concederti la possibilità di riconoscere le tue emozioni, senza sentirti obbligato/a a metterle continuamente da parte.

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Prestare attenzione ai segnali di disagio

Irritabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno o stanchezza persistente possono accompagnare l'esperienza del lutto. Se noti questi cambiamenti, prova a non interpretarli subito come una mancanza di capacità o di impegno. Possono essere un'occasione per interrogarti su come stai e su ciò di cui hai bisogno. Se i sintomi persistono o interferiscono con la quotidianità, è importante parlarne anche con un medico, per valutarne le possibili cause.

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Rivedere le aspettative verso se stessi

Essere un punto di riferimento per gli altri non significa dover essere sempre forte o disponibile. Puoi provare a distinguere le responsabilità che richiedono davvero il tuo intervento da quelle che possono essere rimandate o condivise. Accettare di non riuscire a fare tutto come prima non significa perdere la tua professionalità, ma riconoscere che stai attraversando un momento difficile.

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Condividere le responsabilità quando possibile

Se il carico lavorativo ti sembra eccessivo, valuta la possibilità di confrontarti con un collega di fiducia, un superiore o una figura delle risorse umane. Non è necessario raccontare ogni aspetto personale del tuo lutto: puoi comunicare le tue esigenze e chiedere un supporto concreto, come delegare alcune attività, rivedere le scadenze o concordare una maggiore flessibilità. Chiedere aiuto non riduce il proprio valore professionale, ma può permettere di affrontare questo periodo senza dover sostenere tutto da soli.

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Valutare un percorso psicologico

Se senti di non riuscire a trovare spazio per il tuo dolore o se il lutto sta influenzando il tuo benessere e le tue relazioni, un percorso con uno/a psicologo/a o psicoterapeuta può offrirti un sostegno concreto. Attraverso il lavoro psicologico puoi comprendere meglio le emozioni legate alla perdita, riconoscere le aspettative che ti impediscono di fermarti e trovare modalità più funzionali per conciliare le responsabilità professionali con i tuoi bisogni personali. Non è necessario aspettare che il disagio diventi insostenibile per chiedere aiuto: puoi scegliere di prenderti cura di te anche mentre continui a occuparti degli altri.

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Un equilibrio possibile

Dare spazio al dolore senza perdere se stessi

Ho capito che fermarmi non mi rendeva meno capace
Piano piano ho ritrovato uno spazio per me

Ricoprire un ruolo di responsabilità non significa dover mettere da parte il dolore per la perdita di una persona cara. Gli impegni professionali possono aiutarti a mantenere una certa continuità nella quotidianità, ma è importante che non diventino l'unico modo per evitare di confrontarti con ciò che provi. Essere presente sul lavoro e concederti spazio per vivere il lutto non sono esigenze incompatibili. Puoi continuare a occuparti delle tue responsabilità, riconoscendo allo stesso tempo il bisogno di rallentare, chiedere aiuto o dedicare maggiore attenzione al tuo benessere emotivo. Condividere ciò che stai attraversando con una persona di fiducia, chiedere maggiore flessibilità sul lavoro o rivolgerti a un professionista non significa essere meno competente. Al contrario, può aiutarti a trovare un equilibrio più sostenibile tra le richieste professionali e i tuoi bisogni personali. Non esistono tempi prestabiliti né un modo giusto di affrontare una perdita. Se senti che il dolore fatica a trovare spazio nella tua quotidianità, un percorso con uno/a psicologo/a può aiutarti a comprenderlo, esprimerlo e affrontarlo secondo i tuoi tempi, senza sentirti costretto a scegliere tra prenderti cura di te e continuare a essere un punto di riferimento per gli altri.

Il passo successivo, se ti senti pronto/a

La terapia psicologica non è solo per chi attraversa un momento di crisi. È uno spazio di ascolto per prenderti cura del tuo benessere mentale.

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Ho iniziato questo percorso principalmente per problemi di forte ansia, attacchi di panico e difficoltà ormai molto invalidanti nel relazionarmi con gli altri sfociate nell'impossibilità di vivere "normalmente" la mia quotidianità con un principio di depressione, insieme alla dott.ssa Elisa Pasquali, che sin dalla seduta conoscitiva si è mostrata molto empatica e disponibile/flessibile, facendomi sentire a mio agio nonostante la condizione di assoluta inadeguatezza che stavo vivendo da un po'. Da tre mesi a questa parte si è mostrata sempre super attenta ad ascoltare ed in grado di far emergere le problematiche più nascoste con le quali convivo forse dall'infanzia, portanomi a ragionamenti magari mai pima d'ora presi in considerazione, che stanno iniziando a farmi vedere le cose in un'altra prospettiva, anche più realistica e meno catastrofica di quanto pensassi, con il beneficio di iniziare a star meglio nonostante il percorso possa rivelarsi ancora lungo e tortuoso. Ho riscoperto la forza di voler riprendere la mia vita in mano!
— Maria
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Dove mi sono sentita vista
In un mondo che spesso corre troppo veloce, incontrare il Dott. Salvatore Fatiga per me è stato come trovare un porto sicuro. La sua presenza mi ha trasmesso subito calma, accoglienza e una profonda empatia. Fin dal primo incontro ho percepito la sua capacità di ascoltare con il cuore, senza giudicare, offrendomi uno spazio protetto in cui mi sono finalmente sentita vista e compresa. Salvatore non è solo uno psicologo competente: è una persona che sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri, con rispetto e delicatezza. Ogni sua parola, ogni gesto, mi ha fatto sentire stimata come essere umano. Mi ha accompagnata nel mio percorso con pazienza e dedizione, valorizzando ogni mio passo, anche il più piccolo, come un traguardo importante. Lo consiglierei a chiunque stia cercando non solo un professionista preparato, ma anche una guida autentica, capace di illuminare il cammino con gentilezza e saggezza. È raro incontrare qualcuno che riesca a unire competenza clinica e umanità in modo così naturale. Per me, è stato un incontro che ha fatto davvero la differenza.
— Rosaria
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Un esperienza fondamentale per ritrovarmi
Ho passato un periodo particolarmente buio e da sola non riuscivo ad andare avanti, avevo bisogno di qualcuno che mi sostenesse e mi facesse trovare la forza per andare avanti. Mia cognata mi propone di farmi aiutare da uno psicologo, e mi scarica l'app di uno bravo sul cellulare. Le sarò grata sempre. Ho travato la persona di cui avevo bisogno: Nicola Riccardo Croce un professionista serio, affidabile, disponibile. Ha creduto in me e mi ha aiutato a credere in me stessa, ad aumentare la mia autostima, ora sono consapevole di poter affrontare qualsiasi difficoltà, per quanto dura possa essere, ho le risorse per farlo e lo devo solo ed esclusivamente a lui. E' un sistema che funziona, comodo e alla portata di tutti.
— Anna
Valutazione di 4.7 / 5 | 8.737 recensioni
FAQ

Domande frequenti

La cultura lavorativa, in molti contesti, associa il valore professionale alla resistenza e alla continuità operativa, e la sofferenza emotiva viene percepita come qualcosa da gestire in privato, mai da mostrare in ufficio. Chi ricopre un ruolo di responsabilità può temere che mostrare la propria vulnerabilità venga interpretato come un segno di debolezza o come un'incapacità di gestire le difficoltà, e può emergere la paura che esprimere il proprio dolore comprometta la fiducia e la stima di collaboratori o superiori. Inoltre, la necessità di prendere decisioni e mantenere la concentrazione può rendere difficile trovare momenti in cui ascoltare ed esprimere le proprie emozioni, portando a rimandare continuamente il confronto con il dolore.

Potresti accorgerti di essere più irritabile del solito con colleghi e collaboratori, reagendo con impazienza anche a situazioni che prima riuscivi a gestire con tranquillità. Puoi fare fatica a mantenere la concentrazione durante le riunioni o a prendere decisioni importanti, e capita di dimenticare informazioni o impegni che normalmente ricorderesti senza difficoltà. Anche a distanza di mesi dalla perdita, possono comparire difficoltà nel sonno o una stanchezza persistente, senza considerare che questi segnali potrebbero essere legati proprio al dolore che si sta attraversando.

Tornare rapidamente al lavoro può offrire un senso di stabilità e continuità, ma può anche diventare un modo per tenere a distanza emozioni difficili da affrontare. Il dolore non segue i tempi e le scadenze della vita professionale e può continuare a farsi sentire, anche quando all'esterno sembra che tutto sia tornato alla normalità. Non esiste un unico modo di vivere il lutto e concedersi spazio per elaborare la perdita non significa venir meno alle proprie responsabilità.

Tra un impegno e l'altro, prova a trovare uno spazio in cui fermarti e prestare attenzione a ciò che stai vivendo, come una passeggiata, un momento di tranquillità o qualche minuto per mettere per iscritto i tuoi pensieri. Non devi necessariamente condividere quello che provi con i colleghi: l'importante è concederti la possibilità di riconoscere le tue emozioni. Puoi anche provare a distinguere le responsabilità che richiedono davvero il tuo intervento da quelle che possono essere rimandate o condivise, valutando eventualmente di confrontarti con un collega di fiducia, un superiore o una figura delle risorse umane per chiedere un supporto concreto.

Essere un punto di riferimento per gli altri non significa dover essere sempre forte o disponibile, e accettare di non riuscire a fare tutto come prima non significa perdere la tua professionalità, ma riconoscere che stai attraversando un momento difficile. Chiedere aiuto non riduce il proprio valore professionale, ma può permettere di affrontare questo periodo senza dover sostenere tutto da soli. Condividere ciò che stai attraversando con una persona di fiducia, chiedere maggiore flessibilità sul lavoro o rivolgerti a un professionista non significa essere meno competente, al contrario può aiutarti a trovare un equilibrio più sostenibile.

Se senti di non riuscire a trovare spazio per il tuo dolore o se il lutto sta influenzando il tuo benessere e le tue relazioni, un percorso con uno psicologo o psicoterapeuta può offrirti un sostegno concreto. Attraverso il lavoro psicologico puoi comprendere meglio le emozioni legate alla perdita, riconoscere le aspettative che ti impediscono di fermarti e trovare modalità più funzionali per conciliare le responsabilità professionali con i tuoi bisogni personali. Non è necessario aspettare che il disagio diventi insostenibile per chiedere aiuto: puoi scegliere di prenderti cura di te anche mentre continui a occuparti degli altri.

Domande frequenti sulla terapia

Con Unobravo potrai svolgere terapia psicologica individuale o terapia di coppia, a seconda delle tue necessità. Per esempio, la terapia individuale dopo un tradimento può essere utile per migliorare la comunicazione e affrontare le sfide personali che influenzano le dinamiche relazionali. La scelta, dopo un tradimento, della terapia individuale o di coppia dipende dalle esigenze di ciascuna persona.

Un percorso di terapia individuale può offrire uno spazio sicuro per esplorare le proprie emozioni e i propri comportamenti insieme a un professionista della salute mentale.

Anche se non è sempre semplice capire come iniziare un percorso psicologico, con Unobravo non dovrai preoccuparti di come scegliere uno psicologo. Ti basterà compilare il questionario e incontrare nel primo colloquio gratuito lo psicologo che ti è stato assegnato tra gli psicologi Unobravo.
Se sarà il professionista adatto a te, inizierete insieme un percorso creato su misura per te.

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Il prezzo dello psicologo in presenza può variare molto, senza contare il tempo e il costo per raggiungere lo studio del professionista.

Con Unobravo ogni seduta ha un prezzo fisso e accessibile di 49 € e puoi incontrare il tuo psicologo anche in viaggio, in vacanza o in una pausa dal lavoro, senza investire tempo e denaro per gli spostamenti.

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A decidere quanto dura un percorso psicologico sarete tu e il tuo Unobravo: ogni persona è unica, così come lo sarà il viaggio verso il tuo benessere psicologico.

Ogni processo terapeutico è unico e la motivazione o la necessità di iniziare un percorso di terapia varia da persona a persona. È importante ricordare che andare in terapia non solo aiuta ad affrontare le difficoltà e a trattare i disturbi, ma sostiene anche chi desidera intraprendere un percorso di crescita personale e fornisce strumenti e strategie utili per migliorare il benessere quotidiano.

È importante ricordare che fare terapia non è un segno di debolezza ma di cura di sé, quindi non c'è bisogno di aspettare di raggiungere il nostro limite per chiedere aiuto.

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