Psicologia della coppia

Partner violento: l'aiuto della terapia

Le relazioni, a volte, possono essere litigiose. Quando però si creano situazioni nelle quali c’è un utilizzo eccessivo della forza contro l’altro, si tratta di violenza. La violenza non è mai uno scontro tra pari, c’è una parte che prende il sopravvento con l’intento di dominare e l’altra parte che è costretta a subire. In questo articolo vedremo cosa succede quando l'uomo è autore di violenza e come spezzare questa spirale così dolorosa.

La violenza dell'uomo sulla donna, all’interno delle relazioni affettive, è la più diffusa in ogni società e cultura, ed ha le proprie radici nella millenaria disparità di diritti e sottomissione delle donne nella società patriarcale. In questo caso la relazione si definisce asimmetrica: chi detiene più forza ha più potere ed è quindi in una posizione di supremazia.

Segni visibili e invisibili: i tanti volti della violenza

I diversi tipi di violenza possono presentarsi singolarmente, ma più spesso sono combinati insieme:

  • la violenza fisica è la forma più facilmente riconoscibile, lascia segni evidenti nella maggioranza dei casi e fanno parte di questa tipologia anche spintoni e lanci di oggetti;
  • la violenza psicologica è quella più difficilmente distinguibile e quantificabile. Spesso inizia in maniera silenziosa lasciando spazio a interpretazioni e fraintendimenti.

Nella ciclo della violenza di coppia, soprattutto se la vittima è la partner femminile, possiamo trovare anche quella di tipo economico e di quella di tipo sessuale, che presuppone l’imposizione di relazioni o pratiche sessuali indesiderate.

La spirale della violenza nella coppia

Le statistiche riportano gli uomini come autori principali della violenza. Una spiegazione a questo fenomeno è data dall'influenza che alcuni stereotipi hanno sul comportamento umano; in questo caso parliamo di mascolinità tossica. Spesso, però, anche il ruolo della vittima gioca una parte fondamentale: le donne manifestano un forte senso di impotenza rispetto alla possibilità di modificare la situazione e di uscire dal circolo vizioso di negatività che si crea. 

Budgeron Bach - Pexels

In questi casi siamo in presenza di una dinamica di coppia che porta alla formazione del cosiddetto “ciclo o spirale della violenza”, descritto dalla psicologa Leonore Walker come: “il progressivo e rovinoso vortice in cui la donna viene inghiottita dalla violenza continuativa, sistematica, e quindi ciclica, da parte del partner.” 

Le fasi del ciclo della violenza

Le fasi variano in intensità e durata a seconda delle coppie. Esse sono:

  1. crescita della tensione: è caratterizzata dalla violenza verbale, sono presenti sentimenti di insofferenza e ostilità, aggressioni psichiche e lievi percosse da parte dell’uomo che sfociano in forme di aggressività “tollerabili”. La donna reprime i suoi bisogni e le sue paure, negando la realtà della situazione. L’uomo percepisce il suo comportamento come legittimo. Quando la tensione arriva al culmine vi è la fase due.
  2. esplosione della violenza: l’uomo perde il controllo, arriva la violenza fisica, spesso inaspettatamente, scatenata da una situazione di vita quotidiana, banale, che destabilizza, confonde e terrorizza la donna, che si mostra sorpresa.
  3. latenza o “luna di miele”: sono molti in modi in cui può essere definita questa fase, tra i quali “falsa riappacificazione”. Una volta passata la fase acuta del maltrattamento la persona violenta mostra spesso segni di pentimento, richieste di perdono, con promesse di cambiamento e rinnovate dichiarazioni d’amore, prova sentimenti di vergogna e di impotenza. La vittima nega le evidenze e crede al suo carnefice.

Il gioco delle parti

Ciò che tiene insieme questa dinamica infernale è l’alternarsi di frustrazione e gratificazione.


Se la donna ha reagito alla violenza esprimendo l’intenzione di separarsi, l’aggressore si mostra dipendente da lei. In questo modo, la vittima si riabilita e il rapporto con il partner si ribalta: ora è lui che si dichiara dipendente dalla donna e le chiede perdono. Passare dall’esperienza di colpa a quella di sollievo dal senso di colpa, gratifica la vittima e la induce a restare.

Ketut Subiyanto - Pexels

Conseguenze della violenza

La partner diviene dunque sempre più dipendente, crede nella sincerità del partner e cresce così anche il potere dell’uomo. Le donne spesso tendono a:

  • rimuovere il ricordo dei maltrattamenti;
  • difendere l’autore delle violenze di fronte a terze persone;
  • sminuire le violenze subite.

Domina una rappresentazione mentale idealizzata della relazione. Molte persone che esercitano violenza riescono essere credibili anche a terzi, capita infatti che anche i familiari e gli amici possano fare pressioni sulla vittima perché perdoni il partner e gli conceda un’altra occasione.

Questi meccanismi si evolvono in maniera progressiva e hanno l’effetto di sottomettere sempre più il partner che li subisce. Le ricerche dimostrano che, nel susseguirsi e rinforzarsi di queste fasi, la vittima sviluppa gravi disturbi depressivi e ansiosi e disturbi legati alla cosiddetta sindrome post-traumatica, i quali si manifestano sul piano fisico, psichico e psicosomatico.

Come spezzare il ciclo della violenza

È stato osservato come, spesso, le relazioni più disfunzionali siano paradossalmente anche le più stabili. Citando le parole del filosofo S. Velotti:

“Sappiamo che il benessere delle relazioni e degli stessi partner è fortemente connesso alla capacità di regolare gli stati emotivi presenti nella coppia. In tal senso la comprensione delle emozioni turbolente e potenzialmente distruttive, che connotano i legami nei quali si agisce la violenza, costituisce oggi una sfida ardua per gli stessi partner, per i clinici e per i ricercatori.”

L’unica cosa certa è che la violenza va sempre condannata come un atto ingiustificabile.

Anthony Shkraba - Pexels

L’aiuto della terapia

Per spezzare quella che sembra un’interminabile sequenza di dolore, è necessario un intervento esterno, che deve però essere attivato dall’interno. Uno dei due membri della coppia deve chiedere aiuto e, nella maggior parte dei casi, è proprio la donna. 

La condivisione permette alla violenza di essere riconosciuta come tale e parlarne con più persone possibili aiuta a trovare soluzioni, supporto e a costruire una rete alla quale sia la vittima che l’attore della violenza possano affidarsi.

Per poter agire sul sistema e fermare questo gioco delle parti, l’intervento più efficace è la terapia di coppia. Se questa terapia non fosse realizzabile, è necessario che la vittima di violenza abbia un sostegno psicologico. I centri antiviolenza accolgono e prendono in carico le donne attraverso servizi dedicati, con linee telefoniche attive h24.

Anche l’uomo potrebbe chiedere aiuto individualmente, anche se è più raro che ciò avvenga. Spesso vengono coinvolti dai servizi sul territorio e in molti casi vengono inseriti in percorsi dedicati. Esistono anche centri per uomini violenti e maltrattanti, anche se sono ancora pochi e poco conosciuti.

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