Le relazioni possono attraversare momenti di tensione e conflitto, ma quando il confronto degenera in un uso intenzionale e sproporzionato della forza, ci si trova di fronte a forme di violenza di coppia. In questi casi non si tratta mai di un semplice litigio: la dinamica perde la parità e si trasforma in un rapporto di potere, in cui uno dei partner assume il controllo e l’altro si trova progressivamente a subire, spesso in silenzio.
In questo articolo esploreremo cosa accade quando l’uomo è autore di violenza, un fenomeno purtroppo frequente ma ancora poco compreso nella sua complessità, e vedremo quali percorsi possono aiutare a interrompere questa spirale dolorosa.
Conflitto e violenza nella coppia
La violenza maschile contro le donne, nelle relazioni affettive, rappresenta la forma più diffusa di abuso a livello globale, radicata nella storica disparità di potere e nella subordinazione femminile tipica delle società patriarcali. I dati parlano chiaro: secondo l’indagine Istat “Violenze contro le donne” (2015), il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente, un dato che evidenzia come la violenza si manifesti soprattutto all’interno dei legami più intimi e apparentemente protettivi.
In queste situazioni, la relazione assume una configurazione profondamente asimmetrica: chi detiene maggiore potere — fisico, psicologico, economico o simbolico — esercita una posizione di controllo e supremazia sull’altra persona
Studi sulla violenza nelle coppie
Secondo numerose ricerche, la violenza di coppia è un fenomeno universale ed eterogeneo che abbraccia tutte le classi sociali e colpisce tutte le età.
Negli ultimi anni sono stati condotti diversi studi sull’argomento. Uno di questi riguarda la violenza nelle coppie adolescenti. Secondo i dati italiani, le stesse dinamiche disfunzionali riscontrabili nelle coppie adulte che vivono un rapporto violento sono già presenti all’interno delle coppie di adolescenti.
Molte ragazze affermano di essere vittime dei comportamenti aggressivi del partner e di aver subito aggressioni verbali dovute alla gelosia del partner (nei 2/3 delle coppie); offese e insulti perpetrati di fronte ad altre persone, dal vivo oppure online (38% dei casi), dei quali la metà sono avvenuti per motivi inconsistenti (e nel 14% si è trattato di offese considerate “gravi” da parte delle ragazze stesse); violenza fisica nel 4% dei casi.
Segnali visibili e invisibili: i tanti volti della violenza
L’aggressività e la violenza possono manifestarsi in qualunque fase di una relazione. Esistono diversi tipi di violenza nella coppia, che possono presentarsi singolarmente, ma più spesso sono combinati insieme:
- La violenza fisica è la forma più facilmente riconoscibile, lascia segni evidenti nella maggioranza dei casi e fanno parte di questa tipologia anche spintoni e lanci di oggetti. Tra le cause del femminicidio più comuni oggi in Italia c’è proprio la violenza fisica, perpetrata tra le mura domestiche.
- La violenza psicologica è quella più difficilmente distinguibile e quantificabile. Spesso inizia in maniera silenziosa lasciando spazio a interpretazioni e fraintendimenti. Proprio per questo, la violenza psicologica nella coppia può essere estremamente pericolosa per chi la subisce, poiché spesso nemmeno la vittima è consapevole di essere maltrattata.
Nel ciclo della violenza di coppia, soprattutto se la vittima è la partner femminile, possiamo trovare anche la violenza di tipo economico e quella di tipo sessuale, che presuppone l’imposizione di relazioni o pratiche indesiderate senza rispetto del consenso sessuale.

Tipologie di violenza di coppia: terrorismo intimo e violenza situazionale
Nel campo della psicologia e della criminologia, la violenza di coppia può assumere forme diverse, e distinguerle è essenziale per comprenderne le dinamiche e intervenire in modo adeguato. Tra i contributi più rilevanti vi è quello del sociologo Michael P. Johnson, che ha identificato diverse tipologie di violenza relazionale. Le due categorie principali sono::
- Terrorismo intimo (o violenza coercitiva): questa forma di violenza si caratterizza per un controllo sistematico e continuativo esercitato da un partner sull’altro. Non si limita agli episodi fisici, ma comprende minacce, isolamento, manipolazione psicologica, controllo economico e intimidazioni. Il fine è mantenere potere e dominio sulla vittima, attraverso comportamenti ripetuti e organizzati. Si tratta della tipologia più grave e più frequentemente associata alle situazioni di violenza cronica e alle conseguenze psicologiche più profonde.
- Violenza situazionale: in questo caso la violenza emerge da conflitti specifici o da situazioni di forte stress, senza un progetto deliberato di controllo. È meno strutturata e può essere episodica, ma non per questo meno rischiosa. Può coinvolgere uno o entrambi i partner, ma la reciprocità non è la sua caratteristica definitoria: ciò che la distingue è l’assenza di un modello coercitivo stabile. Anche la violenza situazionale può provocare danni importanti e non deve essere sottovalutata.
Comprendere la differenza tra queste forme è fondamentale per valutare correttamente la pericolosità della situazione e scegliere il percorso di aiuto più appropriato. Nel terrorismo intimo la priorità è la sicurezza e, spesso, l’interruzione della relazione violenta. Nel caso della violenza situazionale, se sussistono condizioni di sicurezza, può essere utile un percorso psicologico mirato alla gestione del conflitto e alla costruzione di modalità comunicative più funzionali.
La violenza psicologica
La violenza psicologica nella coppia può manifestarsi attraverso strategie volte a intimidire, umiliare o controllare il partner. Si tratta spesso di comportamenti sottili, cumulativi e difficili da riconoscere dall’esterno, ma che possono avere effetti profondamente distruttivi. Come evidenziato da Tourné García e colleghi (2024), la violenza psicologica rappresenta una delle forme più corrosive e pervasive di abuso relazionale, proprio perché agisce attraverso una minaccia invisibile e costante, che mina progressivamente l’autostima e il senso di sicurezza della vittima. Sebbene ogni relazione sia diversa, l’amore violento presenta quasi sempre una dinamica di potere asimmetrica: un partner tenta di esercitare controllo sull’altro attraverso molteplici modalità, più o meno esplicite. Insulti, svalutazioni, manipolazioni emotive, minacce, intimidazioni e forme di controllo coercitivo costituiscono alcuni dei meccanismi attraverso cui la violenza psicologica si sviluppa e si mantiene.
Perché i partner diventano violenti?
La violenza psicologica nel rapporto di coppia è spesso alimentata dal desiderio di controllo e dal bisogno di mantenere una posizione di superiorità all’interno della relazione. I partner psicologicamente violenti risultano difficili da riconoscere: in pubblico possono apparire affidabili, sicuri di sé e persino affascinanti, mostrando tratti narcisistici e socialmente adattivi; in privato, tuttavia, esercitano un potere costante fatto di svalutazioni, manipolazione emotiva, gelosia e controllo, generando nella vittima disagio profondo e un progressivo indebolimento dell’autostima.
Un aspetto da non sottovalutare riguarda il ruolo delle sostanze. L’Istituto Superiore di Sanità evidenzia come l’alcol e gli stupefacenti siano fattori strettamente associati agli episodi di violenza domestica, contribuendo ad amplificarne la frequenza e la pericolosità (Istituto Superiore di Sanità, 2009). Non si tratta della causa della violenza — che affonda le sue radici in dinamiche relazionali, culturali e individuali — ma di elementi che possono accentuare l’impulsività, abbassare le inibizioni e rendere ancora più imprevedibile il comportamento dell’autore.
Nei casi di uomini abusanti sono spesso presenti convinzioni rigide sui ruoli di genere, secondo cui la donna dovrebbe occuparsi prioritariamente della casa, del partner e dei figli. E’ presente spesso una forte paura di perdere il controllo, una gelosia intensa e un bisogno costante di monitorare gli spostamenti e le attività della partner, elementi che si inseriscono all’interno di un quadro di controllo coercitivo.
È importante ricordare, tuttavia, che la violenza di coppia è un fenomeno trasversale: può verificarsi in qualsiasi tipo di relazione, dove assume dinamiche specifiche, ma altrettanto dolorose e pericolose.
La violenza verbale nella coppia
Una delle forme di violenza psicologica più diffuse è la violenza verbale nella coppia. Si ricorre all'uso di parole offensive, ma anche di insulti e minacce, con l’intento di danneggiare un'altra persona mentalmente o emotivamente e/o di esercitare il controllo su un'altra persona.
Nelle relazioni tossiche è molto comune l’aggressività verbale: il “carnefice” impiega diverse pratiche linguistiche per ferire i sentimenti della sua vittima. Tutte le parole rivolte alla vittima riescono a minare l’autostima e a creare altri problemi come la paura, l’ansia e persino la depressione.
Di solito chi esercita la violenza verbale dimostra un comportamento irritabile e incline alla violenza. Spesso si definisce un manipolatore affettivo, oppure può essere impulsivo, un partner geloso, con comportamenti possessivi e con difficoltà nel gestire l’emozione della rabbia. D’altra parte, ha poca tolleranza e quindi le vittime sono spesso prese di mira perché si rifiutano di cedere alle sue intenzioni.
Un esempio di violenza verbale nella coppia è quando il partner incolpa la sua compagna per qualunque cosa, anche di ciò che non è possibile controllare. Critica il suo lavoro, lo stipendio, il modo di vestire, il suo corpo. È sempre lì a ricordare i suoi difetti, amplificandoli.
Differenza tra conflitto di coppia e violenza
Il conflitto all’interno di una coppia è una componente normale della vita relazionale. Può nascere da bisogni diversi, opinioni contrastanti o momenti di stress, ma nelle relazioni sane si riesce a trovare un punto di incontro attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e la ricerca di una soluzione condivisa. Anche le coppie stabili e affiatate attraversano discussioni, incomprensioni e crisi: il conflitto, di per sé, non è un segnale di disfunzione. La violenza, invece, non riguarda più il contenuto del conflitto, ma la modalità con cui si sta nella relazione.
Il passaggio dal disaccordo alla violenza avviene quando un partner tenta di imporre la propria volontà, annullare il punto di vista dell’altro o esercitare un controllo sulla sua autonomia. In questa dinamica non c’è più reciprocità, ma una posizione di potere e una di sottomissione. La violenza può assumere forme diverse: isolamento dalla famiglia o dagli amici, controllo economico, sorveglianza costante, manipolazioni psicologiche, minacce o umiliazioni. Anche in assenza di aggressioni fisiche, queste dinamiche configurano una relazione violenta, perché minano la libertà, la dignità e la sicurezza della persona. In sintesi, nel conflitto c’è ancora spazio per il rispetto e la negoziazione; nella violenza, invece, la relazione si struttura intorno al controllo, alla paura e all’annullamento dell’altro.
Il circolo vizioso della violenza
Le statistiche riportano gli uomini come autori principali della violenza. Una spiegazione a questo fenomeno è data dall'influenza che gli stereotipi di genere hanno sul comportamento umano; in questo caso parliamo di mascolinità tossica.
Spesso, però, anche il ruolo della vittima gioca una parte fondamentale: le donne manifestano un forte senso di impotenza rispetto alla possibilità di modificare la situazione e di uscire dal circolo vizioso di negatività che si crea.
In questi casi siamo in presenza di una dinamica di coppia che porta alla formazione del cosiddetto “ciclo o spirale della violenza”, descritto dalla psicologa Leonore Walker come: “Il progressivo e rovinoso vortice in cui la donna viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica, e quindi ciclica, da parte del partner”.

Conflitto nella coppia: reciprocità della violenza domestica
La spirale della violenza domestica è sostenuta da un’alternanza dolorosa e manipolatoria di frustrazione e gratificazione. Quando la vittima — spesso la donna — trova il coraggio di reagire alla violenza domestica o minaccia la separazione, l’aggressore può modificare repentinamente il proprio comportamento, mostrando dipendenza emotiva, bisogno dell’altro e suppliche di perdono. Questo ribaltamento temporaneo dei ruoli produce un inganno relazionale potente: la vittima passa dal sentirsi colpevole e svuotata al provare sollievo e gratificazione per l’apparente cambiamento del partner. Questa oscillazione — tipica del ciclo della violenza — induce la persona abusata a restare, alimentando la speranza che “questa volta sarà diverso”. In realtà, si tratta di una fase temporanea, che precede quasi sempre una nuova escalation di violenza.
Conseguenze della violenza
La partner, intrappolata nella dinamica della violenza, può diventare progressivamente più dipendente dal partner abusante, interpretando come sincere le sue richieste di perdono e i momenti di apparente pentimento. In questo processo, il potere dell’uomo sul rapporto cresce in modo graduale ma costante. Non è raro che le donne arrivino a minimizzare o rimuovere i ricordi dei maltrattamenti, difendere l’autore della violenza di fronte a familiari o amici, o giustificare gli episodi subiti. Questo accade perché, sul piano psicologico, si forma una rappresentazione idealizzata della relazione, che rende difficile riconoscere la gravità della situazione.
Uno degli aspetti più allarmanti riguarda l’impatto sulla famiglia: secondo l’indagine ISTAT “Violenze contro le donne” (2015), il 65,2% dei figli delle donne vittime di violenza ha assistito ad episodi di abuso sulla madre, un dato in aumento rispetto al 60,3% rilevato nel 2006. L’esposizione alla violenza domestica costituisce una forma di trauma secondario che può avere ripercussioni profonde sullo sviluppo emotivo e comportamentale dei minori. La narrazione manipolatoria dell’autore di violenza può risultare credibile anche agli occhi di terzi. Per questo motivo, spesso amici o familiari finiscono — anche inconsapevolmente — per esercitare pressioni sulla vittima affinché “perdoni” il partner o gli conceda un’altra possibilità.
Si tratta di dinamiche che contribuiscono a mantenere la donna nella relazione abusante, rendendo ancora più complesso il processo di uscita. La letteratura scientifica mostra che l’alternarsi di violenza, negazione, tensione e riconciliazione — tipico del ciclo della violenza — può condurre a conseguenze psicologiche gravi: disturbi depressivi, ansia, sintomi dissociativi e manifestazioni riconducibili al disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Questi effetti si riflettono sia sul piano psichico sia sul piano fisico e psicosomatico, contribuendo a un quadro di sofferenza profonda e spesso invisibile.
Qualche dato sulla violenza di coppia
La violenza di coppia è un fenomeno ampio e trasversale, che interessa persone di ogni età, livello socio-economico e contesto culturale. Secondo il rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (World Health Organization, 2021), circa il 27% delle donne tra i 15 e i 49 anni nel mondo ha subito almeno una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale da parte del partner attuale o di un ex partner.
In Italia, i dati ISTAT mostrano un quadro altrettanto preoccupante: il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni riferisce di aver sperimentato, nel corso della vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, e il 13,6% dichiara di averla subita da un partner o ex partner. Particolarmente allarmante è la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità, che riportano percentuali ancora più elevate di violenza fisica o sessuale (36–36,6%) e un rischio doppio di subire stupri o tentati stupri rispetto alle donne senza problemi di salute (10% contro 4,7%), come riportato nel rapporto La violenza contro le donne (ISTAT, 2015).
Questi dati evidenziano l’urgenza di saper riconoscere tempestivamente i segnali della violenza di coppia e di intervenire per proteggere le vittime ed evitare esiti ancora più gravi. È importante ricordare, inoltre, che la violenza nelle relazioni non riguarda esclusivamente le donne: anche uomini e persone che vivono in relazioni omosessuali possono essere vittime di abusi. Tuttavia, la letteratura scientifica mostra con coerenza che la prevalenza e la gravità delle violenze risultano significativamente maggiori nelle donne.
Come spezzare la violenza di coppia
Le relazioni più disfunzionali possono, paradossalmente, risultare tra le più stabili. Questa apparente contraddizione si spiega osservando come la relazione violenta sia spesso sostenuta da dinamiche emotive intense, cicliche e profondamente ambivalenti. Come afferma il filosofo S. Velotti, «il benessere delle relazioni e degli stessi partner è fortemente connesso alla capacità di regolare gli stati emotivi presenti nella coppia. In tal senso, la comprensione delle emozioni turbolente e potenzialmente distruttive, che connotano i legami nei quali si agisce la violenza, costituisce oggi una sfida ardua per gli stessi partner, per i clinici e per i ricercatori».
Interrompere la violenza richiede un cambiamento che non può avvenire all’interno della stessa dinamica che l’ha generata. La violenza va sempre riconosciuta per ciò che è: un atto ingiustificabile, mai una manifestazione d’amore, mai una reazione inevitabile al conflitto. Spezzare il ciclo significa garantire innanzitutto la sicurezza della vittima, interrompere l’isolamento, favorire l’accesso a reti di supporto e attivare percorsi psicologici o giuridici adeguati, a seconda della gravità della situazione.
Rimedi per la violenza nella coppia: l’aiuto della terapia
Per spezzare quella che sembra un’interminabile sequenza di dolore, è fondamentale che l’intervento arrivi dall’esterno, ma che la richiesta di aiuto parta da dentro la relazione. Nella maggior parte dei casi è la donna a compiere il primo passo, riconoscendo che ciò che vive non è un semplice conflitto, ma una forma di abuso. Parlare della propria esperienza è un passaggio cruciale: condividere ciò che accade con persone fidate — amici, familiari, professionisti — permette di dare un nome alla violenza, rompere il silenzio imposto dall’autore dell’abuso e iniziare a costruire una rete di supporto.
La rete sociale non serve solo alla vittima: in molti casi diventa anche un punto di riferimento indispensabile per orientare l’autore della violenza verso interventi adeguati. Quando la dinamica viene riconosciuta e portata alla luce, diventa possibile creare condizioni di maggiore sicurezza, valutare percorsi di protezione e — quando possibile e indicato — favorire l’invio a servizi specializzati per uomini che agiscono violenza. Rompere l’isolamento, dunque, è il primo passo concreto per interrompere il ciclo della violenza e orientare entrambi i partner verso un percorso di aiuto, protezione e cambiamento.

Per poter agire sul sistema e fermare questo gioco delle parti, l’intervento più efficace è la terapia di coppia, ad esempio con uno psicologo online che tratta tematiche legate alla violenza. Se questa terapia non fosse realizzabile, è necessario che la vittima di violenza abbia un sostegno psicologico. I centri antiviolenza accolgono e prendono in carico le donne attraverso servizi dedicati, con linee telefoniche attive h24.
Anche l’uomo potrebbe chiedere aiuto individualmente, anche se è più raro che ciò avvenga. Spesso vengono coinvolti dai servizi sul territorio e in molti casi vengono inseriti in percorsi dedicati. Esistono anche centri per uomini violenti e maltrattanti, anche se sono ancora pochi e poco conosciuti.
È importante per le vittime della violenza psicologica e fisica nella coppia capire che non sono sole, ma che hanno la possibilità di chiedere il supporto di uno dei nostri psicologi online per essere accompagnate in un percorso di liberazione.
Strategie di intervento: come e dove chiedere aiuto
Affrontare la violenza di coppia può richiedere il coraggio di chiedere aiuto e la consapevolezza che uscire da una situazione di abuso può essere possibile, anche se può sembrare difficile. Esistono diverse strategie di intervento, sia di tipo giuridico che psicologico, che possono offrire protezione e supporto alle vittime.
- Rivolgersi ai centri antiviolenza: In Italia sono presenti numerosi centri antiviolenza che offrono ascolto, consulenza legale, supporto psicologico e, se necessario, ospitalità protetta. Questi centri sono accessibili gratuitamente e garantiscono riservatezza.
- Contattare il numero nazionale antiviolenza e stalking 1522: Attivo 24 ore su 24, il 1522 è un servizio pubblico gratuito che offre assistenza immediata, informazioni e orientamento verso i servizi territoriali più vicini.
- Denunciare alle forze dell’ordine: In caso di pericolo immediato, è fondamentale rivolgersi a Polizia o Carabinieri. La denuncia è un passo importante per attivare le misure di protezione previste dalla legge, come l’allontanamento del partner violento.
- Cercare supporto psicologico: Un percorso con uno psicologo esperto in violenza di coppia può aiutare a ricostruire l’autostima, elaborare il trauma e pianificare strategie di uscita sicure. Anche i gruppi di auto-mutuo aiuto possono essere una risorsa preziosa.
- Informare persone di fiducia: Parlare con amici, familiari o colleghi può rompere l’isolamento e creare una rete di sostegno fondamentale nei momenti di difficoltà.
Ricordare che chiedere aiuto non è mai un segno di debolezza, ma un atto di coraggio e di autodeterminazione. Ogni situazione è unica, ma nessuno merita di vivere nella paura o nella sofferenza.
Consigli pratici per riconoscere e agire in caso di violenza di coppia
Riconoscere la violenza di coppia non è sempre facile, soprattutto quando si manifesta in forme sottili o graduali. Tuttavia, esistono alcuni segnali che possono aiutare a capire se si è coinvolti in una relazione abusante:
- Controllo eccessivo: Il partner vuole sapere sempre dove sei, con chi parli, limita la tua libertà di movimento o di scelta.
- Isolamento: Ti scoraggia dal vedere amici e familiari, o ti fa sentire in colpa quando trascorri del tempo con altre persone.
- Svalutazione e umiliazione: Usa insulti, critiche costanti o ti fa sentire inadeguato/a, anche in pubblico.
- Minacce e intimidazioni: Ti fa paura con minacce verbali, gesti aggressivi o danneggiando oggetti.
- Violenza fisica o sessuale: Qualsiasi atto di aggressione fisica, anche se occasionale, è un segnale da non sottovalutare.
Se riconosci uno o più di questi segnali nella tua relazione, è importante agire in modo sicuro:
- Non affrontare da solo/a la situazione: Cerca il supporto di persone fidate o di professionisti.
- Prepara un piano di sicurezza: Tieni a portata di mano documenti, numeri di emergenza e un piccolo bagaglio con oggetti essenziali, nel caso sia necessario allontanarsi rapidamente.
- Rivolgiti ai servizi specializzati: I centri antiviolenza e il numero 1522 possono aiutarti a valutare i rischi e a pianificare i passi successivi in sicurezza.
Ricorda che la violenza non è mai colpa della vittima e che chiedere aiuto può rappresentare il primo passo verso una vita più serena e sicura.
Libri sulla violenza di coppia
Sono davvero tanti i libri sulla violenza di coppia. Di seguito un elenco dei più interessanti:
- “Amori molesti. Natura e cultura nella violenza di coppia” di Silvia Bonino: l’autrice aiuta a scoprire le influenze culturali che stimolano le dimensioni più primitive e meno umane della nostra identità biologica. Bisogna partire da questa consapevolezza per costruire un futuro di relazioni affettive e sessuali paritarie, le uniche capaci di soddisfare le esigenze più evolute di uomini e donne.
- “Coppia e violenza. Dinamiche fenomenologia e trattamento” di Roberto Maniglio: il volume affronta il tema della violenza nelle relazioni di coppia alla luce della più recente, autorevole ed accreditata letteratura scientifica internazionale.
- “Crimini segreti. Maltrattamento e violenza nella relazione di coppia” di Giuliana Ponzio: il libro dà voce a un silenzio, ma soprattutto rappresenta un atto dovuto alla forza, alla capacità e al coraggio di tutte quelle donne che, abbandonando certezze e convinzioni che avevano strutturato la loro vita, affrontando sradicamento, disagi, difficoltà e spesso l’ostilità di chi le circonda, hanno deciso di dire: «basta!».
- “Relazioni perverse la violenza psicologica nella coppia” di Sandra Filippini: l’autrice spiega le dinamiche che si instaurano nelle relazioni perverse tra vittima e perpetratore. Le molte storie di vittime raccontate rendono il libro ancora più intenso.
- “La violenza psicologica nella coppia. Cosa c'è prima di un femminicidio?” di Monica Bonsangue: è un libro pensato per il professionista, per il lettore interessato e soprattutto per chi si riconoscerà come vittima e vorrà rinascere.
- “Conflitto e violenza nella coppia” di Rose Marie Callà: il volume, frutto di un'indagine realizzata nella Provincia di Trento, cerca di individuare, attraverso una rigorosa integrazione teorica, sia le variabili che intervengono nel contesto e nell'esperienza dei conflitti violenti in ambito di coppia, per accertare il loro eventuale ruolo predittivo del fenomeno in questione, sia i fattori protettivi che nelle dinamiche relazionali fanno optare per strategie negoziali a fronte di conflitti.
Canzoni che parlano di violenza nella coppia
Anche il mondo della musica ha spesso trattato il tema della violenza nella coppia. Ad esempio, la canzone “I’m OK” di Christina Aguilera racconta delle violenze subite dalla cantante e dalla madre per mano del padre. E ancora, “Til It Happens to You” di Lady Gaga, scritta per il documentario “The Hunting Ground” sulla violenza sessuale nei campus americani, chiede empatia per le vittime: “Finché non succede a te non sai come ci si sente”.
Ma ci sono anche canzoni che romanticizzano la violenza di coppia. È il caso del rapper americano Eminem, che nella canzone “Kim”, dedicata a sua moglie, utilizza toni aggressivi e violenti. In quasi tutto il testo ci sono, da parte di Eminem, minacce di morte, insulti maschilisti nei confronti della figura della donna che si alternano alle risposte amorevoli della moglie. Secondo il cantante, dietro questo comportamento brutale si nasconde in realtà una sottile vena di romanticismo. Ma di romantico nella violenza di coppia non c’è davvero niente.
Rompere il silenzio: scegliere di prendersi cura di sé
Se ti sei riconosciuto/a in alcune delle dinamiche descritte o senti che nella tua relazione qualcosa non va, ricorda che non sei solo/a. La violenza di coppia può assumere molte forme, ma tutte possono avere un impatto profondo sul benessere emotivo e sulla qualità della vita. Chiedere aiuto è un atto di coraggio e può rappresentare il primo passo verso una vita più serena e sicura. Con Unobravo puoi trovare uno psicologo esperto pronto ad ascoltarti, sostenerti e accompagnarti in un percorso di consapevolezza e cambiamento, nel pieno rispetto della tua privacy. Meriti di vivere relazioni sane e rispettose: inizia il questionario per trovare il tuo psicologo online e concederti la possibilità di stare meglio, a partire da oggi.









