Benessere a 360 gradi

La pet therapy

Stare a contatto con un animale è di certo fonte di grande benessere. Chi ha un animale domestico, infatti, conosce bene la gioia e l’amore che gli amici a quattro zampe sono capaci di dare. Se nella vita di tutti i giorni la compagnia di un animale regala emozioni positive, possiamo immaginare l’importanza che esso può avere in terapia. Le terapie con animali oggi vengono utilizzate per migliorare le condizioni fisiche, sociali ed emotive delle persone a cui sono dirette: in questo articolo scopriremo di più sulla pet therapy e sui suoi campi di applicazione.



La pet therapy ha origine negli Stati Uniti grazie agli studi dello psichiatra Boris Levinson. Durante il suo lavoro con un bambino autistico, vide che il piccolo paziente riusciva ad avere con il suo cane momenti di gioco e scambio affettivo.  Capì che l’interazione con l’animale gli dava la possibilità di proiettare le proprie sensazioni interiori, e sentirsi meglio.


Nel 1961 il dottor Levinson coniò il termine pet therapy. Questo nuovo tipo di terapia si svolse inizialmente con animali di piccola taglia che non richiedevano particolari cure e capaci di adattarsi facilmente all’ambiente ospedaliero, come polli, conigli e anatre.


La pet therapy oggi

L'espressione in uso oggi per definire le terapie svolte con animali è Terapia assistita dall’animale (TAA), perché ci si riferisce alla pet therapy per indicare i programmi di addestramento del comportamento animale. La TAA è svolta da un professionista con specifiche competenze e agisce negli interventi educativi, ricreativi e terapeutici per migliorare la qualità della vita.


La pet therapy è stata riconosciuta all’interno del nostro Sistema Sanitario Nazionale con un Decreto legislativo del 2002. Ciò ha consentito di:

  • riconoscere il valore di questo tipo di terapia;
  • superare numerosi vincoli pratici che rendevano difficoltoso l’accesso degli animali in ospedali, istituti o case di riposo.
Владимир Васильев - Pexels

Campi di applicazione

Sono moltissime le tipologie di pazienti e individui con cui praticare la pet therapy. In affiancamento ad altre terapie essa è utile a chi:

  • ha difficoltà relazionali;
  • soffre di stato confusionale, per esempio in presenza di Alzheimer, demenza o ictus;
  • ha un disordine dello sviluppo, come nel caso della sindrome di Down o deficit dell’attenzione;
  • ha disabilità fisica provocata da morbo di Parkinson, sclerosi multipla o distrofia muscolare;
  • soffre di malattie cardiocircolatorie, perché stare con un animale riduce la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca;
  • ha problemi di vista, tatto e udito;
  • soffre di disturbi psichiatrici: schizofrenia, disordini alimentari, disturbi di personalità;
  • subisce alti livelli di stress, che si abbassa notevolmente nel rapporto con l’animale;
  • ha malattie terminali;
Zen Chung - Pexels


Oltre che per supportare le terapie per i problemi sopraelencati, la pet therapy è utile a:

  • bambini;
  • anziani che vivono una realtà a volte triste e demotivata, e che possono sfruttare le attività profilattiche e terapeutiche degli animali, istituendo con loro un intenso rapporto interpersonale;
  • detenuti: negli Stati Uniti si è osservato un incremento di cooperazione tra il personale di custodia e i detenuti, con attenuazione di fenomeni di violenza e tentativi di suicidio e, di conseguenza, una marcata riduzione dell’uso di farmaci.


I meccanismi della pet therapy

Un intenso rapporto uomo animale rappresenta un forte stimolo psicologico che coinvolge diversi aspetti della psiche, quali il comportamento sociale, i meccanismi di relazione, le componenti caratteriali e gli aspetti cognitivi. I meccanismi di azione fondamentali di questo tipo di intervento sono:

  • il rapporto uomo-animale, affettivo ed emozionale in grado di arrecare non solo benefici psichici ed emotivi, ma anche fisici come l’abbassamento della pressione sanguigna e il rallentamento del battito cardiaco. Quanto maggiore è il legame emozionale, tanto più intensi sono i risultati benefici;
  • la comunicazione uomo-animale, che produce un effetto rassicurante sia in chi parla che in chi ascolta;
  • la stimolazione mentale: la comunicazione con l'altro, la rievocazione di ricordi, l'intrattenimento e il gioco riducono il senso di alienazione e isolamento.
  • il tatto: il contatto corporeo permette la formazione di un confine psicologico della propria identità del proprio sé e della propria esistenza;
  • la facilitazione sociale;
RODNAE Productions - Pexels


Come possiamo notare, i benefici di una terapia che coinvolge un animale sono moltissimi, e non sono ancora finiti! Questo tipo di terapia agisce:

  • sulla responsabilità;
  • sull’attaccamento;
  • sull'empatia;
  • sull’antropomorfismo, cioè l'attribuzione di alcune caratteristiche umane all'animale, cosa che può rappresentare un buon meccanismo per superare l’egocentrismo e spostare l'attenzione sul mondo esterno;
  • sul senso di comunione con la natura;
  • sui meccanismi psicosomatici agendo attraverso i meccanismi affettivi, emozionali, di stimolazione psicologica e ludici;
  • sul meccanismo ludico: è dimostrato che, quando un ammalato gioca con un animale, aumenta le sue possibilità di difesa e quindi di guarigione.

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